San Pietro Claver, sacerdote

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Oggi - ๐Ÿ— ๐ฌ๐ž๐ญ๐ญ๐ž๐ฆ๐›๐ซ๐ž ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - mercoledรฌ della XXIII settimana del tempo ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di ๐’๐š๐ง ๐๐ข๐ž๐ญ๐ซ๐จ ๐‚๐ฅ๐š๐ฏ๐ž๐ซ, ๐ฌ๐š๐œ๐ž๐ซ๐๐จ๐ญ๐ž.
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Pere o Pedro (Pietro) - questo il suo nome rispettivamente nella natia lingua catalana e in quella spagnola - nacque tra il 1580 e il 1581 a Verdรน, un piccolo centro dell’entroterra della Catalogna, nel Regno di Spagna. La sua famiglia d’origine, quella dei Claver, era nobile e benestante, e gli garantรฌ un’educazione consona al suo lignaggio.
Terminati i primi studi e seguendo una precoce vocazione religiosa, nel 1602 entrรฒ nel noviziato della Compagnia di Gesรน a Tarragona, sulla costa catalana. Dopo i primi due anni di formazione, si trasferรฌ per completare gli studi umanistici e filosofici nel Collegio di Montesion, a Palma di Maiorca. Qui avvenne un provvidenziale incontro che segnerร  per sempre la sua vita, rafforzandone la fede. In questo convitto, infatti, conobbe Alonso (o Alfonso) Rodrรญguez (1532-1617), un anziano religioso che svolgeva l'umile mansione di portiere del collegio. Alonso non era un sacerdote, ma un fratello coadiutore dotato di una profondissima spiritualitร  e del dono di saper leggere i cuori; secoli dopo, nel 1888, fu canonizzato da papa Leone XIII, divenendo una delle glorie dell'Ordine Gesuita.
Tra le due anime nacque subito un profondo e soprannaturale rapporto. Il vecchio fratello Alonso, che prese a seguirlo spiritualmente, non si accontentava di dargli semplici consigli, ma gli svelava gli illimitati orizzonti della caritร  e del sacrificio, parlandogli con entusiasmo delle missioni nella lontana America. Le ardenti parole del maestro accesero nel giovane uno zelo tale che, da quel momento, Pietro cominciรฒ a chiedere insistentemente ai superiori di essere destinato alle missioni d’oltremare. Il 23 gennaio 1610, il superiore provinciale accolse le sue suppliche e lo inviรฒ in America del Sud. Alla fine di quello stesso anno, dopo una lunga e spossante traversata oceanica, il giovane gesuita approdรฒ a Cartagena de Indias, nella provincia di Nuova Granada (corrispondente all’odierna Colombia). Qui portรฒ a termine gli studi di teologia e ricevette l'ordinazione sacerdotale il 19 marzo 1616, celebrando la sua prima Messa davanti all’immagine della Vergine dei Miracoli, alla quale professรฒ per tutta la vita un’ardente devozione filiale.
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A quell'epoca, Cartagena de Indias costituiva uno degli snodi principali di commercio tra l'Europa e il Nuovo Mondo e, insieme a Veracruz in Messico, era il principale porto autorizzato per l'introduzione dei neri d'Africa nei territori dell’Impero Spagnolo. Si calcola che circa diecimila schiavi arrivassero annualmente in cittร , catturati e stipati da mercanti - generalmente portoghesi e inglesi - che si dedicavano a questo vile e crudele commercio, trattando gli esseri umani come meri oggetti di guadagno.
Questi poveri uomini e donne, strappati dalle loro terre dove professavano culti animisti, venivano ammassati nelle stive delle navi in condizioni igieniche disumane. All'arrivo in America, marchiati a fuoco, erano venduti come semplice mercanzia e destinati al durissimo lavoro coatto nelle miniere e nelle grandi piantagioni. Lรฌ, dopo un'esistenza priva di speranza e segnata da tremende punizioni corporali, andavano incontro a una morte precoce, spesso senza aver mai ricevuto il conforto della fede.
Alleviare le sofferenze, riscattare la dignitร  e convertire alla speranza di Cristo questa moltitudine di infelici divenne la missione a cui il giovane sacerdote consacrรฒ l’intera esistenza, raccogliendo l'ereditร  spirituale del suo confratello padre Alfonso de Sandoval. Cosรฌ, intorno al 1622, al momento di pronunziare i voti solenni di povertร , castitร  e obbedienza, firmรฒ il documento ufficiale con una formula che divenne il manifesto programmatico della sua vita: “ Petrus Claver, aethiopum semper servus ” ( Pietro Claver, schiavo degli africani per sempre ).
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Ogni volta che una nave carica di schiavi veniva segnalata all'orizzonte, il Santo le andava incontro immediatamente con una piccola imbarcazione, portando con sรฉ generi di prima necessitร : biscotti, frutta, dolci, tabacco e acquavite. Quegli uomini, abbruttiti e terrorizzati da un viaggio infernale, lo guardavano inizialmente con sospetto e diffidenza. Egli perรฒ li accoglieva con gioia e, grazie a una fitta rete di interpreti africani - ne aveva piรน di dieci, capaci di parlare i principali dialetti del continente nero - sussurrava loro di non temere, perchรฉ era lรฌ per proteggerli, curarli e ristorarli.
Tuttavia, piรน che le parole, parlavano i suoi gesti. Il missionario faceva tutto ciรฒ che era in suo potere per alleviare il loro dramma: curava le ferite infette, puliva i corpi piagati, abbracciava gli infermi e distribuiva cibo. Pur dando la precedenza ai malati e ai moribondi, che battezzava immediatamente per assicurarne la salvezza eterna, si faceva letteralmente servo di ogni singolo sventurato.
Pietro usciva ogni mattina per le strade e le banchine del porto, incurante del caldo estenuante o delle piogge torrenziali. Stringeva nella mano destra un bastone che terminava con una croce e portava un grande crocifisso di bronzo appeso al collo. Nemmeno le critiche e le severe incomprensioni da parte di alcuni confratelli e dei cittadini benestanti riuscirono mai a raffreddare la sua caritร . Con santa audacia, batteva alle porte delle dimore signorili per chiedere elemosine, vestiti e cibo, riuscendo persino a scuotere la coscienza di nobili, cavalieri e ricche dame dell’aristocrazia, che spesso lo seguivano fino ai miseri tuguri per collaborare al suo apostolato.
Entrando in quelle capanne fatiscenti, il sacerdote si chinava per primo sui malati e sugli anziani abbandonati. Solo dopo aver sedato le pene del corpo, riuniva tutti attorno a un altare improvvisato per dare inizio alla catechesi. Con una pedagogia mirabile e servendosi di immagini semplici, capaci di fare breccia nella mentalitร  animista degli schiavi, mostrava loro l'amore di Dio. Ripeteva continuamente a quegli sventurati di abbandonare le superstizioni e le pratiche magiche delle tribรน d'origine, insegnando loro a tracciare con devozione il segno della croce, spiegando un po' alla volta i principali misteri della Fede: l’Unitร  e Trinitร  di Dio, l'Incarnazione del Verbo, la Passione di Gesรน, l'intercessione materna di Maria, il Cielo e l'Inferno.
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Pietro comprendeva bene che quegli sventurati, privi di ogni istruzione, faticavano ad assimilare concetti teologici astratti senza l'aiuto di supporti visivi. Per questo motivo mostrava loro stampe e tele colorate raffiguranti scene della vita del Signore e della Madonna, o vivide rappresentazioni del Paradiso e della perdizione eterna.
Tutte le domeniche il Santo percorreva le vie e i villaggi della regione attorno a Cartagena per invitare quella povera gente a partecipare alla Santa Messa e ad accostarsi al sacramento della Penitenza. Vi furono giorni in cui il missionario trascorse la notte intera in confessionale per riconciliare i poveri schiavi con Dio. La sua ardente e inestinguibile sete di anime era lo straripamento visibile delle fiamme interiori che gli consumavano lo spirito. Tutto il tempo che gli restava libero dall'esercizio della caritร , dalle confessioni e dall'istruzione dei fratelli in catene, lo dedicava alla preghiera profonda. Dormiva appena tre ore a notte; trascorreva il resto del tempo in ginocchio nella sua cella o davanti al Santissimo Sacramento, immerso in un'orazione profonda spesso coronata da estasi mistiche. Grande adoratore di Gesรน-Eucaristia, si preparava ogni giorno per un'ora intera prima di celebrare il Sacrificio dell'Altare, e rimaneva in ringraziamento per un'altra mezz'ora dopo la Messa, non permettendo a nessuno di interromperlo. Illimitata era anche la sua devozione alla Vergine Santissima: recitava il Rosario quotidianamente, sia in ginocchio sia camminando per le vie della cittร , e non lasciava passare alcuna festa mariana senza organizzare solenni celebrazioni liturgiche arricchite da musica strumentale e corale.
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Avanzando negli anni Pietro, che aveva trascorso la vita a fare il bene, alleviando dolori e consolando angustie, dovette soffrire - a imitazione del suo Divino Maestro - indicibili tormenti fisici e morali prima di essere accolto nella gloria celeste. Dopo trentacinque anni di intensissimo lavoro apostolico, all'etร  di settant'anni, si ammalรฒ gravemente. A poco a poco le estremitร  degli arti si paralizzarono e un forte, continuo tremore prese ad agitare il suo corpo estenuato.
Trascorse gli ultimi quattro anni della sua esistenza terrena completamente immobilizzato nell’infermeria del convento. In questo doloroso stato lui, che era stato l'anima di Cartagena, il padre degli schiavi e il consolatore di ogni sventura, venne improvvisamente dimenticato da tutti, sommerso dall'oblio e dall'abbandono piรน totale. Passava i giorni, i mesi e gli anni in silenziosa meditazione, contemplando dalla finestra dell'infermeria l'immensitร  del Mar Caraibico e ascoltando la melodia delle onde che si infrangevano contro le mura della cittร . In completa solitudine, unito alla Passione di Cristo, attendeva il momento del supremo incontro.
Un giovane di origine africana, un ex schiavo, era stato incaricato dal superiore di prendersi cura di lui. Accadde perรฒ che costui, che avrebbe dovuto essergli infermiere e consolatore, si rivelรฒ un brutale carnefice. Il ragazzo consumava la parte migliore del cibo destinato al paralitico, lasciandolo sovente senza acqua e senza nutrimento. Secondo quanto tramandato dalle testimonianze dei processi di canonizzazione, il giovane lo martirizzava persino nel vestirlo, maneggiandolo con estrema brutalitร , torcendogli le braccia, percuotendolo e trattandolo con crudeltร  e disprezzo - forse sfogando sul santo anziano un'ingiusta vendetta contro gli uomini bianchi che lo avevano strappato alla sua terra. Tuttavia, mai dalle labbra di Pietro uscรฌ il minimo lamento: il suo volto esprimeva sempre un totale e sereno perdono.
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Un giorno d’agosto del 1654, Pietro confidรฒ a un confratello venuto a visitarlo che ogni sua sofferenza terrena stava per terminare e che sarebbe morto presto, in un giorno consacrato alla Vergine Maria. La mattina del 6 settembre, a prezzo di un immenso sforzo fisico, si fece condurre fino alla chiesa del collegio per comunicarsi per l'ultima volta. Trascinandosi a stento, volle sostare in preghiera davanti alla statua della Madonna dei Miracoli, la stessa dinanzi alla quale aveva celebrato la sua prima Messa. Passando poi per la sacrestia, sussurrรฒ a un confratello che la sua ora era ormai giunta. Il giorno successivo perse l’uso della parola e ricevette con grande devozione l'Estrema Unzione.
Fu allora che accadde qualcosa di straordinario. La cittร  di Cartagena parve destarsi all'improvviso da un lungo letargo: di bocca in bocca si sparse la voce che “ il Santo ” stava morendo. Una moltitudine immensa e mai vista prima si riversรฒ al collegio dei Gesuiti, dove Pietro affrontava l'agonia. Tutti desideravano baciare le sue mani e i suoi piedi, o far toccare al suo corpo rosari e medaglie. Nobili e capitani, distinte signore spagnole e povere donne africane, bambini e schiavi sfilarono in lacrime davanti al suo letto di dolore. Solo alle nove della sera i padri gesuiti riuscirono a chiudere le porte del collegio per contenere quella marea di popolo.
Cosรฌ, tra l'una e le due del mattino dell'8 settembre 1654, nella solennitร  della Nativitร  di Maria, con immensa soavitร  lo “ Schiavo degli schiavi ” si addormentรฒ nel Signore. Il suo corpo fu inizialmente inumato nella cattedrale cittadina e, in seguito, traslato nel santuario sorto in suo onore a Cartagena, che oggi porta il nome di San Pedro Claver. Venne beatificato il 16 luglio 1850 da papa Pio IX e canonizzato il 15 gennaio 1888 da Leone XIII, nello stesso glorioso giorno in cui fu elevato agli altari il suo antico padre spirituale, sant'Alonso Rodrรญguez. Il 7 luglio 1896 lo stesso pontefice lo proclamรฒ patrono universale di tutte le missioni tra i popoli africani.
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