Santi Felice e Adautto

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Oggi - ๐Ÿ‘๐ŸŽ ๐š๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - XXII domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, i ๐’๐š๐ง๐ญ๐ข ๐…๐ž๐ฅ๐ข๐œ๐ž ๐ž ๐€๐๐š๐ฎ๐ญ๐ญ๐จ, ๐ฆ๐š๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ข.
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Le notizie su Felix e Adauctus (Felice e Adautto) - questi i loro nomi nella materna lingua latina - sono poche e principalmente relative al loro martirio, attraverso due diverse tradizioni. La prima tradizione si attiene alle piรน sicure e antiche notizie, che provengono principalmente da un carme (componimento poetico) composto in loro onore da papa San Damaso I (dal 366 al 384). Nel carme si specifica che entrambi i martiri erano presbiteri. Inoltre, il testo damasiano non si limita a elogiare i due, ma ringrazia espressamente il presbitero Vero per aver decorato e curato la loro sepoltura originaria. Dalla lirica si apprende che Felice e Adautto erano fratelli di sangue, cristiani, nati e vissuti nel III secolo a Roma, cittร  nella quale subirono ambedue la morte per la loro fede in Cristo, durante il regno dell’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305). I loro corpi furono pietosamente sepolti poco lontano dall’Urbe, in una cripta delle catacombe dette di Commodilla, un'antica cava di arenaria, dove nacque un luogo di sepoltura sotterraneo come cimitero privato, grazie alla matrona romana Commodilla (da cui il nome), nei pressi del luogo ove oggi sorge la Basilica di San Paolo Fuori le Mura. All’interno della cripta, in effetti, come a volerne darne conferma, esiste tuttora uno dei piรน antichi affreschi paleocristiani, nel quale sono raffigurati i due martiri, alla presenza di San Pietro che riceve le chiavi e dei Santi Stefano e Paolo.
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La seconda memoria, invece, segue una passio postuma del VII secolo, scritto quando il loro culto era in piena fioritura. Secondo questo testo, Felice era un presbitero romano vissuto nel III secolo, condannato a morte come cristiano durante la persecuzione ordinata da Diocleziano. Mentre veniva condotto al luogo d’esecuzione, sulla via che da Roma porta al porto di Ostia, dalla folla assiepata lungo la strada si staccรฒ uno sconosciuto seguace di Gesรน, che andรฒ incontro al condannato e alla sua scorta. Giunto a un passo dai soldati incaricati di eseguire la sentenza, proclamรฒ a voce ferma d’essere anch’egli cristiano e di voler condividere la stessa sorte del presbitero. I militi lo esaudirono senza troppi indugi e, dopo aver tagliato la testa di Felice, con la stessa spada decapitarono il coraggioso, che aveva osato sfidare le leggi dell’imperatore. Nessuno dei presenti ne conosceva l’identitร  e, pertanto, fu chiamato semplicemente “ Adauctus ” (che in latino significa “ aggiunto ”), da cui deriva il nome italiano di Adautto. Nella tradizione agiografica latina, questo appellativo non indica solo un'aggiunta numerica (" il secondo uomo "), ma assume un valore spirituale: l'ignoto compagno viene definito aggiunto " eo quod sancto Felici auctus sit ad coronam martyrii " (ovvero: colui che si รจ aggiunto a San Felice per accrescerne la corona del martirio ). Anche in questo caso, la tradizione afferma che vennero sepolti in una cripta del cimitero di Commodilla.
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L’episodio restรฒ vivo nella memoria della Chiesa romana, che associรฒ i due martiri in un’unica commemorazione, al punto che alcune fonti li definiscono fratelli di sangue, pur non essendovi alcuna certezza in tal senso. La diffusione del loro culto fu notevole, giungendo, alcuni secoli dopo, fin nell’Europa settentrionale, ove si espanse in seguito al dono di alcuni frammenti delle loro reliquie, donati da papa San Leone IV (dall’847 all’855) a Ermengarda, moglie dell’imperatore carolingio Lotario (dall’840 all’855). Il viaggio delle reliquie verso l'Europa settentrionale per mano di Ermengarda portรฒ il loro culto ben oltre i confini carolingi. Una parte di questi frammenti fu portata fino a Cracovia, in Polonia, dove nel palazzo reale venne eretta una cappella in loro onore. Inoltre, la reliquia della testa di uno dei due - non รจ certo quale - si trova oggi custodita a Roma nella Chiesa di Santa Maria in Cosmedin. La cripta del cimitero di Commodilla, sulla via oggi chiamata delle Sette Chiese, come detto poco lontana dall’attuale Basilica di San Paolo Fuori le Mura, venne essa stessa trasformata in basilica da papa San Siricio (dal 384 al 399) e poi ampliata e decorata di affreschi dai pontefici San Giovanni I (dal 523 al 526) e Leone III (dal 795 all’816). Divenne meta di pellegrini e devoti fino a medioevo inoltrato, quando catacombe e santuari sotterranei furono devastati e caddero in oblio. Il cimitero di Commodilla e la tomba di Felice e Adautto furono riportati alla luce nel 1720, ma la soddisfazione del ritrovamento durรฒ poco, perchรฉ alcuni giorni dopo la volta della piccola basilica sotterranea crollรฒ. Sui ruderi caddero nuovamente l’oblio e l’incuria fino al 1903, quando la basilica fu definitivamente restaurata ed รจ tutt’ora praticabile luogo di culto e devozione.
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Roberto Moggi
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