๐๐๐๐’๐๐๐๐๐๐’ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐
Oggi
- ๐๐ ๐๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐๐๐๐ - martedรฌ della XX settimana del tempo
ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede,
๐๐๐ง๐ญ'๐๐ฅ๐๐ง๐, ๐ข๐ฆ๐ฉ๐๐ซ๐๐ญ๐ซ๐ข๐๐.
๐๐ ๐จ๐ฌ๐๐ฎ๐ซ๐ ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐ข๐ง๐ข ๐ข๐ง ๐๐ซ๐ข๐๐ง๐ญ๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฆ๐ข๐ฌ๐ญ๐๐ซ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ง๐๐ฌ๐๐ข๐ญ๐
Di
Flavia Iulia Helena (Flavia Giulia Elena) - questi i suoi tre nomi in
latino - madre dell’imperatore romano Costantino I detto “ Il Grande ”
(regnante dal 306 al 337), venerato come santo dalla Chiesa ortodossa e
dalle Chiese cattoliche orientali, si conosce poco. Secondo la
principale tradizione, suffragata dalla maggioranza degli agiografi,
nacque tra il 248 e il 250 circa a Drepranum (centro che il predetto suo
figlio, in onore di lei, fece in seguito ribattezzare “ Helenopolis ”
ovvero “ Cittร di Elena ”), situata nella provincia romana della
Bitinia, nella parte della Penisola Anatolica che si affaccia
sull'estremitร orientale del Mar di Marmara (oggi corrispondente al
piccolo villaggio turco di Hersek, sulla sponda meridionale del golfo di
Izmit - l'antico golfo di Nicomedia - nell'odierna Turchia asiatica).
La sua famiglia d’origine era di estrazione popolare e lei, nella sua
cittร , esercitava umili mestieri, come quello di inserviente nelle
stalle. Al riguardo, il grande teologo e vescovo Sant’Ambrogio
(339-397), la definisce in effetti “ Bona stabularia ” (cioรจ una capace “
stalliera ” o “ addetta alle stalle ”). Molto interessante anche la
splendida frase teologica che Ambrogio usa nell’orazione funebre “ De
obitu Theodosii ” (" Sulla morte di Teodosio "), scritta e pronunciata
il 27 febbraio del 395, quaranta giorni dopo la scomparsa
dell'imperatore romano Teodosio I: " Cristo la sollevรฒ dallo sterco al
regno ". Mostra perfettamente come la Chiesa abbia letto la sua umiltร
come un segno di elezione divina. Tuttavia, altra tesi, che abbraccia
fonti del IV secolo che si rifanno all’opera storiografica “ Breviarium
ab Urbe condita ” (“ Riassunto - della storia di Roma - dalla fondazione
della cittร ”), realizzata dal politico, storico e retore Eutropio
(vissuto nel IV secolo), afferma che Elena fosse una donna del popolo
romano, addirittura una plebea di bassa condizione sociale che viveva
nella Capitale dell’Impero, pagana benchรฉ molto attratta dal messaggio
di Cristo che ovunque, in quel periodo, si diffondeva nell’Urbe e
nell’Impero. Ulteriore memoria, infine, la vorrebbe ebrea, sebbene ciรฒ
non sia condiviso dalla maggior parte dei moderni agiografi. Sulla
scorta della prima tradizione, in assoluto la piรน considerata dagli
agiografi, sappiamo che poco dopo il 270, mentre esercitava il suo umile
mestiere di stalliera, avrebbe conosciuto a Drepranum, la sua cittร ,
Flavio Valerio Costanzo, ufficiale romano colร destinato per le campagne
militari, il quale sarebbe poi diventato imperatore col nome di
Costanzo Cloro (o Costanzo I). Questi era stato incaricato, dal regnante
imperatore Aureliano (dal 270 al 275), di fronteggiare e sconfiggere le
armate del ribelle Regno di Palmira, che avevano momentaneamente
occupato la provincia romana di Bitinia.
๐'๐๐ฆ๐จ๐ซ๐ ๐๐ฅ๐ฅ'๐จ๐ฆ๐๐ซ๐ ๐๐ข ๐๐๐ฅ๐ฆ๐ข๐ซ๐, ๐ข๐ฅ ๐ซ๐ข๐ฉ๐ฎ๐๐ข๐จ ๐ ๐ฅ'๐๐ฌ๐ข๐ฅ๐ข๐จ ๐ฌ๐ข๐ฅ๐๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ฌ๐จ
Il
Regno di Palmira, il cui nucleo originale si trovava molto lontano da
quei luoghi, nel deserto della Siria, nacque come Stato secessionista
dall'Impero Romano ed ebbe come capitale la cittร carovaniera di Palmira
(l'odierna Tadmor in Siria). Si trovava a circa 1.000 chilometri di
distanza a sud-est rispetto alla Bitinia (nord-ovest dell'Anatolia,
nell'odierna Turchia). L’esercito di tale regno - governato dalla
celebre regina Zenobia - nel momento di massima espansione (tra il 270 e
il 271) invase l'Egitto e risalรฌ l'Anatolia. Durante questa rapidissima
avanzata, l'esercito di Zenobia occupรฒ temporaneamente anche la Bitinia
e gran parte dell'Asia Minore, arrivando quasi a minacciare le sponde
del Bosforo. Quando il Regno di Palmira strappรฒ il controllo della
Bitinia a Roma, Elena era una giovane donna di circa vent'anni. Ella
assistette in prima persona al caos della " Crisi del III secolo ",
vedendo la sua terra natale trasformarsi in un campo di battaglia.
Infine, nel 272, l'imperatore romano Aureliano lanciรฒ una massiccia
controffensiva: riconquistรฒ la Bitinia, cacciรฒ i palmireni e marciรฒ
verso il deserto siriano per distruggere definitivamente il regno di
Zenobia. Tra la povera plebea Elena e il potente ufficiale romano Flavio
Valerio Costanzo - benchรฉ separati dalle rigide leggi civili e dai
costumi severi del tempo, poichรฉ di due classi sociali assolutamente
differenti e cittadino romano il secondo - s’instaurรฒ subito una forte
relazione affettiva che - pur definita da taluni “ matrimonio ” e, da
altri, per i predetti motivi, “ concubinaggio ” - durรฒ comunque circa
ventitrรฉ anni, nonostante i vari trasferimenti dell’ufficiale, in cui
lei lo seguรฌ sempre. Intorno al 272 (o tra il 272 e il 275), a Nis o
Naissus (oggi in Serbia), nacque dalla loro unione Costantino, ma, per
ragioni politiche e di rango, non molto dopo, Costanzo dovette suo
malgrado lasciarla e sposare ufficialmente Teodora, figliastra
dell’Augusto d’Occidente Cesare Massimiano Erculeo (250-310), in pratica
co-imperatore di pari livello di Diocleziano, obbligato a farlo dal
regnante imperatore Diocleziano (sul trono dal 284 al 305). Con questo
matrimonio “ di Stato ”, infatti, Diocleziano potรฉ elevare Costanzo alla
carica di Cesare, all’interno dell’istaurata “ Tetrarchia ” (termine
greco, traslitterato nel nostro alfabeto, che indica una forma di
governo consistente nella divisione di un determinato territorio in
quattro parti, ognuna retta da un amministratore distinto). Elena, che
giร nel corso degli anni di vita “ coniugale ” si era sempre piรน
dedicata alle cose di Dio, fu cosรฌ costretta, suo malgrado, a separarsi
da Costanzo e ad allontanarsi dalla corte, pur con ampie garanzie per il
suo futuro, lauto vitalizio e ogni onore, mentre il figlio Costantino
fu educato finemente, alla corte di Diocleziano, in vista del suo futuro
regale. Nel 305 Costanzo Cloro diventรฒ infine imperatore e partรฌ,
seguito dal figlio Costantino, per la campagna di guerra in Britannia
(odierna Gran Bretagna) contro i Pitti. Elena soffrรฌ in solitudine per
la separazione e la lontananza obbligata dal marito e dal figlio tanto
amato. Non si risposรฒ mai e visse sempre onestamente e caritativamente,
totalmente presa dalle cose di Dio, le uniche che potessero darle
consolazione e forza.
๐๐ ๐ฉ๐จ๐ซ๐ฉ๐จ๐ซ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ'๐๐ฎ๐ ๐ฎ๐ฌ๐ญ๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ญ๐ซ๐ข๐จ๐ง๐๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ซ๐จ๐๐ ๐ ๐๐๐ซ๐ฎ๐ฌ๐๐ฅ๐๐ฆ๐ฆ๐
Nel
306 Costantino, succeduto sul trono al padre morto prematuramente,
riguadagnรฒ il tempo perduto e visse con la madre Elena, che ricompensรฒ
dei tanti sacrifici e sofferenze colmandola d’amore filiale, onori, beni
e ricchezze. In comunione spirituale con la genitrice, nel 313, emise
l’editto di Milano, con il quale infine si riconobbe libertร di culto ai
Cristiani. Tra Elena e suo figlio esisteva uno splendido rapporto
affettivo, tanto che Costantino giunse, nel 324, a elevarla al titolo di
Augusta, attribuzione che mantenne fino alla sua morte, facendo coniare
in suo onore alcune monete, in cui lei era rappresentata come la “
Securitas ” (Sicurezza). Sarebbe stato proprio in questo periodo, dopo
il riavvicinamento col figlio e particolarmente dopo che quest’ultimo,
nel 313, con l’editto di Milano, riconobbe libertร di culto al
cristianesimo, che Elena, ponendo fine a un lungo travaglio spirituale
che sempre piรน l’aveva accostata al Cristo, si convertรฌ anche
formalmente al Cristianesimo, con il battesimo. Secondo il vescovo e
scrittore greco Eusebio (265-340), consigliere di Costantino, fu proprio
il figlio a convincerla, secondo altri fu il contrario, ma non c’รจ
nulla di certo. La tradizione, a tratti ammantata di leggenda e comunque
non suffragata da prove documentate, vuole che Elena, ormai quasi
ottantenne, recatasi a Gerusalemme, facesse distruggere i templi pagani
eretti sul Golgota e che in un pozzo trovasse ciรฒ che restava della vera
croce di Cristo, i chiodi della Passione e altre reliquie. Forse fu
proprio Costantino a invogliare la madre al lungo, difficile e
pericoloso viaggio in Terrasanta, consapevole della forte religiositร
della genitrice e per di piรน convinto che ne avrebbe ricavato
personalmente grande prestigio come “ difensore della fede ”, anche per
le reliquie che sperava potessero essere rinvenute dalla madre.
๐๐ฅ ๐ญ๐ซ๐๐ง๐ฌ๐ข๐ญ๐จ ๐๐ฅ ๐๐ข๐๐ฅ๐จ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐จ ๐ฆ๐ข๐ฌ๐ญ๐๐ซ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ซ๐๐ฅ๐ข๐ช๐ฎ๐ข๐
Secondo
alcune versioni, Elena morรฌ nel 328 - 329 circa a Treviri in Germania
(oggi nella parte occidentale della Germania, nella regione della
Mosella vicino al confine con il Lussemburgo), dove il figlio aveva
posto la sua capitale, ma questo appare piuttosto improbabile alla
maggioranza degli agiografi. Viceversa รจ accertata la sua presenza a
Roma, dove dopo poco Costantino si era trasferito e dove poi - secondo
un’altra tesi - sarebbe effettivamente morta nel 328-330 circa.
Tuttavia, sebbene le predette tradizioni locali parlino di Treviri o
Roma, la maggior parte degli storici ritiene che sia spirata in Oriente
alla presenza del figlio, e che la salma sia stata poi traslata a Roma.
Il corpo fu sepolto in un sarcofago, oggi conservato nei Musei Vaticani,
nell’eretto Mausoleo a suo nome, nella localitร periferica nota come "
Ad duas lauros " (Ai due lauri) sulla via Labicana (oggi nel quartiere
romano di Torpignattara, accanto alla chiesa dei Santi Marcellino e
Pietro sulla via Casilina). Nel 1140 la salma, secondo la tradizione, fu
trasferita a Santa Maria in Aracoeli da Papa Innocenzo II, mentre un
braccio era all’altare maggiore della basilica di San Giovanni in
Laterano. Le sue reliquie - almeno in parte - riposano ora nell’urna di
porfido della Cappella Sant’Elena (o Cappella Santa) di Santa Maria in
Aracoeli. Ma le peripezie dei resti di Sant’Elena non finiscono qui.
Infatti esiste anche un’altra tradizione che dice che si trovano
sull’isola di Sant’Elena, a Venezia, nella chiesa omonima. L’agiografo e
monaco Benedettino Usuardo (morto nell’877), per primo, ne inserรฌ il
nome nel suo martirologio al 18 agosto e da lรฌ passรฒ nel Martirologio
Romano.
… ๐ณ'๐๐๐๐๐๐๐
๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐
๐๐, ๐๐๐
๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐̀ ๐๐๐๐๐๐
๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐
๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐ ๐ณ๐๐๐๐
๐
๐๐๐๐ ๐ฝ๐๐๐, ๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐
๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐
๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐. ๐ช๐๐ ๐บ๐๐๐'๐ฌ๐๐๐๐
๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐๐ ๐บ๐๐๐๐๐๐ ๐๐
๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐
'๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐
๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐
๐ ๐๐๐ ๐๐
๐๐๐๐๐๐๐ ๐
๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐
๐
๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐ ๐
๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐
๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐̀.
๐ผ๐๐๐๐๐๐๐:
"๐ฟ๐ ๐ฃ๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐ก'๐ธ๐๐๐๐", ๐๐๐๐ ๐ ๐ข ๐ก๐๐๐
๐๐๐๐๐๐ก๐, ๐๐๐ 1580, ๐๐๐ ๐๐๐ก๐ก๐๐๐ ๐ฃ๐๐๐๐ก๐
๐๐๐๐๐ ๐ถ๐๐๐๐๐๐, ๐๐๐ก๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐
(1528-1588). ๐ฟ'๐๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐ก๐๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐๐
๐๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐ข๐ ๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐, ๐ ๐
๐๐๐.
Roberto Maggi
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