Sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo


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Oggi - ๐Ÿ° ๐š๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - sabato della XVII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di ๐’๐š๐ง๐ญ’๐€๐ฅ๐Ÿ๐จ๐ง๐ฌ๐จ ๐Œ๐š๐ซ๐ข๐š ๐๐ž’ ๐‹๐ข๐ ๐ฎ๐จ๐ซ๐ข, ๐ฏ๐ž๐ฌ๐œ๐จ๐ฏ๐จ ๐ž ๐๐จ๐ญ๐ญ๐จ๐ซ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐‚๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š.
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Alfonso Maria Antonio Giovanni Francesco Cosma Damiano Michelangelo Gasparro - questi i suoi ben nove nomi di battesimo - ma chiamato solo con i primi due, nacque il 27 settembre 1696 a Marianella, all’epoca un cosiddetto " Casale " di Napoli (i casali erano villaggi rurali satelliti che dipendevano amministrativamente, giuridicamente e fiscalmente dal governo centrale della cittร  di Napoli), nella parte settentrionale e a breve distanza dalla metropoli, capitale dell’omonimo Regno (oggi localitร  del quartiere di Piscinola, nella periferia settentrionale di detta cittร , capoluogo della regione Campania). Era figlio primogenito di don Giuseppe de’ Liguori e di donna Caterina Anna Cavalieri, nobili partenopei col titolo di “ cavalieri ”, che a Marianella possedevano una villa destinata a residenza estiva. La loro casata, che da secoli si era distinta nelle armi, nella magistratura, negli alti gradi dell’amministrazione statale e nella Chiesa, dal quindicesimo secolo faceva parte della cosiddetta “ Nobiltร  di Seggio ” partenopea e infatti “ sedeva ” (nel senso che “ aveva sede ”), nella cosiddetta “piazza ” (o “ sedile ” o “ seggio ”) di Portanova, uno dei sei consigli di quartiere che si spartivano per diritto ereditario il governo della capitale. Alla nascita di Alfonso, il sacerdote gesuita Francesco de Geronimo (1642-1716), futuro santo, chiamato dai genitori a benedire il neonato, prendendolo tra le braccia profetizzรฒ che avrebbe avuto una lunga vita, che sarebbe diventato vescovo e che avrebbe fatto grandi cose per la Chiesa, pronunciando la celebre frase che la tradizione agiografica gli attribuisce: « Questo bimbo vivrร  vecchissimo, fino a novant'anni; sarร  vescovo e farร  grandi cose per Gesรน Cristo ». Tutte cose che puntualmente si verificheranno.
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Alla fine del settembre 1710, il giovane Alfonso, divenuto cavaliere a soli quattordici anni, prese posto nel cosรฌ chiamato “sedile ” di Portanova accanto al padre don Giuseppe, che allora era il “ capitano a guerra ”, cioรจ il comandante della guardia civica. Crescendo, ebbe modo di seguire un complesso ciclo di studi adeguato al suo lignaggio, che pose sempre piรน in luce tutte le sue belle qualitร  intellettive e spirituali. Fin da ragazzo, ebbe a cuore le sorti del piรน misero “ popolino ” cittadino, manifestando una grande caritร . Intanto, essendo dotato di grande intelligenza e vasta cultura, particolarmente in campo umanistico, giuridico, teologico e filosofico, a soli sedici anni divenne dottore in diritto civile ed ecclesiastico e, a venti, s’impose quale brillante avvocato nel foro napoletano, che prese a frequentare assiduamente e con successo. La svolta della sua vita arrivรฒ nel 1723, quando la sconfitta in un’importante causa giuridica lo portรฒ a una salutare crisi spirituale, facendolo riflettere sulla vanitร  delle cose del mondo e inducendolo a lasciare i tribunali per diventare sacerdote, seguendo quella vocazione che interiormente non lo aveva mai abbandonato sin da piccolo. La famosa causa persa che determinรฒ il suo “ disorientamento interiore ” รจ un evento storico ben preciso. Si trattava della disputa giudiziaria per il possesso del cosiddetto “ Stato di Fregona ” (una proprietร  di immenso valore) tra il potente Dottor Filippo Orsini, principe di Gravina, e il Granduca di Toscana. Alfonso perse la causa per una svista formale su un documento che ribaltรฒ l'esito. Subito dopo aver perso la causa, Alfonso pronunciรฒ una frase rimasta storica che segnรฒ il suo addio ai tribunali: « Mondo, ti ho conosciuto... Addio, tribunali! ». Subito dopo, si recรฒ nella Chiesa di Santa Maria della Mercede in via Monteolivo e depositรฒ la sua spada di cavaliere ai piedi della statua della Madonna. Cosรฌ, lasciato il mondo, dopo i necessari studi fu ordinato prete il 21 dicembre 1726 e, da subito, anzichรฉ rincorrere i prestigiosi incarichi ecclesiastici che la famiglia avrebbe potuto fargli ottenere facilmente, svolse il suo apostolato nei rioni piรน poveri della cittร , coadiuvato da altri sacerdoti e laici che condividevano la sua spiritualitร .
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Perfetto organizzatore e buon evangelizzatore, si prodigรฒ in un intenso apostolato nei quartieri degradati di Napoli, dove aveva organizzato, dal 1727, le “ Cappelle serotine ” (nel senso “ serali ”), frequentate da artigiani e da “ lazzari ”, cioรจ dal popolo misero, che si radunava la sera, dopo il lavoro, per due ore di preghiera e catechismo. Queste “ Cappelle ” ebbero una rapida diffusione e divennero una scuola di educazione civile e morale. Anche se il contesto sociale e religioso dell’epoca di sant’Alfonso era ben diverso dal nostro, le “ Cappelle serotine ” appaiono ancora oggi un modello di azione missionaria cui ispirarsi per una “ nuova evangelizzazione ”, particolarmente delle “ periferie esistenziali ” e per costruire una convivenza umana piรน giusta, fraterna e solidale. Abile scrittore di cose religiose, mise mano a numerose opere letterarie di carattere spirituale, che raggiungeranno il bel numero di centoundici, divenendo talmente popolari da pervenire a un numero straordinario di edizioni stampate. Si dedicรฒ anche, con successo, al canto, nel quale la sua opera piรน famosa in assoluto รจ il canto natalizio: " Tu scendi dalle stelle " (composto originariamente nel 1754 in dialetto partenopeo, come “ Quanno nascette Ninno ”), il canto che lo rende vivo ancora oggi in tutto il mondo. Tuttavia, il maggior contributo di Alfonso alla spiritualitร , alla cultura e alla Chiesa fu nel campo della riflessione teologico-morale, dove risaltรฒ la sua teologia morale. Le sue meditazioni nascevano dalla propria esperienza pastorale, dalla capacitร  di risposta alle domande del popolo e dal contatto reale, diretto e quotidiano con i loro problemi. Si oppose al legalismo sterile che trascinava la teologia e rifiutรฒ la rigidezza dell’epoca di matrice “ giansenista ” (l'eresia rigorista che allontanava i fedeli dai sacramenti dipingendo un Dio severo e punitivo). Secondo Alfonso, questi erano cammini chiusi al Vangelo, poichรฉ “ Tale rigore mai รจ stato insegnato nรฉ praticato dalla Chiesa ”. Egli seppe porre la riflessione teologica al servizio della grandezza della persona, della coscienza morale e della benignitร  evangelica. Con lo studio e in forza della sua esperienza, creรฒ un nuovo sistema morale, fatto di equilibrio e prudenza, che fu seguito dai confessori e con il passare del tempo fu accolto dai vescovi e approvato dai papi, divenendo dottrina ufficiale della Chiesa.
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Alfonso era instancabile e si dedicava anima e corpo all’evangelizzazione ed all’aiuto dei piรน bisognosi, senza un attimo di sosta, fino a quando, nel 1730, fu esausto, anche a causa del duro lavoro dedicato alle missioni popolari, e i medici gli ordinarono di prendere un periodo di riposo. Con alcuni suoi compagni, pertanto, si recรฒ a Scala (Salerno), nella bella e salubre Costiera Amalfitana, dov’era il Santuario di Santa Maria dei Monti, luogo perfetto per riposare, pregare e contemplare. Qui conobbe anche, nel locale convento, la Venerabile Suor Maria Celeste Crostarosa, che lo ispirรฒ con le sue visioni mistiche alla fondazione del nuovo Ordine dei Redentoristi. Tuttavia, il paesino di Scala voleva anche dire povertร  e, infatti, sulle vicine montagne, vivevano alcuni pastori analfabeti e abbrutiti dalla fatica. Questi, essendo loro giunta la sua fama, vennero a chiedergli di essere istruiti su Cristo e il Vangelo. Il suo primo biografo narra che quando Alfonso lasciรฒ Scala, parte del suo cuore rimase con quei miseri pastori e che pianse pensando a come poterli aiutare, fino a capire che doveva tornare sul posto. Certo, anche a Napoli c’era povertร , ma molti altri giร  si adoperavano per sconfiggerla, mentre, a Scala, i poveri erano soli, non avevano nessuno che potesse aiutarli ed erano totalmente abbandonati, dato che, all'epoca, pastori e contadini erano fra i gruppi piรน bistrattati della societร . Alfonso scelse di stare dalla loro parte, di condividere la loro vita e di nutrirli abbondantemente della Parola Divina. Il 9 novembre 1732, a trentasei anni, nella sua amata Scala, Alfonso, dando sfogo alla sua chiamata, fondรฒ cosรฌ la “ Congregazione del Santissimo Redentore ” (i cui membri sono detti “ Redentoristi ”), per seguire l'esempio del Nostro Salvatore Gesรน Cristo, annunciando la Buona Novella ai poveri, che erano serviti e aiutati. La Congregazione, che fu approvata nel 1749 da papa Benedetto XIV, possiede un famosissimo motto biblico (tratto dal Salmo 129, 7): " Copiosa apud eum redemptio " ( Presso di Lui la redenzione รจ abbondante ).
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Nel frattempo si era ormai distinto quale missionario poliedrico dalle indubbie capacitร  e dalle grandi intuizioni pastorali. L’annuncio della Parola di Dio “ai piรน abbandonati e privi d’aiuti spirituali” fu il suo carisma, la sua ragione d’essere. Fu sacerdote fervente dedito all’educazione religiosa, morale e civile del popolo napoletano e campano, scrittore fecondo di opere teologiche e ascetiche, ma anche pittore, poeta e musicista. Non bisogna scordare che fu lui a comporre a Deliceto (in provincia di Foggia, in Puglia), nel suggestivo e isolato convento di Santa Maria della Consolazione dove il Santo passava lunghi periodi, nel dicembre 1754, il bellissimo canto religioso natalizio in dialetto napoletano “ Quanno nascette Ninno ” [“ Quando nacque il bambino ” (Gesรน)], divenuto in seguito noto come “ Tu scendi dalle stelle ”, di cui si รจ giร  accennato. Oltre che come moralista, il Liguori esercitรฒ la sua attivitร  di scrittore quale maestro di spiritualitร , giacchรฉ volle portare la vita cristiana al livello piรน alto, quello della santitร . Al suo tempo, era opinione corrente che la santitร  fosse rivolta al clero, ai frati e alle monache, mentre per i laici bastava un sufficiente impegno religioso. A tale scopo scrisse libri di ascetica, di piccola mole ma ricchi di contenuto, nei quali sostiene che tutti sono chiamati alla santitร , ognuno nel suo stato di vita. Erano libri che uscivano con ritmo ininterrotto dalla sua penna instancabile. Ricordiamo tra i tanti: “Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima”, “La Pratica di amare Gesรน Cristo”, “Le glorie di Maria”, “Uniformitร  alla volontร  di Dio” e “Del gran mezzo della preghiera”. Parlando di quest’ultima opera, Alfonso pronunciรฒ una delle sue frasi teologiche piรน celebri e incisive, che riassume tutta la sua teologia della salvezza: « Chi prega si salva, chi non prega si danna ». Grande amico del popolo e in modo particolare dei ceti piรน umili, che aveva iniziato la sua attivitร  missionaria giร  da giovane laico, l’aveva continuata da presbitero compiendo innumerevoli missioni popolari a Napoli, nelle campagne e nei paesi rurali, la proseguรฌ anche quando, nel 1762, fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti, una cittadina in provincia di Benevento (al centro della regione Campania).
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Volle essere il rappresentante di Cristo e un vero Pastore del suo popolo, tanto da operare una riforma in tutti i settori della vita religiosa. Allo scopo, pretese dai sacerdoti santitร  di vita e zelo apostolico, fece predicare le missioni in tutte le parrocchie della diocesi, elevรฒ il livello morale e scientifico del locale seminario, estirpรฒ abusi e scandali, aiutรฒ i poveri e i bisognosi e, in particolare, rivelรฒ una caritร  eroica durante la carestia che negli anni 1763 e 1764 afflisse il Regno di Napoli. Nel corso di questa tremenda mancanza alimentare, davvero spaventosa, per sfamare il popolo di Sant'Agata dei Goti, Sant'Alfonso non esitรฒ a vendere tutti i beni della diocesi, persino la carrozza vescovile, gli arredi sacri non necessari e l'anello pastorale, muovendosi a piedi o su un asinello. Ebbe un amore sincero e profondo per tutti, che fu l’anima del suo servizio pastorale, il segreto della sua riuscita. Alfonso fu un modello della vera figura del vescovo, rinnovando in pieno “secolo dei lumi” gli esempi di altezza spirituale e culturale e di attivitร  apostolica dei primi Pastori. Rinunziรฒ all’episcopato, per motivi di salute, nel 1775, all’etร  di settantanove anni, e si ritirรฒ nella casa religiosa che la Congregazione da lui fondata aveva in Nocera dei Pagani (Salerno), dove continuรฒ il suo compito missionario nel governo dei Redentoristi, nella pubblicazione di libri, nella preghiera e nel sacrificio. Fu colpito da una dolorosissima artrite deformante (una forma di coxite e spondilite ) che gli piegรฒ il collo fino a far toccare il mento contro il petto, causandogli una piaga dolorosa. Questa fu la sua " croce " fisica portata con encomiabile pazienza fino alla fine. Morรฌ in tale casa il 1° agosto 1787, a novantuno anni di etร  e fu ivi inumato. Oggi il suo corpo riposa in un'urna all'interno della basilica pontificia di Pagani a lui intitolata. Fu canonizzato da papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839. Il 23 marzo 1871 il pontefice Beato Pio IX lo dichiarรฒ Dottore della Chiesa e, il 26 aprile 1950 il Venerabile Pio XII lo proclamรฒ Patrono dei confessori e dei moralisti.
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Roberto Moggi
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