Santa Chiara

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Oggi - ๐Ÿ๐Ÿ ๐š๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - martedรฌ della XIX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐‚๐ก๐ข๐š๐ซ๐š, ๐ฏ๐ž๐ซ๐ ๐ข๐ง๐ž.
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Chiara - questo il suo nome di battesimo - comunemente nota con la specificazione “ d’Assisi ” (l'identificativo geografico universale con cui รจ passata alla storia), nacque intorno al 20 gennaio del 1193 o 1194 (le fonti sono piรน frequentemente orientate verso il 1194) ad Assisi, al centro circa della Penisola Italiana (oggi in provincia di Perugia, nella regione Umbria). In quel periodo la cittร  apparteneva al Sacro Romano Impero e, per suo conto, era governata dal duca imperiale Corrado di Urslingen (noto anche nelle cronache locali come duca di Lutzen), che risiedeva nella Rocca Maggiore sovrastante la cittร . Nel 1198, tuttavia, approfittando della morte dell'imperatore Enrico VI (1165-1197) e della minoritร  del figlio di questi, il piccolo Federico II (1194-1250), il popolo di Assisi si ribellรฒ al duca, assediรฒ e distrusse la Rocca Maggiore. La cacciata del duca portรฒ all'instaurazione del libero comune di Assisi. Questa rivolta del popolo (la nascente borghesia mercantile, di cui faceva parte la famiglia di San Francesco) contro i “ Boni homines ” (la nobiltร  feudale) รจ un dettaglio cruciale per la vita di Chiara. Infatti la vicenda costrinse la ricca e nobile famiglia della stessa (gli Offreducci) a fuggire e a rifugiarsi nella vicina e rivale Perugia.
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La famiglia d’origine di Chiara era una delle piรน nobili e facoltose della cittร , composta dal padre, conte Favarone di Offreduccio degli Scifi (o degli Offreducci degli Scifi) e dalla pia madre Ortolana Fiumi. Era la primogenita e aveva tre sorelle, Penenda, Caterina e Beatrice. Il genitore morรฌ quando era ancora bambina e la mamma dovette farsi carico di tutto. Fin da piccola imparรฒ da quest’ultima i rudimenti della religione cattolica, a pregare e ad aiutare i poveri. La mamma, donna di grande fede, era anche molto emancipata per quel tempo. Infatti, nonostante gli impegni familiari che non trascurรฒ mai, piรน volte si mise in viaggio per compiere pellegrinaggi a Roma e in vari santuari e luoghi sacri siti in paesi anche lontani, come Santiago de Compostela, nel Regno di Galizia, all'epoca unito al Regno di Lรฉon (oggi Spagna) e Gerusalemme in Terra Santa (oggi Israele). Di lei la tradizione narra che, quand’era prossima a partorire Chiara, pregasse incessantemente il Signore perchรฉ salvasse la nascitura dai pericoli del parto, fino a quando una voce dal Cielo la rassicurรฒ dicendole: “ … Non temere, darai al mondo una luce che aggiungerร  chiarore alla luce stessa … ”. Colpita da questa prodigiosa profezia, volle che la bimba appena messa felicemente al mondo si chiamasse proprio Chiara.
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In seguito a quella rivolta del 1198, attorno al 1198 - 1200, si accese ad Assisi una contesa armata tra la nobiltร  (i cui appartenenti erano detti “ Maiores ”) che deteneva il potere cittadino e la nascente borghesia (i cui rappresentanti erano definiti “ Minores ”), composta dagli appartenenti a tutte le professioni e mestieri, ormai la parte piรน numerosa e ricca della societร  cittadina. Per evitare i gravi rischi derivanti da tale lotta fratricida con spargimento di sangue, Chiara, con la sua nobile famiglia (appartenente ai “ Maiores ”), dovette rifugiarsi a Perugia fino al 1202 - 1205 circa, prima di potere fare ritorno nella natia Assisi. Infatti, la pace tra Assisi e Perugia (che permise il ritorno di Chiara) fu sancita nel 1203 (Pace di San Ginesio). Durante l’esilio perugino, durato pressappoco tre anni, Chiara strinse legami duraturi di solidarietร  e amicizia con diverse sue coetanee del luogo, tanto che - molti anni dopo - tra le prime compagne che la seguiranno sulla via della vita religiosa, ci saranno proprio delle giovani donne dell’aristocrazia perugina, oltre alle sue due sorelle carnali Beatrice e Caterina, alla madre Ortolana e ad altre compagne di Assisi. Dopo l’esilio, infatti, quando Chiara fu tornata nella propria cittร , rafforzรฒ il desiderio di appartenere esclusivamente a Cristo, desiderando una vita religiosa consacrata in comune.
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La necessitร  di affrontare le tante avversitร , come la prematura morte del padre, la fuga a Perugia e alcune sopravvenute difficoltร  economiche familiari, contribuirono a formare in Chiara un carattere deciso e temprato, che si sarebbe rivelato utilissimo nella vita religiosa nella quale sarebbe entrata piรน tardi. Questa esigenza spirituale divenne talmente forte che nel 1211, quando i parenti organizzarono contro la sua volontร  il suo matrimonio, combinato come di consuetudine all’epoca, lei coraggiosamente si oppose, rifiutando il consenso. Viveva ad Assisi anche Giovanni di Pietro di Bernardone, giovane piรน grande di lei di circa dodici anni, appartenente a una ricca famiglia di mercanti e pertanto facente parte della classe dei “ Minores ”, il quale sarebbe diventato santo con il nome di Francesco d’Assisi (1181/1182-1226), che avrebbe conosciuto piรน tardi, rimanendone spiritualmente affascinata. Se la giovinezza del suo concittadino futuro San Francesco fu piuttosto movimentata, quella di Chiara invece fu vissuta in modo lineare e trasparente. Nel 1206 circa, a soli tredici anni, volle far pervenire degli aiuti ai poveri che lavoravano per restaurare la vecchia chiesetta assisana detta della “ Porziuncola ” (che letteralmente indica la piccola porzione di terreno su cui sorge), forse senza sapere che Francesco, in quel momento giร  poverissimo frate, lavorava in loco, guidando gli operai che si raccoglievano attorno a lui.
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Quell’elemosina fu il primo anello dell’accostamento tra Francesco e Chiara. Le cose cominciarono a prendere la direzione dell’auspicata vita spirituale quando Francesco irruppe nella sua vita o, meglio, Chiara venne irresistibilmente attratta da Francesco e dal suo stile di vita, desiderando stare con lui il piรน frequentemente possibile, tanto che i due s’incontravano spesso, come fratello e sorella in Cristo. Secondo la sua amica Bona di Guelfuccio, che la accompagnava frequentemente, il tema principalmente discusso in quegli incontri era la maniera di vivere pienamente alla sequela di Cristo. Infine, la notte del 18 marzo 1211 o 1212, Domenica delle Palme, Chiara abbandonรฒ la casa paterna per spostarsi alla Porziuncola, dove la attendevano Francesco e i suoi compagni, donandosi al Signore povero e crocefisso. Davanti all’altare della Madonna si spogliรฒ dei preziosi abiti, per rivestirsi di una semplice tunica, mentre Francesco stesso le tagliรฒ i capelli (su mandato implicito del vescovo). Dopo la preghiera si consacrรฒ a Dio, abbracciando la forma di vita evangelica giร  tracciata da Francesco, sulle orme del Signore e della sua Santissima Madre. Quella fu una notte decisiva, che lasciรฒ il segno nella sua vita di giovane donna che si orientava in maniera definitiva e irrevocabile all’avventura spirituale. Inizialmente, Francesco condusse Chiara presso l’Abbazia Benedettina di San Paolo delle Abbadesse in Bastia Umbra (oggi provincia di Perugia), anche per proteggerla dalla reazione non certamente benevola dei parenti che volevano riportarla a casa e che non si fece aspettare a lungo. I parenti irruppero nel monastero di San Paolo, ma non poterono ottenere il loro scopo perchรฉ Chiara si era assoggettata al diritto ecclesiastico facendosi tonsurare (la tonsura era, infatti, un rito, ora abolito, che segnava l'ingresso nello stato clericale, attraverso il taglio di cinque ciocche di capelli effettuato dal Vescovo, a simboleggiare la rinuncia al mondo da parte del nuovo chierico o suora).
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Tornati ad Assisi, dopo un'altra breve tappa nel monastero femminile di Sant'Angelo in Panzo, alle pendici del monte Subasio, sempre in Umbria, Chiara fu infine condotta definitivamente, da Francesco e dagli altri frati, alla piccola chiesetta assisana di San Damiano. Poche settimane dopo, anche la sorella Caterina (1197-1253) la raggiunse sul posto, volendo porsi senza riserve al servizio di Dio e Francesco, di sua mano, le tagliรฒ i capelli consacrandola al Signore con il nuovo nome di Agnese, scelto da Chiara, con il quale sarebbe anche lei diventata santa. Francesco fece preparare per loro un alloggio annesso alla chiesetta, ove Chiara fu raggiunta anche dall’amica Pacifica, dalla madre Ortolana (morta prima del 1226), che diverrร  beata, dall’altra sorella Beatrice e ben presto da altre donne, Balvina, Filippa e Bonaventura, desiderose di seguire Cristo, che si unirono alla piccola fraternitร  che si stava formando attorno a lei, che col tempo diventerร  il nuovo “ Ordine delle Povere Dame ” (che in seguito, basandosi sul suo nome di battesimo in latino, “ Clara ”, saranno chiamate “ Clarisse ”). Il loro desiderio era di seguire la linea di Francesco e, andando dietro ai suoi insegnamenti, scelsero di vivere secondo il Vangelo, in totale povertร  e autentica unitร , corporalmente rinchiuse. Francesco scrisse, infatti, per Chiara e le sue sorelle, una “ forma di vita ” specifica, indicando la povertร  come scelta prioritaria. In quello che ormai si poteva ben chiamare “ piccolo monastero ” di San Damiano, insieme alla sorella Agnese, alle altre familiari e alle compagne che l’avevano raggiunta, Chiara vivrร  per quarantadue anni, fino alla morte.
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La sua vita si consumรฒ nel piccolo chiostro del convento, alla gioiosa sequela di Cristo povero e crocefisso, in una vita semplice, laboriosa e fraterna che, attraverso la via della povertร , si aprรฌ al Mistero di Dio. Il dono della fraternitร  รจ frutto di questo cammino: con lei nacque una nuova forma di vita religiosa consacrata comunitaria. Nel 1216, volendo che la sua famiglia religiosa si contraddistinguesse per la piรน assoluta povertร , Chiara chiese a Papa Innocenzo III (dal 1198 al 1216), piuttosto contrario, l’autorizzazione formale - che per lei era un privilegio - a non possedere nulla. La lotta per la povertร , in effetti, รจ stata senza dubbio ciรฒ che maggiormente ha caratterizzato la vita di Chiara e delle sue sorelle. Verso il 1223, all’etร  di soli trent’anni, per Chiara iniziรฒ una lunga malattia che la renderร  inferma. Malgrado ciรฒ, continuรฒ a essere per le sue seguaci una madre premurosa, una guida sapiente e un esempio di vita veramente evangelica. Per lunghi anni fu malata cronica, ma dal suo povero giaciglio fu comunque sempre l’anima pulsante di San Damiano e dei tanti monasteri che Dio aveva fatto germogliare prodigiosamente da quel seme primitivo: piรน di sessanta in Italia e una quarantina nelle altre nazioni europee. Dal 3 ottobre 1226, data della morte di Francesco: “ … Colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno … ” (Testamento di Santa Chiara, 36), Chiara divenne custode del dono della nuova spiritualitร  evangelica portata dal Santo di Assisi e la difenderร  fino alla fine, anche “ lottando ” con i pontefici Gregorio IX (il cardinale Ugolino) e successivamente Innocenzo IV, che volevano farle avere dei possedimenti remunerativi per la sicurezza economica del monastero.
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Gli stessi frati piรน fedeli all’ideale puro di Francesco, orfani ormai del padre e sottoposti a una fase di grande crisi istituzionale, andavano a visitarla per cercare in lei chiarezza e forza. Solo poco prima di morire, quindi prima del 1254, Chiara vide coronato il suo desiderio di avere una “ Forma di vita ” (regola) approvata dal Pontefice Innocenzo IV (dal 1243 al 1254) il 9 agosto 1253 (due giorni prima di morire), e Chiara fece in tempo a baciarne la bolla papale, nella quale le si riconosceva il privilegio di vivere la povertร . Note anche come secondo ordine francescano, le Clarisse furono istituite nel 1212. L'ordine religioso seguiva un'organizzazione comunitaria con dei canoni simili alla Regola benedettina. Quest’ultima, per le Clarisse prevedeva il voto di altissima povertร . La caratteristica piรน significativa consisteva nell'obbligo di clausura, introdotto nel 1218 dal cardinale Ugolino (futuro papa Gregorio IX) anche se in contrasto con la filosofia dei due Santi, i quali non predicavano una vita disgiunta dal mondo esterno. Questa peculiaritร  non precluse la diffusione dell'ordine femminile, il quale si estese in modo considerevole in tutta Italia e come visto anche in Europa, grazie anche all'appoggio dei Frati Minori, a cui le monache si riferivano. La chiesetta di San Damiano era stata restaurata da Francesco all’inizio della sua conversione, quando non aveva ancora nรฉ fratelli nรฉ compagni. Lรฌ era custodito il crocefisso davanti al quale egli pregava per comprendere cosa fare della sua vita e lรฌ aveva ricevuto l’invito di Dio: “ ... Francesco, ripara la mia casa che va in rovina... ”. In questo luogo semplice ed essenziale ma ricco di significato, abitรฒ Chiara insieme alle sue compagne. La loro presenza in questo luogo testimonia il profondo legame con Francesco, che Chiara considerava come fondatore e padre della sua Comunitร , definendosi, infatti: “ ... Sua pianticella ... ”.
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La vita delle suore di San Damiano era un incessante rendimento di grazie al Padre della Misericordia e ogni giorno esse pregavano davanti a quel Crocefisso per sostenere le membra vacillanti della Chiesa, vivendo la loro vita quotidiana alla luce del Vangelo per essere collaboratrici di Dio stesso nella diffusione dell’amore e del perdono. Infine, l’11 agosto 1253, nel monastero di San Damiano, Chiara compรฌ il suo beato transito al cielo, celebrando il dono della vita e il suo Autore, lodando il Signore con le parole “... Sii benedetto, Tu che mi hai creata …”. Le sue spoglie furono sepolte in Assisi nella chiesa di San Giorgio dove, per alcuni anni, era stato deposto il corpo di San Francesco, prima di essere assicurate sotto l’altare maggiore della basilica a lei dedicata nella cittร  natale, il 3 ottobre 1260. Qui, da dietro una grata, si possono venerare i suoi resti mortali, racchiusi in un corpo-reliquario, che giace su una tavola di legno grezzo all’interno di un’urna di cristallo e di pietra del Monte Subasio. Appena due anni dopo, nel 1255, Papa Alessandro IV la proclamรฒ Santa. Chiara ci ha lasciato, oltre alla Regola, il Testamento, la Benedizione e quattro Lettere indirizzate a Sant’Agnese di Praga. Il 17 febbraio 1958 fu dichiarata da papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.
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Roberto Moggi
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