๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐: ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐’๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐’๐๐๐๐๐๐
Oggi - ๐๐ ๐๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐จ ๐๐๐๐ - lunedรฌ della XX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari santi e beati, ๐๐๐ง๐ญ๐ ๐๐ก๐ข๐๐ซ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ซ๐จ๐๐ ๐๐ ๐๐จ๐ง๐ญ๐๐๐๐ฅ๐๐จ, ๐ฏ๐๐ซ๐ ๐ข๐ง๐ ( ๐ณ'๐ถ๐๐
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๐๐ ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐ข๐ง๐ข ๐ง๐๐ฅ ๐๐๐ซ๐ฏ๐จ๐ซ๐ ๐๐๐ฅ ๐ฅ๐ข๐๐๐ซ๐จ ๐๐จ๐ฆ๐ฎ๐ง๐
Chiara - questo il suo nome di battesimo - nacque verso il 1268 in localitร Castellare di Montefalco, all’epoca libero comune dell’Umbria, situato sopra un’altura che domina la Valle Spoletana (oggi in provincia di Perugia, regione Umbria). Il periodo in cui lei venne al mondo, coincide con il massimo splendore della civiltร comunale del borgo natio. ร proprio in quegli anni (intorno al 1270) che il Comune avviรฒ la costruzione del monumentale Palazzo Comunale in Piazza del Comune, a testimonianza del benessere economico di cui godevano le famiglie locali, inclusa quella di Chiara, benestante e profondamente cattolica, formata dai coniugi Damiano e Iacopa. Nel contesto del XIII secolo non esisteva ancora il concetto moderno di cognome ereditario per le famiglie comuni o della media borghesia. Per identificare una persona in modo univoco nei documenti ufficiali, si utilizzava il patronimico, ovvero l'espressione " figlio di " seguita dal nome del padre. Aveva anche un’unica sorella, Giovanna, molto piรน grande di lei, e altri fratelli, Francesco e Lucia, ma fu con Giovanna che strinse un legame indissolubile, affettivo e spirituale. Quest’ultima, desiderosa di donarsi totalmente al Signore, poco dopo il 1260 aveva fondato nel paese un cosiddetto “ reclusorio femminile ”, intitolato a San Leonardo (una sorta di convento di clausura non appartenente ad alcun ordine religioso, dove si viveva in comunione e preghiera, avendo contatti esclusivamente con le altre donne volontariamente “ recluse ”). Le signore e signorine che desideravano ritirarsi lรฌ, infatti, dovevano vivere, come nella clausura ecclesiale, una vita comunitaria di preghiera e lavoro, pur senza appartenere ad alcuna famiglia religiosa e senza seguire una regola precisa, ma basandosi solo sul Vangelo e sull’obbedienza alle direttive della fondatrice, che ne era la superiora.
๐๐๐ฅ ๐ซ๐จ๐ฆ๐ข๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐จ ๐๐ข ๐๐๐ฆ๐ฉ๐๐ ๐ง๐ ๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ฉ๐๐ซ๐ฌ๐๐๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ฉ๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐๐ซ๐
La storia della comunitร agostiniana di Montefalco, iniziรฒ proprio con Giovanna, la quale, come visto, aveva scelto di vivere da povera penitente consacrata al Signore, insieme con una compagna di nome Andreola, in una casetta in aperta campagna (ora trasformata nella chiesa di Sant’Illuminata), che il padre aveva fatto costruire per loro di fronte all’ospedale dei poveri, su un terreno concessogli dal libero comune. Questa costruzione era appunto il “ reclusorio ”, che rappresentava allora una forma di vita spirituale assai diffusa. Accesa d’Amore Divino fin dalla piรน tenera etร , Chiara, nel 1273 o 1274, all’etร di soli sei anni circa, col permesso dei genitori lasciรฒ la propria casa ed entrรฒ anch’essa nel predetto “ reclusorio ”, affidandosi alla sorella. Chiara era una bimba bella, vivace, intelligente, attenta ai bisogni degli altri, generosa, pronta al lavoro, sempre obbediente e si adattรฒ benissimo a quella vita di sacrificio. Dal punto di vista dell'istruzione formale, Chiara era all’epoca analfabeta. Non frequentรฒ mai scuole e non ricevette un'educazione scolastica, poichรฉ entrรฒ in clausura da piccola. Col tempo, alle tre prime recluse, si aggiunsero altre quattro giovani. Raggiunto il numero di sette, il primitivo reclusorio fu troppo piccolo e la comunitร decise di trasferirsi allora sul Colle di Santa Caterina del Bottaccio, non lontano dalla primitiva casetta, in un edificio piรน grande ma ancora incompleto, che assunse il nome di “ Santa Croce ”. Purtroppo, perรฒ, il nuovo insediamento (che gettava le basi alla costruzione di un vero e proprio monastero), non fu accolto con simpatia nรฉ tantomeno pacificamente in paese. Questa nuova struttura, infatti, affiancandosi ad altri tre monasteri piรน antichi e ben consolidati, uno Francescano, uno Agostiniano e un altro Benedettino, fu ritenuta dannosa per il piccolo borgo di Montefalco, perchรฉ andava ad aumentare le comunitร religiose che giร vivevano di elemosina. Il popolo non era certo ricco e la sovvenzione di ben quattro monasteri appariva insostenibile. L'ostilitร del popolo, lentamente, diventรฒ vera e propria persecuzione, volta a convincere le donne a desistere dai loro progetti. Tuttavia, il crescere del numero delle giovani “recluse” e il loro stile di vita alla sequela di Cristo in una semplicitร assoluta, portรฒ pian piano alcuni cittadini di Montefalco, ma soprattutto della vicina Spoleto, ad affezionarsi loro. Nel frattempo, nel 1280, Montefalco passรฒ sotto il dominio del vicino comune di Todi, quando Chiara era una ragazzina di circa 12 anni.
๐๐ ๐๐๐ ๐จ๐ฅ๐ ๐๐ข ๐๐๐ง๐ญ’๐๐ ๐จ๐ฌ๐ญ๐ข๐ง๐จ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฉ๐ซ๐จ๐๐ข๐ ๐ข๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ฌ๐๐ข๐๐ง๐ณ๐ ๐ข๐ง๐๐ฎ๐ฌ๐
Questo graduale cambiamento di mentalitร nei propri paesani, che ora si volgeva al bene e all’accettazione, incoraggiรฒ Giovanna a richiedere alla competente diocesi di Spoleto una “ Regola ” di vita e il riconoscimento ecclesiale dello stato monastico della loro “ reclusione ”. Il 10 giugno 1290, il nuovo vescovo di Spoleto Gerardo Pigolotti (dal 1290 al 1295), concesse alla comunitร di Montefalco la Regola Agostiniana e Chiara aggiunse al proprio nome di battesimo la specificazione “ della Croce ”, un titolo che i contemporanei videro come profetico rispetto ai misteri che si sarebbero impressi nella sua carne. La concessione della Regola di Sant’Agostino รจ un fatto basilare nella storia del Monastero e nella spiritualitร agostiniana in esso vissuta. Questa regola diventรฒ la guida spirituale nel cammino dell’interioritร , della preghiera comune, del lavoro, della correzione fraterna e, soprattutto, della caritร delle Sorelle. Per questo Chiara - unitamente alle altre “ recluse ” - viene giustamente considerata a tutti gli effetti come una religiosa dell’Ordine di Sant’Agostino. Nel 1291, solo un anno dopo, morรฌ l’amata sorella Giovanna e Chiara fu eletta Superiora del monastero, diventando per le sorelle madre e guida spirituale, guidandole e servendole con gioia ed entusiasmo. Benchรฉ fosse illetterata suo malgrado, tuttavia, il termine " analfabeta " per una mistica del Medioevo va contestualizzato. Nel corso della sua vita comunitaria Chiara sviluppรฒ competenze specifiche legandosi strettamente alla vita liturgica. Nel reclusorio, Chiara imparรฒ a leggere i testi liturgici, il Breviario e il Salterio. Questa forma di alfabetizzazione parziale era comune tra le religiose dell'epoca: imparavano a riconoscere e leggere i caratteri latini per poter cantare l'Ufficio divino e recitare i salmi insieme alle consorelle, pur non avendo una conoscenza grammaticale o letteraria della lingua latina. Comunque non sapeva scrivere: Chiara non lasciรฒ scritti autografi, trattati di suo pugno o lettere scritte da lei. Le sue parole e le sue massime teologiche sono giunte fino a noi esclusivamente perchรฉ furono dettate a copisti, registrate dalle consorelle o verbalizzate dai notai ecclesiastici durante il suo processo di canonizzazione del 1318-1319. Un elemento straordinario da sottolineare รจ che, nonostante la mancanza di studi, Chiara possedeva quella che i teologi dell'epoca definirono “ scienza infusa ” (concessa direttamente da Dio). Dagli atti del processo emerge che teologi, frati dotti, filosofi e persino importanti cardinali (come Giacomo e Pietro Colonna) si recavano a Montefalco per consultarla. Chiara dimostrava una conoscenza profondissima e spontanea dei misteri della Trinitร e delle Sacre Scritture, al punto da riuscire a smascherare e confutare pubblicamente le sottili eresie di personaggi colti, come il francescano fra Bentivenga da Gubbio, capo del movimento ereticale dello " Spirito di libertร ".
๐๐ฅ ๐๐๐ฌ๐๐ซ๐ญ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ'๐๐ง๐ข๐ฆ๐ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐ข๐ ๐ข๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ซ๐จ๐๐
Dal 1288 al 1299, per oltre un decennio, Chiara visse la durissima prova della cosiddetta “ ariditร spirituale ” e della “ lotta interiore ”. Dopo essersi tanto compiaciuta per il dono continuo di vedere il Signore, il Cielo parve chiudersi su di lei per ben undici anni. La sofferenza, tuttavia, le donรฒ una conoscenza esperienziale non acquisita nello studio, ma dalla vita. Gesรน, nella sua Passione, la invitรฒ poi, a condividere la sua Passione d’amore. Attraverso la sofferta esperienza, la passione di Chiara divenne compassione. Durante la terribile prova, lei si percepiva senza Dio, capace di tutti gli errori, preda di tutte le debolezze, vuota e arida, ma imparรฒ a conoscere il cuore degli uomini e a essere solidale con loro. Infine, all’inizio del 1294, nel pieno della terribile crisi, Cristo sofferente e pellegrino le apparve portando una grande croce e dicendole: “ … Ho cercato un luogo forte per piantare questa croce: qui e non altrove l’ho trovato ... ”. A seguito di questa meravigliosa esperienza mistica, le cose cambiarono radicalmente e Chiara potรฉ ripetere piรน volte, fino alla fine della vita: “ … Io ho Gesรน Cristo mio crocefisso dentro il mio cuore … ”. Superรฒ la lunghissima prova del “ deserto interiore ” con l’esperienza dell’umiltร , rimanendo fedele e donandosi tutta per le sorelle e per quanti bussavano alle porte del Monastero, preparandosi cosรฌ nella contemplazione a un’intensa vita apostolica. Perdonรฒ sempre e tutto a chi la calunniava per interesse o per invidia, ricambiando il male con il bene e adoperandosi, sia con la preghiera sia con interventi diretti, per la pace spesso violata tra famiglie, fazioni e comunitร , in varie cittร , sia in Umbria sia in Toscana. Illuminata e istruita dallo Spirito Santo, benchรฉ illetterata, visse forti e decisive esperienze spirituali, bibliche e teologiche. Era ricercata da moltissime persone d’ogni estrazione sociale e culturale: teologi, sacerdoti, santi e peccatori. Al riguardo, basta dare un’occhiata al processo di canonizzazione. Solo Chiara intuรฌ pienamente l’errore del frate francescano eretico Bentivenga da Gubbio (morto nel 1332), capo del movimento, asseritamente cristiano, denominato “ Spirito della libertร ”, un gruppo pseudo religioso in cui convivevano cultura, mistica e lussuria, che attiravano folle di contadini e artigiani, monache e frati. Essa lo smascherรฒ e lo denunciรฒ all’autoritร ecclesiastica. Per arrivare a questo, come spiegano la “ Vita di Santa Chiara di Montefalco ”, scritta da Berengario di Sant'Africano (morto nel 1309), e una delle testimonianze del suo processo di canonizzazione del 1318-19, essa avrebbe riflettuto sulla visione di uomini nudi che andavano vagando per la valle di Spoleto, autoflagellandosi. Questa setta predicava infatti un falso misticismo secondo cui l'uomo, una volta raggiunto lo " spirito di libertร ", non poteva piรน peccare, giustificando cosรฌ la lussuria. Questo spiega perchรฉ l'azione di Chiara fu cosรฌ decisiva per salvare la fede del popolo umbro.
๐๐ฅ ๐๐๐๐ญ๐จ ๐ญ๐ซ๐๐ง๐ฌ๐ข๐ญ๐จ ๐ ๐ข๐ฅ ๐ฉ๐ซ๐จ๐๐ข๐ ๐ข๐จ ๐๐๐ฅ ๐๐ฎ๐จ๐ซ๐ ๐๐ง๐๐ญ๐จ๐ฆ๐ข๐ณ๐ณ๐๐ญ๐จ
La vita di Chiara รจ stata uno sguardo su Dio, senza dimenticare i fratelli e le sorelle, che l’ha fatta camminare e crescere in umanitร e santitร in compagnia degli uomini del suo tempo e di tutti i tempi. Chiara, presa dalla totalitร dell’amore, si diede a tutti senza misura e si mise in cammino per preparare i cuori ad accogliere il Signore. Il 17 agosto 1308, nel monastero di Santa Croce, morรฌ lietamente cantando nel dialetto umbro medievale di allora: “ … Belgliรจ, belgliรจ, belgliรจ vita eterna! Non mi si afร Signore, sรฌ gran pagamento! … ” (“ Com'รจ bella, com'รจ bella, com'รจ bella la vita eterna! Non mi si addice, Signore, una ricompensa cosรฌ grande! "). Le monache, decisero di conservare il suo corpo e il giorno dopo - ricordando un ritornello cantato spesso da Chiara: “ … Io ajo Jesu Cristo mio crucifisso entro lo core mio … ” (“ ... Io ho Gesรน Cristo mio crocifisso dentro il mio cuore ... ”) - le aprirono il cuore, scoprendovi realmente i “ segni ” della Passione di Gesรน, che ancora oggi, insieme al suo corpo incorrotto, si venerano nel Santuario Agostiniano a lei dedicato in Montefalco. Purtroppo, quello che non era avvenuto tra le religiose di Santa Chiara nei turbinosi momenti della prima ora, quando il popolino pareva rivoltarsi contro di esse, avvenne poco piรน di due secoli dopo. Il 4 luglio del 1492, le monache al loro interno scelsero di seguire due orientamenti diversi: una parte lasciรฒ la comunitร , adottando la spiritualitร francescana e, accogliendo la donazione del Comune, trasferendosi nell’antico ospizio di San Leonardo accanto al Monastero di Santa Chiara. Il Monastero, dove alla morte era rimasto il corpo di Chiara, rifiorรฌ comunque rapidamente. La vita regolare riprese ed รจ tuttora in vigore, avendo superato non poche difficoltร e le due soppressioni ben note: quella francese dell’epoca Napoleonica e quella post-unitaria del Regno d’Italia (1866), che videro le monache combattere per non perdere le reliquie.
๐'๐๐ซ๐๐๐ข๐ญ๐̀ ๐ฏ๐ข๐ฏ๐: ๐ข๐ฅ ๐ฌ๐๐ง๐ญ๐ฎ๐๐ซ๐ข๐จ ๐ ๐ข ๐ญ๐๐ฌ๐จ๐ซ๐ข ๐'๐ข๐ง๐๐จ๐ซ๐ซ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐
L’Attuale complesso religioso - appartenente all’Ordine di Sant’Agostino - si compone della struttura conventuale di clausura detta “ Monastero di Santa Chiara della Croce ” e della chiesa annessa che prende il nome di “ Santuario di Santa Chiara da Montefalco ”, tuttora abitati da una comunitร viva di Monache Agostiniane che portano avanti la tradizione monastica e la custodia delle reliquie ininterrottamente dal XIII secolo. I principali luoghi del complesso sono:
- Il corpo incorrotto: Le spoglie intatte di Santa Chiara sono custodite all'interno della chiesa del Santuario. Si trovano esposte alla venerazione dei fedeli dentro un'urna d'argento e vetro collocata sotto l'altare del transetto destro.
- La reliquia del cuore: Oltre al corpo, all'interno del Santuario รจ custodito il celebre busto d'argento che conserva il cuore della Santa diviso in due parti, insieme ai simboli della Passione e alle tre sferette di bile (simbolo della Trinitร ) rinvenute dalle consorelle nel 1308.
- La struttura storica: Anche se la chiesa attuale รจ una ricostruzione seicentesca (iniziata nel 1615), all'interno del Monastero si conservano intatti i luoghi trecenteschi calpestati da Chiara, come l'antico coro delle monache e la splendida Cappella di Santa Croce, interamente decorata con affreschi del XIV secolo che narrano la vita della Santa.
- L'albero di Santa Chiara: Nel cortile interno del monastero รจ ancora visibile il celebre e antichissimo albero di Alaterno o “Albero di Santa Chiara” (Phillyrea latifolia). Secondo la tradizione agiografica, esso nacque dal bastone da viaggio che Gesรน lasciรฒ a Chiara durante una delle sue visioni mistiche; i suoi frutti legnosi (simili a piccoli chicchi di rosario) vengono usati ancora oggi dalle monache per realizzare corone di preghiera (rosari).
… ๐ถ ๐ซ๐๐, ๐๐๐ ๐๐ ๐บ๐๐๐๐ ๐ช๐๐๐๐๐ ๐
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