Santi Nazario e Celso

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Oggi - ๐Ÿ๐Ÿ– ๐ฅ๐ฎ๐ ๐ฅ๐ข๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - martedรฌ della XVII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari altri, i ๐’๐š๐ง๐ญ๐ข ๐๐š๐ณ๐š๐ซ๐ข๐จ ๐ž ๐‚๐ž๐ฅ๐ฌ๐จ, ๐ฆ๐š๐ซ๐ญ๐ข๐ซ๐ข.
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Nazarius (Nazario) e Celsius (Celso) sono i loro nomi in latino: il primo (da Nazareno), deriva dall'ebraico e significa " Consacrato a Dio ", mentre il secondo deriva dal latino Celsus e significa " Alto ", " Eccelso " o " Nobile "). Essi appartengono alla vasta schiera di martiri dei primi secoli del cristianesimo, dove spesso tardivi passio sopperiscono alle scarse e incerte notizie storiche sugli stessi. I pochi dati su di essi, infatti, provengono per lo piรน dal diacono Paolino “ di Milano ” (370-428 circa), attraverso la sua opera biografica sul vescovo e dottore della Chiesa Sant’Ambrogio (340 circa-397), nella quale racconta del ritrovamento delle tombe dei due martiri, a seguito di scavi negli orti fuori delle mura milanesi, disposti da Ambrogio nel 395.
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Nel corso di questi lavori, fu scoperto e aperto dapprima il sepolcro di Nazario, nel quale il corpo del martire apparve impregnato di sangue ancora fresco, come se fosse stato effuso in quello stesso giorno e anche il capo, reciso, era integro e con capelli e barba perfettamente conservati. Il fenomeno del sangue fluido accomuna Nazario a San Gennaro a Napoli e San Pantaleone a Ravello (Salerno), rappresentando uno dei primi casi documentati di reliquie con sangue miracolosamente fresco nella storia della Chiesa. Il corpo di Nazario fu trasportato e inumato nella Basilica degli Apostoli, fatta erigere dallo stesso Ambrogio nel 396, che da allora prese anche il nome di Nazario. Subito dopo il ritrovamento, racconta Paolino, Sant’Ambrogio, per ispirazione divina, individuรฒ lรฌ vicino pure il sepolcro di Celso, i cui resti, perรฒ, rimasero nello stesso luogo del ritrovamento, ove molto successivamente, nel X secolo, fu costruito un monastero. Paolino, nella sua cronaca, attesta come all’atto del rinvenimento non si avessero notizie certe sui due martiri appena riportati alla luce.
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Tuttavia, col diffondersi del loro culto, verso la metร  del V secolo, su di loro fu composto un passio, che ebbe varie redazioni, ma che non รจ suffragato da certezza storica. Secondo quest’opera, Nazario era nato probabilmente a Roma nel I secolo, figlio di un pagano di nome Africano e di una cristiana di nome Perpetua. Il padre voleva farne un sacerdote degli dei, ma la madre riuscรฌ a farlo battezzare ed educare cristianamente. Da adulto, messosi a predicare la fede in Gesรน nell’Urbe, fu denunciato alle autoritร  quale cristiano, ma riuscรฌ ad allontanarsi dalla cittร  e rifugiarsi a Milano, dove - con evidente incongruitร  temporale - avrebbe incontrato i Santi Gervasio e Protasio (o Gervaso e Protaso), nati probabilmente verso la fine del II secolo o agli inizi del III e morti nel corso di quest’ultimo. Avvertito da Dio in sogno, si sarebbe recato nella cittร  di Nicaea Maritima , sulla costa ligure (oggi Nizza ), dove una donna gli avrebbe affidato il proprio figlio Celso, col quale si sarebbe recato ad Augusta Treverorum , nei territori imperiali corrispondenti all’odierna Germania (oggi Treviri ), dove lo avrebbe fatto battezzare.
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Secondo un altro racconto tramandato dalla tradizione, invece, Nazario era un legionario dell’esercito imperiale di famiglia ebrea ma cittadino romano. Fu discepolo dell’apostolo Pietro (morto tra il 64 e il 67 circa) e ricevette il battesimo dal suo successore, il futuro papa Lino (dal 67 al 76/79 circa). Per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani e forse inviato dallo stesso Papa Lino, lasciรฒ Roma e si recรฒ nel settentrione, in alcune zone dell’odierna Lombardia. Passรฒ in particolare a Piacenza e Milano, dove avrebbe incontrato in carcere i compagni di fede Santi Gervasio e Protasio. In seguito iniziรฒ l'evangelizzazione delle Gallie unitamente a Celso. Qui avrebbero entrambi subรฌto numerose persecuzioni e sarebbero stati arrestati, ma, tuttavia, Nazario, quale cittadino romano, non fu torturato, ma inviato a Roma per un regolare processo, forse con Celso. Nella capitale dell’Impero, al loro rifiuto di rinnegare la fede in Cristo e sacrificare agli dei romani, furono condannati a morte.
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Secondo altre fonti la condanna a morte fu decisa dal Governatore di Ventimiglia in Liguria. Ad ogni modo, insieme a Celso, fu imbarcato su una nave che doveva portarli al largo e gettarli in mare per farli annegare. La leggenda vuole che, scaraventati in mare, si misero a camminare sulle acque, mentre si scatenรฒ una tempesta che terrorizzรฒ i marinai, i quali chiesero aiuto proprio a Nazario. Alle preghiere di quest’ultimo, le acque si calmarono immediatamente e la nave sarebbe, infine, approdata a Genova; qui Nazario e Celso proseguirono la loro opera evangelizzatrice, che si spostรฒ anche in tutta la Liguria, negli anni 66 e 67. Si spinsero poi fino a Milano, dove infine furono arrestati e nuovamente condannati a morte dal prefetto Anullinus (Anolino): la sentenza fu per entrambi eseguita per decapitazione nell’anno 76. Secondo altra tradizione - essendo sempre evidente la contraddizione temporale - sarebbero stati entrambi martirizzati a Milano nel 304, durante gli ultimi anni della persecuzione dell’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305). Il loro ricordo si perse fino al ritrovamento dei corpi da parte di Sant’Ambrogio, che ne diffuse il culto.
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I resti dei martiri Nazario e Celso si trovano oggi a Milano, custoditi in due importanti edifici religiosi distinti situati a breve distanza l'uno dall'altro:
- San Nazario: le reliquie del santo riposano all'interno della Basilica dei Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore (nota comunemente come San Nazaro in Brolo), situata nei pressi di Porta Romana.
- San Celso: Le spoglie del giovane discepolo sono invece custodite nella adiacente Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso.
- Frammenti minori e reliquie parziali dei due santi, inoltre, sono storicamente diffusi in altre cittร  italiane (tra cui la Collegiata di San Nazaro e Celso a Brescia, a cui sant'Ambrogio donรฒ una reliquia tramite il vescovo san Gaudenzio).
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Roberto Moggi
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