IL PRIMO PASTORE DI RAVENNA TRA STORIA, FEDE E LEGGENDA
Oggi - 20 luglio 2026 - lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda Sant’Apollinare, vescovo e martire.
Le fonti storiche e la memoria paleocristiana
Di Apollinaris o Apolenaris (Apollinare) - queste le due versioni del suo nome latino - conosciuto anche con la specificazione “ di Ravenna ”, si conosce poco. Come per molti santi paleocristiani, le fontes storiche a lui riferite sono prevalentemente tardive e con elementi che - nel corso dei secoli - sono divenuti a tratti leggendari, anche se possono basarsi su tradizioni precedenti e fondate storicamente. Il più antico documento che parla di lui risale a San Pietro Crisologo (406-450), vescovo di Ravenna e dottore della Chiesa. Egli, nel suo Sermone contraddistinto dal progressivo 128 della relativa raccolta, ricorda Apollinare come primo vescovo della Chiesa ravennate e martire, senza però fornire esaurienti dettagli sulla sua vita: “ … Egli fu l’unico … ” - scrive - “ … che adornò questa Chiesa locale con l’eccelso nome del martirio ... ”. Lo definisce ancora come “ buon pastore ”: “ … Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge ... ”. Una scarna menzione di Apollinare è fatta anche nel Martirologio Geronimiano, testo attribuito al dottore della Chiesa San Girolamo ma redatto nella sua forma definitiva tra la fine del V e l'inizio del VI secolo, il quale fissa la sua memoria liturgica al 23 luglio (data originaria del suo dies natalis ). Ugualmente, il “ Passio Sancti Apollinaris ” (Passione di Sant’Apollinare), un testo che la critica colloca tra il VI e il VII secolo, è il più importante documento agiografico che aiuta a ricostruire la tradizione legata alla sua vita e al suo operato.
Le origini antiochene e il mandato dell'Apostolo Pietro
Secondo la più accreditata tradizione, che trova conforto in questa letteratura agiografica, il protovescovo ravennate nacque nel I secolo dopo Cristo ad Antiochia di Siria, nell’omonima provincia romana (oggi nella parte nord orientale della Turchia asiatica, non lontano dal confine con l’attuale Siria), da una famiglia ebrea. Anche se il suo nome è di origine “ gentile ” (dedicato ad Apollo, divinità della religione greca e romana), bisogna tenere presente che la diffusione tra gli ebrei di nomi greci e romani era comune nel I secolo. In quella che dovrebbe essere la sua città natale, conobbe il cristianesimo tramite la predicazione di San Pietro Apostolo, convertendosi velocemente e divenendone un discepolo. Infatti, quando Pietro si imbarcò per Roma, durante il regno dell'imperatore Claudio (dal 41 al 54), lo seguì nell’Urbe. Da lì, l’Apostolo lo avrebbe poi inviato a Ravenna ad annunciare il Vangelo tra i pagani. Come riferisce il testo della successiva Passio, l'Apostolo lo investì del mandato dicendogli: “ … Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C’è là un popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura. Infatti, tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la vita ai morti e porse la medicina agli ammalati … ”. Dopo molte parole - narra ancora lo scritto agiografico - il beato Apostolo Pietro, pronunciando una preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: “ … Il Signore nostro Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti concessa quanto avrai chiesto … ” e baciandolo lo congedò.
L'evangelizzazione itinerante, il martirio e l'enigma delle reliquie
A Ravenna, città della quale fu nominato primo vescovo e dove, riporta la tradizione, con la sua sola voce distruggeva le statue degli idoli pagani, per volontà di Dio guarì ogni sorta di malati, scacciò demoni e ridonò la vita a una ragazza morta, la figlia di Menenio Rufo, funzionario imperiale che aveva il comando militare di Ravenna. Il “ Passio Sancti Apollinaris ”, ancora, registra la sua attività missionaria da vescovo a Ravenna e nella circostante regione Emilia, ma anche - durante i suoi viaggi pastorali - lungo le coste di Corinto in Grecia, dove fece naufragio, lungo le rive del fiume Danubio nell’Europa continentale e infine in Tracia, nell'estrema punta sud orientale della Penisola Balcanica (oggi corrispondente pressappoco alla Turchia europea), presentando così la sua figura come quella di un evangelizzatore itinerante. Il ritorno a Ravenna segna l'ultima parte della sua vita: il testo riporta gli ultimi miracoli compiuti e il suo costante annuncio della Parola del Signore, prima di subire il martirio per mano dei pagani inferociti. Gravemente percosso a colpi di bastone, spirò sette giorni dopo non lontano dalla città di Classe, oggi frazione di Ravenna, luogo dove verrà sepolto “ in un’arca di sasso ”. Un’antica tradizione attestava il suo martirio nel 74 dopo Cristo, pochi anni dopo quello dell’Apostolo Pietro (avvenuto a Roma tra il 64 e il 67), circostanza che rimarcava il legame teologico tra il protovescovo ravennate e la Sede di Roma. Nei secoli passati, la questione concernente il luogo della sepoltura del Santo è stata oggetto di un’importante controversia tra i monaci classensi e i monaci della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna; le reliquie, infatti, erano state spostate più volte tra la costa e la città protetta dalle mura per sottrarle alle drammatiche incursioni dei pirati saraceni. Nella disputa intervenne direttamente papa Alessandro III (1159-1181) che, nel 1173, decise di inviare un suo rappresentante per verificare quale dei due monasteri custodisse realmente le spoglie. I resti di Apollinare furono definitivamente rinvenuti nella cripta della basilica classense e, sul suo corpo, furono trovate tre piccole lamine d’argento che riportavano passi inerenti alla sua vita e al suo martirio. Nel 1874, parte di queste reliquie (il capo e la mano destra) furono trasferite nel Duomo di Ravenna, dove ancor oggi si trovano, in una teca collocata entro l’altare maggiore. È patrono della città e della Romagna.
… Che il Signore ci aiuti a riscoprire il coraggio dell'evangelizzazione e la fedeltà incrollabile a Cristo del primo Pastore della Chiesa ravennate. Preghiamo il Signore affinché, per intercessione di questo glorioso Martire, conceda alla sua Chiesa lo stesso zelo apostolico per annunciare il Vangelo in un mondo che ha sete di speranza. Possa lo Spirito Santo fortificare la fede dei cristiani che ancora oggi soffrono a causa del Nome di Gesù.
Immagine: "Mosaico del Buon Pastore", dove si vede Sant'Apollinare, in basso con i paramenti episcopali e le mani aperte rivolte in alto. Mosaico policromo in tessere di pietra realizzato, tra il 532 e il 545 circa, da ignoti autori di scuola bizantina. L'opera si trova all'interno della basilica di Sant'Apollinare in Classe, a Ravenna (capoluogo dell'omonima provincia della regione Emilia-Romagna).
Roberto Moggi
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