Oggi - 9 luglio 2026 - giovedì della XIV settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di Sant’Agostino Zhao Rong, sacerdote, e compagni, martiri, altrimenti detti Santi Martiri cinesi.
Zhao Rong, il capolista del gruppo formato da altri 119 seguaci, era un soldato pagano appartenente all’esercito imperiale cinese ed aveva l’incarico di custodire il missionario cattolico francese Jean-Gabriel Taurin Dufresse (1750-1815), presbitero della congregazione religiosa detta “Società per le Missioni Estere” di Parigi, che sarebbe poi salito all’onore degli altari, che era stato arrestato e poi decapitato nella provincia cinese del Sichuan il 14 settembre 1815, in odio alla fede cristiana. Fu proprio grazie a questo prigioniero che Zhao Rong conobbe Gesù, innamorandosene a tal punto da chiedere al presbitero di essere battezzato, pur consapevole di rischiare la propria vita. Con il sacramento assunse il nome di Agostino e subito cominciò egli stesso ad essere valente evangelizzatore nella nascente Chiesa cinese, finendo per essere accolto in uno dei primi seminari locali e poi ordinato sacerdote. Durante le persecuzioni contro i cristiani, diffuse nella Cina di quei tempi, fu arrestato ed ebbe a soffrire crudeli supplizi per non avere rinnegato la fede in Cristo, morendo martire nel 1815, nella sua Patria. Con lui sono annoverati altri 119 compagni di fede, martirizzati nel grande Paese asiatico sia prima che dopo di lui, nel lunghissimo periodo compreso tra il 1648 e il 1930 circa, che sacrificarono la loro vita per il Signore a causa della loro opera di evangelizzazione. La storia del cristianesimo, nell’Impero asiatico, pare sia cominciata addirittura nel 1400, quando il Vangelo vi sarebbe stato annunziato per la prima volta e due secoli dopo, all'inizio del 1600, fu eretta nel Paese la prima chiesa. Tra la fine del 1500 e il 1600, numerosi erano ormai i cinesi che chiedevano il battesimo e diventavano cristiani, sempre mantenendo la propria identità culturale. I seguaci di Gesù, gradualmente, divennero talmente bene accetti dal popolo e dall’aristocrazia imperiale, che il “Figlio del cielo”, come veniva definito l'imperatore, dovette emanare nel 1692 il primo decreto di libertà religiosa, in virtù del quale tutti i suoi sudditi potevano seguire la religione cristiana e tutti i missionari potevano predicarla nei suoi vasti domini. Di conseguenza, l'azione missionaria e la diffusione del messaggio evangelico si svilupparono notevolmente e molti ancora furono i cinesi che, attratti dalla luce di Cristo, si convertirono. Purtroppo però, si ebbero anche le prime avvisaglie della penosa questione o controversia detta “dei Riti cinesi”, che infiammò il dibattito nella società colta europea fino alla metà del 1700, avendo definitiva soluzione solo negli anni ’30 del secolo scorso. Questa controversia era legata alle norme attuative dell’evangelizzazione degli ambienti sociali cinesi culturalmente “più lontani” dalla Cristianità, proprio perché particolarmente legati alle ataviche usanze e costumanze locali. Il risveglio dell’attività missionaria in tali settori sociali, ebbe la sua azione pratica nella ripresa delle relazioni commerciali con l’Occidente. Infatti, missionari e mercanti viaggiavano sulle stesse navi, mentre interessi della fede e interessi economici s’intrecciavano in una solida alleanza. Questa controversia, tuttavia, finì per irritare l'imperatore K'ang-Hsi, orientato su posizioni ultra-conservatrici, preparando il terreno alla persecuzione, molto influenzata da quella già in corso nel vicino Giappone. Infine la vessazione contro i cristiani si scatenò e si propagò, dove più e dove meno, in modo aperto o subdolo, violento o velato, estendendosi con successive ondate dal 1600 a circa la metà del 1800, con massacri di missionari e fedeli laici e la distruzione di non poche chiese. Il 15 gennaio 1648, i Tartari Manciù provenienti dalla grande provincia imperiale della Manciuria, invasero la regione del Fujian e, dimostrandosi subito ostili alla religione cristiana, uccisero diversi missionari stranieri e catechisti locali. La persecuzione continuò nell'epoca degli Imperatori Yung-Cheng (dal 1723 al 1736) e di suo figlio K'ien-Lung (dal 1736 al 1799). Una nuova fase di persecuzione venne poi a verificarsi nel 1800. Così, mentre il cattolicesimo era stato autorizzato da alcuni imperatori dei secoli precedenti, l'imperatore Kia-Kin (dal 1796 al 1821) pubblicò invece numerosi e severi decreti contro di esso. Il primo risale al 1805, mentre due editti del 1811 erano diretti contro coloro fra i cinesi che studiavano per ricevere gli Ordini Sacri e contro i sacerdoti propagatori della religione cristiana. Un decreto del 1813 esonerava da ogni castigo gli apostati volontari, cioè i cristiani che dichiaravano spontaneamente di abbandonare la loro fede, colpendo però tutti gli altri. In questo periodo subì il martirio Pietro Wu, catechista, strangolato il 7 novembre 1814. A questi fece seguito nella fedeltà a Cristo Giuseppe Zhang-Dapeng, catechista e commerciante, strangolato il 12 marzo 1815. Entrambi i prevenuti furono poi dichiarati santi. Proprio nel 1815, furono emessi altri due decreti imperiali con i quali si approvava la condotta del viceré della provincia Sichuan, che - come visto - aveva fatto decapitare il 14 settembre 1815 il sacerdote poi dichiarato santo Jean-Gabriel Taurin Dufresse e parecchi altri cristiani europei e cinesi. Ne conseguì un inasprimento della persecuzione, che come accennato portò, nello stesso anno, anche al martirio del capolista degli odierni martiri, Agostino Zhao Rong. Con lui, in seguito, immoleranno la vita per il Signore ancora molti sacerdoti e laici, cinesi ed europei. Qualche decina d’anni più tardi, scoppiarono nel Paese le cosiddette “Guerre dell’Oppio”, due conflitti, svoltisi rispettivamente dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860, che contrapposero l'Impero cinese sotto la dinastia Qing a quello Britannico. Il conflitto fu vinto dagli inglesi e la Cina dovette firmare nel 1842 il primo trattato internazionale di libero commercio dei tempi moderni, seguito ben presto da altri con gli Stati Uniti d’America e la Francia. Approfittando dell'occasione, la Francia si sostituì al Portogallo come potenza protettrice delle missioni cattoliche e fu emanato dall’imperatore cinese un doppio decreto, uno del 1844 per cui era permesso ai cinesi di seguire la religione cattolica e l'altro, nel 1846, con il quale le antiche pene contro i cattolici erano soppresse. La Chiesa poté da allora vivere “all'aperto” ed esercitare liberamente la sua azione missionaria, sviluppandola anche nell'ambito dell’educazione superiore, universitaria e della ricerca scientifica. All’inizio del 1900, si abbatté ancora sulla chiesa l’insurrezione dei cosiddetti “Boxer”. Questi rivoltosi cinesi erano chiamati così a causa della traduzione occidentale del loro nome originale, che era "Yihequan", traducibile come "Pugni di Giustizia e Concordia". I missionari occidentali, nei loro resoconti, semplificarono il nome in "Boxer", riferendosi alle abilità di combattimento di questi gruppi che praticavano egregiamente le arti marziali. Tale rivolta causò lo spargimento del sangue di molti cristiani. È noto che in essa confluirono tutte le società segrete cinesi e l'odio da queste accumulato e represso contro gli stranieri, a causa delle vicissitudini politiche e sociali seguite alle “Guerre dell'oppio” e all'imposizione dei cosiddetti “Trattati disuguali” da parte delle Potenze Occidentali. Ben diverso però fu il movente della persecuzione dei missionari. Il loro eccidio fu, infatti, determinato, anche se erano di nazionalità europea, dall’odio verso la fede di Gesù. Documenti storici irreprensibili mostrano l'odio anticristiano dal quale furono spinti i “Boxer” a trucidare i missionari e i fedeli locali che avevano aderito alla loro dottrina. Nei loro riguardi fu emesso un editto, il 1° luglio 1900, in cui si diceva sostanzialmente che ormai il tempo delle buone relazioni con i missionari europei e i cristiani era terminato. I primi dovevano essere subito rimpatriati e i fedeli locali costretti all'apostasia, pena la morte. In conseguenza di questo, avvenne il martirio di molti missionari e di migliaia di cinesi convertiti.
Immagine: "Santi martiri cinesi", olio su tela dipinto, nel 2000, dalla pittrice cinese Monica Liu, nota anche con il nome cinese di Liu He-Bei (1928-2019). L'opera si trova presso la Casa Editrice cattolica taiwanese Window Press (Catholic Window Press), a Taipei (Repubblica Cina Nazionale/Taiwan).
Roberto Moggi
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