LA REGINA PACIFICATRICE E SPOSA ESEMPLARE
Oggi - 4 luglio 2026 - sabato della XIII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di Santa Elisabetta di Portogallo, regina.
Origini regali e un matrimonio di croce
Isabel (Isabella) - questo il suo nome nella natia lingua spagnola, variante di Elisabet (Elisabetta) - nota anche con la specificazione “d’Aragona”, nacque il 4 gennaio 1271 a Saragozza, capitale dell’allora Regno d’Aragona (oggi nell’omonima regione della Spagna nord-orientale). Era la terzogenita e prima femmina di Pietro III detto “il Grande”, re d'Aragona e Valencia, oltre che conte di Barcellona e altre contee catalane, mentre la madre era la nobildonna tedesca Costanza di Hohenstaufen (anche detta Costanza di Sicilia, figlia di Manfredi di Svevia e quindi nipote diretta dell'Imperatore Federico II di Svevia). Anche se precocemente attratta dalla vita religiosa, nel 1282, a soli undici anni, fu data in sposa contro la sua volontà a Dionigi Alfonso re del Portogallo detto “l’Agricoltore” (1261-1325), uomo aggressivo e collerico. Un matrimonio cosiddetto “per procura”, celebrato poi di persona a Trancoso (antico comune portoghese situato nel distretto di Guarda, nella regione del Centro) nel 1288, in conformità con le usanze dell’epoca.
La santità nel quotidiano e la carità eroica
Trasferitasi a Lisbona, capitale del regno del marito, sopportò con evangelica pazienza il matrimonio non voluto e il difficile temperamento dello sposo, le sue prepotenze e le sue infedeltà coniugali, dando alla luce due figli di nome Costanza e Alfonso. Sebbene la sua non fu per niente un'unione felice, in essa Elisabetta seppe dare una forte testimonianza cristiana, scaturente dalla sua grande fede. Sempre mite e assidua alla preghiera e ai Sacramenti, sostenne ogni sofferenza della sua vita matrimoniale e, anzi, svolse opera pacificatrice in famiglia, giungendo a smorzare, consigliando il marito, le tensioni tra i regni d’Aragona e Portogallo. La tradizione tramanda che lei fu un costante esempio di carità, rivolgendo particolare attenzione ai malati e ai poveri di Lisbona, prodigandosi per pacificare qualsiasi genere di contesa. Il miracolo più famoso attribuito a Elisabetta, sovrapponibile a quello della sua prozia Santa Elisabetta d'Ungheria, è quello detto “delle rose”: il re Dionigi, sospettoso, la fermò mentre portava del denaro (o del pane) ai poveri nascosto nel grembiule; quando lei aprì il grembiule, i soldi (o il pane) si erano trasformati in rose magnifiche, nonostante fosse pieno inverno. Si occupò anche, con l’affetto di una madre, dei figli illegittimi del marito, che fece divenire buoni cristiani e che assistette personalmente quando caddero gravemente malati.
Il miracolo della pace ad Alvalade e l'ingiusto esilio
Oltre alle difficoltà caratteriali del marito, dovette in seguito affrontare anche il comportamento ribelle del figlio Alfonso. Gli ultimi anni di regno del marito Dionigi furono amari, sia per la malattia che lo colpì, sia per il comportamento del suo predetto figlio, erede al trono come Alfonso IV del Portogallo, detto l'Ardito (1299-1336). Quest’ultimo, vedendo l'affetto che legava suo padre ai suoi figli illegittimi, specialmente ad Alfonso Sanchez (1289-1326) e pensando che tramassero per diseredarlo e non farlo salire al trono, si ribellò, minacciando di fare guerra allo stesso genitore con le truppe che gli erano fedeli. Non si arrivò allo scontro aperto solo per l'ennesimo intervento di Isabella, che, nell'ottobre del 1323, si frappose tra i due eserciti già schierati in ordine di battaglia ad Alvalade, alla periferia di Lisbona (Portogallo). L'intervento fu considerato miracoloso poiché, al passaggio della regina, una barriera luminosa divise i due eserciti. Ciò nonostante, dovette subire anche un’ultima mortificazione. Infatti, il coniuge Dionigi, anziché ringraziarla, la accusò di essersi schierata col figlio e la bandì da corte, relegandola nella fortezza di Alenquer, in sostanza come prigioniera. Tuttavia, per divina disposizione, il bando da corte e l'isolamento nella fortezza non durarono molto. Il re Dionigi si ammalò gravemente poco dopo e, riconoscendo le virtù della moglie, la richiamò a corte. Elisabetta assistette il marito con totale devozione sul letto di morte fino al 1325. Alla morte del coniuge, poté finalmente seguire la sua vera vocazione. Donò tutto ciò che possedeva ai poveri e a vari monasteri, diventando Terziaria Francescana. Dopo un pellegrinaggio al Santuario di Santiago di Compostela, nella regione della Galizia, nel nord-ovest della Penisola Iberica, in cui depose la propria corona sulla tomba dell’apostolo Giacomo, si ritirò nel convento dell'Ordine delle Clarisse (conosciuto anche come il Secondo Ordine Francescano) di Coimbra (Portogallo), da lei stessa precedentemente rifondato. Qui, pur vivendo rigidamente come le Clarisse, non prese mai i voti solenni di clausura per poter continuare a usare i suoi beni residui in opere di carità. Indossò comunque l'abito del Terz'Ordine Francescano. Ne uscì solo per risolvere un conflitto sorto tra il figlio Alfonso IV e suo nipote, il re Alfonso XI di Castiglia (figlio di sua figlia Costanza).
L'abbraccio alla povertà francescana e il riposo a Coimbra
Morì il 4 luglio 1336 a Estremoz, sempre in Portogallo, e fu tumulata - con l’abito umile del Terz’Ordine francescano - nel medesimo convento di Coimbra. Attualmente, il corpo incorrotto della Santa non si trova più nella struttura originaria a causa di ragioni storiche e climatiche. Le spoglie sono custodite nel Monastero di “Santa Clara-a-Nova” (Santa Chiara Nuova), situato sulla collina di Santa Clara, che sovrasta il fiume Mondego. Questo complesso fu costruito nel XVII secolo per sostituire il vecchio e attiguo monastero di “Santa Clara-a-Velha” (Santa Chiara Vecchia), che veniva continuamente allagato dalle piene del fiume. Il suo corpo riposa all'interno della chiesa del monastero, precisamente inserito nell'altare maggiore, protetto dentro una monumentale urna d'argento e cristallo realizzata nel 1696. Nella stessa chiesa è conservato anche l'antico e magnifico sepolcro originale in pietra gotica, commissionato dalla regina stessa prima di morire. Nel 1625, Papa Urbano VIII celebrò la sua solenne canonizzazione in Roma.
… Che il Signore ci conceda, per l’intercessione di Santa Elisabetta o Isabella, di saper imitare l'eroica pazienza, la grazia pacificatrice e la carità operosa di questa grande Regina. Che Santa Elisabetta interceda presso il Signore per tutte le famiglie, donando armonia nei momenti di prova e la forza di trasformare ogni sofferenza in un’offerta d'amore.
Immagine: "Santa Elisabetta di Portogallo", olio su tela dipinto, tra il 1630 e il 1635, dal pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664). L'opera si trova nel Museo del Prado, a Madrid (capitale della Spagna).
Roberto Moggi
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