San Tommaso, apostolo

IL “GEMELLO”: DAL CORAGGIO DEL DUBBIO ALLA FEDE APOSTOLICA

Oggi - 3 luglio 2026 - venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la festa di San Tommaso, apostolo. 

Radici linguistiche e origini terrene del "Gemello"

Tāʾômâ o Te'oma (Tommaso) è il suo nome ebraico derivante dall'aramaico, che significa letteralmente “gemello”. Nel Nuovo Testamento, scritto in greco, il nome viene traslitterato Thōmas. Nello stesso Vangelo di Giovanni, l'apostolo viene anche chiamato con la traduzione greca del suo nome: Didymos (Didimo), che significa ugualmente “gemello”. Dal greco si è passati poi al latino Thomas e infine all'italiano Tommaso. Era un ebreo nato sul finire del I secolo a.C. in un luogo imprecisato della Palestina romana, probabilmente nella Galilea (oggi in Israele). Delle sue origini e dei suoi genitori non si ha nessun ragguaglio. La tradizione apocrifa crede d’aver individuato un fratello o una sorella di lui in tali Eleazaro o Lidia, circostanza che potrebbe spiegare il perché dell’appellativo “Didimo” (Gemello). La tradizione patristica (tra cui San Gregorio Magno) ha spesso sollevato una domanda spirituale: “di chi era gemello Tommaso?”: non essendoci certezze biologiche, i padri della Chiesa dicevano che Tommaso è il gemello spirituale di ciascuno di noi. Nel suo dubbio, nelle sue paure e nel suo slancio generoso, ogni cristiano si specchia perfettamente in lui. Tommaso visse infanzia e giovinezza sulle rive del lago di Tiberiade, dove faceva quasi certamente il pescatore (dato il contesto geografico e la menzione in Giovanni 21, 2, dove egli si trova sulla barca a pescare insieme a Pietro e ai figli di Zebedeo), fino a quando fu aggregato al collegio apostolico. Nei Vangeli Sinottici, la sua elezione formale a membro dei "Dodici" avviene sul monte, dopo una notte di preghiera di Gesù (Cf. Luca 6). Certamente seguiva il Messia sin dall’inizio della vita pubblica del Maestro, ma ignoriamo la precisa occasione nella quale entrò per la prima volta in relazione con Lui. 

Le fonti scritturistiche, gli apocrifi e il mistero del nome

Il solo Vangelo secondo Giovanni documenta i tre anni in cui Tommaso fu discepolo di Gesù, mentre gli Atti degli Apostoli parlano del periodo che intercorre tra la Pentecoste e l’inizio dell’opera di evangelizzazione portata avanti dagli apostoli nel mondo. Dagli scritti apocrifi, particolarmente dal Vangelo di Tommaso del II secolo e dagli atti riconducibili al III secolo, si possono poi ricavare indicazioni utili sull’ultimo segmento della vita di Tommaso: questi sono proprio i testi chiave che la critica storica utilizza per ricostruire le tradizioni successive, pur con i dovuti filtri teologici. Tommaso, inoltre, è indicato, nei Vangeli sinottici (secondo Matteo, Marco e Luca), nella lista del collegio apostolico (Mt 10, 2-4; Mc 3, 16-19 e Lc 6, 13-16). Nel suo testo, l’evangelista Giovanni, ogni volta o quasi lo nomina, lo “presenta” spiegandone il nome. La prima volta lo incontriamo al capitolo 11, nella preparazione del “segno di Betania” (la risurrezione di Lazzaro, l’amico del Signore), dove al versetto 16 leggiamo: “… Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!» …” (Gv 11, 16). Tommaso era chiamato “Dìdimo”, che detto così sembra essere un soprannome, mentre in realtà - come già visto - è la trasposizione in greco della parola aramaica “Ta'omà” (oppure “Te'oma” o “Tômà”). Di conseguenza, non bisognerebbe dire “detto” Didimo, ma “che significa” Didimo e dovremmo tradurre “Didimo”, che è una parola greca, con la corrispondente italiana, che è “Gemello”. Infatti, l'espressione comune "detto Didimo" trae in inganno il lettore moderno facendo pensare a un cognome o a un soprannome caratteriale, mentre si tratta di una pura traduzione linguistica operata dall'evangelista Giovanni per i lettori di lingua greca. Pertanto, Tommaso vuol dire Gemello, come anche Didimo in greco vuol dire Gemello. Si tratta di tre parole con identica accezione: “Tommaso” (italianizzazione derivante dall’aramaico anzidetto), “Didimo” in greco e “Gemello” in italiano. 

Il profilo spirituale: tra fedeltà incrollabile e bisogno di certezze

Tommaso visse tutti e tre gli anni della vita pubblica del Signore al Suo seguito. D’altronde, quando gli apostoli dovettero sostituire Giuda nel gruppo dei dodici, per bocca di San Pietro richiamarono il criterio per la scelta, come indicato negli Atti degli Apostoli: “… tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato, tra di noi assunto al cielo …” (At 1, 21-22), che spiega come, per diventare apostoli, si richiedeva ai candidati di essere stati con Gesù tutti e tre gli anni dalla Sua vita pubblica. Della personalità di Tommaso fanno spicco il coraggio eroico unito alla fermezza di carattere: “… andiamo anche noi a morire con lui! …” (Gv 11, 16) disse, come già visto, nel momento in cui gli altri apostoli dissuadevano il Maestro dal recarsi di nuovo a Gerusalemme, dove da poco i Giudei avevano tentato di lapidarlo. Altro importante aspetto caratteriale e spirituale di Tommaso, è la capacità di rendersi conto del profondo significato delle affermazioni di Gesù, non disgiunta da spirito ragionatore: “… Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via? …” (Gv 14, 5), aveva fatto notare a Gesù in un’ora d’incertezza e di sconforto per l’imminente “partenza” di Lui (Ascensione). Tipico della sua personalità è poi lo scetticismo. Quello di Tommaso, tuttavia, non è un dubbio cinico, ma lo smarrimento di un uomo pragmatico, un "ragionatore" (come dimostra la sua domanda durante l'Ultima Cena (Gv 14, 5) che esige di capire la direzione per poter seguire il Maestro fino in fondo.

Il bacio delle piaghe e il prodigio della Sacra Cintola

Particolarmente conosciuto, al riguardo, è l’episodio narrato al capitolo 20 del Vangelo di Giovanni: Gesù è risorto ed è apparso ai discepoli, in un momento in cui non era presente Tommaso. Lui, sentendo parlare da loro della Risurrezione del Figlio di Dio, esige di “toccarlo con mano” prima di poterci credere. Il Signore torna, otto giorni dopo, e lo invita a “controllare” e toccare con mano le sue piaghe: “… Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» …” (Gv 20, 27). Ed ecco che Tommaso, il pignolo, lo scettico, il cauto, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù con una delle più belle professioni di fede di sempre: “… Mio Signore e mio Dio! …” (Gv 20, 28), come nessuno fino ad allora aveva mai fatto. E Cristo, di rimando: “… «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» …” (Gv 20, 29). È interessante evidenziare come l’apostolo abbia compiuto un salto qualitativo immenso. Passa dall'essere il più scettico al pronunciare la formula cristologica più alta di tutti i Vangeli, riconoscendo in Gesù non solo il Maestro risorto, ma la divinità stessa. Tommaso è ricordato ancora da Giovanni e negli Atti degli Apostoli, ma senza particolare specificazione. Non appena la Vergine venne assunta al cielo in anima e corpo, gli apostoli, per soprannaturale divina disposizione, si sarebbero ritrovati per l’ultima volta a Gerusalemme, nel 42 circa. Tommaso, che si era spinto nel lontano oriente per evangelizzare, ben fuori dell’Impero Romano, sarebbe stato prodigiosamente trasportato dalle lontane regioni dei Parti, nella grande Persia, fino al Monte degli Ulivi, presso Gerusalemme, dove avrebbe visto Maria salire al cielo in anima e corpo. La Madre di Dio, alle sue suppliche e invocazioni, per consolarlo, gli avrebbe gettato dall’alto la cintura (“Sacra Cintola” o “Sacro Cingolo”) con la quale gli undici avevano cinto il suo corpo santissimo. 

L'evangelizzazione dell'Oriente, il martirio in India e l'approdo a Ortona

Dopo aver evangelizzato, tra gli anni 42 e 49 circa, i paesi della Media (regione della parte nord-occidentale dell’odierno Iran, compresa tra il mar Caspio, L’Armenia e la Mesopotamia) e il resto della Persia, Tommaso si diresse in India, dove la prima volta, tra gli anni 53 e 60, predicò la fede di Cristo lungo le coste sud-occidentali di quel sub-continente (attuale regione del Malabar) e, successivamente, su quelle sud-orientali (odierno Coromandel), come attestano anche le fonti della Chiesa Siriaca dell'Oriente (i cosiddetti "Cristiani di San Tommaso"). Narra la tradizione che egli suggellò la sua missione col martirio, venendo ucciso a colpi di lancia a Calamina, l’odierna Mylapore o Meliapor, sobborgo di Madras (India), tra gli anni 68 e 72. Gli apocrifi “Atti di Tommaso”, ci parlano della predicazione, dei miracoli e del martirio dell’apostolo, spiegando che i soldati si avvicinarono, lo colpirono tutti insieme ed egli cadde a terra e morì, e concludendo con le parole: “… Qui finiscono gli atti di Tommaso, apostolo di nostro Signore Gesù Cristo, che fu martirizzato in terra indiana per ordine del re Mazdai …”. Il 3 luglio 230, le sue reliquie vennero portate da un mercante a Edessa di Mesopotamia. Un millennio dopo, all’epoca della II Crociata (dal 1147 al 1150), a causa delle conquiste musulmane, le Ossa di San Tommaso furono trasferite nell’isola greca di Kios, anticamente Scio (nell’arcipelago greco del Mare Egeo). Nel 1258 si ebbe la traslazione in Italia, nella cattedrale di Ortona (cittadina marittima adriatica oggi in provincia di Chieti, regione Abruzzo). Di questo evento esistono vari documenti, in modo particolare una pergamena redatta pochi mesi dopo da pubblici notai della città di Bari (oggi capoluogo della regione Puglia). Vi sono, poi, le attestazioni di storici insigni. I pontefici Bonifacio IX, Sisto IV, Clemente XII, Gregorio XIII e Benedetto XIV, per promuoverne il culto, si mostrarono generosi nell’offrire indulgenze a coloro che visitavano il sepolcro di San Tommaso. Il 5 settembre 1949, con la Bolla “Innumeras” (Illimitato), in occasione della riapertura al culto del tempio dopo le distruzioni belliche della Seconda Guerra Mondiale, il Servo di Dio papa Pio XII riconfermò tutte le precedenti benevolenze. Numerosi sono i pellegrini che si recano sulla tomba del santo anche da località lontane, riportandone spesso grazie speciali. La nobile svedese Santa Brigida (1303-1373), venne a venerare il sepolcro di San Tommaso nella città di Ortona ed ebbe dal Signore la rivelazione che le ossa colà custodite sono effettivamente quelle di Tommaso. 

… O Signore Gesù, che hai voluto fare del dubbio del tuo apostolo Tommaso un cammino luminoso verso la certezza della fede, concedi a tutti noi, che oggi ne celebriamo la gloriosa memoria, di saper riconoscere le tue piaghe gloriose nelle sofferenze del mondo e di saper gridare con lo stesso slancio del suo cuore: "Mio Signore e mio Dio!". Concedici la grazia di una fede che non teme le domande, ma che cerca instancabilmente la verità, affinchè possiamo essere apostoli coraggiosi nei confini del mondo, sorretti dallo sguardo materno di Maria che a Tommaso donò il segno della sua vicinanza terrena. 

Immagine: "L'incredulità di San Tommaso", olio e chiaroscuro su tela dipinto, tra il 1601 e il 1602, dal pittore milanese Michelangelo Merisi da Caravaggio, noto come Caravaggio (1571-1610). L'opera si trova attualmente presso la Galleria dei Dipinti (Bildergalerie), a Potsdam (Germania).
Roberto Moggi
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