San Lorenzo da Brindisi, sacerdote

IL DOTTORE APOSTOLICO TRA PAROLA, MISSIONE E PROFEZIA

Oggi - 21 luglio 2026 - martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Lorenzo da Brindisi, sacerdote e dottore della Chiesa.

La scintilla della vocazione nella terra natia

Giulio Cesare - questi i suoi due nomi di battesimo - nacque il 22 luglio 1559 a Brindisi, città portuale sul mare Adriatico nella parte meridionale della Puglia, allora parte del Regno di Napoli (oggi capoluogo dell’omonima provincia nella regione Puglia). Erede della famiglia piccolo borghese dei Russo, ancora molto piccolo rimase orfano di padre, ma riuscì ugualmente a studiare nella sua città, quale “ allievo esterno ”, presso la scuola dei Francescani Conventuali del convento di San Paolo Eremita. In questo periodo si accese in lui la fiamma della vocazione religiosa, tanto che, tra il 1565 e il 1567, passò tra gli alunni “ interni ” del cenobio, indossando l'abito dei frati conventuali, proseguendo poi la formazione quale candidato alla vita religiosa. 

Dalle prove della giovinezza al rifugio nella Serenissima

A quei tempi, nel convento di Brindisi, i frati avevano l’usanza di fare tenere, in alcune solennità e feste, pubbliche prediche ad alcuni tra i loro migliori studenti, che ritenevano particolarmente portati. Egli fu subito prescelto e iniziò così, precocemente, la sua predicazione al popolo. La morte della madre, avvenuta da lì a breve, oltre che lasciarlo completamente solo, gli creò notevoli difficoltà economiche, senza per altro ricevere alcun aiuto dai tanti parenti, neppure da Padre Giorgio Mezosa, che oltre che congiunto era suo insegnante presso i conventuali. Di conseguenza, nel 1573, appena quattordicenne fu costretto a trasferirsi a Venezia, capitale dell’omonima “ Serenissima ” Repubblica, presso uno zio sacerdote, direttore di una scuola privata e curatore dei chierici della basilica di San Marco, potendo così proseguire la sua erudizione e irrobustire la propria vocazione, che s’indirizzò verso i Frati Minori Cappuccini, dove essa era nata. 

L'abito cappuccino e il dono delle lingue sacre

Il 18 febbraio 1575, vestì l'abito francescano, assumendo, per devozione e gratitudine, il nome religioso del vicario provinciale pro tempore dell’Ordine, Padre Lorenzo da Bergamo e divenendo da quel momento Padre Lorenzo “ da Brindisi ”. Nella prestigiosa università della vicina Padova completò gli studi di logica e filosofia, favorito da un'intelligenza acuta e da una memoria prodigiosa. Divorò tutti i libri che gli vennero a portata di mano e, volendo approfondire la conoscenza della Sacre Scritture nel testo originale, studiò e apprese con facilità l'ebraico e l'aramaico. Con un intervento eccezionale della Grazia, riuscì a padroneggiare dette lingue così bene che i rabbini lo scambiavano per un ebreo, disputando con lui nella stessa lingua dei Profeti. Tuttavia, per l'eccessiva tensione, i continui sforzi e le incessanti penitenze, a un certo punto dovette sospendere gli studi. 

Il miracolo di Oderzo e il ministero dell'instancabile predicazione

In questo stato di debilitazione, affetto probabilmente da tubercolosi, fu ricoverato d'urgenza nell'infermeria del convento di Oderzo, non lungi da Treviso e dalla stessa Venezia (oggi in provincia di Treviso, Veneto). Qui, sembrava avviarsi verso la più infausta delle prognosi, quando improvvisamente, un giorno, scoppiò in una serie incontenibile di singhiozzi e al padre guardiano, che cercava di consolarlo, rivelò che la Madonna lo aveva guarito. Quindi, rimessosi in perfetta salute, tornò nuovamente a Venezia, per finire gli studi di teologia, fino a quando, il 18 dicembre 1582, fu ordinato sacerdote. Lorenzo era celebre perché celebrava la Santa Messa con un fervore mistico tale da durare ore, spesso versando abbondanti lacrime durante la consacrazione. Sebbene egli, per la grande umiltà, non si sentisse degno di ciò, da quel momento fece passi da gigante nella gerarchia dei Cappuccini. A qualche mese dall'ordinazione, forte anche dell’esperienza fatta sin da ragazzo, ricominciò a predicare. Da allora, per quasi tutta la vita, la semina della parola di Dio fu per lui l'occupazione più importante e impegnativa. La maggior parte degli scritti che ci ha lasciato ha avuto origine dalla sua infaticabile attività di predicatore. Alla bella presenza, che s'imponeva al pubblico, univa una voce potente, un gesto esuberante, doti intellettuali e morali superiori. 

Guida dell'Ordine e baluardo della fede sui campi d'Europa

Nel 1589 divenne vicario generale dell'Ordine in Toscana, nel 1594 provinciale di Venezia, nel 1596 secondo definitore generale, nel 1598 vicario provinciale in Svizzera, nel 1599 primo definitore generale e, nel medesimo anno, venne anche posto alla guida dei missionari che i Cappuccini - su disposizione del pontefice Clemente VIII (regnante dal 1592 al 1605) - inviavano in quel periodo nei territori tedeschi e boemi del Sacro Romano Impero, per la restaurazione e la difesa della fede contro le sette, gli eretici e i protestanti, che vi imperversavano. Nell'ottobre del 1601, su sua richiesta, ottenne di essere uno dei quattro cappellani incaricati dell'assistenza spirituale delle truppe cattoliche coalizzate, grazie all’intervento del medesimo papa, nella guerra contro i turchi, nota come “ Lunga guerra ” (durata complessivamente dal 1593 al 1606). Fu destinato all'accampamento imperiale della città ungherese di Székesfehérvár (in italiano nota come Alba Reale ). L'imperatore del Sacro Romano Impero in carica era Rodolfo II d'Asburgo (regnante dal 1576 al 1612), ma sul campo di combattimento il comando supremo delle truppe imperiali era affidato all'arciduca Mattia d'Asburgo (futuro imperatore). Giunse sul posto il 9 ottobre del medesimo anno, proprio durante la battaglia, distinguendosi subito per il coraggio e la fermezza dimostrati durante un attacco turco.

L'ultimo viaggio a Madrid, il martirio e la gloria degli altari 

Il 24 maggio 1602, fu eletto vicario generale dell'Ordine, con l'onere di visitare tutte le province francescane d’Europa, al quale si dedicò con grande lena e impegno. Nel 1604, durante il triennio del suo generalato, poté tornare anche a Brindisi, dove decise per conto dell’Ordine la costruzione di una chiesa con annesso monastero di clausura, trovando i finanziatori nel Duca di Baviera, nella Principessa di Caserta e in altre personalità conosciute durante i suoi viaggi in Europa, mentre il terreno era quello dove sorgeva la sua casa natale. Nel 1618 giunse a Napoli, capitale dell’omonimo Regno sottoposto a quello di Spagna, dove fu convinto dai patrizi locali a recarsi a Madrid per esporre al re Filippo III (regnante dal 1598 al 1621) le malversazioni e i soprusi perpetrati, a Napoli, dal viceré don Pietro Giron, duca di Ossuna. Partì per la Spagna, ormai divenuto un bersaglio per i tanti nemici che la sua sete di giustizia aveva attirato. Arrivò nella capitale iberica dove, il 26 maggio 1619, dopo avere evitato miracolosamente l'agguato di sicari e poi ostacoli di varia natura, fu ricevuto alla corte da Filippo III. Al termine del colloquio col sovrano, per dare attendibilità alle sue parole, profetizzò la propria morte imminente, aggiungendo che, se il monarca non avesse provveduto al bene dei propri sudditi, sarebbe morto entro due anni. Il 22 luglio 1619, a Belém, frazione della città di Lisbona in Portogallo, allora formalmente unito alla Spagna, Lorenzo morì probabilmente avvelenato. Il 31 marzo 1621, come predetto, si spense anche re Filippo III, che aveva ignorato la profezia, disatteso le legittime richieste dei sudditi napoletani e favorito il viceré don Pietro Giron. Lorenzo fu sepolto a Villafranca del Vierzo, nella Galizia (Spagna), presso il convento dell'Annunciata delle Monache Clarisse. Nel 1881 fu proclamato santo da papa Leone XIII (regnante dal 1878 al 1903). Tra le tante sue opere, ricordiamo in particolare il “ Mariale ” (la sua monumentale raccolta di sermoni sulla Madonna), che ha motivato fortemente la sua proclamazione a Dottore della Chiesa, avvenuta nel 1959, col titolo di “ Doctor Apostolicus ” (Dottor Apostolico), da parte del pontefice San Giovanni XXIII (regnante dal 1958 al 1963). 

… Per l'intercessione di San Lorenzo da Brindisi, instancabile araldo del Vangelo e difensore della giustizia, il Signore conceda la Sua grazia, la fortezza nella fede e la pace del cuore a tutti noi. Che l'esempio di questo Santo Dottore guidi i nostri passi sulla via della verità e dell'amore filiale verso la Vergine Maria.

Immagine: "San Lorenzo da Brindisi", quadro ovale ad olio su tela dipinto, nel 1783, dal pittore emiliano Gaetano Callani (1736-1809). L'opera si trova nei musei del complesso monumentale della Pilotta, a Parma (capoluogo dell'omonima provincia della regione Emilia-Romagna).
Roberto Moggi
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