San Giacomo, apostolo

IL “FIGLIO DEL TUONO”: IL CAMMINO DELLA FEDE E IL MARTIRIO DI SAN GIACOMO IL MAGGIORE

Oggi - 25 luglio 2026 - sabato della XVI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la festa di San Giacomo, apostolo.

Identità e origini dell'Apostolo pescatore 

Ya'aqov o Iacomus (Giacomo) - questo il suo nome rispettivamente nella natia lingua ebraica (traslitterato nel nostro alfabeto) e in latino - è indicato nel Nuovo Testamento con la specificazione “ di Zebedeo ”, dal nome del padre, o “ Il Maggiore ”, per distinguerlo dall'omonimo altro Apostolo Giacomo, detto “ di Alfeo ” o “ Il Minore ”. Appartenente al gruppo dei dodici apostoli di Gesù, come riportato dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli, era un ebreo figlio appunto di Zebedeo e di Salomé, nonché fratello dell’altro apostolo Giovanni evangelista (I secolo d.C. - circa 98). Sia lui che il fratello, stando al Vangelo secondo Marco, sono stati chiamati da Gesù “ Boanerghes ” o “ Boanerges ” (in aramaico “ Figli del Tuono ”) per il loro comune temperamento coraggioso e impulsivo al tempo stesso (Mc 3, 17). Giacomo nacque verosimilmente nei primi anni del I secolo d.C. a Betsaida, cittadina della Gaulanitide, regione al confine con la Galilea, a nord del Lago di Tiberiade, nella Palestina romana ( oggi Israele ), dove con la famiglia esercitava il mestiere di pescatore. In questo stesso centro, come spiega il Vangelo di Giovanni (Gv 1, 44 e 12, 21), nacquero anche gli apostoli Pietro, Andrea e Filippo. 

Alla sequela di Cristo e l'evangelizzazione dell'Hispania

Secondo i Vangeli sinottici, Giacomo e suo fratello Giovanni si trovavano insieme al padre, sulla riva del lago di Tiberiade, quando Gesù li chiamò affinché lo seguissero. Giacomo, con Pietro e Giovanni, fu uno dei tre apostoli più vicini al Signore e uno dei primi a immolarsi e a morire per Lui. Egli ebbe la grazia di essere presente, in un ristretto gruppo, a tre degli episodi più importanti della vita del Messia, ovvero la Trasfigurazione sul monte Tabor, l’orazione nell’Orto degli Ulivi e l’apparizione, una volta resuscitato, sulle rive del medesimo lago di Tiberíade (con altri sette discepoli, tra cui Pietro, Tommaso, Natanaele, i figli di Zebedeo e altri due). Dopo la morte di Cristo, Giacomo, appassionato e impetuoso, fu attivo nel gruppo iniziale della Chiesa primitiva di Gerusalemme e, per il suo alacre e fruttuoso lavoro di evangelizzazione, fu designato a recarsi - come attestano le tradizioni medievali - nel territorio della penisola Iberica, l’Hispania romana (oggi Regno di Spagna), più precisamente nella regione del nord-ovest, conosciuta in quel momento come Gallaecia (l’odierna Galizia). Durante la sua operosa permanenza nella penisola Iberica, scelse accuratamente, tra i suoi migliori discepoli, sette uomini di provata virtù e fede, che furono poi ordinati Vescovi a Roma da San Pietro in persona, ricevendo la missione di continuare l’evangelizzazione dell’Hispania.

Il prodigio del Pilar e il ritorno a Gerusalemme

I testi apocrifi, non suffragati da prove, affermano che la Vergine Maria, prima di “ addormentarsi ” per sempre, abbia ricevuto la visita di Gesù resuscitato, al quale Lei avrebbe chiesto di poter trascorrere i suoi ultimi giorni terreni circondata dagli Apostoli, che in quel momento si trovavano dispersi in tutto il mondo. Gesù avrebbe acconsentito, permettendole di essere Lei stessa ad avvisarli in tal senso, mediante apparizioni miracolose. Così la Madonna sarebbe apparsa a Giacomo e ai sette discepoli che lo accompagnavano, in cima a una colonna, a Caesaraugusta, fiorente colonia romana fondata dall'imperatore Cesare Augusto tra il 24 e il 14 a.C., nella Penisola Iberica nord-orientale (oggi Saragozza, capoluogo dell'Aragona, in Spagna). La tradizione colloca l'evento esattamente al 2 gennaio dell'anno 40 (quindi prima della Dormizione e Assunzione di Maria, quando la Vergine era ancora in vita a Gerusalemme e si trattò tecnicamente di una bilocazione). L’episodio è oggi ricordato nella Basilica di “ Nuestra Señora del Pilar ”, famosa meta di pellegrinaggio in Saragozza (“ Pilar ” vuol dire “ pilastro ” o “ colonna ” in spagnolo). In seguito Giacomo tornò a Gerusalemme, proprio nel periodo in cui vi si era scatenata la persecuzione contro i cristiani. Qui, secondo gli Atti degli Apostoli, fu arrestato e infine decapitato nell’anno 42, per ordine di Erode Agrippa I, Re della Giudea (dal 39 al 44). Gli Atti degli Apostoli (At 12, 1-2) confermano la decapitazione sotto re Erode Agrippa I. Racconta la tradizione, a tratti ammantata di leggenda, che, dopo il martirio dell’Apostolo, furono proprio i suoi sette seguaci, giunti a Gerusalemme al suo seguito, a recuperare e caricare il corpo dell’Apostolo su un’imbarcazione, trasportandolo via mare fino alla Galizia, dove arrivarono nel porto di Iria Flavia ( attuale Padrón ). 

La translatio e i prodigi nelle terre della regina Lupa

Scesi a terra, gli uomini adagiarono il corpo del loro Maestro su una roccia che a poco a poco “ si aprì ” prodigiosamente, accogliendone la salma al suo interno fino a diventarne il sarcofago. Nel frattempo i sette erano andati a fare visita alla regina pagana Lupa, che allora dominava dal suo castello le terre su cui oggi si trova Compostela, onde chiederle un pezzo di terra per seppellire Giacomo (“ Santiago ” in spagnolo, nome derivante dalla forma latina del nome “Sanctus Iacobus”). La regina li inviò alla corte del vicino re Duyos, pure pagano e nemico del cristianesimo, che li fece subito incarcerare. Tuttavia, secondo la tradizione, un angelo - tra le varie storie, nella forma di un raggio luminoso e stellato - liberò i sette uomini dalla loro prigione permettendone l’evasione. Durane la loro fuga, miracolosamente, i soldati che li inseguivano morirono tutti mentre attraversavano un ponte. Questo non fu l’unico contrattempo che i sette uomini dovettero affrontare. I buoi che alcuni contadini avevano loro prestato per trasportare il corpo di Giacomo a Compostela, si rivelarono essere dei tori selvaggi che tuttavia, prodigiosamente, si ammansirono come agnellini durante il percorso. Le spoglie mortali dell’Apostolo Giacomo furono così degnamente sepolte ai piedi di una grande quercia, unitamente a quelle di due discepoli che pure morirono. La tradizione del “ Codex Calixtinus ” identifica esplicitamente questi due discepoli nei santi Teodoro e Attanasio. Il luogo in cui sorgeva la quercia e la proprietà della regina Lupa è identificato dalla tradizione con il Monte Libredón, l'esatto colle su cui oggi sorge la Cattedrale di Santiago. La regina Lupa, attonita dinanzi a tali episodi, si convertì al cristianesimo, facendo distruggere tutti i luoghi di culto pagano del suo territorio.

L'invenzione del sepolcro: il Campo della Stella e la nascita del santuario 

Otto secoli più tardi, nell’813, un eremita chiamato Paio avvisò il Vescovo di Iria Flavia, Teodomiro, della strana e potente luminosità di una stella che osservò brillare su un campo ( da qui il nome di Compostela, “Campus stellae”, cioè “Campo della Stella” ). Tuttavia, gli studiosi di filologia e archeologia odierni propendono per una derivazione da " Compositum " (che in latino significa " cimitero " o " luogo di sepoltura "), che si ricollega perfettamente alla necropoli precristiana e cristiana sorta in loco. Tra i cespugli, ai piedi dell’ormai vecchissima e gigantesca quercia, fu ritrovato un altare con tre monumenti funerari. Uno di essi conservava al suo interno un corpo con la testa mozzata, deposta sotto il braccio. Accanto, un cartello recitava: “ Qui giace San Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè ”. Il religioso, per rivelazione divina, attribuì i resti ossei rispettivamente a San Giacomo e a Teodoro e Attanasio, due dei discepoli dell’apostolo. Questi informò della scoperta il re galiziano-asturiano Alfonso II delle Asturie, detto “ Il Casto ” (dal 783 all’842), il quale, dopo aver visitato il luogo, nominò l’apostolo patrono del Regno e fece costruire una chiesa in suo onore. Presto si divulgò in tutta Europa la notizia del Santo Sepolcro galiziano e l’apostolo Giacomo divenne il grande simbolo della “ Reconquista ” spagnola (la riacquisizione dei territori iberici già sottoposti ai musulmani invasori). È storicamente accertato che Giacomo divenne il simbolo della Reconquista . La tradizione fissa questo ruolo nella leggendaria Battaglia di Clavijo (844), dove si tramanda che l'Apostolo sia apparso su un cavallo bianco a fianco dei cristiani (da cui l'iconografia di Santiago “ Matamoros ”, ovvero “ ammazzamori ”). Oggi si erge in quel sito la basilica cattedrale metropolitana di Santiago (San Giacomo) di Compostela, la chiesa madre dell'arcidiocesi omonima, basilica minore e uno dei massimi santuari cattolici del mondo. Al suo interno, nella cripta, i fedeli venerano le reliquie dell'apostolo Santiago “ El Mayor ” (San Giacomo “ Il Maggiore ”), oggi patrono di Spagna. La cattedrale è alla fine del famoso “ Cammino ” che porta lo stesso nome, storico pellegrinaggio di origine medievale. 

Il dibattito storico, l'occultamento e il solenne riconoscimento papale

L’autenticità dei resti dell’apostolo Giacomo ha generato, tuttavia, non pochi e accesi dibattiti ed è stata protagonista di meticolose ricerche. Il difficoltoso trasporto del corpo del discepolo di Gesù, dalla lontana Gerusalemme fino alla terra galiziana, è solo una delle molte lacune di una tradizione che si trova a cavallo tra il rigore storico e tradizioni orali. Studi archeologici hanno dimostrato che Compostela era una necropoli precristiana. Durante il ritrovamento del XIX secolo, furono eseguite analisi sui resti umani. Nel 1879, il cardinale Payá y Rico incaricò un'équipe scientifica dell'Università di Santiago (guidata dai professori Antonio Casares e Antonio López Peláez) di analizzare i resti ossei ritrovati nel nascondiglio. Essi confermarono che appartenevano a tre individui diversi, compatibili con un uomo della metà del I secolo (Giacomo) e due più giovani (Teodoro e Attanasio). Inoltre, secondo la tradizione orale, una volta scoperte e onorate con un tempio cristiano, le reliquie di San Giacomo, nel XVI secolo, furono nascoste per evitarne la profanazione da parte dei pirati che minacciarono la città dopo essere sbarcati nel vicino porto di A Coruña, nel maggio 1589. Gli scavi effettuati alla fine del XIX secolo, dopo essersi perse le tracce dei resti di San Giacomo, rivelarono l’esistenza di un nascondiglio dietro l’altare principale della cattedrale, dove erano state occultate e dimenticate per lunghissimi anni le ossa dell’apostolo. Nel 1884, papa Leone XIII riconobbe ufficialmente questo secondo ritrovamento con la celebre Lettera Apostolica " Deus Omnipotens " del 1° novembre 1884, blindando l'autenticità per il mondo cattolico.

… Nel giorno in cui la Chiesa celebra il glorioso martirio di San Giacomo il Maggiore, eleviamo la nostra lode a Dio per la testimonianza impavida di questo Apostolo. Che il Signore ci conceda di camminare sempre sotto il patrocinio del "Figlio del Tuono", imitandone lo zelo apostolico e la prontezza nel rispondere alla chiamata del Maestro. Il Signore benedica il cammino quotidiano di ciascuno di noi e custodisca i nostri passi nella pace.

Immagine: "San Giacomo Maggiore", anche detto "San Giacomo Maggiore in preghiera", olio su tela dipinto, tra il 1636 e il 1638, dal pittore bolognese Guido Reni (1575-1642). L'opera si trova attualmente presso il Museum of Fine Arts di Houston, in Texas (USA)
Roberto Moggi
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