LA REGINA E SALVATRICE DEL POPOLO DI DIO

Oggi - 1° luglio 2026 - mercoledì della XIII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Ester, regina. 

Introduzione liturgica e inquadramento storico del Libro di Ester

Esther (Ester) - questo il suo nome in latino - è la protagonista dell’omonimo libro della Bibbia, contenuto sia nella Bibbia ebraica (Tanakh) che in quella cristiana. Il testo fu scritto originariamente in ebraico da autori ignoti e la sua redazione definitiva - secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi - si collocherebbe verso la fine del II secolo a.C.. Pur essendo stato redatto in epoca ellenistica, il libro narra eventi molto anteriori, ascrivibili alla prima metà del V secolo a.C., avvenuti nel cuore del Vicino Oriente antico. Ester era una giovane giudea appartenente alla tribù di Beniamino, nata in esilio a Babilonia. Sebbene le ondate di esilio del popolo ebraico abbiano avuto come epicentro iniziale la Mesopotamia e la celebre città di Babilonia (Bābilim in accadico, la straordinaria metropoli cosmopolita situata sull'Eufrate, le cui rovine oggi coincidono con la città di Al Hillah nella Provincia di Babilonia in Iraq), la vicenda centrale della regina si sposta e si sviluppa storicamente a Susa, una delle capitali del successivo Impero Persiano Achemenide.

Le origini della Santa, l'adozione e il contesto dell'esilio babilonese

Nata in terra d’esilio durante il VI secolo a.C., Ester venne al mondo da genitori giudei deportati, che le imposero il nome ebraico di Hadassah o Adassa, che significa “mirto”. Rimasta orfana in tenera età, la fanciulla crebbe con il cugino (comunemente indicato come zio) Mardocheo, anch’egli ebreo della stirpe di Beniamino, che l’aveva adottata come figlia e cresciuta con l'amore di un padre. La famiglia si trovava in diaspora a causa delle storiche deportazioni avvenute un secolo prima. Il Libro di Ester (Est 2, 5-6) specifica infatti che i loro antenati furono condotti via da Gerusalemme insieme a Ieconia (noto anche come Ioiachin), re di Giuda. Nell’anno 597 a.C., il re Nabucodonosor II (605 a.C.-562 a.C.), il più potente sovrano dell'Impero Neobabilonese, aveva espugnato Gerusalemme per la prima volta, deponendo il giovane re e deportando la nobiltà, la crema militare e gli artigiani ebrei. Tra questi esuli c'era Kis, il bisnonno di Mardocheo. A questa prima ondata seguirono le tragiche deportazioni del 587 a.C. (con la distruzione totale del Tempio di Salomone) e del 582 a.C.. 

La struttura drammatica del testo biblico e i suoi prototipi

Il Libro di Ester costituisce nella Sacra Bibbia un racconto con fine principalmente teologico e pedagogico. Esso descrive in modo mirabile l’assistenza provvidenziale che Dio rivolge al suo popolo perseguitato, muovendosi tra scenari degni di una fastosa opera teatrale. Ci troviamo davanti a una magnifica corte imperiale - quella del re Assuero, storicamente identificabile nel sovrano di Persia Serse I, che regnò dal 485 al 465 a.C. - in cui agiscono re, regine, nobili, cortigiani ed eunuchi, tra intrighi puniti con il patibolo e fedeltà premiate con alti incarichi. La narrazione ha il ritmo di un dramma dallo scioglimento rinviato per tenere alta la tensione, alleggerito dalla vivacità di dialoghi di singolare finezza psicologica. I personaggi sono veri e propri prototipi: Assuero, monarca tanto potente quanto influenzabile; Aman, il malvagio e potente primo ministro nemico dei giudei; Mardocheo, il pio ebreo obbediente alla volontà divina; ed Ester, l’eroina abile e coraggiosa. L’azione si svolge idealmente in tre grandi atti: l’antefatto, con il ripudio della regina Vasti e l'elezione della bellissima Ester a nuova regina; il complotto ordito da Aman per sterminare gli ebrei; e infine il ribaltamento della sorte, con il trionfo dei giudei sui loro nemici.

Il coraggio di Ester: il digiuno, l'intercessione e la salvezza del popolo

Dal punto di vista cronologico, la storia si colloca nel periodo successivo al celebre editto dell’imperatore Ciro “il Grande”, che aveva permesso il rimpatrio degli ebrei. Non tutti i deportati, però, erano tornati a Gerusalemme; molti avevano scelto di rimanere nelle terre della diaspora, dove ormai si erano integrati. Essendo di straordinaria bellezza, Ester fu introdotta alla corte di Susa e scelta come sposa da re Assuero, assumendo proprio allora il nome di Ester (legato foneticamente alla radice babilonese Ishtar e alla parola persiana che significa "stella"). Subentrate le invidie del primo ministro Aman, quest'ultimo convinse il re a decretare lo sterminio di tutti i giudei dell'impero. Esortata da Mardocheo a intercedere presso il sovrano, Ester affrontò una scelta rischiosissima: presentarsi al re senza essere convocati era punito con la pena di morte. Dopo aver chiesto a tutti i giudei di pregare e dopo aver praticato lei stessa un severo digiuno di tre giorni, Ester osò presentarsi al trono. Il re, conquistato dalla sua grazia, le tese lo scettro d'oro in segno di clemenza. Invitato il sovrano e Aman a un sontuoso banchetto, Ester svelò con coraggio le trame del primo ministro, salvando il proprio popolo e provocando la condanna a morte di Aman sul medesimo patibolo che il malvagio aveva preparato per Mardocheo.

La festa del Purim e l'eredità spirituale nella tradizione cristiana ed ebraica

A perenne memoria di questo miracoloso ribaltamento, Mardocheo e la regina Ester istituirono la festa del Purîm (plurale di Pur, che significa “sorte”), chiamata così perché Aman aveva estratto a sorte il giorno del massacro. Celebrata ancora oggi, è una festività gioiosa paragonabile a un carnevale ebraico: i bambini si mascherano, gli adulti si scambiano doni ed è precetto fare la carità ai poveri affinché tutti partecipino alla gioia della salvezza. Il Libro di Ester mostra come la presenza di Dio nella storia opera strettamente attraverso la collaborazione di uomini e donne che rischiano la vita per la fede. Nella tradizione cristiana, Ester fu lodata già nel I secolo da San Clemente Romano (15/18 c.-97/101 c.) nella sua celebre Lettera ai Corinzi, come donna «perfetta nella fede», e successivamente da San Girolamo (347-420) come «tipo della Chiesa». La teologia cattolica la riconosce come una splendida prefigurazione di Maria Santissima, la perfetta Mediatrice di grazia che intercede presso il Re Celeste per la salvezza dei peccatori. Ricordata nel sinassario delle Chiese d'Oriente e nei martirologi latini in questa data, Ester resta per il popolo ebraico un'eroina fondamentale: il suo nome risuona ben cinquantanove volte nel testo sacro letto ogni anno durante il Purim.

… Per intercessione di Santa Ester regina, esempio luminoso di fede incrollabile e di totale abbandono alla Provvidenza divina, il Signore conceda a ciascuno di noi il dono del coraggio cristiano. Ci permetta, come Ester, di saper digiunare e pregare nei momenti della prova, diventando strumenti docili e audaci nelle mani di Dio per la salvezza e il bene dei nostri fratelli. La Vergine Maria, di cui la santa regina Ester è profezia e icona, custodisca i nostri passi, protegga le nostre famiglie e ci ottenga dal Re dei Re la grazia della perseveranza finale e la gioia della pace del cuore.

Immagine: "Ester e Assuero" (quest'ultimo era il re di Persia Assuero, identificato storicamente come Serse I), olio su tela dipinto, tra il 1628 e il 1635, dalla pittrice romana Artemisia Lomi Gentileschi (1593-1656). L'opera si trova attualmente al The Metropolitan Museum of Art (Met) di New York (U.S.A.).
Roberto Moggi
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