Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO: IL MISTERO DEL CORPUS DOMINI

Oggi - 7 giugno 2026 - X domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

La Solennità nel Calendario Liturgico 


Indicata anche con l’espressione latina “Corpus Domini” (“Corpo del Signore”), è una delle principali ricorrenze dell'anno liturgico. Il suo giorno proprio è il giovedì della seconda settimana dopo la Pentecoste, ma la celebrazione è posticipata alla successiva domenica, per favorire la massima partecipazione dei fedeli. Infatti, la regola generale della Chiesa Cattolica prevede che, laddove la ricorrenza non sia festa civile, la solennità venga trasferita alla domenica successiva in conformità con le Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico. Questa solennità rievoca la liturgia della “Messa nella Cena del Signore” (“Missa in Cena Domini”) del Giovedì Santo. La Chiesa Cattolica, infatti, insegna che l'Eucaristia è stata istituita storicamente da Gesù proprio durante l'Ultima Cena, evento che si commemora nella Messa in Cena Domini del Giovedì Santo. Pertanto, il Corpus Domini non è una ricorrenza slegata, ma rappresenta un vero e proprio prolungamento e un approfondimento di quel momento. La differenza principale risiede nel tono della celebrazione:
-    Giovedì Santo: La memoria dell'istituzione dell'Eucaristia avviene in un contesto di austerità, penombra e mestizia. È l'inizio della Passione di Cristo; l'attenzione è focalizzata sul tradimento di Giuda, sull'agonia nell'orto degli Ulivi e sulla successiva morte in croce. Non si fanno feste o processioni pubbliche trionfali.
-    Corpus Domini: Nasce nel XIII secolo proprio per colmare questo "vuoto" celebrativo. Rievoca lo stesso identico mistero del Giovedì Santo, ma in una circostanza solenne, gioiosa e pubblica. Il Corpo di Cristo esce dalle chiese per essere mostrato e adorato per le strade del mondo attraverso le caratteristiche processioni.

Le origini storiche: la bolla di Papa Urbano IV

Il Corpus Domini fu istituito a Orvieto (oggi in provincia di Terni, regione Umbria) da papa Urbano IV (dal 1261 al 1264), con la bolla “Transiturus de hoc mundo” (“Quando stava per passare da questo mondo”) dell'11 agosto 1264, come festa di precetto che estese a tutta la Chiesa, fissandola giovedì dopo l'Ottava della Pentecoste. Nella bolla il pontefice spiega chiaramente la motivazione che lo indusse a istituire la solennità, affermando: «… Sebbene l'Eucaristia ogni giorno sia solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l'anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose, infatti, di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava, infatti, per ascendere al cielo, disse: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20) …». La Chiesa, dunque, con una tradizione antica ormai di sette secoli circa, celebra il grande Mistero del Corpo e del Sangue del Signore due volte nell’anno liturgico, il Giovedì Santo e, alla fine del tempo pasquale, in questa festa del Corpus Domini. Non si tratta però di una ripetizione, quanto piuttosto di un “approfondimento” di questo Mistero di amore e di unità. Il Giovedì Santo contempliamo il mistero dell’Eucaristia soprattutto nella sua essenza riassuntiva e sintetica della Pasqua, quale segno profetico di ciò che si è realizzato nella passione, morte e risurrezione di Gesù. Nella solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, invece, questo stesso Mistero è celebrato in particolare nella sua finalità ecclesiale, come generante la Chiesa e costruttore della comunità dei fedeli in un solo corpo e spirito. 

L'Epiclesi e la trasformazione eucaristica

Il Corpo del Signore che celebriamo oggi, dunque, siamo anche noi. Questa è quindi la nostra festa, quella di uomini e donne che vengono compaginati insieme per azione dello Spirito e costituiti membra del Corpo di Cristo, in unione a Lui nostro capo. Questa ricorrenza ci ricorda che il pane e il vino, durante la Santa Messa, attraverso la preghiera della Chiesa, la pronuncia delle preposte parole del Signore e la potenza dello Spirito Santo, sono trasformati nel Corpo e Sangue di Cristo. Si tratta della “Epiclesi” [dal greco “epìklēsis” (“invocazione”), a sua volta derivante da “epikalêo” (“chiamare”)]. La preghiera della Messa nella quale il sacerdote celebrante e per esso la Chiesa, con speciale invocazione, implora la potenza divina affinché i doni offerti dagli uomini, nella fattispecie il pane e il vino, siano consacrati per opera dello Spirito Santo e diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché la vittima immolata, che si riceve nella comunione, giovi alla salvezza di coloro che vi parteciperanno (Messale Romano, Preghiera Eucaristica II). L’odierna solennità ci rammenta anche, però, che il fine dell’Eucaristia non è semplicemente la presenza reale di Cristo, bensì la nostra trasformazione nel “corpo escatologico ed ecclesiale del Signore”, attraverso la comunione al corpo sacramentale. Questa festa è accompagnata tradizionalmente, quando non vi sono motivi ostativi come l’attuale pandemia, da una processione eucaristica che parte al termine della Santa Messa principale, finalizzata a portare la presenza sacramentale del Signore “nel cuore del mondo”. Tuttavia, non dobbiamo pensare che, ponendoci staticamente davanti al Santissimo Sacramento portato in processione, ci sia sufficiente contemplare con gli occhi il mistero che si rivela nell’Eucaristia. Infatti, la presenza sacramentale - come anche la riserva eucaristica custodita nel tabernacolo - non è solamente orientata ai nostri occhi perché ci poniamo semplicemente in adorazione davanti a essa, bensì è orientata alle nostre bocche, perché ce ne nutriamo e ci lasciamo trasformare nel corpo ecclesiale del Signore. 

Il senso della processione: nutrirsi e diventare "Lievito nella Pasta"

Adorare, invero, significa etimologicamente “portare alla bocca”, giacché il termine deriva dal latino “adoratio”, composto della particella “ad” e della parola “ore” (“bocca”, da “os”) e si riferisce al gesto di mettere la mano alla bocca come segno di annullamento della propria parola e manifestazione, a vantaggio dell'Essere Supremo. Portare l’Eucaristia in processione nel cuore delle nostre città e paesi, là dove gli uomini e le donne lavorano e vivono, gioiscono e patiscono, significa non tanto mostrare il mistero del Corpo del Signore, quanto affermare e testimoniare che il Signore si è fatto cibo, perché tutti se ne nutrano, lasciandosi trasformare ogni giorno. Cristo ha voluto essere presente in mezzo a noi nei segni sacramentali, per entrare nella nostra quotidianità e per invitarci a nutrirci di lui, della sua parola e della sua carne, per diventare noi stessi parola e carne. Questa festa ci ricorda allora che siamo “lievito nella pasta” e, pertanto, noi che partecipiamo all’Eucaristia, che lasciamo che alimenti la nostra vita, siamo segno di quell’unità cui è chiamata tutta l’umanità. Il pane e il vino rivestono così un’importante e molteplice valenza simbolica, rappresentando ad esempio la natura (sono frutti della terra) e la cultura (sono frutti del lavoro umano). Inoltre, sono cibo e bevanda, dunque gli elementi vitali per eccellenza che accompagnano l’uomo dal suo nascere al suo morire, durante tutta la sua vita. Il pane e il vino rinviano poi alla convivialità e alla comunione, poiché il cibo eucaristico, significato da questi simboli della vita così elementari e pregnanti, anticipa e prefigura quella vita eterna e quella comunione senza più ombre con Dio e tra di noi che, donata in Cristo, sarà realtà per sempre e per tutti nel Regno di Dio. Nell’Eucaristia, vi è poi una dimensione cosmica universale che non può essere dimenticata. Il mondo e l’intera umanità che Cristo ha riconciliato con Dio sono presenti nell’Eucaristia: nel pane e nel vino, nella persona e nel corpo dei fedeli e nelle preghiere che essi offrono per tutti gli uomini. Non è azione di giusti ma di peccatori. Non è il cibo dei perfetti, ma il farmaco che ci guarisce dai nostri mali, come ricorda Sant’Ambrogio. 

… Che il Santissimo Sacramento del diletto Figlio di Dio non sia per noi soltanto un mistero da contemplare, ma lo stampo vivo in cui fondere la nostra stessa esistenza. Che la partecipazione a questa Mensa celeste ci trasformi ogni giorno in strumenti di comunione, di pace e di carità operosa, affinché possiamo essere "lievito nella pasta" della società contemporanea, portando il profumo di Cristo e la guarigione del Suo balsamo divino là dove si consumano le sofferenze e le fatiche della storia. Il Cuore Eucaristico di Gesù custodisca noi, le nostre famiglie e le nostre comunità, rinvigorisca la nostra fede e ci conceda di camminare sempre con gioia verso la pienezza del Suo Regno. Buona e Santa Festa del Corpus Domini!
Immagine. "Comunione degli apostoli", olio su tavola dipinto, nel 1512, dal pittore toscano Luca d'Egidio di Ventura, noto come Luca Signorelli (1450-1523). L'opera si trova presso il Museo Diocesano di Cortona (in provincia di Arezzo, regione Toscana).
Roberto Moggi
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