IL CANDORE DELL’INFANZIA E LA FORTEZZA MATERNA NEL SANGUE DEL MARTIRIO
Oggi - 16 giugno 2026 - martedì della XI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, i Santi Quirico e Giulitta, martiri.
Le fonti storiche: dalla "Lettera a Zosimo" alla verità dei fatti
Di Quiricus (Quirico) e Iulitta (Giulitta) - questi i loro nomi in latino - si hanno solo notizie del martirio, del quale si conoscono circa quaranta versioni, per la maggior parte elencate nella “Bibliotheca hagiographica latina” (Biblioteca agiografica latina). La prima seria indagine storica sui due, però, fu intrapresa da Teodoro, vescovo della città di Iconio, nella provincia romana di Licaonia, nell’Anatolia (oggi Konya nella Turchia asiatica), che, sulla base di testimonianze dirette e di documenti, depurò la loro vicenda dagli elementi spuri, proponendo un passio giunto sino a noi attraverso la sua famosa “Lettera a Zosimo”. Fu proprio grazie a questo documento del vescovo Teodoro che papa Gelasio I (pontefice dal 492 al 496), nel suo “Decretum Gelasianum” poté salvare il culto dei due santi, eliminando le versioni eretiche o bizzarre che circolavano all'epoca. Secondo questo accreditato studio, Giulitta era una vedova cristiana di facoltosa famiglia ed elevato lignaggio, che viveva col figlio Quirico di circa tre anni, già battezzato, nella predetta città di Iconio.
La confessione della fede davanti al tribunale e il duplice olocausto
Essa, durante la terribile persecuzione contro i cristiani scatenata dall’Imperatore Diocleziano (regnante dal 284 al 305), temendo per sé e per il figlio, lasciò i suoi averi e la sua città, fuggendo con Quirico in compagnia di due fedelissime ancelle, verosimilmente tra il 303 e il 305. Tuttavia, non molto dopo, probabilmente nel 304 o 305, fu catturata con il suo gruppo mentre tentava di raggiungere Tarso, sulla costa mediterranea della vicina provincia romana di Cilicia. Per ordine del governatore di quest’ultima provincia, Alessandro, fu maltrattata e minacciata affinché abiurasse la fede in Cristo e accettasse, secondo la prassi, di sacrificare agli dei pagani, rifiutando sempre di rinnegare la propria fede. Ai soprusi era presente lo stesso governatore Alessandro, che teneva sulle ginocchia il piccolo Quirico, per indurre la madre a cedere, ma lei restava salda nella fedeltà a Cristo. La sua fiera e decisa testimonianza fece colpo su suo figlio, che prodigiosamente professò davanti a quel tribunale pagano d’essere cristiano. A queste parole il governatore, in un moto di collera, scagliò con estrema violenza il piccolo sui gradini del tribunale, facendogli battere la testa e uccidendolo sul colpo. La madre non si scompose, ma rimase in preghiera ringraziando il Signore perché il figlio l’aveva preceduta nella gloria dei Cieli senza eccessive sofferenze. Allora Alessandro, ancora più pieno d’ira, la consegnò al boia perché fosse decapitata, condanna subito eseguita.
La memoria liturgica tra Oriente e Occidente e la custodia delle reliquie
Riguardo al giorno del martirio dei due, avvenuto come detto lo stesso giorno dell’anno 304 o 305, si confrontano due tradizioni distinte: quella occidentale che indica il 16 giugno e quella orientale che invece riferisce il 15 luglio. I corpi dei due gloriosi martiri della fede, recuperati da una delle due ancelle scampata alle persecuzioni, furono tumulati in luogo segreto. Il loro culto venne così apertamente divulgato, tanto che oggi è radicato e diffuso sia in Oriente sia in Occidente. A introdurlo in Europa pare sia stato Sant’Amatore (o Amanzio), vescovo di Autissiodorum nella Gallia (oggi Auxerre, Francia), morto nel 418, che tornando da una visita ai Luoghi Santi avrebbe portato via mare le loro reliquie dal porto di Antiochia di Siria (oggi in Turchia asiatica) a quello di Marsiglia, pure nella Gallia (attualmente in Francia), deponendole nell’abbazia di San Vittore, da dove furono poi traslate a Roma da papa Vigilio (dal 537 al 555), che fece erigere una chiesa loro dedicata nella zona detta “dei Pantani”, l’attuale Rione Monti. Il loro culto si diffuse nel Medioevo soprattutto in Italia, Francia e Spagna. Quirico e Giulitta vengono festeggiati dalla Chiesa cattolica il 16 giugno.
… Per l'intercessione potente della santa matrona Giulitta e del piccolo e glorioso martire Quirico, il Signore conceda a ciascuno di noi la fortezza nella fede e l'audacia della testimonianza cristiana, anche di fronte alle prove più difficili della vita. Possano questi due fulgidi testimoni proteggere noi, le nostre famiglie e le nostre comunità, custodire la purezza dei fanciulli e sostenere il coraggio delle madri.
Immagine: "Santi Quirico e Giulitta", gruppo scultoreo in legno rivestito di gesso e collante dipinto a olio e oro, realizzato, tra il 1690 e il 1710 circa, da anonimo artista di bottega sarda. L'opera si trova presso la chiesa parrocchiale intitolata ai santi, a Cargeghe (in provincia di Sassari, regione Sardegna).
Roberto Moggi
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Oggi - 16 giugno 2026 - martedì della XI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, i Santi Quirico e Giulitta, martiri.
Le fonti storiche: dalla "Lettera a Zosimo" alla verità dei fatti
Di Quiricus (Quirico) e Iulitta (Giulitta) - questi i loro nomi in latino - si hanno solo notizie del martirio, del quale si conoscono circa quaranta versioni, per la maggior parte elencate nella “Bibliotheca hagiographica latina” (Biblioteca agiografica latina). La prima seria indagine storica sui due, però, fu intrapresa da Teodoro, vescovo della città di Iconio, nella provincia romana di Licaonia, nell’Anatolia (oggi Konya nella Turchia asiatica), che, sulla base di testimonianze dirette e di documenti, depurò la loro vicenda dagli elementi spuri, proponendo un passio giunto sino a noi attraverso la sua famosa “Lettera a Zosimo”. Fu proprio grazie a questo documento del vescovo Teodoro che papa Gelasio I (pontefice dal 492 al 496), nel suo “Decretum Gelasianum” poté salvare il culto dei due santi, eliminando le versioni eretiche o bizzarre che circolavano all'epoca. Secondo questo accreditato studio, Giulitta era una vedova cristiana di facoltosa famiglia ed elevato lignaggio, che viveva col figlio Quirico di circa tre anni, già battezzato, nella predetta città di Iconio.
La confessione della fede davanti al tribunale e il duplice olocausto
Essa, durante la terribile persecuzione contro i cristiani scatenata dall’Imperatore Diocleziano (regnante dal 284 al 305), temendo per sé e per il figlio, lasciò i suoi averi e la sua città, fuggendo con Quirico in compagnia di due fedelissime ancelle, verosimilmente tra il 303 e il 305. Tuttavia, non molto dopo, probabilmente nel 304 o 305, fu catturata con il suo gruppo mentre tentava di raggiungere Tarso, sulla costa mediterranea della vicina provincia romana di Cilicia. Per ordine del governatore di quest’ultima provincia, Alessandro, fu maltrattata e minacciata affinché abiurasse la fede in Cristo e accettasse, secondo la prassi, di sacrificare agli dei pagani, rifiutando sempre di rinnegare la propria fede. Ai soprusi era presente lo stesso governatore Alessandro, che teneva sulle ginocchia il piccolo Quirico, per indurre la madre a cedere, ma lei restava salda nella fedeltà a Cristo. La sua fiera e decisa testimonianza fece colpo su suo figlio, che prodigiosamente professò davanti a quel tribunale pagano d’essere cristiano. A queste parole il governatore, in un moto di collera, scagliò con estrema violenza il piccolo sui gradini del tribunale, facendogli battere la testa e uccidendolo sul colpo. La madre non si scompose, ma rimase in preghiera ringraziando il Signore perché il figlio l’aveva preceduta nella gloria dei Cieli senza eccessive sofferenze. Allora Alessandro, ancora più pieno d’ira, la consegnò al boia perché fosse decapitata, condanna subito eseguita.
La memoria liturgica tra Oriente e Occidente e la custodia delle reliquie
Riguardo al giorno del martirio dei due, avvenuto come detto lo stesso giorno dell’anno 304 o 305, si confrontano due tradizioni distinte: quella occidentale che indica il 16 giugno e quella orientale che invece riferisce il 15 luglio. I corpi dei due gloriosi martiri della fede, recuperati da una delle due ancelle scampata alle persecuzioni, furono tumulati in luogo segreto. Il loro culto venne così apertamente divulgato, tanto che oggi è radicato e diffuso sia in Oriente sia in Occidente. A introdurlo in Europa pare sia stato Sant’Amatore (o Amanzio), vescovo di Autissiodorum nella Gallia (oggi Auxerre, Francia), morto nel 418, che tornando da una visita ai Luoghi Santi avrebbe portato via mare le loro reliquie dal porto di Antiochia di Siria (oggi in Turchia asiatica) a quello di Marsiglia, pure nella Gallia (attualmente in Francia), deponendole nell’abbazia di San Vittore, da dove furono poi traslate a Roma da papa Vigilio (dal 537 al 555), che fece erigere una chiesa loro dedicata nella zona detta “dei Pantani”, l’attuale Rione Monti. Il loro culto si diffuse nel Medioevo soprattutto in Italia, Francia e Spagna. Quirico e Giulitta vengono festeggiati dalla Chiesa cattolica il 16 giugno.
… Per l'intercessione potente della santa matrona Giulitta e del piccolo e glorioso martire Quirico, il Signore conceda a ciascuno di noi la fortezza nella fede e l'audacia della testimonianza cristiana, anche di fronte alle prove più difficili della vita. Possano questi due fulgidi testimoni proteggere noi, le nostre famiglie e le nostre comunità, custodire la purezza dei fanciulli e sostenere il coraggio delle madri.
Immagine: "Santi Quirico e Giulitta", gruppo scultoreo in legno rivestito di gesso e collante dipinto a olio e oro, realizzato, tra il 1690 e il 1710 circa, da anonimo artista di bottega sarda. L'opera si trova presso la chiesa parrocchiale intitolata ai santi, a Cargeghe (in provincia di Sassari, regione Sardegna).
Roberto Moggi
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