Sant’Efrem, diacono

LA "CETRA DELLO SPIRITO SANTO" TRA ASCESI, STORIA E CARITA’

Oggi - 9 giugno 2026 - martedì della X settimana del tempo ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di Sant’Efrem, diacono e dottore della Chiesa. 


Origini, misteri biografici e il battesimo a Nisibi

Di Aphrem, Ephraim o Ephrem (Efrem) - queste le varianti del suo nome nella traslitterazione nel nostro alfabeto dalla natia lingua siriaca antica, talvolta indicato con le specificazioni “il Siro” o “di Siria” (per le sue origini) - non si conosce molto. Le notizie che lo riguardano provengono da documenti a volte scarsi d’informazioni, apocrifi o manipolati. I più utili sono il “Testamento Siriaco”, in massima parte autentico; gli “Atti Siriaci”, anche se con notevoli aggiunte postume e la “Cronaca di Seert Araba”, tutti appartenenti alla tradizione storiografica della Chiesa d'Oriente o “nestoriana”, da Nestorio, patriarca di Costantinopoli originario della Siria (381- 451), oltre a cenni minori in fonti greche e latine. Nacque fra il 306 e il 307 a Nisibis o Nisibi, avamposto dell'Impero Romano nella parte orientale della Provincia di Siria, nelle vicinanze della frontiera con l’Impero Persiano (oggi Nusaybin, nella Turchia asiatica, presso il confine con la Siria). Suo padre, sacerdote pagano, lo scacciò di casa a soli quindici anni, quando egli manifestò apertamente il proprio interesse per il cristianesimo. Fu provvidenzialmente accolto nell’abitazione del vescovo Giacobbe della sua città, da cui fu battezzato al raggiungimento dei diciotto anni. Subito dopo - ma la notizia è dubbia - avrebbe accompagnato lo stesso presule al concilio ecumenico di Nicea del 325. 

Dalla difesa della patria all’esilio monastico a Edessa

Nella tradizionale lotta fra Roma e la Persia, Efraim ebbe occasione di manifestare concretamente il suo amore per la propria città e il suo popolo, nel corso dei vari assedi che essa subì dai Persiani (nel 338, 346 e 350), adoperandosi sempre per il bene comune. Nello stesso tempo coltivò gli studi da autodidatta, progredendo a tal punto che il vescovo Giacobbe lo pose a capo, come professore, dell’importante scuola di tipo catechetico che aveva aperto a Nisibi poco dopo il concilio di Nicea, nota come “Scuola di Nisibi”, grande centro di sapere teologico e filosofico, talvolta considerata la più antica università del mondo. Dopo essere stato consacrato diacono, prima del 338, in seguito alla disastrosa campagna militare contro la Persia condotta dall’Imperatore Flavio Claudio Giuliano, detto “Giuliano l'Apostata” (sul trono dal 361 al 363), Nisibi passò ai Persiani. Efrem fu così costretto con molti altri concittadini a fuggire in territorio romano, trasferendosi a Edessa, in Assiria (ora nella Turchia asiatica). Nella nuova città d’accoglienza, pur continuando il suo insegnamento e l'apostolato cristiano, abbracciò la vita monastica, che rispondeva pienamente alle sue inclinazioni ascetiche. 

L'incontro con Basilio e l’inchiostro della carità nella carestia

È generalmente ritenuto probabile che, poco dopo il 370, Efraim si sia recato a Cesarea di Cappadocia (anch’essa oggi nella Turchia asiatica), per visitare e conoscere il celebre vescovo e teologo greco Basilio detto “Magno” (330-379), futuro santo. È invece considerato improbabile che sia stato ordinato diacono dallo stesso Basilio in occasione di questa visita, e che abbia dimorato a lungo in Egitto, come attestato da alcune fonti. Le invasioni di popolazioni cosiddette “barbare”, provenienti dalla vicina vasta frontiera, oltre a varie carestie, gli offrirono occasione negli ultimi due o tre anni della sua vita di prodigarsi in favore dei bisognosi. Infatti, per ridurre l’impatto della carestia che a un certo punto colpì Edessa, si rimboccò le maniche per assicurare gli aiuti umanitari alla popolazione e aiutare materialmente quando c’era urgenza di curvare la schiena su chi soffriva. La cura agli ammalati di peste è l’ultimo capolavoro da lui partorito, scritto con l’inchiostro della carità. 

Il transito, il dottorato e l'immensa eredità letteraria

Tornato poi alla sua vita monastica, morì nelle vicinanze di Edessa il 373, probabilmente il 9 giugno, vittima del medesimo morbo. Venerato fin dalla prima metà del secolo V nella Chiesa sira e poi in quella greca, il suo culto fu riconosciuto anche da Roma ed esteso alla Chiesa universale da Papa Benedetto XV (dal 1914 al 1922), il quale lo dichiarò anche dottore della Chiesa in data 5 ottobre 1920 (con l'enciclica “Principi Apostolorum Petro”). Efrem fu uno degli scrittori più fecondi dell'antichità cristiana in lingua siriaca e il più importante fra essi. La sua notevole produzione letteraria colpì già gli antichi, che tentarono vari conteggi delle sue opere, tutti naturalmente approssimativi. Così, ad esempio, lo storico siro Sozomeno o Sozomene nella sua biografia di Efraim, afferma che egli scrisse trecento miriadi (tre milioni) di “stichi”, vocabolo derivata dal greco, col significato di “riga” o “verso” (Patrologia Greca, LVII, 1086-94). Quantunque Efraim abbia scritto solo in siriaco, tuttavia la sua produzione si cominciò a tradurre in greco molto presto, quando era ancora in vita. Allo stesso modo fu tradotto anche in armeno, latino e, pur se parzialmente, in arabo, copto, etiopico, slavo. Attraverso queste traduzioni si è conservata qualche opera andata purtroppo perduta nell'originale siriaco. Due elementi teologici e poetici fondamentali, che caratterizzano universalmente le opere di Efrem, sono:
-    La Teologia in Canto: Efrem è famoso nel mondo cattolico come "La Cetra (o Arpa) dello Spirito Santo". Fu il primo a utilizzare gli inni religiosi e la musica in siriaco come potente strumento pastorale per combattere le eresie (come lo gnosticismo e l'arianesimo). Ha praticamente "inventato" il canto liturgico comunitario.
-    La Prefazione Mariana: Efrem è uno dei primissimi padri della Chiesa a scrivere testi di una bellezza sconvolgente sull'Immacolata Concezione e sulla verginità di Maria, anticipando di secoli il dogma cattolico.

… Per l'intercessione di Sant'Efrem, diacono e splendente cetra dello Spirito Santo, il Signore ci conceda la grazia di trasformare la nostra vita in un inno di lode a Dio e in un capolavoro di operosa carità verso i fratelli più bisognosi. Che la sua stessa umiltà e il suo amore per la Verità guidino i nostri passi.
Immagine: "Sant'Efrem il Siro", statua in marmo bianco di Carrara, realizzata tra il 2019 e il 2020, dallo scultore siriano vivente Elias Naman (nato nel 1980). L'opera si trova nei giardini della Pontificia Università Lateranense, a Roma.
Roberto Moggi
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