DALLA GHIRONDA AL VANGELO, IL CAMMINO DELLA CONVERSIONE
Oggi - 17 giugno 2026 - mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Ranieri, eremita.
La giovinezza inquieta, la ghironda e le vie del mondo
Ranieri, questo il suo nome di battesimo, noto anche con la specificazione “di Pisa”, nacque probabilmente nel 1118 (ma secondo altre fonti tra il 1115 ed il 1116) a Pisa, all’epoca potente repubblica marinara (oggi capoluogo di provincia della regione Toscana). I genitori, i facoltosi mercanti Gandolfo Scàcceri e Mingarda Buzzaccherini, di cui era l’unico figlio, auspicavano per lui il lucroso proseguimento della fiorente attività commerciale di famiglia. Allo scopo, fu affidato per gli studi al rinomato precettore don Enrico, priore di una comunità di Canonici Regolari (con ogni probabilità di Regola Agostiniana) che gestiva la chiesa di San Martino in Chinzica, un'importantissima parrocchia urbana situata nella zona meridionale di Pisa. Tuttavia, egli preferiva dedicarsi con leggerezza alla musica, al canto, alle allegre compagnie, ai piaceri carnali e ad ogni altro tipo di divertimento mondano. Ebbe una giovinezza “godereccia”, sregolata e peccaminosa, viaggiando moltissimo. Da grande appassionato di musica, divenne un abile suonatore della “ghironda”, uno strumento musicale a corde sfregate, ma l'attrito non è generato da un arco (come per il violino): il suono nasce da una ruota di legno, mossa da una manovra esterna, che sfrega continuamente le corde. Il musicista non preme le corde con le dita sulla tastiera, ma usa dei tasti meccanici (chiamati "tangenti") che accorciano la corda per cambiare nota. Egli - come ci rammenta il suo biografo ufficiale, Benincasa detto anch’egli “di Pisa” (morto nel 1170), canonico della locale Cattedrale e suo devoto discepolo dopo la conversione - amava bighellonare per le strade e i vicoli di Pisa con gli amici, tra un vizio e l’altro, spesso non rientrando a casa per giorni. A nulla valsero gli sforzi familiari per farlo avvicinare a una vita più cristiana e morigerata, oltre che al lavoro e allo studio.
Il miracolo della conversione, la Terra Santa e i segni prodigiosi
Ciò nonostante, a diciannove anni, Ranieri cambiò improvvisamente condotta, in modo che ha del miracoloso, vivendo una vita autenticamente alla sequela di Cristo. Per addivenire a tale radicale cambiamento, decisivo fu l’incontro con l’eremita còrso Antonio o secondo altri Alberto, detto “di Corsica”, famoso pellegrino ed asceta, venuto ad abitare in città presso il monastero di San Vito. Questi lo spinse alla conversione senza imposizioni, con l’esempio e la parola, portandolo ad abbracciare la vita spirituale di stampo eremitico e a porsi al servizio di Dio. Seguendo l’esempio dell’eremita della vicina Corsica, all’età di ventitre anni, Ranieri scelse di liberarsi di tutte le sue ricchezze donandole ai poveri, vivendo in completa povertà fino a quando si trasferì in Terra Santa. Giunto sul posto, indossò la cosiddetta “Pilurca”, una veste di sfilacci di lana caprina, ruvida, simbolo per eccellenza dell'ascesi e della mortificazione corporea, divenuta tipica dei penitenti, consegnata a tutti i pellegrini che si recavano sul Calvario. Soggiornò nei luoghi biblici diversi anni, intrattenendo contati solo con gli altri eremiti, dandosi alla mortificazione del corpo e alla penitenza. In questo periodo, durante il quale furono da lui compiuti numerosi segni miracolosi, si sottopose a numerose privazioni, imponendosi molti digiuni, fino a concedersi cibo solo di giovedì e domenica. Nei tredici anni di permanenza nei luoghi biblici, fu continuamente tentato e tormentato dal demonio, che, però, con l’aiuto di Dio, riuscì a respingere sempre. Tornò a Pisa nel 1154, ritirandosi nello stesso monastero di San Vito dove anni prima aveva incontrato l'eremita Alberto. L'agiografia originale di Benincasa menziona un dettaglio visivo potentissimo: Ranieri vide sul volto di Alberto una luce divina e scoppiò in un pianto di profondo pentimento, che gli causò una temporanea cecità spirituale poi guarita dalla grazia. Ricevette inoltre il "dono delle lacrime", un concetto spirituale medievale importantissimo per la sua conversione. Intanto, mentre si diffondeva la notizia di miracoli da lui compiuti ed era circondato da una fama di santità, operava numerosi segni prodigiosi. Veniva anche soprannominato Ranieri “dell’acqua”, per via della sua abitudine di regalare acqua benedetta ai fedeli e ad alcuni suoi miracoli, legati proprio a quest’acqua. L’ammirazione e la stima di cui godeva fra i suoi concittadini, lo accompagnarono fino all’ultimo giorno di vita.
Il transito celeste, la gloria degli altari e l'eredità spirituale
La tradizione narra che, venerdì 17 Giugno 1160, al momento del suo decesso, le campane dell’intera città di Pisa si misero a suonare da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse. La tradizione pisana specifica che suonarono "a festa" (a gloria) Nel 1632, con una manifestazione solenne, l’Arcivescovo di Pisa, il clero locale e il Magistrato di città, una delle massime autorità cittadine, nominarono ufficialmente Ranieri santo patrono della città di Pisa. Nel 1689, il suo corpo venne posto sotto l’altare maggiore della cattedrale, dove riposa ancora adesso. Ranieri è una figura di grande rilievo nella storia della Chiesa medievale, perché nella sua esperienza spirituale troviamo la testimonianza precocissima di molte delle tematiche - la povertà, la carità, il valore del lavoro, l’apostolato dei laici, l’imitazione di Cristo, il ritorno al Vangelo, che saranno ulteriormente elaborate e riportate alla ribalta da altri Santi posteriori. Ranieri è il patrono della città di Pisa e della dinastia nobiliare dei Grimaldi di Monaco, dove la sua memoria liturgica è storicamente legata alle celebrazioni della Festa Nazionale del 19 novembre.
… Per l'intercessione di San Ranieri, modello luminoso di penitenza e di totale abbandono alla volontà divina, il Signore conceda a ciascuno di noi la grazia di una continua e sincera conversione del cuore. Possa l'esempio di questo santo laico, che seppe scambiare le ricchezze effimere del mondo con i tesori incorruttibili del Cielo, ispirare i nostri passi sulla via del Vangelo e della carità fraterna.
Immagine: "San Ranieri in preghiera", olio su tela dipinto, tra il 1775 e il 1804, dal pittore toscano Giovan Battista Tempesti (1729-1804). L'opera si trova nella Pinacoteca di Palazzo Blu, a Pisa.
Roberto Moggi
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