DALL’ILLUSIONE DEL SECOLO AL TRIONFO DELLA GRAZIA
Oggi - 6 giugno 2026 - sabato della IX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Norberto, vescovo.
Le radici terrene e il disegno della Provvidenza
Norbertus o Norbert (Norberto) - questo il suo nome rispettivamente in latino e in tedesco, conosciuto anche con le specificazioni “di Magdeburgo”, “di Prémontré” o “di Xanten” - nacque tra il 1080 e il 1085 nel borgo fortificato di Gennapum, vicino alla città di Colonia (o Colonia Agrippina), nel Ducato della Bassa Lorena facente parte dei territori germanici del Sacro Romano Impero (oggi Gennep, nello stato della Renania-Vestfalia, Germania centro-occidentale). Tuttavia, nelle cronache religiose e nella storiografia medievale del tempo, l'area geografica comune che legava queste località non veniva definita da confini civili, bensì da quelli religiosi. Si parlava della Provincia Ecclesiastica di Colonia, un’immensa arcidiocesi che controllava spiritualmente e politicamente (come principato vescovile) sia la valle del Basso Reno che le aree limitrofe lungo la Mosa, includendo l'influenza feudale sulla famiglia dei conti di Gennep.
I fasti della corte e l'oblio dello Spirito
Figlio di Eriberto conte di Gennep, imparentato con la corte imperiale e con la casa di Lorena, visse la sua infanzia nella vicina cittadina di Xanten, dove era molto attratto dalle cose sacre e frequentava assiduamente la chiesa. Entrato presto in seminario e poi ordinato sacerdote, fu quindi nominato canonico della stessa parrocchia di Xanten, frequentando al contempo la curia dell'arcivescovo di Colonia Federico I (1075-1131) e, successivamente, la corte dell'imperatore Enrico V (1086-1125). La mondanità della reggia, però, non fece per niente bene alla sua spiritualità, la sua fede cominciò a vacillare, i piaceri del mondo presero presto il sopravvento e iniziò a frequentare la società del palazzo reale più della Chiesa, nella vita agiata tipica dei chierici di corte.
La folgore sul cammino: una nuova Damasco
Ciò nonostante, tra il 1110 e 1115 circa, all’età di trentatré anni, accadde un episodio che lo segnò per sempre e lo portò a riflettere seriamente sul senso della propria vita e sulla sua vocazione. Un giorno, attraversando la brughiera a cavallo accompagnato da un solo domestico, fu colto di sorpresa da una tempesta improvvisa e terribile e la “scena” di San Paolo sulla via di Damasco fu rinnovata. Norberto, Infatti, a un certo punto fu abbagliato da “qualcosa” d’indefinito e cadde dal destriero spaventato, mentre udiva una voce dal Cielo dirgli: “… Perché mi fuggi, ti ho destinato a edificare la mia Chiesa e tu scandalizzi il mio popolo! … ”. Nello stesso istante, un fulmine lo sfiorò, lasciandolo tramortito a terra per un’ora intera. Quando riprese i sensi, ancora scosso, volgendo gli occhi alla volta celeste, si rivolse a Dio dicendo: “… Signore, cosa mi chiedi? …”, sentendo immediatamente nel cuore, con assoluta certezza, che la risposta era di lasciare il mondo e vivere in penitenza.
Il saio della penitenza e i primi frutti apostolici
La prodigiosa conversione fu immediata e radicale e presto si poté assistere a corte - non senza stupore e talvolta scetticismo generale - allo spettacolo del chierico nobiluomo che cambiava le sue ricche vesti con il povero saio del monaco. Visse fin da subito una rigorosissima vita ascetica, onde meglio servire il Signore, dedicandosi alla predicazione itinerante. Nel 1115, in segno di ringraziamento per lo scampato grave pericolo e per la propria conversione, Norberto fondò l'abbazia di Fürstenberg nel territorio del Niedersachsen (nell’attuale bassa Sassonia, Germania), della quale fu il primo abate e che lascerà in eredità, insieme a terre di sua proprietà, all'arcivescovo Kuno di Urach (1080-1122) e ai suoi successori nella guida di detto monastero, divenuti canonici regolari. Nel novembre del 1118, ottenuta l'autorizzazione da papa Gelasio II (dal 1118 al 1119), che gli concesse le credenziali e i poteri del missionario apostolico, partì per i territori imperiali corrispondenti pressappoco all’attuale Francia.
L'austerità del deserto e il sigillo del Papa
Qui Norberto cominciò a predicare in modo itinerante e a esercitare una dura penitenza, spostandosi dappertutto. La propria vita divenne una testimonianza evangelica ancora più eloquente della sua pur ottima predicazione. Egli camminava e si spostava a piedi nudi, anche in inverno e in mezzo alla neve, pure sulle lunghe distanze; indossava un ruvido sacco cucito a forma di tunica e il semplice mantello tipico dei penitenti; osservava perennemente la Quaresima con il rigore dei primi secoli del cristianesimo, aggiungendo a siffatta intransigenza la pratica di non mangiare quasi mai pesce e di bere vino solo raramente. Sembrava un nuovo Giovanni Battista, tanto erano grandi il suo zelo e la sua austerità. Al Concilio di Reims (oggi capoluogo della regione Champagne, nord-est della Francia) dell'ottobre 1119, chiese il rinnovo dell'autorizzazione a predicare come missionario apostolico, direttamente a papa Callisto II (dal 1119 al 1124) che era presente, ma questa sembra non gli sia stata rinnovata, per porre fine alle proteste che la sua predicazione, indirizzata anche contro i peccati del clero, aveva suscitato.
La culla di Prémontré e la cattedra di Magdeburgo
Il Vescovo della diocesi di Laon in Piccardia (oggi Francia), colpito dalla sua luminosa fama, si fece allora carico di assegnargli una sede stabile, che egli stesso avrebbe dovuto ottenere attraverso la fondazione di un convento con relativo nuovo ordine religioso in tale diocesi, in una valle nella vicina foresta di Coucy, chiamata Prémontré. I segni della benevolenza divina non mancarono e fu così che Norberto ebbe la gloria di fondare l'Ordine dei “Monaci Premostratensi”, così chiamato in relazione alla foresta di Prémontré. Gli apparse, infatti, Sant'Agostino con una copia della sua Regola in oro zecchino, in mano. Capì subito che doveva adottare per il suo nuovo ordine la Regola di questo grande Santo. Nel 1126, Norberto fu costretto ad accettare suo malgrado l'arcivescovado di Magdeburgo (Germania), del quale lo aveva voluto Pastore il papa Onorio II (dal 1124 al 1130), mentre aveva ora anche la preoccupazione di governo del suo Ordine, Nulla, tuttavia, cambiò nella sua vita, che rimase sempre semplice ed evangelica fino alla morte nel 1134.
… Per intercessione del Santo Vescovo di Magdeburgo, il Signore conceda a ciascuno di noi la grazia di una conversione continua, la forza di abbandonare le lusinghe del mondo e lo zelo ardente per l'edificazione della Santa Chiesa e la santificazione del clero.
Immagine: "San Norberto in adorazione dell'eucaristia", olio su tela dipinto, tra il 1740 e il 1750 circa, dal pittore trentino Francesco Guardi (1712-1793). L'opera si trova nella pinacoteca del Castello del Buon Consiglio, a Trento (capoluogo dell'omonima provincia e della regione Trentino-Alto Adige).
Roberto Moggi
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Oggi - 6 giugno 2026 - sabato della IX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Norberto, vescovo.
Le radici terrene e il disegno della Provvidenza
Norbertus o Norbert (Norberto) - questo il suo nome rispettivamente in latino e in tedesco, conosciuto anche con le specificazioni “di Magdeburgo”, “di Prémontré” o “di Xanten” - nacque tra il 1080 e il 1085 nel borgo fortificato di Gennapum, vicino alla città di Colonia (o Colonia Agrippina), nel Ducato della Bassa Lorena facente parte dei territori germanici del Sacro Romano Impero (oggi Gennep, nello stato della Renania-Vestfalia, Germania centro-occidentale). Tuttavia, nelle cronache religiose e nella storiografia medievale del tempo, l'area geografica comune che legava queste località non veniva definita da confini civili, bensì da quelli religiosi. Si parlava della Provincia Ecclesiastica di Colonia, un’immensa arcidiocesi che controllava spiritualmente e politicamente (come principato vescovile) sia la valle del Basso Reno che le aree limitrofe lungo la Mosa, includendo l'influenza feudale sulla famiglia dei conti di Gennep.
I fasti della corte e l'oblio dello Spirito
Figlio di Eriberto conte di Gennep, imparentato con la corte imperiale e con la casa di Lorena, visse la sua infanzia nella vicina cittadina di Xanten, dove era molto attratto dalle cose sacre e frequentava assiduamente la chiesa. Entrato presto in seminario e poi ordinato sacerdote, fu quindi nominato canonico della stessa parrocchia di Xanten, frequentando al contempo la curia dell'arcivescovo di Colonia Federico I (1075-1131) e, successivamente, la corte dell'imperatore Enrico V (1086-1125). La mondanità della reggia, però, non fece per niente bene alla sua spiritualità, la sua fede cominciò a vacillare, i piaceri del mondo presero presto il sopravvento e iniziò a frequentare la società del palazzo reale più della Chiesa, nella vita agiata tipica dei chierici di corte.
La folgore sul cammino: una nuova Damasco
Ciò nonostante, tra il 1110 e 1115 circa, all’età di trentatré anni, accadde un episodio che lo segnò per sempre e lo portò a riflettere seriamente sul senso della propria vita e sulla sua vocazione. Un giorno, attraversando la brughiera a cavallo accompagnato da un solo domestico, fu colto di sorpresa da una tempesta improvvisa e terribile e la “scena” di San Paolo sulla via di Damasco fu rinnovata. Norberto, Infatti, a un certo punto fu abbagliato da “qualcosa” d’indefinito e cadde dal destriero spaventato, mentre udiva una voce dal Cielo dirgli: “… Perché mi fuggi, ti ho destinato a edificare la mia Chiesa e tu scandalizzi il mio popolo! … ”. Nello stesso istante, un fulmine lo sfiorò, lasciandolo tramortito a terra per un’ora intera. Quando riprese i sensi, ancora scosso, volgendo gli occhi alla volta celeste, si rivolse a Dio dicendo: “… Signore, cosa mi chiedi? …”, sentendo immediatamente nel cuore, con assoluta certezza, che la risposta era di lasciare il mondo e vivere in penitenza.
Il saio della penitenza e i primi frutti apostolici
La prodigiosa conversione fu immediata e radicale e presto si poté assistere a corte - non senza stupore e talvolta scetticismo generale - allo spettacolo del chierico nobiluomo che cambiava le sue ricche vesti con il povero saio del monaco. Visse fin da subito una rigorosissima vita ascetica, onde meglio servire il Signore, dedicandosi alla predicazione itinerante. Nel 1115, in segno di ringraziamento per lo scampato grave pericolo e per la propria conversione, Norberto fondò l'abbazia di Fürstenberg nel territorio del Niedersachsen (nell’attuale bassa Sassonia, Germania), della quale fu il primo abate e che lascerà in eredità, insieme a terre di sua proprietà, all'arcivescovo Kuno di Urach (1080-1122) e ai suoi successori nella guida di detto monastero, divenuti canonici regolari. Nel novembre del 1118, ottenuta l'autorizzazione da papa Gelasio II (dal 1118 al 1119), che gli concesse le credenziali e i poteri del missionario apostolico, partì per i territori imperiali corrispondenti pressappoco all’attuale Francia.
L'austerità del deserto e il sigillo del Papa
Qui Norberto cominciò a predicare in modo itinerante e a esercitare una dura penitenza, spostandosi dappertutto. La propria vita divenne una testimonianza evangelica ancora più eloquente della sua pur ottima predicazione. Egli camminava e si spostava a piedi nudi, anche in inverno e in mezzo alla neve, pure sulle lunghe distanze; indossava un ruvido sacco cucito a forma di tunica e il semplice mantello tipico dei penitenti; osservava perennemente la Quaresima con il rigore dei primi secoli del cristianesimo, aggiungendo a siffatta intransigenza la pratica di non mangiare quasi mai pesce e di bere vino solo raramente. Sembrava un nuovo Giovanni Battista, tanto erano grandi il suo zelo e la sua austerità. Al Concilio di Reims (oggi capoluogo della regione Champagne, nord-est della Francia) dell'ottobre 1119, chiese il rinnovo dell'autorizzazione a predicare come missionario apostolico, direttamente a papa Callisto II (dal 1119 al 1124) che era presente, ma questa sembra non gli sia stata rinnovata, per porre fine alle proteste che la sua predicazione, indirizzata anche contro i peccati del clero, aveva suscitato.
La culla di Prémontré e la cattedra di Magdeburgo
Il Vescovo della diocesi di Laon in Piccardia (oggi Francia), colpito dalla sua luminosa fama, si fece allora carico di assegnargli una sede stabile, che egli stesso avrebbe dovuto ottenere attraverso la fondazione di un convento con relativo nuovo ordine religioso in tale diocesi, in una valle nella vicina foresta di Coucy, chiamata Prémontré. I segni della benevolenza divina non mancarono e fu così che Norberto ebbe la gloria di fondare l'Ordine dei “Monaci Premostratensi”, così chiamato in relazione alla foresta di Prémontré. Gli apparse, infatti, Sant'Agostino con una copia della sua Regola in oro zecchino, in mano. Capì subito che doveva adottare per il suo nuovo ordine la Regola di questo grande Santo. Nel 1126, Norberto fu costretto ad accettare suo malgrado l'arcivescovado di Magdeburgo (Germania), del quale lo aveva voluto Pastore il papa Onorio II (dal 1124 al 1130), mentre aveva ora anche la preoccupazione di governo del suo Ordine, Nulla, tuttavia, cambiò nella sua vita, che rimase sempre semplice ed evangelica fino alla morte nel 1134.
… Per intercessione del Santo Vescovo di Magdeburgo, il Signore conceda a ciascuno di noi la grazia di una conversione continua, la forza di abbandonare le lusinghe del mondo e lo zelo ardente per l'edificazione della Santa Chiesa e la santificazione del clero.
Immagine: "San Norberto in adorazione dell'eucaristia", olio su tela dipinto, tra il 1740 e il 1750 circa, dal pittore trentino Francesco Guardi (1712-1793). L'opera si trova nella pinacoteca del Castello del Buon Consiglio, a Trento (capoluogo dell'omonima provincia e della regione Trentino-Alto Adige).
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