IL PRINCIPE CHE SCELSE IL RE DEI RE
Oggi - 21 giugno 2026 - XII domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda San Luigi Gonzaga, religioso (memoria che, quando non cade di domenica, è obbligatoria).
Le radici gonzaghesche e il disegno del mondo
Luigi nacque il 9 marzo 1568 a Castiglione delle Stiviere, cittadina ad una quarantina di chilometri da Mantova, nell'estremo sud-est della Lombardia. Unico territorio della regione a estendersi quasi interamente a sud del fiume Po, incastrato come un cuneo tra il Veneto e l'Emilia-Romagna (oggi in provincia di Mantova, regione Lombardia). Castiglione era un possedimento storico della sua famiglia. Suo padre, Ferrante Gonzaga, ne ottenne l'autonomia gestionale dividendo l'eredità con i fratelli nel 1559. Quando Luigi venne al mondo, primogenito, il borgo era ancora formalmente una signoria. Fu nominata ufficialmente Marchesato di Castiglione nel 1571 con un diploma dell'imperatore Massimiliano II d'Asburgo del Sacro Romano Impero, da cui dipendeva, concesso proprio a Ferrante. Proprio perché primo figlio, Luigi era il legittimo erede al titolo di Marchese di quel feudo imperiale. Suo padre lo crebbe ed educò duramente per farlo diventare un uomo d'armi e un governante. Sua madre era la nobildonna piemontese Marta Tana di Santena, di grande fede e cultura, che invece lo educò alla preghiera e alla carità. I genitori si erano conosciuti a Madrid, alla sfarzosa corte del re di Spagna e Portogallo Filippo II, dove si trovavano provvisoriamente per ragioni puramente politiche, militari e di prestigio nobiliare. In quel periodo storico, infatti, la corte di Filippo II era il centro del potere mondiale e un polo d'attrazione per tutta l'aristocrazia europea legata agli Asburgo.
La giovinezza a Firenze e il risveglio della chiamata
I suoi genitori si sposarono nella capitale iberica il 15 novembre 1566. Luigi crebbe vispo tra gli insegnamenti del padre, che lo voleva suo erede al trono e valoroso uomo d’arme e quelli della mamma, che lo guidavano invece verso gli ideali cristiani, l’educazione e la moralità, finendo tuttavia per adeguarsi alla “grossolanità” degli ambienti militari che frequentava col padre. Tra il 1577 e il 1578, insieme al fratello Rodolfo, fu mandato dal padre a Bagni di Lucca, località della Garfagnana nei pressi di Lucca, nel Granducato di Toscana (oggi in provincia di Lucca, regione Toscana), dove c’era una rinomata scuola militare, per curare la sua calcolosi renale con le celebri acque termali, oltre che per continuare ad apprendere il mestiere delle armi, venendo poi accolto come un figlio alla corte del Granduca Francesco I de' Medici di Firenze. Qui continuò a studiare e, mentre faceva progressi in latino e spagnolo, giocava nel giardino di Palazzo Pitti con le principessine Eleonora, Anna e Maria, figlie del Granduca, non tralasciando la frequente visita alle tante chiese cittadine e l’assiduità ai sacramenti. Firenze ebbe la dote di maturare spiritualmente Luigi, tanto che la chiamata alla vita religiosa, da sempre latente in lui, venne prepotentemente alla luce.
L'incontro con i Santi e l'illuminazione di Madrid
Infatti, a un certo punto decise di consacrarsi alla Madonna nella Basilica della Santissima Annunziata, il principale santuario mariano del capoluogo toscano. Il suo fervore era tale che, quando il padre spirituale, colpito dal suo misticismo, lo condusse da un confessore Gesuita che conosceva, presso la chiesa fiorentina di San Giovannino appartenente a tale Ordine, lui svenne letteralmente durante la confessione, ripensando ai propri peccati. Nel 1579 il genitore Ferrante, eletto Principe del Sacro Romano Impero, stabilì che i figli rientrassero nel proprio feudo di Castiglione, ove Luigi, il 22 luglio 1580, ricevette la prima comunione dalle mani del cardinale Carlo Borromeo, futuro santo. Il Borromeo, infatti, si trovava a Castiglione in veste di visitatore apostolico e rimase sbalordito dalla purezza del dodicenne Luigi, profetizzando la sua grandezza spirituale. Ormai la sua vita era radicalmente mutata e viveva alla sequela di Cristo, seguendo gli impegnativi esercizi spirituali stabiliti dal futuro santo Gesuita Ignazio di Loyola. Nel 1581 Luigi si trasferì a Madrid, raggiungendo i genitori alla corte del Re, dove affinò la sua vocazione. Qui, il 29 marzo 1583, ebbe l’onore di tenere un suo discorso in latino davanti al Re, cosa che gli poteva aprire le porte dei più alti incarichi di corte, ma il 15 agosto successivo, davanti alla statua della Madonna del Buon Consiglio sita nella chiesa madrilena del Collegio della Compagnia di Gesù, ebbe un’illuminazione divina che gli fece capire come la sua strada fosse nella Chiesa e, specificatamente, proprio nella Compagnia di Gesù.
La rinuncia al secolo e l'abbraccio della Città Eterna
Mamma Marta ne fu contenta, mentre papà Ferrante - che nel frattempo era stato incaricato dal sovrano di accompagnare a Lisbona (Portogallo) sua sorella l’Imperatrice Maria d'Austria, vedova dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano II d’Asburgo - oppose grosse resistenze. Luigi era convinto della sua scelta, ma dovette accettare di rimandare la decisione definitiva al suo rientro in Italia. Nel 1584, rientrato a Castiglione consapevole che il padre non avrebbe mai acconsentito alla sua scelta religiosa, scappò da casa dopo avere scritto al Generale della Compagnia di Gesù, Padre Acquaviva, che gli assicurò il suo appoggio. Così finalmente il genitore cedette e, il 2 novembre 1585, Luigi firmò a Mantova l'atto di rinunzia ai suoi diritti ereditari in favore del fratello Rodolfo. Il 4 novembre 1585, infine, lasciò Castiglione colmo di gioia, diretto verso Roma, appena due giorni dopo la firma dell'atto notarile di rinuncia. Giunse nella Città Eterna il 20 ottobre 1585 e qui suo cugino, Monsignor Scipione Gonzaga, Patriarca titolare di Gerusalemme che in seguito divenne Cardinale, lo ospitò nel proprio palazzetto di via della Scrofa. Da una lettera indirizzata al padre, sappiamo che Luigi fu ricevuto dal Pontefice Sisto V sabato 23 novembre e che, il successivo lunedì 25, entrò nel noviziato dei Gesuiti presso la chiesa di Sant'Andrea al Quirinale. Il suo cuore gustò pace e gioia. Dopo un breve soggiorno a Napoli, Luigi fu trasferito al capitolino Collegio Romano per terminare gli studi di filosofia.
L'offerta suprema e la gloria degli altari
Il 25 novembre 1587, quindi, nella cappella del medesimo collegio pronunciò i primi voti religiosi. Luigi era felice e instancabile nella carità come nello studio, dopo essersi specializzato in teologia, fece domanda per l’assegnazione alle Missioni in India. Nel 1588 ricevette gli ordini minori nella basilica di San Giovanni in Laterano e, il 12 settembre 1589, su consiglio del Generale Gesuita, Padre Acquaviva, compì con successo la missione di riappacificare suo fratello Rodolfo con il Duca di Mantova, mentre molteplici sono gli episodi nei quali mostrava la sua eccelsa spiritualità. Un suo sermone sull'eucarestia procurò tante conversioni, portando molta gente alla confessione, così come entusiasmò gli studenti dell’università di Siena, nel Granducato di Toscana, parlando della sequela generosa di Cristo-Re. Nel febbraio 1591, scoppiata a Roma una terribile epidemia di tifo petecchiale, fu fra i primi volontari nell’assistenza ai tanti contagiati, tanto che, il 3 marzo seguente, mentre trasportava coraggiosamente un moribondo all'ospedale della Consolazione, fu contagiato e colto da una fortissima febbre. Consapevole che la sua vita stava per finire, tenne ai suoi compagni un breve discorso in cui li esortò a essere buoni, obbedienti e a ricercare con fervore le virtù, morendo il 21 giugno 1591, a soli ventidue anni. La sua salma fu inumata a Roma, nella chiesa dei Gesuiti intitolata a Sant’Ignazio di Loyola, in Campo Marzio, dove tuttora i resti riposano nel transetto destro della chiesa, custoditi all'interno di una preziosissima urna in lapislazzuli. Fu beatificato il 19 ottobre 1605 da papa Paolo V; il 31 dicembre 1726, papa Benedetto XIII lo proclamò santo e nel 1729 patrono universale della gioventù e degli studenti, mentre nel 1926 fu proclamato patrono della gioventù cattolica da Papa Pio XI.
… Che l'intercessione di San Luigi Gonzaga - specchio limpido di purezza, modello insuperabile di carità e celeste patrono della gioventù - ottenga per ciascuno di noi, e per le nostre famiglie, la grazia di camminare con cuore generoso sulla via del Vangelo. Che si possa, sul suo esempio, scorgere la bellezza di Cristo nei fratelli più fragili e bisognosi, custodendo sempre nell'anima la pace e la gioia dello Spirito.
Immagine: "San Luigi Gonzaga adora il crocifisso", olio su tela dipinto, nel 1753 circa, dal pittore lombardo Pietro Scalvini (1718-1792). L'opera si trova all'interno della chiesa di San Giacomo, a Brescia (capoluogo dell'omonima provincia della regione Lombardia).

Commenti
Posta un commento
Non inserire link cliccabili altrimenti il commento verrà eliminato. Metti la spunta a Inviami notifiche per essere avvertito via email di nuovi commenti al post.