San Josemaría Escrivá de Balaguer, presbitero e fondatore dell'Opus Dei

IL SANTO DELL’ORDINARIO: VITA E VOCAZIONE DEL FONDATORE DELL’OPUS DEI

Oggi - 26 giugno 2026 - venerdì della XII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa fa memoria di San Josemaría Escrivá de Balaguer, presbitero e fondatore dell'Opus Dei. Nella Diocesi di Roma, città in cui il Santo ha vissuto a lungo e dove si conserva il suo corpo, la celebrazione è accolta come memoria facoltativa, offrendo ai fedeli un'occasione preziosa per meditare sul valore della santificazione del lavoro quotidiano.

Le origini aragonesi e le radici familiari

José María Julián Mariano Escrivá nacque a Barbastro il 9 gennaio 1902, nel cuore del Regno di Spagna. Il borgo natale sorge nella provincia di Huesca, adagiato ai piedi dei Pirenei, nella storica regione dell'Aragona. Da adulto, il Santo scelse di fondere i suoi primi due nomi di battesimo nell'unico e celebre "Josemaría". Egli fu il secondogenito di sei figli nati dal matrimonio tra don José Escrivá Corzán e donna María de los Dolores Albás Blanc. La coppia, guidata da una fede incrollabile, affrontò il dolore indicibile della perdita di tre figlie morte in tenerissima età, ma non mancò mai di impartire ai figli superstiti una profonda e solida educazione cristiana. Solo nel 1940, Josemaría ottenne l'autorizzazione legale a integrare il proprio cognome con il suffisso "de Balaguer", recuperando un antico toponimo legato alle radici nobiliari del ramo paterno.

La prova della povertà: dal benessere al lastrico

Nei primi anni di vita del piccolo Josemaría, la famiglia godeva di un'ottima e agiata posizione economica grazie alla ditta tessile e di merceria "Juncosa y Escrivá", di cui il padre era comproprietario. Tuttavia, a dimostrazione di come i beni terreni siano effimeri, una grave crisi nel settore tessile unita ad alcuni investimenti sfortunati portò l'azienda a un repentino crollo finanziario.

Nel maggio del 1914 la ditta fallì definitivamente. Mosso da un eroico senso di onestà e rettitudine, don José scelse di sacrificare l'intero patrimonio personale per risanare ogni singolo debito commerciale, riducendo la propria famiglia sul lastrico. I domestici vennero licenziati e lo stile di vita fu drasticamente ridimensionato. Nel 1915, per sfuggire alla miseria e cercare un impiego, gli Escrivá abbandonarono Barbastro per trasferirsi a Logroño, circa centocinquanta chilometri a ovest, dove il padre accettò con umiltà un modesto impiego come commesso in un negozio di abbigliamento. Fu precisamente in questo clima di dignitosa povertà e profonda unione familiare che il giovane Josemaría iniziò a maturare la propria vocazione sacerdotale.

Le impronte sulla neve e i "presentimenti dell'Amore"

Fu proprio a Logroño che il giovane ricevette il primo segno divino. Durante l'inverno eccezionalmente rigido tra il dicembre del 1917 e il gennaio del 1918, quando Josemaría era un adolescente di quasi sedici anni, avvenne l'episodio decisivo della sua giovinezza. Una mattina, mentre camminava nel gelo verso il collegio San Antonio, notò sulla strada interamente innevata le impronte nitide di due piedi nudi. Quelle tracce appartenevano a un frate Carmelitano Scalzo, padre José Miguel, che avanzava scalzo nella neve come atto di penitenza e amore a Cristo.

La vista di quel sacrificio silenzioso scosse l'anima del ragazzo, che anni dopo racconterà il fulmineo confronto interiore di quel mattino: « Se altri fanno così tanti sacrifici per Dios e per il prossimo, io non sarò capace di offrirgli nulla? ». Nacque allora in lui l'esperienza dei “barruntos” (in spagnolo), i "presentimenti dell'Amore": la certezza assoluta che Dio gli stesse chiedendo una missione speciale, della quale però ignorava ancora i contorni (la fondazione dell'Opus Dei sarebbe avvenuta solo un decennio più tardi, nel 1928). Per farsi trovare pronto e interamente disponibile ai disegni divini, scelse la via del sacerdozio. Dopo aver consultato il frate carmelitano, ne parlò al padre, che appoggiò generosamente la scelta del figlio. Josemaría iniziò la sua formazione teologica prima a Logroño e poi nel seminario di Saragozza, dove, su saggio consiglio paterno, intraprese parallelamente e come privatista gli studi civili di diritto.

Il dolore della perdita e l'ordinazione sacerdotale

Mentre il cammino vocazionale procedeva, la famiglia fu colpita da un nuovo lutto: il 27 novembre 1924, don José morì improvvisamente a causa di un collasso cardiocircolatorio. Josemaría, a soli ventidue anni e non ancora sacerdote, dovette assumersi il gravoso ruolo di capofamiglia, impegnandosi a sostenere la madre e i fratelli. Poche settimane dopo, il 20 dicembre 1924, fu ordinato diacono e, il 28 marzo 1925, ricevette l'ordinazione presbiterale nella cappella del seminario di Saragozza. Celebrò la sua prima Messa solenne in suffragio del padre nella Basilica del Pilar, iniziando poi il ministero pastorale prima nelle parrocchie rurali di Perdiguera e successivamente a Saragozza.

Madrid e la luce dell'Opus Dei

Nel 1927, munito del permesso del proprio Vescovo, don Josemaría si trasferì a Madrid per iscriversi al dottorato in diritto. Nella capitale spagnola, il 2 ottobre 1928, durante una giornata di ritiro spirituale, Iddio gli concesse di "vedere" con assoluta chiarezza la missione che da anni presentiva nell'anima: nacque così l'Opus Dei (letteralmente. “Opera di Dio”). Nel contesto teologico e spirituale introdotto da San Josemaría, questo nome ha un duplice significato: indica che l'istituzione non è nata da un'idea umana ma da un'ispirazione divina e, allo stesso tempo, ricorda che il lavoro quotidiano di ogni cristiano può diventare, se fatto per amore, una vera e propria "opera di Dio". Si può dire, infatti, che questa è un’istituzione (tecnicamente una "prelatura personale") la cui missione è insegnare che tutti possono diventare santi attraverso la vita di tutti i giorni, in particolare santificando il proprio lavoro, lo studio e i doveri familiari. In sintesi, propone di incontrare Dio nelle occupazioni ordinarie senza bisogno di farsi frati o suore.

Da quel momento, il giovane sacerdote profuse ogni energia per dare forma e sviluppo all'Opera, tesa a ricordare ai cristiani di ogni ceto sociale la chiamata universale alla santità attraverso il lavoro ordinario. Parallelamente, don Josemaría si dedicò con instancabile carità al ministero sacerdotale tra i malati terminali, i moribondi e i diseredati negli ospedali e nelle borgate più povere e disagiate di Madrid.

La prova del fuoco: la Guerra Civile Spagnola

Nel 1936, lo scoppio della sanguinosa guerra civile spagnola aprì una stagione di violenta persecuzione religiosa. Don Josemaría fu costretto a fuggire e a nascondersi in diversi luoghi della capitale sotto falso nome, esercitando il ministero sacerdotale in una rischiosa e totale clandestinità.

Dopo mesi di pericoli estremi, riuscì a lasciare Madrid e a intraprendere una drammatica traversata a piedi dei Pirenei per rifugiarsi nel Principato di Andorra e, successivamente, nel sud della Francia. Rientrato in Spagna nella zona controllata dalle forze nazionaliste, si stabilì a Burgos, nel nord del Paese (capoluogo dell'omonima provincia all'interno della regione storica della Castiglia e León), da dove continuò a guidare spiritualmente i primi membri dell'Opera sparsi sui vari fronti del conflitto.

L'espansione internazionale e gli anni romani

Terminata la guerra nel 1939, don Josemaría fece ritorno a una Madrid devastata, dove riprese l'attività apostolica e conseguì finalmente il dottorato in diritto. In quegli anni di ricostruzione materiale e spirituale, predicò innumerevoli corsi di esercizi spirituali a laici, sacerdoti e religiosi in tutta la penisola iberica.

Nel 1946, comprendendo che l'Opus Dei doveva assumere un respiro universale, si stabilì definitivamente a Roma. Nella Città Eterna conseguì il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense e ricevette importanti incarichi da parte della Santa Sede, venendo nominato consultore di due Congregazioni vaticane, membro onorario della Pontificia Accademia di Teologia e prelato d'onore di Sua Santità. Seguì con profonda speranza ecclesiale i lavori del Concilio Vaticano II (1962-1965), coltivando saldi legami di amicizia con numerosi Padri conciliari. Da Roma intraprese instancabili viaggi in tutta Europa e, tra il 1970 e il 1975, realizzò storici viaggi di catechesi in Messico, nella penisola iberica, in Sudamerica e in Guatemala, radunando folle oceaniche desiderose di ascoltare la sua parola.

Il transito al Cielo e la gloria degli altari

San Josemaría si spense improvvisamente a Roma il 26 giugno 1975, stroncato da un arresto cardiaco nel suo ufficio di lavoro, fedele fino all'ultimo istante alla sua missione. Il suo corpo riposa oggi a Roma, nella Chiesa Prelatizia di Santa Maria della Pace, in viale Bruno Buozzi 75, meta incessante di pellegrini da tutto il mondo.

La fama di santità del fondatore si diffuse con tale rapidità che un terzo dell'episcopato mondiale richiese formalmente alla Santa Sede l'apertura della causa di canonizzazione. Il 17 maggio 1992, papa San Giovanni Paolo II lo proclamò beato in una Piazza San Pietro gremita da oltre 300.000 fedeli, sottolineando nell'omelia come il beato Josemaría avesse predicato con intuizione soprannaturale la chiamata universale alla santità.

Esattamente dieci anni dopo, il 6 ottobre 2002, lo stesso pontefice lo ha iscritto solennemente nell'albo dei Santi dinanzi a delegazioni provenienti da oltre 80 nazioni. Nell'udienza del giorno successivo, Papa Giovanni Paolo II ne sintetizzò magnificamente l'eredità spirituale definendolo con parole storiche: «Si potrebbe dire che egli fu il santo dell'ordinario. Egli era convinto, infatti, che per chi vive in un'ottica di fede tutto è occasione di incontro con Dio, tutto diventa stimolo alla preghiera». L'insegnamento di San Josemaría rimane oggi un faro luminoso per la Chiesa universale, una via accessibile che trasforma i doveri quotidiani, lo studio e i legami familiari in un autentico altare di santificazione.

… Che il Signore, per intercessione del Santo dell'ordinario, ci conceda la grazia di scoprire la traccia di Dio nelle pieghe della vita quotidiana, trasformando il lavoro di ogni giorno in una preghiera continua e in un servizio d'amore alla Chiesa e al prossimo.

Immagine. "San Josemaría Escrivá de Balaguer", fotografia in bianco e nero scattata a Roma il 23 settembre 1966. L'originale si trova presso la sede centrale (o "Casa madre") dell'Opus Dei, a Villa Tevere, nel quartiere Pinciano/Parioli, a Roma.
Roberto Moggi
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