San Giustino

IL FILOSOFO CHE SCOPRÌ LA VERITÀ NELLA CROCE

Oggi - 1° giugno 2026 - lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di San Giustino, martire.

Le origini in Samaria e l'ombra dell'Impero 


Iustinus (Giustino) - questo il suo nome in latino - nacque attorno al 100 a Flavia Neapolis (letteralmente “Nuova città Flavia” o “dei Flavi”). La città assunse siffatta denominazione in onore dell’imperatore Tito Flavio Vespasiano (regnante dal 69 al 79), che come indica il nome apparteneva alla nobile “Gens Flavia”, che la fondò nel 72, subito dopo la Prima Guerra Giudaica. Il centro abitato sorgeva in Samaria, regione tra la Giudea e la Galilea nella Palestina romana (l’odierna Nablus, nei pressi dell'antica Sichem, una delle più grandi città della Cisgiordania sotto governo palestinese). La sua famiglia d’origine, probabilmente di origine greca o forse romana, si era presumibilmente stabilita da poco in Palestina, al seguito dell’esercito romano guidato proprio dall’imperatore Vespasiano, che nel 70 aveva sconfitto gli Ebrei e distrutto il Tempio di Gerusalemme. 

L'inquietudine dello spirito e l'incontro sulla riva del mare

Giustino, di cultura ellenistica, fu educato nel paganesimo ed ebbe un'ottima istruzione greca e latina, che lo portò ad approfondire la filosofia, tanto da essere successivamente considerato - dopo la conversione - come un grande pensatore cristiano e uno dei Padri della Chiesa. L'itinerario umano del suo cambiamento di fede, passò attraverso l'esperienza pitagorica, aristotelica, neoplatonica e “stoica” [cioè pertinente alla “Stoa”, la scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio (sec. III-II a.C.), da cui deriva lo “stoicismo”], fino al sofferto sbocco finale nel cristianesimo. Al riguardo, raccontò egli stesso che, insoddisfatto delle risposte spirituali avute dalle varie filosofie e religioni pagane, si ritirò solingo in un luogo desertico in riva al mare, a meditare. Il suo isolamento andò avanti a oltranza, fino a quando un vegliardo, forse un anacoreta, al quale aveva confidato la sua delusione esistenziale, gli spiegò che nessuna dottrina poteva appagare lo spirito umano, perché la ragione è incapace da sola a garantire il pieno possesso della verità, senza l’aiuto divino. 

La penna a difesa della fede: le Apologie e il Dialogo con Trifone

Fu così che Giustino, a trent'anni, scoprì Gesù e il Vangelo, se ne innamorò, ne divenne convinto banditore e, per proclamare al mondo questa felice scoperta, scrisse le sue due Apologie. La prima la dedicò, tra il 150 e il 153 circa, all'imperatore Antonino Pio (sul trono dal 138 al 161) e al figlio di questi e suo successore Marco Aurelio (dal 161 al 180), oltre che al Senato e al popolo romano. Essa, oltre ad essere un’esposizione delle credenze e della vita dei cristiani dell’epoca, è una vera e propria protesta contro le persecuzioni degli stessi, non giustificate da alcun misfatto che potesse rimproverarsi loro. La seconda, molto più breve, è un’ulteriore protesta, indirizzata questa volta contro l’operato del prefetto e generale Quinto Lollio Urbico (II secolo), da molti ritenuta una semplice appendice della precedente. Le due Apologie sono senz’altro i suoi scritti più importanti, perché ci informano di come si spiegava la dottrina cristiana in quel tempo e di com’erano celebrati i riti liturgici, in particolare del battesimo e del mistero eucaristico. Nelle due opere, non ci sono argomentazioni filosofiche ma commoventi testimonianze di vita nella primitiva comunità dei fedeli. Scrisse anche altri testi, almeno otto, tra cui il più considerevole è il “Dialogo con Trifone”, ricordato perché apre la via alla polemica antigiudaica nella letteratura cristiana. Trifone è, da vari studiosi, identificato con Rabbì Tarphon o Tarfon, un rabbino ebreo appartenente alla terza generazione dei “Saggi della Mishnah” (chiamati storicamente “Tannaim”, dal termine aramaico che significa "Ripetitori" o "Insegnanti"), i maestri e i giuristi ebrei vissuti nel periodo compreso tra l'assedio di Gerusalemme del 70 e la caduta della fortezza di Betar (vicino a Betlemme) nel 135. 

La scuola di Roma, la testimonianza e la corona del martirio

Questo dialogo, riportato nell'Apologia prima, sarebbe avvenuto poco dopo l'insurrezione degli Ebrei contro i romani, sotto il regno dell’imperatore Adriano (dal 117 al 138). Ritenuto il maggiore apologista greco e cristiano del II secolo, fondò una scuola di dottrina cristiana e fu maestro itinerante di filosofia. Benché in lui manchi un profondo senso ecclesiologico, la sua filosofia costituisce uno dei primi tentativi di sistemazione intellettuale e teologica della fede cristiana, concepita in armonia con la ragione. Insegnò in varie città, giungendo infine a Roma sotto l’impero di Antonino Pio e qui fondò una scuola, che ebbe come discepolo il futuro apologeta Taziano (120-180) e trovò un duro avversario in Crescente, filosofo “cinico” (aderente cioè alla corrente filosofica del Cinismo, che professava una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e alle passioni, fedele solo al rigore morale). A Roma, dove si era infine recato, Giustino venne denunciato proprio da Crescente, con il quale aveva disputato a lungo. Anche il magistrato che lo giudicò, Rustico, era un filosofo stoico, amico e confidente dell’imperatore Marco Aurelio. Giustino era felice di appartenere finalmente alla comunità cristiana: “… Io uno di loro ...” ebbe a dire. Una simile affermazione poteva a quei tempi costare la vita e, infatti, pagò a tale prezzo la sua appartenenza alla Chiesa. Ma per il magistrato, Giustino non era che un comune cristiano, al pari dei suoi sei compagni, tra cui una donna, tutti condannati alla decapitazione per la loro fede in Cristo. Morì martire a Roma nel 165 circa, altre fonti propendono per il periodo dal 162 al 168 circa. mentre era prefetto della città Quinto Giunio Rustico (163-67). Del martirio di Giustino e compagni si conservano gli atti autentici.

Sepoltura e reliquie: una storia meravigliosa

La storia della sepoltura e delle reliquie di San Giustino martire è affascinante e complessa, poiché si intreccia con i tipici spostamenti che i resti dei martiri romani subirono nei secoli per essere protetti dalle invasioni e dalle devastazioni. Subito dopo il martirio, i corpi di Giustino e dei suoi compagni furono raccolti segretamente dai cristiani di Roma, secondo la consuetudine della Chiesa primitiva. Fonti storiche autorevoli collocano la sua prima tomba stabile all'interno del Cimitero o Catacombe di Priscilla sulla via Salaria a Roma. In quel luogo il suo corpo riposò per diversi secoli, venerato dai primi cristiani insieme a quello di molti altri martiri e pontefici della Chiesa delle origini. Nel corso del Medioevo e delle successive epoche storiche, le reliquie dei grandi santi romani vennero traslate (spostate) dalle catacombe suburbane per essere messe al sicuro all'interno delle mura della città, principalmente sotto gli altari delle chiese. Così, oggi, le reliquie a lui attribuite si trovano in tre luoghi principali, oggetto di devozione e, talvolta, di dispute storiche:
-    Roma: chiesa di Santa Maria della Concezione (nella centralissima via Veneto), il luogo ufficiale più riconosciuto a livello liturgico romano. I suoi resti storici riposano in un'urna collocata sotto l'altare principale all'interno della cappella del coro. Nel 1992, le spoglie furono provvisoriamente trasferite nella parrocchia moderna di San Giustino a Centocelle, sempre nell’Urbe, per una “peregrinatio”, per poi tornare nella loro sede storica a Via Veneto.
-    Sacrofano (Roma): chiesa di San Giovanni Battista. Questo borgo situato pochi chilometri a nord della Capitale rivendica con forza il possesso di un'altra parte significativa delle reliquie ossee del Santo. Esse sono racchiuse in un'urna posta sotto l'altare maggiore della piccola ed antichissima chiesa situata nel centro storico del paese.
-    Malta: chiesa dei Gesuiti a La Valletta. Una parte delle reliquie di San Giustino, insieme a quelle di altri martiri romani, fu donata nei secoli passati ai Cavalieri di Malta, nell’omonima isola, ed è custodita presso l'altare laterale dedicato ai Santi Anna e Gioacchino nella storica chiesa Gesuita del capoluogo maltese. 
-    La "sorpresa" d'oltreoceano: le reliquie ad Annapolis, nel Maryland (USA). Esiste una vicenda singolare e documentata legata al Nuovo Mondo. Nel 1873, durante un periodo di forti tensioni e disordini politici in Italia che minacciavano i beni ecclesiastici, una famiglia nobile italiana che deteneva privatamente delle importanti reliquie ossee certificate di Giustino, decise di inviarle per sicurezza a un sacerdote di Baltimora (Maryland), la città più grande e popolosa di questo Stato americano, che ha una grandissima importanza nella storia del cattolicesimo del Nuovo Mondo. Infatti, l'Arcidiocesi cattolica di Baltimora, fondata nel 1789, è la più antica di tutti gli Stati Uniti. I resti del Santo rimasero custoditi e dimenticati per decenni nei depositi della chiesa di St. Mary a Annapolis fino a quando, nel 1989, vennero riscoperti, autenticati con il benestare del Vaticano e sepolti solennemente nel cimitero redentorista della medesima parrocchia americana, dove si trovano tuttora. 

… O Signore, che per mezzo della stoltezza della Croce hai mirabilmente introdotto il santo martire Giustino alla sublime conoscenza di Gesù Cristo, concedi anche a noi, per sua intercessione, di respingere gli errori che ci circondano e di rimanere sempre saldi e forti nella fede. Concedici di saper unire sempre, come lui, la luce della ragione alla forza dell'amore per il Vangelo, diventando testimoni credibili della Verità nei sentieri del mondo moderno.
Immagine: "Assunzione di Maria con San Giustino", anche detto "Madonna Assunta con San Giustino", olio su tela dipinto, nel 1776, dal pittore di scuola romana Andrea Scapuzzi (notizie 1768 o seconda metà del XVIII secolo). L'opera si trova all'interno della cattedrale a lui dedicata a Chieti (capoluogo dell'omonima provincia nella regione Abruzzo).
Roberto Moggi
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