L’APOSTOLO DELLA GERMANIA E IL FARO DELLA FEDE D’EUROPA
Oggi - 5 giugno 2026 - venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di San Bonifacio, vescovo e martire.
Le origini anglosassoni: la nascita di Wynfrith nel Wessex
Wynfrith (italianizzato in Vinfredo o Vinfrido) - questo il suo nome nella natia lingua anglosassone antica - noto anche con la specificazione “di Magonza” (città tedesca dove esercitò il suo ministero episcopale), nacque verosimilmente tra il 672 e il 675 circa (periodo universalmente accettato dalla storiografia contemporanea) nell’allora Regno del Wessex, ubicato nella Britannia meridionale, in un villaggio sito nel luogo ove sorge l’odierna cittadina di Crediton (oggi nella contea del Devon, nel sud dell’Inghilterra).
L'oblatio e la prima formazione: gli anni nel monastero di Exeter
Venuto al mondo in una famiglia probabilmente cristiana, fin dalla più tenera età mostrò di possedere un’acuta intelligenza. Tra i 5 e i 13 anni (a seconda delle diverse fonti storiche dell'alto Medioevo), quindi all'incirca tra il 680 e il 688, spinto da una precoce inclinazione spirituale nata dall'ascolto di monaci itineranti, Wynfrith ottenne dopo molte resistenze paterne di entrare nel monastero benedettino di Exeter, vicino al suo villaggio. Qui, secondo l'uso dell'epoca, la formazione letteraria e lo studio delle arti liberali si fusero fin da subito con una rigorosa disciplina monastica e una profonda ricerca di Dio. Fede, passione, capacità nello studio e facilità di apprendimento lo contraddistinsero subito. Divenuto monaco fu destinato al monastero di Nursling (oggi vicino a Southampton, nell'Hampshire, sud centrale dell’Inghilterra). Mentre si dedicava particolarmente all’apprendimento della Sacra Scrittura, per un po’ di tempo si dedicò anche all’insegnamento, componendo allo scopo trattati di grammatica, indovinelli istruttivi e poesie, indicativi del suo acume e di un grande amore per la cultura, che non lo abbandonerà mai.
Il ministero sacerdotale e l’ambasceria diplomatica a Canterbury
Ordinato sacerdote intorno al 705, al compimento dei trent'anni, Wynfrith abbinò al ministero una profonda attività di predicazione. Circa sette-dieci anni più tardi, intorno al 712-715, durante un sinodo convocato dal re Ine del Wessex e dall'arcivescovo Berhtwald di Canterbury, fu scelto per un'importante missione diplomatica presso la sede arcivescovile di Canterbury, che si trovava nell'estremo sud-est (nell’allora regno del Kent). All'epoca, nel VII-VIII secolo, per viaggiare dal Wessex al Kent si attraversavano regni diversi, foreste e paludi: era un incarico diplomatico complesso a lungo raggio, nel quale rappresentò con successo il clero e il re del Wessex in un momento di delicate trattative ecclesiali. Fu scelto proprio per la sua brillante cultura e autorevolezza come sacerdote maturo ed esperto.
La chiamata missionaria e il primo difficile approccio in Frisia
Nella sede arcivescovile, era ancora vivo il ricordo lasciato dal missionario e vescovo romano Sant’Agostino, detto appunto “di Canterbury” (534-604), che con i suoi monaci latini aveva evangelizzato quelle terre appena un secolo prima. La cultura latina e romana, lasciata in eredità dal santo, segnarono profondamente la spiritualità e la pastorale di Wynfrith, tanto che, maturata anch’esso l’inclinazione missionaria, abbandonò tutto per catechizzare i pagani, all’epoca ancora numerosi. S’imbarcò così per il continente diretto in Frisia, regione costiera europea sul Mare del Nord, ricca di numerose isole (oggi compresa nella parte settentrionale dei Paesi Bassi). Il territorio era tuttavia in piena lotta intestina e, nonostante la sua buona volontà, non poté resistervi a lungo e dovette tornare in patria.
Il pellegrinaggio a Roma e il mandato papale: la nascita di Bonifacio
Nel 718, dopo avere rifiutato l’elezione ad abate del monastero di Nursling, intraprese un pellegrinaggio a Roma per far visita al pontefice e pregare sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Il richiamo delle loro reliquie era forte, infatti, per tutti gli anglosassoni, così come quello della presenza del papato, del quale non dimenticavano il ruolo avuto nell’evangelizzazione della loro isola, unitamente ai tanti benefici accordati, particolarmente dal papa San Gregorio I, detto “Magno” (dal 590 al 604). Giunto nell’Urbe, fu ricevuto dal regnante papa Gregorio II (dal 715 al 731), il quale gli impose il nome religioso di Bonifacio e - avendone conosciute le grandi capacità - lo incaricò ufficialmente della predicazione nei territori pagani della Germania. Cominciò così l’evangelizzazione del centro di tale Paese, dalla regione dell’Assia a quella della Turingia, con grande successo.
L'espansione dell'evangelizzazione e il ruolo delle monache colte
Nel 722, non appena tali buone notizie giunsero a Gregorio II, fu da questo richiamato a Roma e nominato vescovo, senza venire legato a nessuna diocesi particolare. Bonifacio, assunta la nuova importante carica, volle subito ripartire per continuare l’immane opera di cristianizzazione dei territori tedeschi. Comunque, poiché in quella faticosa impresa era sostanzialmente solo e aveva assolutamente bisogno d’ausilio, chiamò alcuni sacerdoti e fidati laici suoi compatrioti, che conosceva personalmente, scegliendoli tra i più colti e portati per la predicazione. Tra questi c’erano anche alcune donne, tra le quali Lioba, sua parente, donna colta diventata poi badessa e santa. In questo modo, l’evangelizzazione intrapresa portò ulteriori ricchi frutti in termine di conversioni dei pagani.
L'elevazione ad arcivescovo, le riforme ecclesiali e la fondazione di Fulda
Nel 731, il nuovo papa Gregorio III (dal 731 al 741), congratulatosi ufficialmente per il suo successo, lo elevò alla dignità di arcivescovo, conferendogli il “Pallium” (“Pallio”), paramento liturgico simbolo della dignità pastorale. Bonifacio iniziò il suo impegno episcopale nella diocesi di Magonza (Germania centro-occidentale), organizzando quella Chiesa locale e nominando in loco quattro vescovi. Si adoperò instancabilmente anche per la riforma del clero e per ristabilire l’autorità dei metropoliti, senza quasi riposare, fino allo sfinimento. Dopo tanta fatica, ostacolato dalla nobiltà locale nel suo progetto di stabilire la sede metropolitana a Colonia (Germania centrale), pensò di ritirarsi, restando al suo posto solo per la grande opera di evangelizzazione in corso, che non voleva fare cessare. Nel 744, a Fulda, nella regione dell’Assia (Germania centrale), mediante il suo discepolo Sturmio, anch’esso futuro santo, fece costruire una bella chiesa con annesso monastero Benedettino, chiedendo al papa che entrambi i luoghi sacri fossero esentati dalla giurisdizione episcopale (cioè che fossero indipendenti dal vescovo locale) e direttamente collegati alla Santa Sede.
Il supremo sacrificio: il martirio in Frisia e l'eredità spirituale
Tuttavia, dopo avere ottenuto l’importante privilegio, nonostante l’età ormai avanzata e le grandi fatiche sostenute, volle tornare ancora nella regione della Frisia, la cui definitiva conversione rimaneva un suo vecchio sogno. Qui subì il martirio il 5 giugno 754, insieme a cinquantadue compagni che aveva portato con sé, per opera di alcune tribù indigene avverse alla conversione. Per suo esplicito desiderio, il corpo fu portato e inumato nel monastero di Fulda, dove riposa tutt’oggi. Per questo il monastero e la chiesa di detta località sono diventati il centro religioso più importante della Germania. Per il grande afflusso di pellegrini, la basilica ove si conservano le reliquie fu ingrandita, fino a diventare una delle più grandi chiese dell’Occidente. Ogni anno le più importanti assemblee dell’episcopato tedesco si tengono proprio a Fulda, presso la tomba di Bonifacio, noto come “l’Apostolo della Germania”.
… Che l'esempio luminoso di questo grande Santo, modello di zelo apostolico, profonda cultura e incrollabile fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, possa guidare e proteggere il nostro cammino quotidiano. Per sua intercessione, il Signore ci conceda la stessa fortezza d'animo nel testimoniare il Vangelo con le opere e con la vita.
Immagine: "San Bonifacio vescovo e martire", olio su tela dipinto, tra il 1700 e il 1749 circa, da anonimo pittore di ambito lombardo. L'opera si trova preso gli "Spedali Riuniti" di Brescia (capoluogo dell'omonima provincia della regione Lombardia).
Roberto Moggi
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Oggi - 5 giugno 2026 - venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di San Bonifacio, vescovo e martire.
Le origini anglosassoni: la nascita di Wynfrith nel Wessex
Wynfrith (italianizzato in Vinfredo o Vinfrido) - questo il suo nome nella natia lingua anglosassone antica - noto anche con la specificazione “di Magonza” (città tedesca dove esercitò il suo ministero episcopale), nacque verosimilmente tra il 672 e il 675 circa (periodo universalmente accettato dalla storiografia contemporanea) nell’allora Regno del Wessex, ubicato nella Britannia meridionale, in un villaggio sito nel luogo ove sorge l’odierna cittadina di Crediton (oggi nella contea del Devon, nel sud dell’Inghilterra).
L'oblatio e la prima formazione: gli anni nel monastero di Exeter
Venuto al mondo in una famiglia probabilmente cristiana, fin dalla più tenera età mostrò di possedere un’acuta intelligenza. Tra i 5 e i 13 anni (a seconda delle diverse fonti storiche dell'alto Medioevo), quindi all'incirca tra il 680 e il 688, spinto da una precoce inclinazione spirituale nata dall'ascolto di monaci itineranti, Wynfrith ottenne dopo molte resistenze paterne di entrare nel monastero benedettino di Exeter, vicino al suo villaggio. Qui, secondo l'uso dell'epoca, la formazione letteraria e lo studio delle arti liberali si fusero fin da subito con una rigorosa disciplina monastica e una profonda ricerca di Dio. Fede, passione, capacità nello studio e facilità di apprendimento lo contraddistinsero subito. Divenuto monaco fu destinato al monastero di Nursling (oggi vicino a Southampton, nell'Hampshire, sud centrale dell’Inghilterra). Mentre si dedicava particolarmente all’apprendimento della Sacra Scrittura, per un po’ di tempo si dedicò anche all’insegnamento, componendo allo scopo trattati di grammatica, indovinelli istruttivi e poesie, indicativi del suo acume e di un grande amore per la cultura, che non lo abbandonerà mai.
Il ministero sacerdotale e l’ambasceria diplomatica a Canterbury
Ordinato sacerdote intorno al 705, al compimento dei trent'anni, Wynfrith abbinò al ministero una profonda attività di predicazione. Circa sette-dieci anni più tardi, intorno al 712-715, durante un sinodo convocato dal re Ine del Wessex e dall'arcivescovo Berhtwald di Canterbury, fu scelto per un'importante missione diplomatica presso la sede arcivescovile di Canterbury, che si trovava nell'estremo sud-est (nell’allora regno del Kent). All'epoca, nel VII-VIII secolo, per viaggiare dal Wessex al Kent si attraversavano regni diversi, foreste e paludi: era un incarico diplomatico complesso a lungo raggio, nel quale rappresentò con successo il clero e il re del Wessex in un momento di delicate trattative ecclesiali. Fu scelto proprio per la sua brillante cultura e autorevolezza come sacerdote maturo ed esperto.
La chiamata missionaria e il primo difficile approccio in Frisia
Nella sede arcivescovile, era ancora vivo il ricordo lasciato dal missionario e vescovo romano Sant’Agostino, detto appunto “di Canterbury” (534-604), che con i suoi monaci latini aveva evangelizzato quelle terre appena un secolo prima. La cultura latina e romana, lasciata in eredità dal santo, segnarono profondamente la spiritualità e la pastorale di Wynfrith, tanto che, maturata anch’esso l’inclinazione missionaria, abbandonò tutto per catechizzare i pagani, all’epoca ancora numerosi. S’imbarcò così per il continente diretto in Frisia, regione costiera europea sul Mare del Nord, ricca di numerose isole (oggi compresa nella parte settentrionale dei Paesi Bassi). Il territorio era tuttavia in piena lotta intestina e, nonostante la sua buona volontà, non poté resistervi a lungo e dovette tornare in patria.
Il pellegrinaggio a Roma e il mandato papale: la nascita di Bonifacio
Nel 718, dopo avere rifiutato l’elezione ad abate del monastero di Nursling, intraprese un pellegrinaggio a Roma per far visita al pontefice e pregare sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Il richiamo delle loro reliquie era forte, infatti, per tutti gli anglosassoni, così come quello della presenza del papato, del quale non dimenticavano il ruolo avuto nell’evangelizzazione della loro isola, unitamente ai tanti benefici accordati, particolarmente dal papa San Gregorio I, detto “Magno” (dal 590 al 604). Giunto nell’Urbe, fu ricevuto dal regnante papa Gregorio II (dal 715 al 731), il quale gli impose il nome religioso di Bonifacio e - avendone conosciute le grandi capacità - lo incaricò ufficialmente della predicazione nei territori pagani della Germania. Cominciò così l’evangelizzazione del centro di tale Paese, dalla regione dell’Assia a quella della Turingia, con grande successo.
L'espansione dell'evangelizzazione e il ruolo delle monache colte
Nel 722, non appena tali buone notizie giunsero a Gregorio II, fu da questo richiamato a Roma e nominato vescovo, senza venire legato a nessuna diocesi particolare. Bonifacio, assunta la nuova importante carica, volle subito ripartire per continuare l’immane opera di cristianizzazione dei territori tedeschi. Comunque, poiché in quella faticosa impresa era sostanzialmente solo e aveva assolutamente bisogno d’ausilio, chiamò alcuni sacerdoti e fidati laici suoi compatrioti, che conosceva personalmente, scegliendoli tra i più colti e portati per la predicazione. Tra questi c’erano anche alcune donne, tra le quali Lioba, sua parente, donna colta diventata poi badessa e santa. In questo modo, l’evangelizzazione intrapresa portò ulteriori ricchi frutti in termine di conversioni dei pagani.
L'elevazione ad arcivescovo, le riforme ecclesiali e la fondazione di Fulda
Nel 731, il nuovo papa Gregorio III (dal 731 al 741), congratulatosi ufficialmente per il suo successo, lo elevò alla dignità di arcivescovo, conferendogli il “Pallium” (“Pallio”), paramento liturgico simbolo della dignità pastorale. Bonifacio iniziò il suo impegno episcopale nella diocesi di Magonza (Germania centro-occidentale), organizzando quella Chiesa locale e nominando in loco quattro vescovi. Si adoperò instancabilmente anche per la riforma del clero e per ristabilire l’autorità dei metropoliti, senza quasi riposare, fino allo sfinimento. Dopo tanta fatica, ostacolato dalla nobiltà locale nel suo progetto di stabilire la sede metropolitana a Colonia (Germania centrale), pensò di ritirarsi, restando al suo posto solo per la grande opera di evangelizzazione in corso, che non voleva fare cessare. Nel 744, a Fulda, nella regione dell’Assia (Germania centrale), mediante il suo discepolo Sturmio, anch’esso futuro santo, fece costruire una bella chiesa con annesso monastero Benedettino, chiedendo al papa che entrambi i luoghi sacri fossero esentati dalla giurisdizione episcopale (cioè che fossero indipendenti dal vescovo locale) e direttamente collegati alla Santa Sede.
Il supremo sacrificio: il martirio in Frisia e l'eredità spirituale
Tuttavia, dopo avere ottenuto l’importante privilegio, nonostante l’età ormai avanzata e le grandi fatiche sostenute, volle tornare ancora nella regione della Frisia, la cui definitiva conversione rimaneva un suo vecchio sogno. Qui subì il martirio il 5 giugno 754, insieme a cinquantadue compagni che aveva portato con sé, per opera di alcune tribù indigene avverse alla conversione. Per suo esplicito desiderio, il corpo fu portato e inumato nel monastero di Fulda, dove riposa tutt’oggi. Per questo il monastero e la chiesa di detta località sono diventati il centro religioso più importante della Germania. Per il grande afflusso di pellegrini, la basilica ove si conservano le reliquie fu ingrandita, fino a diventare una delle più grandi chiese dell’Occidente. Ogni anno le più importanti assemblee dell’episcopato tedesco si tengono proprio a Fulda, presso la tomba di Bonifacio, noto come “l’Apostolo della Germania”.
… Che l'esempio luminoso di questo grande Santo, modello di zelo apostolico, profonda cultura e incrollabile fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, possa guidare e proteggere il nostro cammino quotidiano. Per sua intercessione, il Signore ci conceda la stessa fortezza d'animo nel testimoniare il Vangelo con le opere e con la vita.
Immagine: "San Bonifacio vescovo e martire", olio su tela dipinto, tra il 1700 e il 1749 circa, da anonimo pittore di ambito lombardo. L'opera si trova preso gli "Spedali Riuniti" di Brescia (capoluogo dell'omonima provincia della regione Lombardia).
Roberto Moggi
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