IL “FIGLIO DELLA CONSOLAZIONE” TRA STORIA, TRADIZIONE E DEVOZIONE
Oggi - 11 giugno 2026 - giovedì della X settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di San Barnaba, apostolo.
Dalle origini giudaiche al nome della promessa
Il suo nome alla nascita era Yosef (Giuseppe), all’epoca molto diffuso nel mondo israelitico, nella sua traslitterazione scientifica moderna direttamente dall'ebraico all'alfabeto latino. Tuttavia, i romani antichi non usavano la lettera "Y" per questo appellativo, ma la "I" (che aveva valore sia di vocale che di consonante). Infatti, San Girolamo (circa 347-420) nella traduzione della Bibbia in latino (Vulgata), realizzata tra il 382 e il 405, traduce il testo greco usando la forma Ioseph (o Ioses). La "I" iniziale si è trasformata graficamente e foneticamente nella "G" italiana solo molti secoli dopo, dando vita a Giuseppe. Conosciuto originariamente come “Giuseppe di Cipro”, nacque verosimilmente negli ultimi anni del I secolo avanti Cristo o nei primi del I secolo dopo Cristo, nell’isola di Cipro, che all'epoca ospitava una numerosissima e attiva comunità giudaica, più precisamente nella fiorente città portuale di Salamina (situata sulla costa orientale dell'isola, nei pressi della moderna Famagosta). La sua era una famiglia d’immigrati giudei facente parte della diaspora ebraica, appartenente alla tribù di Levi (ai cui soli membri era affidato l’alto onore del sacerdozio e della sorveglianza del Tempio a Gerusalemme). Il suo nucleo familiare mantenne sempre stretti contatti con la Madre Patria. Proprio per questo e per i doveri derivanti dalla sua discendenza levitica, è da ritenersi probabile la sua frequente presenza a Gerusalemme.
La conversione a Gerusalemme e l'incontro con Paolo
Nella capitale della Giudea, secondo gli Atti degli Apostoli, si convertì alla fede in Gesù poco dopo la Pentecoste, vendendo un campo che possedeva nella zona (cioè tutto ciò che aveva) e consegnandone il ricavato ai rappresentanti della Chiesa appena nata. Uomo mite e colmo di fede, fu annoverato tra i primi fedeli di Gerusalemme. Dopo avere ricevuto il battesimo, fu chiamato Barnaba, nome giudeo di derivazione aramaica che significa "figlio della consolazione" o "dell'esortazione". Infatti, negli Atti degli Apostoli (4, 36 e 37), si legge che: “… Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli …”. Divenuto membro autorevole della prima comunità cristiana di Gerusalemme, si fece garante per l’accoglienza nella comunità di Saulo di Tarso, il futuro San Paolo, da poco convertito e da tutti conosciuto per i suoi trascorsi di puntiglioso persecutore dei cristiani, introducendolo nel novero dei fratelli di fede. Quando, nell’importante città di Antiochia di Siria (l’odierna Antakia nella parte sud-occidentale della Turchia asiatica), si iniziarono a convertire al cristianesimo i primi pagani non ebrei, Bàrnaba vi fu inviato con Paolo di Tarso, divenendo ben presto uno dei capi di quella nascente comunità. L'enorme successo della loro predicazione in quel centro marittimo con le conseguenti tante conversioni dei pagani, inizialmente, creò dubbi nella Chiesa di Gerusalemme, ma tutto si tranquillizzò quando, unitamente a Paolo, tornò a riferire agli Apostoli come si era svolta correttamente l'evangelizzazione.
L'evangelizzazione dei pagani e il Concilio degli Apostoli
Da Antiochia di Siria, visto il successo della predicazione tra i “Gentili” (cioè tra i pagani), partì sempre con Paolo per evangelizzare altri popoli. Attraverso le Scritture, troviamo di nuovo Paolo e Bàrnaba insieme a Gerusalemme, intorno all’anno 49, per la disputa concernente la necessità o meno della circoncisione per i pagani convertiti. A questo scopo, con Paolo, prese parte al primo Concilio di Gerusalemme, detto anche “Concilio degli apostoli”, dove fu ascoltato con interesse da tutti nella sua arringa a favore dell’accoglienza nella Chiesa di chiunque, senza obbligo di circoncisione. L’assemblea, dopo averne animatamente discusso, gli diede ragione e decise che non fosse necessaria l'osservanza della legge mosaica per i neo-convertiti, in altre parole che non fosse indispensabile la loro circoncisione. In seguito, con Paolo e l’apostolo Pietro, tornò ad Antiochia di Siria, dove, sempre nel 49, Paolo ebbe una “disputa” su questioni religiose con lui e Pietro. A questo punto i tre si separarono, ritenendola la cosa migliore in quel momento. Ancora dagli Atti degli Apostoli, apprendiamo che Paolo partì per l'Asia con Sila, mentre Barnaba e Marco l’evangelista andarono a Cipro, sua patria d’origine, tra il 50 e il 53.
Dalla tradizione milanese al martirio a Salamina
Secondo quanto attestano alcuni cataloghi bizantini sui discepoli del Signore del VII-VIII secolo, Barnaba si recò prima a Roma, insieme all’apostolo Pietro, poi si spostò velocemente verso il nord d'Italia, per fondare la Chiesa di Milano, della quale è tradizionalmente considerato il primo vescovo. Una tradizione ispirata a devozione, lo vuole giunto a Milano il 13 marzo del 53. Secondo un manoscritto tratto dalla “Legenda Aurea” (raccolta medievale di biografie agiografiche composta in latino a partire circa dall'anno 1260 fino al 1298) di Jacopo da Varazze o da Varagine (1228-1298), frate Domenicano e vescovo di Genova, Barnaba continuò a viaggiare e predicare fino a Salamina, isola greca di fronte al porto del Pireo, non lontana da Atene, dove fu lapidato da alcuni giudei nell'anno 61. La sua morte sarebbe avvenuta, secondo il monaco Alessandro, per opera di giudei giunti a Salamina dalla Siria che, invidiosi delle conversioni da lui operate, lo avrebbero appunto lapidato e poi bruciato. Il suo corpo sarebbe stato trovato attorno all’anno 488, al tempo dell’imperatore romano d’oriente Zenone. Questo del suo martirio è un dettaglio di straordinaria importanza. Infatti, Jacopo da Varagine (e la tradizione medievale) fece spesso confusione geografica tra l'isola greca di Salamina (famosa per la battaglia navale contro i Persiani) e la città di Salamina di Cipro. Le fonti paleocristiane più antiche (come gli Atti di Barnaba apocrifi e il monaco Alessandro precitato) collocano il martirio a Salamina di Cipro, distinguendo la narrazione della Legenda Aurea medievale dalle fonti precedenti.
Il miracoloso ritrovamento del corpo e la tomba a Cipro
L’ubicazione dei resti di San Barnaba apostolo si divide tra il luogo della sua sepoltura originaria a Cipro e le diverse reliquie custodite in Italia. La storia del ritrovamento dei suoi resti mortali è uno dei racconti più celebri dell'agiografia paleocristiana. Oggi, il corpo di Barnaba si trova tradizionalmente a Cipro Nord (ossia la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta internazionalmente solo dalla Turchia), a pochi chilometri dai resti dell'antica città di Salamina (vicino a Famagosta):
- Il ritrovamento nel 488: Secondo la tradizione, il santo apparve in sogno all'arcivescovo di Cipro, Antemio, indicandogli il luogo segreto della sua sepoltura sotto un albero di carrubo. Quando la tomba fu aperta, sul petto di Barnaba fu trovato un manoscritto del Vangelo di Matteo scritto a mano dallo stesso.
- La Cappella della Tomba: Oggi sul sito sorge il Monastero di San Barnaba. Accanto alla chiesa principale si trova una piccola cappella mausoleo; scendendo dei gradini sotterranei si accede direttamente alla cripta che ospita la tomba originaria.
- Il trasferimento parziale: Una parte dei resti rinvenuti nel V secolo fu inviata all'imperatore Zenone a Costantinopoli come dono, per ringraziarlo dell'indipendenza concessa alla Chiesa cipriota.
Le reliquie in Italia: la venerazione nei secoli
Nel corso dei secoli, a causa di traslazioni storiche, guerre e donazioni ecclesiastiche, importanti frammenti del corpo dell'apostolo sono giunti in Italia:
- Milano: La tradizione milanese lega fortemente Barnaba alla prima evangelizzazione della città. Alcuni resti (tra cui storicamente si menzionava il cranio) giunsero in Nord Italia tramite passaggi legati all'epoca bizantina e longobarda.
- Endenna (Bergamo): La parrocchia di questa frazione del comune di Zogno custodisce, secondo la tradizione ecclesiastica, una reliquia insigne identificata come il cranio di San Barnaba.
- Marino (Roma): Presso la Basilica collegiata di San Barnaba sono conservate ed esposte alla venerazione dei fedeli le reliquie del braccio dell'apostolo, che è anche il santo patrono della città.
… Per intercessione di San Barnaba, modello luminoso di carità generosa e di instancabile zelo apostolico, il Signore conceda alla Sua Chiesa di saper accogliere ogni uomo con cuore mite e aperto, annunciando il Vangelo della grazia senza stancarsi mai. L'esempio del “Figlio della consolazione” sia per tutti noi guida sicura nel farsi consolatori e testimoni di speranza nel mondo.
Immagine: "Pala di San Barnaba", anche nota come "Madonna in trono, quattro angeli e santi" (dove Barnaba è il primo alla destra della Madonna, con un libro e un ramo di olivo nella mano destra. Gli altri santi sono, da sinistra a destra: Caterina d'Alessandria, Agostino d'Ippona, Giovanni Battista, Ignazio di Antiochia e Michele). Pannello principale della pala d'altare a tempera su tavola, dipinta, nel 1490 circa, dal pittore fiorentino Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, noto come Sandro Botticelli (1445-1510). L'opera si trova nella Galleria Nazionale degli Uffizi, a Firenze.
Roberto Moggi
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Oggi - 11 giugno 2026 - giovedì della X settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la memoria obbligatoria di San Barnaba, apostolo.
Dalle origini giudaiche al nome della promessa
Il suo nome alla nascita era Yosef (Giuseppe), all’epoca molto diffuso nel mondo israelitico, nella sua traslitterazione scientifica moderna direttamente dall'ebraico all'alfabeto latino. Tuttavia, i romani antichi non usavano la lettera "Y" per questo appellativo, ma la "I" (che aveva valore sia di vocale che di consonante). Infatti, San Girolamo (circa 347-420) nella traduzione della Bibbia in latino (Vulgata), realizzata tra il 382 e il 405, traduce il testo greco usando la forma Ioseph (o Ioses). La "I" iniziale si è trasformata graficamente e foneticamente nella "G" italiana solo molti secoli dopo, dando vita a Giuseppe. Conosciuto originariamente come “Giuseppe di Cipro”, nacque verosimilmente negli ultimi anni del I secolo avanti Cristo o nei primi del I secolo dopo Cristo, nell’isola di Cipro, che all'epoca ospitava una numerosissima e attiva comunità giudaica, più precisamente nella fiorente città portuale di Salamina (situata sulla costa orientale dell'isola, nei pressi della moderna Famagosta). La sua era una famiglia d’immigrati giudei facente parte della diaspora ebraica, appartenente alla tribù di Levi (ai cui soli membri era affidato l’alto onore del sacerdozio e della sorveglianza del Tempio a Gerusalemme). Il suo nucleo familiare mantenne sempre stretti contatti con la Madre Patria. Proprio per questo e per i doveri derivanti dalla sua discendenza levitica, è da ritenersi probabile la sua frequente presenza a Gerusalemme.
La conversione a Gerusalemme e l'incontro con Paolo
Nella capitale della Giudea, secondo gli Atti degli Apostoli, si convertì alla fede in Gesù poco dopo la Pentecoste, vendendo un campo che possedeva nella zona (cioè tutto ciò che aveva) e consegnandone il ricavato ai rappresentanti della Chiesa appena nata. Uomo mite e colmo di fede, fu annoverato tra i primi fedeli di Gerusalemme. Dopo avere ricevuto il battesimo, fu chiamato Barnaba, nome giudeo di derivazione aramaica che significa "figlio della consolazione" o "dell'esortazione". Infatti, negli Atti degli Apostoli (4, 36 e 37), si legge che: “… Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli …”. Divenuto membro autorevole della prima comunità cristiana di Gerusalemme, si fece garante per l’accoglienza nella comunità di Saulo di Tarso, il futuro San Paolo, da poco convertito e da tutti conosciuto per i suoi trascorsi di puntiglioso persecutore dei cristiani, introducendolo nel novero dei fratelli di fede. Quando, nell’importante città di Antiochia di Siria (l’odierna Antakia nella parte sud-occidentale della Turchia asiatica), si iniziarono a convertire al cristianesimo i primi pagani non ebrei, Bàrnaba vi fu inviato con Paolo di Tarso, divenendo ben presto uno dei capi di quella nascente comunità. L'enorme successo della loro predicazione in quel centro marittimo con le conseguenti tante conversioni dei pagani, inizialmente, creò dubbi nella Chiesa di Gerusalemme, ma tutto si tranquillizzò quando, unitamente a Paolo, tornò a riferire agli Apostoli come si era svolta correttamente l'evangelizzazione.
L'evangelizzazione dei pagani e il Concilio degli Apostoli
Da Antiochia di Siria, visto il successo della predicazione tra i “Gentili” (cioè tra i pagani), partì sempre con Paolo per evangelizzare altri popoli. Attraverso le Scritture, troviamo di nuovo Paolo e Bàrnaba insieme a Gerusalemme, intorno all’anno 49, per la disputa concernente la necessità o meno della circoncisione per i pagani convertiti. A questo scopo, con Paolo, prese parte al primo Concilio di Gerusalemme, detto anche “Concilio degli apostoli”, dove fu ascoltato con interesse da tutti nella sua arringa a favore dell’accoglienza nella Chiesa di chiunque, senza obbligo di circoncisione. L’assemblea, dopo averne animatamente discusso, gli diede ragione e decise che non fosse necessaria l'osservanza della legge mosaica per i neo-convertiti, in altre parole che non fosse indispensabile la loro circoncisione. In seguito, con Paolo e l’apostolo Pietro, tornò ad Antiochia di Siria, dove, sempre nel 49, Paolo ebbe una “disputa” su questioni religiose con lui e Pietro. A questo punto i tre si separarono, ritenendola la cosa migliore in quel momento. Ancora dagli Atti degli Apostoli, apprendiamo che Paolo partì per l'Asia con Sila, mentre Barnaba e Marco l’evangelista andarono a Cipro, sua patria d’origine, tra il 50 e il 53.
Dalla tradizione milanese al martirio a Salamina
Secondo quanto attestano alcuni cataloghi bizantini sui discepoli del Signore del VII-VIII secolo, Barnaba si recò prima a Roma, insieme all’apostolo Pietro, poi si spostò velocemente verso il nord d'Italia, per fondare la Chiesa di Milano, della quale è tradizionalmente considerato il primo vescovo. Una tradizione ispirata a devozione, lo vuole giunto a Milano il 13 marzo del 53. Secondo un manoscritto tratto dalla “Legenda Aurea” (raccolta medievale di biografie agiografiche composta in latino a partire circa dall'anno 1260 fino al 1298) di Jacopo da Varazze o da Varagine (1228-1298), frate Domenicano e vescovo di Genova, Barnaba continuò a viaggiare e predicare fino a Salamina, isola greca di fronte al porto del Pireo, non lontana da Atene, dove fu lapidato da alcuni giudei nell'anno 61. La sua morte sarebbe avvenuta, secondo il monaco Alessandro, per opera di giudei giunti a Salamina dalla Siria che, invidiosi delle conversioni da lui operate, lo avrebbero appunto lapidato e poi bruciato. Il suo corpo sarebbe stato trovato attorno all’anno 488, al tempo dell’imperatore romano d’oriente Zenone. Questo del suo martirio è un dettaglio di straordinaria importanza. Infatti, Jacopo da Varagine (e la tradizione medievale) fece spesso confusione geografica tra l'isola greca di Salamina (famosa per la battaglia navale contro i Persiani) e la città di Salamina di Cipro. Le fonti paleocristiane più antiche (come gli Atti di Barnaba apocrifi e il monaco Alessandro precitato) collocano il martirio a Salamina di Cipro, distinguendo la narrazione della Legenda Aurea medievale dalle fonti precedenti.
Il miracoloso ritrovamento del corpo e la tomba a Cipro
L’ubicazione dei resti di San Barnaba apostolo si divide tra il luogo della sua sepoltura originaria a Cipro e le diverse reliquie custodite in Italia. La storia del ritrovamento dei suoi resti mortali è uno dei racconti più celebri dell'agiografia paleocristiana. Oggi, il corpo di Barnaba si trova tradizionalmente a Cipro Nord (ossia la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta internazionalmente solo dalla Turchia), a pochi chilometri dai resti dell'antica città di Salamina (vicino a Famagosta):
- Il ritrovamento nel 488: Secondo la tradizione, il santo apparve in sogno all'arcivescovo di Cipro, Antemio, indicandogli il luogo segreto della sua sepoltura sotto un albero di carrubo. Quando la tomba fu aperta, sul petto di Barnaba fu trovato un manoscritto del Vangelo di Matteo scritto a mano dallo stesso.
- La Cappella della Tomba: Oggi sul sito sorge il Monastero di San Barnaba. Accanto alla chiesa principale si trova una piccola cappella mausoleo; scendendo dei gradini sotterranei si accede direttamente alla cripta che ospita la tomba originaria.
- Il trasferimento parziale: Una parte dei resti rinvenuti nel V secolo fu inviata all'imperatore Zenone a Costantinopoli come dono, per ringraziarlo dell'indipendenza concessa alla Chiesa cipriota.
Le reliquie in Italia: la venerazione nei secoli
Nel corso dei secoli, a causa di traslazioni storiche, guerre e donazioni ecclesiastiche, importanti frammenti del corpo dell'apostolo sono giunti in Italia:
- Milano: La tradizione milanese lega fortemente Barnaba alla prima evangelizzazione della città. Alcuni resti (tra cui storicamente si menzionava il cranio) giunsero in Nord Italia tramite passaggi legati all'epoca bizantina e longobarda.
- Endenna (Bergamo): La parrocchia di questa frazione del comune di Zogno custodisce, secondo la tradizione ecclesiastica, una reliquia insigne identificata come il cranio di San Barnaba.
- Marino (Roma): Presso la Basilica collegiata di San Barnaba sono conservate ed esposte alla venerazione dei fedeli le reliquie del braccio dell'apostolo, che è anche il santo patrono della città.
… Per intercessione di San Barnaba, modello luminoso di carità generosa e di instancabile zelo apostolico, il Signore conceda alla Sua Chiesa di saper accogliere ogni uomo con cuore mite e aperto, annunciando il Vangelo della grazia senza stancarsi mai. L'esempio del “Figlio della consolazione” sia per tutti noi guida sicura nel farsi consolatori e testimoni di speranza nel mondo.
Immagine: "Pala di San Barnaba", anche nota come "Madonna in trono, quattro angeli e santi" (dove Barnaba è il primo alla destra della Madonna, con un libro e un ramo di olivo nella mano destra. Gli altri santi sono, da sinistra a destra: Caterina d'Alessandria, Agostino d'Ippona, Giovanni Battista, Ignazio di Antiochia e Michele). Pannello principale della pala d'altare a tempera su tavola, dipinta, nel 1490 circa, dal pittore fiorentino Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, noto come Sandro Botticelli (1445-1510). L'opera si trova nella Galleria Nazionale degli Uffizi, a Firenze.
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