Natività di San Giovanni Battista

LA VOCE NEL DESERTO CHE ANNUNCIA LA LUCE

Oggi - 24 giugno 2026 - mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa celebra la solennità della Natività di San Giovanni Battista.

Una nascita intrecciata alla venuta di Cristo: date e origini storiche

Giovanni il Battista - oltre a Gesù e a Maria Santissima (8 settembre) - è l’unico santo di cui la liturgia ricordi non solo il giorno della morte, ma anche quello della nascita terrena, il 24 giugno, sei mesi prima della venuta al mondo di Gesù. Questo avviene perché Giovanni fu santificato nel grembo materno dal sussulto d'esultanza alla visita di Maria (Lc 1, 41), nascendo quindi già privo del peccato originale. La data di questa festività, infatti, è stata fissata dalla Chiesa rispettivamente sei mesi prima del Natale e tre dopo l’Annunciazione, basandosi sulle parole che l’Arcangelo Gabriele rivolse a Maria, riferendosi alla di lei cugina Elisabetta, come riportate nel Vangelo secondo Luca: “… E questo è il sesto mese per lei …” (Lc 1, 36). D’altronde, come ancora ci permette di capire il primo capitolo del Vangelo di Luca, la data di nascita di Giovanni Battista è desumibile dai richiami storici, intrecciandola strettamente a quella di Gesù (cf. Lc 1). A questo proposito, è affascinante pensare che la cronologia si basa sul turno della classe sacerdotale di Abia (a cui apparteneva Zaccaria, padre di Giovanni). Storici e studiosi, incrociando i testi di Qumran, hanno confermato che il turno d'inizio autunno della classe di Abia giustifica perfettamente la nascita di Giovanni a fine giugno e quella di Gesù a fine dicembre. Yehohanàn o Yochanan è il suo nome nel materno ebraico (traslitterato nel nostro alfabeto), col significato di “Dio è propizio”, "Il Signore è grazioso" o "Dono del Signore". Il primo nome è la forma estesa (teoforica, che contiene il nome esplicito di Dio), mentre Yochanan ne è la forma contratta. In latino, invece, il suo nome è Ioannes o Iohannes, da cui deriva l’italiano Giovanni. Asceta proveniente da un’antica famiglia sacerdotale ebraica, nacque verosimilmente sul finire del I secolo avanti Cristo in Giudea, ad Ain Karem presso Gerusalemme (oggi quartiere della medesima città) e morì martire a Macheronte, nella Perea, sulla sponda orientale del mar Morto (oggi in Giordania), tra il 29 e il 32 circa dopo Cristo.

La missione nel deserto e il battesimo di conversione lungo il Giordano

Egli è chiamato “Il Precursore”, cioè che precorre, che va “innanzi agli altri” (nella fattispecie al Messia), perché, con l’azione profetica e la predicazione annunciò l’imminente venuta di Gesù nel mondo. Raggiunta la maturità, Giovanni si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, indossando solo un semplice vestito di pelle di cammello e una cintura attorno ai fianchi, nutrendosi di locuste e miele selvatico. Nel 28 o 29 dopo Cristo, anno quindicesimo del regno dell’Imperatore romano Tiberio (dal 14 al 37 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, durante la quale diffondeva incessantemente l’annuncio dell’ormai vicino avvento del Regno Messianico, esortando tutti alla conversione e predicando la penitenza. Era considerato universalmente un profeta e da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dall’intera regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tantissima gente. Giovanni, in segno di purificazione dai peccati e di “nascita a nuova vita”, immergeva nelle acque del Giordano coloro che, pentiti e convertiti, accoglievano la sua parola, cioè dava un battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il soprannome di “Battista” che gli fu dato.

Il Precursore davanti al popolo e il legame teologico con Gesù

Anche i pubblicani (come gli esattori delle imposte) e i soldati del re Erode Antipa, tetrarca della Galilea e della Perea (dal 4 a.C. al 39 d.C.) andavano da lui a chiedergli cosa dovessero fare per salvarsi. A tali domande, come ci spiega il Vangelo di Luca al capitolo terzo, lui rispondeva ai primi: “… Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato …” e ai secondi: “… Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe …” (Lc 3, 12-14). Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo un “precursore”, com’è evidenziato ancora nel terzo capitolo del Vangelo di Luca: “… Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco …” (Lc 3, 16). In seguito, a una delegazione ufficiale inviatagli dai sommi sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, disse ancora che egli non era affatto il Messia, aggiungendo che quest’ultimo era già in mezzo a loro, anche se essi non lo conoscevano, e spiegando: “… Io sono la voce di uno che grida nel deserto: rendete dritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia …” (Gv 1, 23). Una volta cresciuto nella fede e reso forte nello Spirito, dunque, il Battista si manifestò a Israele. Ed ecco che la sua vicenda torna a intersecarsi con quella di Gesù, al punto che gli eventi della sua vita narrati nei Vangeli non sono solo prefigurazioni di quelli che accadranno a Gesù, ma sono a essi contemporanei, finché gli uni si sovrappongono agli altri e, anche quando egli sarà ucciso violentemente, la sua vita e la sua missione appariranno in pienezza in quelle di Cristo. Per questo molti esegeti ritengono possibile che Gesù sia stato per un certo periodo suo discepolo, condividendo con lui la vita della sua comunità.

L'integerrimo martirio e la grandezza del Santo tra i nati di donna

Giovanni Battista continuò fino all’ultimo a essere integerrimo nemico di ogni peccato. Riprovò pubblicamente la peccaminosa unione di Re Erode Antipa e della cognata Erodiade, anche se questo gli costò la dura prigionia nella fortezza di Macheronte, sulla sponda orientale del Mar Morto (oggi in Giordania). Poi, in occasione di un festino svoltosi nel palazzo reale della stessa località, la figlia di Erodiade, Salomè, bellissima e molto brava nella danza, entusiasmò Erode, al quale, per istigazione della madre, domandò e ottenne in regalo la testa del Battista, mettendo così a tacere il “battistrada” del Messia, la voce più robusta dei banditori dell'imminente messaggio evangelico. Al tempo stesso ultimo profeta e primo apostolo, Giovanni Battista ha sacrificato la vita per la sua missione e per questo è venerato nella Chiesa come martire. Non è certo un caso che il Re Erode, cercando di capire chi fosse, abbia detto di Gesù: “… È Giovanni il Battista risorto dai morti …” (Mc 6, 14), né che i discepoli abbiano riferito a Gesù il giudizio su di lui formulato da alcuni contemporanei: “… È Giovanni il Battista …” (Mc 8, 28). Diversi fattori hanno fatto del Battista il primo santo ovunque venerato con grande solennità e con moltissime chiese a lui dedicate in tutto il mondo. Primo tra tutti c’è la lode che di lui fa il Signore stesso: “… Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni …” (Lc 7, 28); poi il suo martirio; quindi la scoperta delle sue reliquie e, infine, la sua personalità da “prototipo del monaco”, che spiega la grande devozione che di lui aveva San Benedetto da Norcia. Tra l’altro, di lui parlano non soltanto i Vangeli, ma anche testi apocrifi quali il “Protovangelo di Giacomo”, la “Vita di Giovanni Battista” attribuita a Serapione di Thmuis e tradizioni apocrife siriache.

Il culto globale: dall'Islam all'Ordine di Malta, fino al mistero delle reliquie

È interessante notare come anche il Corano e altri testi sacri islamici ne parlino, e tutti con espressioni di grande ammirazione. Alla diffusione del suo culto ha contribuito inoltre l’istituzione dell’Ordine degli “Ospitalieri” o “Cavalieri di San Giovanni”, detti poi anche di Rodi o di Malta, un ordine religioso cavalleresco nato intorno alla prima metà dell'XI secolo, i quali ne fecero il loro patrono e, in tutti i centri da loro istituiti, gli dedicarono una cappella. In Europa sono molti i paesi intitolati al santo. Circa le sue reliquie, è stato tramandato che la testa del martire finì nelle mani di Erodiade; invece il corpo fu preso dai suoi discepoli che l’avrebbero sepolto a Sebaste in Samaria. Ciò nonostante, sono molte le località che se ne contendono reliquie: a Roma, fin dal 1130 si ha memoria di un oratorio in cui si custodiva la testa del Battista, che passò poi nella chiesa di San Silvestro in Capite. Sempre a Roma è intitolata anche al santo la basilica di San Giovanni in Laterano (Cattedrale della diocesi di Roma) e le chiese di San Giovanni dei Fiorentini sul Lungotevere e San Giovanni dei Genovesi a Trastevere ed anche in esse si venerano reliquie del santo.

… Che il Signore ci conceda di custodire nel cuore la stessa fortezza del Precursore, per essere anche noi, nel mondo di oggi, instancabili “voci che gridano nel deserto”, capaci di raddrizzare i sentieri della vita e di indicare con gioia la presenza viva di Cristo Signore.
Immagine: "Nascita di San Giovanni Battista", dove il padre (Zaccaria) si trova all'estrema sinistra del dipinto, seduto in penombra, anziano e calvo, mentre sta scrivendo su un foglio o tavoletta; la madre (Elisabetta), invece, si trova sullo sfondo, nell'angolo in alto a sinistra, a letto dopo aver partorito. Le figure femminili sono le levatrici. Olio su tela dipinto, nel 1635, dalla pittrice Artemisia Lomi Gentileschi (1593-1654). L'opera si trova nel Museo del Prado, a Madrid (capitale della Spagna).
 

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