Beata Vergine Maria “Salus Populi Romani”

LA SALUTE DEL POPOLO ROMANO: IL CUORE MARIANO DELL’URBE E LA MEMORIA DEL VOTO DI LIBERAZIONE

Oggi - 4 giugno 2026 - giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario - la  Diocesi di Roma celebra la memoria obbligatoria della Beata Vergine Maria “Salus Populi Romani” (che in latino significa: “Salvezza del popolo romano”). 

La memoria liturgica diocesana: storia di un decreto pontificio

La Chiesa universale, tuttavia, non officia questa memoria, poiché la Salus Populi Romani non è inserita nel Calendario Romano Generale. Questa commemorazione è stata promulgata ufficialmente il 25 aprile 2023 da papa Francesco, con decreto dell’allora Congregazione (oggi Dicastero) per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, fissandola al 4 giugno. Tale disposizione ha ratificato l'approvazione del nuovo Calendario proprio della Diocesi di Roma, fortemente voluto dal medesimo pontefice. La primissima celebrazione ufficiale in tutta la diocesi capitolina è avvenuta l'anno successivo, il 4 giugno 2024, in occasione dell'ottantesimo anniversario del voto della città di Roma alla Madonna. La Beata Vergine Maria Salus Populi Romani rappresenta il legame spirituale e storico più profondo tra l’Urbe e la Madre di Dio. Più che la storia di una vita terrena, la sua "vita" agiografica si identifica con quella della sua miracolosa icona bizantina, custode della Capitale nei momenti più bui, che si venera all’interno della locale Basilica di Santa Maria Maggiore, il santuario mariano più antico d’Occidente, dove, dal 1613, è custodita nello sfarzoso altare della Cappella Paolina (o Borghese). L’aspetto visivo dell'icona è quello di una Madonna “Odigitria” (dal greco “odegós”, guida), che significa "Colei che mostra la via", uno dei più importanti e antichi appellativi della Vergine Maria nell'arte e nella tradizione cristiana. La Vergine è raffigurata con in braccio il Bambino benedicente, mentre stringe una pergamena arrotolata con la mano destra. La Vergine Odigitria è una tipica rappresentazione della Madonna che tiene in braccio Gesù Bambino mentre, con la mano destra, lo indica ai fedeli. Maria non guarda il devoto, ma distoglie lo sguardo per indirizzare l'attenzione su suo figlio, presentato come "La via, la verità e la vita". Secondo un'antichissima tradizione cristiana, l'icona sarebbe stata un'opera “acheropita” (termine greco che significa: “Non dipinta da mani umane”) o dipinta, secondo altre fonti, direttamente dall'evangelista Luca, che avrebbe impresso il volto di Maria su una tavola di legno di cedro appartenuta alla Sacra Famiglia. Tuttavia, gli studi scientifici e i restauri più recenti collocano la datazione della tavola (di 117 centimetri di altezza e 79 di larghezza) in un periodo compreso tra il IX e il XII secolo, considerandola un capolavoro di scuola bizantina.

Il 4 Giugno 1944: il voto solenne dell'Urbe a Sant'Ignazio in Campo Marzio 

Ottantadue anni fa, alle ore 17,00 del 4 giugno 1944, il testo del voto, condiviso idealmente dall'intera cittadinanza, fu solennemente letto da monsignor Gilla Vincenzo Gremigni (1891-1963) nella centrale chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, in quanto egli ricopriva a Roma il ruolo di decano dei parroci (essendo dal 1921 il preposto della monumentale Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio nel rione Prati). Solo pochi mesi prima, nell’aprile 1944, il Venerabile pontefice Pio XII (1876-1958) alla presenza di una cospicua rappresentanza di cittadini romani, aveva avviato “la macchina del voto” (con la raccolta di firme), proprio davanti all'icona della Salus Populi Romani, nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore. Il voto pubblicamente pronunciato da monsignor Gremigni, poggiava su una promessa reciproca: si chiedeva a Dio la salvezza immediata di Roma dal disastro bellico, in cambio del profondo rinnovamento spirituale e materiale dei romani. Papa Pio XII aveva stabilito esplicitamente che il voto spirituale della città fosse indirizzato e intitolato alla Madonna “Salus Populi Romani”, protettrice storica dell'Urbe, la cui icona originale, in quel momento, si trovava al sicuro all'interno della sua cappella nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nel pieno centro della Capitale. Tuttavia, come visto, anche a causa degli eventi storici di quel periodo, il voto dei cittadini venne pronunciato materialmente nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. Qui, per ragioni di sicurezza legate ai bombardamenti, era stata temporaneamente trasferita l'effigie della Madonna del Divino Amore (proveniente dal santuario di Castel di Leva, sulla via Ardeatina). Sant'Ignazio era diventata il centro delle suppliche quotidiane dei romani. Il voto fu dunque espresso davanti al quadro del Divino Amore, ma formulato in onore e sotto il titolo della Salus Populi Romani.

L'adempimento della promessa, la liberazione e l'incoronazione del 1954

Le promesse solenni dei cittadini dell’Urbe consistevano nell’impegno a realizzare:
-    La conversione dei costumi, con la promessa solenne di "ricondurre la propria vita a una cristiana austerità di costumi", abbandonando i peccati e i vizi. 
-    Un'opera di carità per gli ultimi, con la fondazione di un'attività assistenziale e di religione a favore dei più deboli. 
Da quest’ultimo punto del voto nacquero, negli anni successivi dopo la fine del conflitto, il completamento del Santuario della Madonna del Divino Amore in località Castel di Leva, e l'accoglienza degli orfani di guerra presso il Centro Don Orione della località Monte Mario, dove oggi svetta la celebre statua dorata della Madonnina, installata proprio a perenne memoria del voto. Questo centro appartiene alla congregazione “Piccola Opera della Divina Provvidenza” (che è il nome dell'intera Famiglia, comprensiva di suore e laici), mentre il ramo dei sacerdoti (detti "Orionini") si chiama specificamente "Figli della Divina Provvidenza". La sera stessa di quel 4 giugno, a pochissime ore dalla pubblica proclamazione, le truppe naziste evacuarono miracolosamente la città senza opporre resistenza e gli Alleati vi entrarono pacificamente, risparmiando a Roma una drammatica battaglia urbana e la sicura distruzione. Nel dopoguerra, il 1º novembre 1954, giorno di Ognissanti, in ringraziamento per la sua miracolosa e materna protezione, il pontefice Pio XII procedette all'incoronazione solenne dell'icona della Salus Populi Romani, all'interno della Basilica di San Pietro in Vaticano. Vennero poste sul capo della Vergine e del Bambino delle preziose corone tempestate di gioielli, come omaggio per aver protetto l'Urbe dalla distruzione della guerra. Nell’occasione, l'antichissima e pesante icona bizantina venne eccezionalmente rimossa dalla sua teca di Santa Maria Maggiore e trasportata in una solenne e oceanica processione trionfale attraverso le vie di Roma fino alla basilica vaticana. Durante l’evento, il papa emanò l'enciclica “Ad Coeli Reginam” (Alla Regina dei cieli) con cui istituì ufficialmente la festa liturgica della Regalità di Maria (Maria Regina).

Il patrocinio storico sull'Urbe: liberazioni da peste, guerre e carestie

Nel corso dei secoli, nei momenti di guerre, pestilenze e carestie, i pontefici e i romani si sono aggrappati a questa effigie, ottenendo prodigiose liberazioni: 
-    Nel 590, papa Gregorio Magno portò l'icona in processione solenne per invocare la fine di una terribile epidemia che affliggeva l’Urbe. Arrivati davanti al Mausoleo di Adriano, il papa vide l'Arcangelo Michele rinfoderare la spada insanguinata: la peste cessò all'istante e da allora il monumento prese il nome di Castel Sant'Angelo. 
-    La Battaglia di Lepanto del 1571: papa Pio V si raccolse in preghiera davanti alla Salus Populi Romani per impetrare la vittoria della flotta cristiana coalizzata contro gli invasori Ottomani islamici, ottenendone una grande vittoria ed attribuendo la salvezza dell'Europa all'intercessione della Vergine.
-    Il colera del 1837: papa Gregorio XVI invocò ed ottenne la cessazione dell'epidemia, portando il quadro in processione tra i rioni della città.
-    La salvezza dalla Seconda Guerra Mondiale: il 4 giugno 1944, come visto, mentre gli eserciti alleati e nazisti rischiavano di distruggere Roma, la cittadinanza fece un voto solenne davanti all’effige della Santa Vergine. Le truppe tedesche si ritirarono pacificamente, lasciando la Città Eterna miracolosamente intatta. 

Teologia dell'immagine e la devozione dei pontefici contemporanei

Da un punto di vista teologico e artistico, l'iconografia dell’effige della Salus Populi Romani risponde al modello greco della Madonna “Odigitria” (termine greco che significa: "Colei che indica la Via", cioè Cristo). Gli occhi della Vergine sono grandi e profondi, rivolti direttamente verso lo spettatore, emanando uno sguardo regale ma intensamente materno. Il Bambino Gesù, sorretto dal braccio sinistro di Maria, tiene nella mano sinistra il libro dei Vangeli e con la destra compie il gesto della benedizione trinitaria. Sulla veste scura di Maria campeggia una stella, simbolo della sua perpetua verginità, mentre le lettere greche “MP ΘY” abbreviano il titolo nella stessa lingua di “Meter Theou” (Madre di Dio). Con la mano destra, Maria stringe una pergamena arrotolata e incrocia delicatamente le braccia sul Figlio, quasi a proteggerlo. L'amore dei Pontefici per la Salus è rimasto intatto nel tempo. Papa Pio XII, come visto, la incoronò solennemente nel 1954. San Giovanni Paolo II volle che una copia di questa icona viaggiasse nel mondo insieme alla Croce di Legno, nominandola patrona ufficiale delle Giornate Mondiali della Gioventù (GMG). Infine, papa Francesco ha trasformato questa devozione nel baricentro del suo pontificato: si recava a Santa Maria Maggiore per deporre un mazzo di fiori davanti alla Salus prima e dopo ogni viaggio apostolico. Nella storica sera del 27 marzo 2020 (durante la prima ondata del Covid-19), Francesco volle l'icona della Salus (portata eccezionalmente da Santa Maria Maggiore) e il Crocifisso della chiesa di San Marcello al Corso sul sagrato di una Piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia, per la celebre benedizione Urbi et Orbi. È uno dei momenti mariani più potenti della storia recente.

… O Maria, Salus Populi Romani, volgi il tuo sguardo materno su di noi, custodisci la Chiesa e proteggici come hai protetto nei secoli l'Urbe a te consacrata. Sotto il tuo patrocinio cerchiamo rifugio: sii sempre per ciascuno di noi la "Via" che conduce a Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Santa e feconda memoria della Beata Vergine Maria, Salvezza del popolo romano!
Immagine: "Beata Vergine Maria Salus Populi Romani" (Salute del popolo romano), tempera e oro su tavola di ignoto autore di scuola bizantina, realizzata orientativamente tra il IX e il XII secolo. L'opera è custodita e visibile all'interno della Cappella Paolina (chiamata anche Cappella Borghese), che si trova nella navata sinistra della centralissima basilica romana di Santa Maria Maggiore. All'interno di questa grandiosa cappella monumentale, l'effigie sovrasta l'altare monumentale progettato appositamente per essa, nel 1613, dal Papa Paolo V (da cui il nome "Paolina").
Roberto Moggi
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