Beata Diana degli Andalò

LA ROSA DI BOLOGNA ALLA SEQUELA DI SAN DOMENICO

Oggi - 10 giugno 2026 - mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari santi e beati, la Beata Diana degli Andalò, vergine. 


Le origini nobiliari e la nascita dell'ideale Domenicano

Di lei si hanno poche notizie non sempre suffragate da certezza storica. Diana - questo il suo nome di battesimo - nacque probabilmente verso il 1200 a Bologna, allora libero comune dell’Italia settentrionale con proprie leggi e magistrature, rientrante nei confini teorici e giuridici del Regnum Italiae (Regno d’Italia), parte integrante del Sacro Romano Impero (oggi capoluogo dell’omonima provincia e della regione Emilia-Romagna). Era figlia di Andrea Lovello, un uomo politico influente, membro della potente consorteria dei Carbonesi a Bologna. Nella vita pubblica e familiare, il genitore veniva comunemente chiamato con i diminutivi di Andreolo o Andalò. Quest’ultimo soprannome ebbe così tanto successo e prestigio che finì per oscurare il cognome originario. I suoi discendenti e l'intera casata vennero progressivamente identificati come la famiglia "degli Andalò" (ovvero "i figli/discendenti di Andalò"). La transizione dal cognome Lovello a quello "degli Andalò" rappresenta un classico esempio di come si formassero i cognomi nobiliari nel Medioevo italiano. Diana ebbe quattro fratelli, fra cui Brancaleone, che fu sempre per lei il prediletto. Ammirava molto i religiosi dell’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), fondato a Parigi (Regno di Francia) dal futuro santo Domenico di Guzman (1170-1221), soltanto pochi anni prima, il 22 dicembre 1216, con approvazione pontificia del 21 gennaio 1217. 

La vocazione ostacolata, il sangue e la fondazione di Sant'Agnese

Per questo motivo, aiutò fra Reginaldo di Orléans (1180-1220), futuro beato, uno dei Padri Predicatori mandati da Domenico di Guzman a Bologna, nell’acquisto di un terreno nella località Vigne, dove sorgeva la chiesa di San Nicolò, che sarebbe diventata il futuro tempio dello stesso Domenico di Guzman. L’acquisto fu compiuto, con atto notarile datato 14 marzo 1219. Più tardi, quando nell'agosto dello stesso anno il fondatore dei Domenicani venne in visita a Bologna, Diana, con altre giovani compagne, fece nelle sue mani il voto di vita religiosa nel novello Ordine. A differenza di molte altre religiose dell'epoca o successive, lei mantenne il proprio nome di battesimo, Diana, anche dopo la consacrazione. L'anno dopo, 1220, chiese al medesimo di poter fondare un monastero femminile Domenicano a Bologna. La proposta fu accettata e si decise così l'acquisto di un terreno sul quale costruire l’opera, nella periferia della città, ma la cosa non andò a buon fine, poiché il vescovo locale Enrico della Fratta (1213-1240) negò la sua necessaria autorizzazione. Il 22 luglio 1221 Diana, desiderosa di vita religiosa consacrata a Dio, entrò allora nel monastero delle Canonichesse di Ronzano, un eremo posto su un verde colle vicino alla città di Bologna, ma ne fu fatta uscire dai parenti con la violenza, mediante una vera e propria irruzione nel luogo sacro, tanto è vero che nel trambusto la ragazza ebbe una costola rotta. Il futuro San Domenico la consolò con alcune lettere, oggi purtroppo perdute. Poté tuttavia tornare a Ronzano, dove dimorò dal novembre 1222 fino al giugno 1223. Dopo che, unitamente a fra Giordano di Sassonia (1190-1237), anch’esso futuro beato, successore di Domenico di Guzman, ebbe fondato il monastero femminile bolognese di Sant'Agnese, Diana vi vestì l'abito dell'Ordine e ne fu eletta superiora, dirigendolo da vera madre alla sequela di Cristo. 

Il transito al cielo e il prodigioso sepolcro delle tre beate

Vi morì presumibilmente nel 1236. I suoi resti riposano a Bologna, custoditi all'interno del Monastero di Sant'Agnese, la struttura religiosa che lei stessa fondò nel 1223 insieme al Beato Giordano di Sassonia. La conservazione delle sue spoglie è legata a una storia comunitaria molto particolare:
-    La tomba comune: Diana non riposa da sola. Nel 1510, durante una ricognizione ufficiale delle reliquie, nella medesima tomba vennero rinvenuti tre corpi. 
-    Le tre Beate domenicane: Gli studi storici e le successive ricognizioni identificarono quei corpi come le tre grandi figure degli albori del monastero: Diana degli Andalò, Cecilia Cesarini (detta Cecilia di Bologna) e Amata. Le tre religiose avevano condiviso la vita claustrale e la primissima diffusione dell'ordine domenicano femminile.
-    Il culto congiunto: Papa Leone XIII, quando ne approvò ufficialmente il culto a fine Ottocento, decretò la beatificazione combinata delle tre mistiche. Ancora oggi vengono celebrate insieme e i loro resti riposano vicini nello stesso complesso monastico bolognese.

… Che il Signore ci conceda la stessa fortezza d’animo, la dedizione instancabile e la fedeltà al Vangelo che guidarono la nobile vergine bolognese Diana. Che il suo esempio di totale abbandono alla Divina Volontà, anche nel mezzo delle tribolazioni familiari e delle sofferenze del corpo, sia luce sul nostro cammino quotidiano.
Immagine: "Professione della Beata Diana degli Andalò nelle mani di San Domenico", fotografia in bianco e nero del dipinto ad olio su tela del 1545, realizzato dal pittore bolognese Prospero Fontana (1512-1597). L'opera si trova nel museo del convento Domenicano di San Domenico, a Bologna (capoluogo dell'omonima provincia e della regione Emilia-Romagna).
Roberto Moggi
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