“VIVA CRISTO REY!”: IL MARTIRIO DI UN PRETE CORAGGIOSO E DEI SUOI COMPAGNI NELLA TEMPESTA MESSICANA
Oggi - 21 maggio 2026 - giovedì della VII settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa dei Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri.
I fieri testimoni della fede sotto l'oppressione anticlericale
Questi, noti anche come “Martiri messicani”, sono un gruppo di ventiquattro testimoni della fede, tra presbiteri e laici, uccisi in odio alla religione cattolica, in Messico, nei primi decenni del 1900. Il loro principale esponente è il sacerdote Cristóbal (Cristoforo) Magallanes Jara. Ciascuno di essi ha sacrificato la propria vita in circostanze di tempo e luogo differenti, ma sono stati accomunati per essere stati tutti vittime della persecuzione antireligiosa indetta dal governo massonico vigente in quel periodo nel Paese americano. Tra il 1915 e il 1939, infatti, la Chiesa del Messico fu vittima di una violentissima oppressione con grande spargimento di sangue. Forti limitazioni del culto e della libertà religiosa iniziarono già nel 1914, quando il governo cominciò a perseguitare il clero e a limitare la celebrazione di riti e sacramenti. Le cose peggiorarono ulteriormente dopo l'entrata in vigore, il 5 febbraio 1917, della nuova costituzione del Paese, apertamente anticlericale e di chiara impronta massonica. Fu tuttavia il 14 marzo 1926 che la repressione del governo, guidato dal presidente e generale dell’esercito Plutarco Elías Calles (1877-1945) detto “El Turco”, un tiranno sanguinario insignito d’importanti medaglie dalle logge massoniche mondiali, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici superava il 95 per cento della popolazione e in cui la fede era intensamente vissuta dal popolo, espulse i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi e gli orfanotrofi cattolici, oltre ai seminari, i cui studenti furono addirittura deportati. Soppresse la maggior parte delle diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede, tanto che persino farsi il segno della croce in pubblico, era molto rischioso. Infine, il 31 luglio 1926, per la prima volta in Messico dopo quattrocento anni di intensa vita cattolica del paese, ad onta della enorme devozione alla propria Vergine Santissima di Guadalupe, fu addirittura proibito il culto pubblico in tutte le chiese della nazione e il clero cattolico fu oggetto della violenza più brutale.
L'insorgenza dei Cristeros: soldati di Cristo sotto il manto di Guadalupe
La misura era colma. Fu allora che il popolo messicano insorse spontaneamente, chiedendo solo di poter continuare a professare la propria fede. Era una rivolta condivisa, che dovette fare uso delle armi per la propria difesa, guidata dai cosiddetti “Cristeros”, nome che deriva da “Cristos Reyes” (in italiano “Cristi-Re”), come i persecutori atei definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici, combattenti per la libertà al grido divenuto famosissimo di “Viva Cristo Rey!” (“Viva Cristo Re!”). I ribelli riprendevano il tema della regalità di Cristo, all’epoca molto popolare e in sintonia con l’enciclica “Quas primas” [ovvero “Nella prima” (enciclica)], sull’istituzione della festa di Cristo Re, pubblicata l’11 dicembre 1925 da papa Pio XI (dal 1922 al 1939). Fu una causa sentita dal popolo intero. Villici, contadini, artigiani, analfabeti e intellettuali erano con gli insorti, i quali riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a un grande esercito governativo bene equipaggiato e organizzato. Quella dei Cristeros era una ben strana armata. Brandendo croci e il loro vessillo con la scritta “Viva Cristo Rey!” apposta accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe, desideravano soltanto mantenere viva e praticare la propria fede, reagendo alle sopraffazioni governative. Erano soliti vigilare sulle frequenti quanto rischiose celebrazioni clandestine di messe o di altri sacramenti, severamente proibite e perseguitate, montando la guardia attorno ai luoghi a ciò deputati.
Don Cristóbal Magallanes Jara: Pastore di anime e promotore dei poveri
È in questo clima che si inquadra l’estremo sacrificio di don Cristóbal Magallanes Jara. Egli nacque il 30 luglio 1869 a San Rafaél, frazione del piccolo villaggio rurale di Totatiche (Stato di Jalisco, nel centro del Messico), da una poverissima famiglia ardentemente cattolica. Lavorò duramente nei campi dalla più tenera età fino ai diciannove anni, quando finalmente riuscì a coronare la sua vocazione entrando nel seminario di Guadalajara (Messico), dove si distinse per la sua pietà e dedizione. Fu ordinato presbitero nel settembre del 1899 nella chiesa di Santa Teresa a Guadalajara, e inizialmente fu cappellano e vice direttore della Scuola d’Arti e Mestieri della stessa città. Sacerdote alla sequela di Cristo, fu molto attivo nel campo sociale, attento e solerte alla risoluzione dei tanti problemi del popolo più povero e abbandonato, da quelli spirituali a quelli materiali. Allo scopo, fondò un asilo per gli orfani, organizzò centri di catechismo e scuole rurali, fece costruire addirittura una diga per favorire l'irrigazione e stabilì l’assegnazione di piccole suddivisioni di terra per aiutare i più poveri. Fu missionario tra gli indigeni “Huichole” dove compì il suo apostolato suscitando molte vocazioni sacerdotali. Quando il governo chiuse il seminario di Guadalajara, ne fondò segretamente un altro, non arrendendosi mai di fronte alle angherie. Fu parroco di Totatiche per ben diciassette anni, amatissimo dai suoi parrocchiani, fino al giorno del martirio.
Il sangue dell'innocenza: la fucilazione, il perdono e la gloria degli altari
Il 21 maggio 1927, don Cristóbal andò a celebrare segretamente la messa in un’azienda agricola isolata, dove si officiavano clandestinamente le celebrazioni religiose in onore di Santa Rita (la cui festa cade il 22 maggio). Durante la Santa Messa, improvvisamente sopraggiunse la cavalleria governativa comandata dal Generale Goni, verosimilmente per la delazione di qualche spia. Ne scaturì un fuggi fuggi generale e, nonostante il tentativo di difesa dei Cristeros, l’operazione si concluse con la vittoria delle preponderanti truppe dell’esercito. Quasi tutti i partecipanti furono arrestati e anche Don Cristóbal, che non oppose alcuna resistenza, fu ammanettato e portato a Totatiche, dove fu imprigionato con il suo giovane vicario don Agustín Caloca, che stava concelebrando con lui. Il 25 maggio 1927, senza alcun processo e dopo reiterati maltrattamenti, furono trasferiti nel palazzo municipale di Colotitlán e subito condotti nel patio per essere fucilati. Di fronte al plotone d’esecuzione, don Cristóbal perdonò e benedisse tutti, quindi confortò il suo giovane vicario rivolgendogli le affettuose ma ferme parole: “Tranquillo figliolo, solo un attimo … e poi il Cielo!”. Poi, rivolgendosi al plotone pronto per l’esecuzione, esclamò: “Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l’unione dei miei fratelli messicani”. Subito dopo don Caloca, rincuorato, gridò a gran voce rivolto agli sgherri: “Per mezzo di Dio viviamo e per mezzo di lui moriamo!”. In quello stesso momento, con una scarica di fucileria, i due suggellarono la loro esistenza col sangue del martirio, raggiungendo il Sommo Creatore che tanto avevano amato in terra. Don Cristóbal Magallanes Jara, don Agustín Caloca, altri venti sacerdoti e tre laici, di varie età e provenienti da diverse regioni del Messico, che hanno versato il loro sangue per amore di Cristo e della Santa Chiesa, principalmente tra il 1926 e il 1928 (ma si registrano anche due martiri nel 1915 e nel 1937), sono stati beatificati il 22 novembre 1992 da papa San Giovanni Paolo II e canonizzati il 21 maggio 2000 dallo stesso Pontefice.
… Per intercessione di San Cristoforo Magallanes e dei suoi compagni martiri, il Signore custodisca la nostra fede, ci doni il coraggio della testimonianza quotidiana e ci ricolmi delle Sue più elette benedizioni celesti. Che la Vergine di Guadalupe ci protegga sempre sotto il suo manto materno.
Immagine: "San Cristoforo Magallanes", manifesto della Deutsche Bischofskonferenz, spesso abbreviata in DBK (Conferenza Episcopale di Germania), di ignoto autore tedesco, ascrivibile al 2000, quando Magallanes fu canonizzato. L'originale si trova nella disponibilità della medesima conferenza Episcopale.
Roberto Moggi
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Oggi - 21 maggio 2026 - giovedì della VII settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa dei Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri.
I fieri testimoni della fede sotto l'oppressione anticlericale
Questi, noti anche come “Martiri messicani”, sono un gruppo di ventiquattro testimoni della fede, tra presbiteri e laici, uccisi in odio alla religione cattolica, in Messico, nei primi decenni del 1900. Il loro principale esponente è il sacerdote Cristóbal (Cristoforo) Magallanes Jara. Ciascuno di essi ha sacrificato la propria vita in circostanze di tempo e luogo differenti, ma sono stati accomunati per essere stati tutti vittime della persecuzione antireligiosa indetta dal governo massonico vigente in quel periodo nel Paese americano. Tra il 1915 e il 1939, infatti, la Chiesa del Messico fu vittima di una violentissima oppressione con grande spargimento di sangue. Forti limitazioni del culto e della libertà religiosa iniziarono già nel 1914, quando il governo cominciò a perseguitare il clero e a limitare la celebrazione di riti e sacramenti. Le cose peggiorarono ulteriormente dopo l'entrata in vigore, il 5 febbraio 1917, della nuova costituzione del Paese, apertamente anticlericale e di chiara impronta massonica. Fu tuttavia il 14 marzo 1926 che la repressione del governo, guidato dal presidente e generale dell’esercito Plutarco Elías Calles (1877-1945) detto “El Turco”, un tiranno sanguinario insignito d’importanti medaglie dalle logge massoniche mondiali, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici superava il 95 per cento della popolazione e in cui la fede era intensamente vissuta dal popolo, espulse i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi e gli orfanotrofi cattolici, oltre ai seminari, i cui studenti furono addirittura deportati. Soppresse la maggior parte delle diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede, tanto che persino farsi il segno della croce in pubblico, era molto rischioso. Infine, il 31 luglio 1926, per la prima volta in Messico dopo quattrocento anni di intensa vita cattolica del paese, ad onta della enorme devozione alla propria Vergine Santissima di Guadalupe, fu addirittura proibito il culto pubblico in tutte le chiese della nazione e il clero cattolico fu oggetto della violenza più brutale.
L'insorgenza dei Cristeros: soldati di Cristo sotto il manto di Guadalupe
La misura era colma. Fu allora che il popolo messicano insorse spontaneamente, chiedendo solo di poter continuare a professare la propria fede. Era una rivolta condivisa, che dovette fare uso delle armi per la propria difesa, guidata dai cosiddetti “Cristeros”, nome che deriva da “Cristos Reyes” (in italiano “Cristi-Re”), come i persecutori atei definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici, combattenti per la libertà al grido divenuto famosissimo di “Viva Cristo Rey!” (“Viva Cristo Re!”). I ribelli riprendevano il tema della regalità di Cristo, all’epoca molto popolare e in sintonia con l’enciclica “Quas primas” [ovvero “Nella prima” (enciclica)], sull’istituzione della festa di Cristo Re, pubblicata l’11 dicembre 1925 da papa Pio XI (dal 1922 al 1939). Fu una causa sentita dal popolo intero. Villici, contadini, artigiani, analfabeti e intellettuali erano con gli insorti, i quali riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a un grande esercito governativo bene equipaggiato e organizzato. Quella dei Cristeros era una ben strana armata. Brandendo croci e il loro vessillo con la scritta “Viva Cristo Rey!” apposta accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe, desideravano soltanto mantenere viva e praticare la propria fede, reagendo alle sopraffazioni governative. Erano soliti vigilare sulle frequenti quanto rischiose celebrazioni clandestine di messe o di altri sacramenti, severamente proibite e perseguitate, montando la guardia attorno ai luoghi a ciò deputati.
Don Cristóbal Magallanes Jara: Pastore di anime e promotore dei poveri
È in questo clima che si inquadra l’estremo sacrificio di don Cristóbal Magallanes Jara. Egli nacque il 30 luglio 1869 a San Rafaél, frazione del piccolo villaggio rurale di Totatiche (Stato di Jalisco, nel centro del Messico), da una poverissima famiglia ardentemente cattolica. Lavorò duramente nei campi dalla più tenera età fino ai diciannove anni, quando finalmente riuscì a coronare la sua vocazione entrando nel seminario di Guadalajara (Messico), dove si distinse per la sua pietà e dedizione. Fu ordinato presbitero nel settembre del 1899 nella chiesa di Santa Teresa a Guadalajara, e inizialmente fu cappellano e vice direttore della Scuola d’Arti e Mestieri della stessa città. Sacerdote alla sequela di Cristo, fu molto attivo nel campo sociale, attento e solerte alla risoluzione dei tanti problemi del popolo più povero e abbandonato, da quelli spirituali a quelli materiali. Allo scopo, fondò un asilo per gli orfani, organizzò centri di catechismo e scuole rurali, fece costruire addirittura una diga per favorire l'irrigazione e stabilì l’assegnazione di piccole suddivisioni di terra per aiutare i più poveri. Fu missionario tra gli indigeni “Huichole” dove compì il suo apostolato suscitando molte vocazioni sacerdotali. Quando il governo chiuse il seminario di Guadalajara, ne fondò segretamente un altro, non arrendendosi mai di fronte alle angherie. Fu parroco di Totatiche per ben diciassette anni, amatissimo dai suoi parrocchiani, fino al giorno del martirio.
Il sangue dell'innocenza: la fucilazione, il perdono e la gloria degli altari
Il 21 maggio 1927, don Cristóbal andò a celebrare segretamente la messa in un’azienda agricola isolata, dove si officiavano clandestinamente le celebrazioni religiose in onore di Santa Rita (la cui festa cade il 22 maggio). Durante la Santa Messa, improvvisamente sopraggiunse la cavalleria governativa comandata dal Generale Goni, verosimilmente per la delazione di qualche spia. Ne scaturì un fuggi fuggi generale e, nonostante il tentativo di difesa dei Cristeros, l’operazione si concluse con la vittoria delle preponderanti truppe dell’esercito. Quasi tutti i partecipanti furono arrestati e anche Don Cristóbal, che non oppose alcuna resistenza, fu ammanettato e portato a Totatiche, dove fu imprigionato con il suo giovane vicario don Agustín Caloca, che stava concelebrando con lui. Il 25 maggio 1927, senza alcun processo e dopo reiterati maltrattamenti, furono trasferiti nel palazzo municipale di Colotitlán e subito condotti nel patio per essere fucilati. Di fronte al plotone d’esecuzione, don Cristóbal perdonò e benedisse tutti, quindi confortò il suo giovane vicario rivolgendogli le affettuose ma ferme parole: “Tranquillo figliolo, solo un attimo … e poi il Cielo!”. Poi, rivolgendosi al plotone pronto per l’esecuzione, esclamò: “Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l’unione dei miei fratelli messicani”. Subito dopo don Caloca, rincuorato, gridò a gran voce rivolto agli sgherri: “Per mezzo di Dio viviamo e per mezzo di lui moriamo!”. In quello stesso momento, con una scarica di fucileria, i due suggellarono la loro esistenza col sangue del martirio, raggiungendo il Sommo Creatore che tanto avevano amato in terra. Don Cristóbal Magallanes Jara, don Agustín Caloca, altri venti sacerdoti e tre laici, di varie età e provenienti da diverse regioni del Messico, che hanno versato il loro sangue per amore di Cristo e della Santa Chiesa, principalmente tra il 1926 e il 1928 (ma si registrano anche due martiri nel 1915 e nel 1937), sono stati beatificati il 22 novembre 1992 da papa San Giovanni Paolo II e canonizzati il 21 maggio 2000 dallo stesso Pontefice.
… Per intercessione di San Cristoforo Magallanes e dei suoi compagni martiri, il Signore custodisca la nostra fede, ci doni il coraggio della testimonianza quotidiana e ci ricolmi delle Sue più elette benedizioni celesti. Che la Vergine di Guadalupe ci protegga sempre sotto il suo manto materno.
Immagine: "San Cristoforo Magallanes", manifesto della Deutsche Bischofskonferenz, spesso abbreviata in DBK (Conferenza Episcopale di Germania), di ignoto autore tedesco, ascrivibile al 2000, quando Magallanes fu canonizzato. L'originale si trova nella disponibilità della medesima conferenza Episcopale.
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