IL MARTIRE DEL CARMELO CHE SFIDO’ IL PECCATO CON LA PAROLA
Oggi - 5 maggio 2026 - martedì della V settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Sant’Angelo di Gerusalemme (o di Sicilia), martire.
Le radici in Terra Santa: dalla nascita all’ascesi sul Carmelo
Angelus, Aggelos o Mal'akh (Angelo) - questo il suo nome rispettivamente in latino, greco ed ebraico (gli ultimi due nella loro traslitterazione nel nostro alfabeto) - nacque il 2 marzo 1185 a Gerusalemme, in Terra Santa, in quel periodo capitale dell’omonimo regno istituito dal vittorioso esercito cristiano formante la prima cosiddetta “Crociata” (1096-1099). Figlio di genitori ebrei convertiti al cristianesimo, rimase orfano in tenera età e fu adottato, unitamente al gemello Giovanni, dal ricco e influente Nicodemo, patriarca cristiano della città, per cui poterono studiare, con eccellenti risultati. Verso il 1203, attorno ai diciott’anni, spinti entrambi da una robusta vocazione religiosa, entrarono nel convento di Sant’Anna, presso la Porta Aurea di Gerusalemme, appartenente all’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (sorto nell’XI secolo sul vicino Monte Carmelo come ordine eremitico contemplativo, i cui frati sono detti “Carmelitani”). Dopo il noviziato, Angelo fu destinato al convento innalzato dall’Ordine proprio sul Monte Carmelo, ove praticò un ascetismo integrale, ricco di digiuni, preghiere e penitenze, venendovi ordinato sacerdote nel 1210. Secondo le fonti agiografiche, da quel momento e fino a circa il 1213 - 1214, visse come eremita sul Monte Carmelo. Si ritiene che dopo abbia trascorso un periodo di tempo nel deserto (forse sul monte Tabor o in altre zone della Palestina) in stretta ascesi.
La missione a Roma: la Regola, i miracoli e l'incontro con i grandi Fondatori
Verso il 1218 - 1219, ricevette dai superiori l'ordine di recarsi a Roma per incontrare il pontefice Onorio III (dal 1216 al 1227). Lo scopo era ottenere la conferma della Regola dei Carmelitani - già scritta da Alberto di Vercelli (1149-1214), patriarca di Gerusalemme e futuro santo, tra il 1206 e il 1214 - e chiedere aiuto contro le persecuzioni dei Saraceni in Terra Santa. Egli partì subito alla volta di Roma. Durante il viaggio - narra la tradizione - fece miracolosamente ritirare le acque del fiume Giordano, attraversandolo a piedi senza minimamente bagnarsi, giungendo infine nel grande porto mediterraneo di Alessandria d’Egitto, dove s’imbarcò per l’Italia. Dopo una tappa a Messina (Sicilia), giunse nel porto di Civitavecchia, nell’alto Lazio appartenente allo Stato Pontificio, dove consegnò al destinatario Federico di Chiaramonte, nobile siciliano che in quel periodo si trovava in quella città, alcune preziose reliquie che il patriarca di Gerusalemme Alberto di Vercelli gli aveva in affidato allo scopo. La missione con il Santo Padre andò a buon fine e la novella norma fu approvata nel 1226, trasformando l’Ordine dei Carmelitani da contemplativo a mendicante. Nella Città Eterna ebbe modo di incontrare due grandi futuri santi, Domenico di Guzman (1170-1221), fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori (detti poi in suo onore Domenicani) e Francesco d’Assisi (1181-1226), che gli profetizzò il martirio. Intanto Angelo cominciò a predicare al popolo, migliorando e raffinando la sua oratoria di giorno in giorno, con enfasi paragonata dagli esperti alla potenza taumaturgica dei grandi profeti biblici Elia ed Eliseo, compiendo anche alcuni miracoli.
L'apostolato in Sicilia: un baluardo contro l'eresia catara
Angelo fu inviato a predicare anche in Campania, in Puglia e in molti altri luoghi d’Italia. Istituì diversi conventi, che accolsero i Carmelitani allontanatisi dal Monte Carmelo per via delle guerre scaturenti dalle imperversanti Crociate. Dopo un’ulteriore breve permanenza a Roma, dove svolse intensa attività di predicatore, fu inviato in Sicilia verso il 1220, quale capo dei confratelli che, in fuga dal Monte Carmelo, giunsero nell’isola. Qui Predicò in diverse città e paesi delle zone di Palermo e Agrigento, particolarmente attivo contro l’infuriante eresia “Catara” (Il “Catarismo” è stato un movimento ereticale cristiano, diffuso in diverse zone dell'Europa durante il Medioevo, attivo dal X al XIV secolo. I “Catari” - termine di origine greca che significa “puro” - in polemica con la Chiesa, predicavano un rinnovamento morale fondato sull'antitesi tra bene e male, spirito e materia ed erano organizzati in una vera e propria gerarchia ecclesiastica). Giunto a Licata (Agrigento), città portuale chiusa da mura per difendersi dagli assalti dei pirati islamici, andò ad abitare in una casa messagli probabilmente a disposizione dall’arcivescovo di Agrigento, Goffredo. Qui, era solito celebrare la Messa e predicare presso la piccola chiesa intitolata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo, non lontana dal fiume Salso. Con le sue fervidissime prediche catturava l’attenzione di tutto il popolo, che pendeva letteralmente dalle sue labbra. Nessuno poteva trattenere le lacrime di dolore o di gioia. Non era mai stato ascoltato un predicatore così capace e convincente come lui.
Il Martirio a Licata: il perdono estremo sotto i colpi di Berengario
Fu in questa chiesa che Angelo incontrò per la prima volta Berengario, un signorotto locale d’origine normanna, che, oltre ad essere un caparbio sostenitore dell’eresia Catara, da dodici anni, con indicibile scandalo del popolo, viveva una vita incestuosa con la propria sorella Margherita, dalla quale aveva avuto tre figli. Nessun sacerdote era riuscito a fargli cambiare vita e anzi, come il nobile sosteneva pubblicamente, riteneva di non commettere nessuna colpa a convivere con la germana. Toccò ad Angelo porre fine a questo scandalo. Tante volte egli aveva parlato paternamente con Berengario e con la sorella convivente, giungendo, mediante accese prediche sul peccato, a convincere almeno la donna a ravvedersi, ponendo fine alla convivenza e dando inizio all’opera ardua, ma non impossibile, della redenzione. Giunse così il momento in cui Margherita manifestò pubblicamente, in chiesa, il proprio pentimento, davanti a lui e a una moltitudine di fedeli. Berengario, che non era presente, quando lo venne a sapere montò su tutte le furie e, colmo d’ira, decise di vendicarsi dell’affronto subito, uccidendo Angelo. Il momento opportuno giunse la mattina del 5 maggio 1220, durante la messa celebrata da Angelo nella sua chiesa. Durante l’omelia, all’improvviso, ci fu un grande scompiglio tra i fedeli tra urla di spavento e disapprovazione. Infatti, Berengario, brandendo un ben affilato pugnale, protetto da una banda di ribaldi suoi pari, si fece largo prepotentemente tra la devota folla e, con un balzo, raggiunse Angelo intento a predicare sul pulpito. Poi, sotto gli occhi del popolo esterrefatto e inorridito, vibrò ben cinque mortali colpi su di lui, che stramazzò al suolo in un lago di sangue. Prima di morire, fece in tempo a chiedere ai fedeli di non vendicare il suo omicidio e di perdonare il suo assassino. Angelo fu sepolto nella stessa chiesa del martirio, che divenne presto meta di pellegrinaggi. Berengario, resosi conto di quanto aveva fatto e braccato dalla giustizia, pose fine alle sue scelleratezze e ai suoi infelici giorni impiccandosi nella propria casa. Poi, per unanime deliberazione del popolo, il suo corpo fu gettato in aperta campagna, agli animali selvatici.
Il profumo della santità: miracoli, sorgenti e il culto nei secoli
La tradizione racconta che nella chiesetta del martirio, oggi santuario a lui intitolato, nel punto dove riposava il corpo di Angelo, scorreva una specie di olio che dava salute agli infermi che ci si ungevano, mentre molti miracoli avvenivano. Ancora nel 1223, il corpo di Angelo, riesumato per essere deposto in una cassa di legno, emanava un soavissimo profumo. Come raccontano altre fonti, rimossi i resti mortali, scaturì nel luogo dov'era stato collocato il corpo una sorgente di acqua fresca e chiarissima che, per i suoi effetti miracolosi, era spedita in anfore sigillate col sigillo del Magistrato di Licata, alle città e alle province vicine. Negli anni 1625-1627, durante il processo per la santificazione, molti testimoni asserirono di avere ricevuto benefici dall’acqua che scaturiva dal pozzo. L’approvazione del suo culto fu concessa da papa Pio II.
… Che l’esempio luminoso di Sant’Angelo, pellegrino instancabile tra la Terra Santa e la Sicilia, ottenga per tutti noi il dono di una fede coraggiosa e la forza del perdono. Per sua intercessione, possa il Signore trasformare ogni amarezza in misericordia e ogni deserto dell'anima in una sorgente di grazia.
Immagine. "Sant'Angelo di Gerusalemme", olio su tela dipinto, nel 1667 circa, dal pittore spagnolo Antonio de Pereda y Salgado (1611-1678). L'opera si trova presso il Museo del Prado, a Madrid (Spagna).
Roberto Moggi
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Oggi - 5 maggio 2026 - martedì della V settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Sant’Angelo di Gerusalemme (o di Sicilia), martire.
Le radici in Terra Santa: dalla nascita all’ascesi sul Carmelo
Angelus, Aggelos o Mal'akh (Angelo) - questo il suo nome rispettivamente in latino, greco ed ebraico (gli ultimi due nella loro traslitterazione nel nostro alfabeto) - nacque il 2 marzo 1185 a Gerusalemme, in Terra Santa, in quel periodo capitale dell’omonimo regno istituito dal vittorioso esercito cristiano formante la prima cosiddetta “Crociata” (1096-1099). Figlio di genitori ebrei convertiti al cristianesimo, rimase orfano in tenera età e fu adottato, unitamente al gemello Giovanni, dal ricco e influente Nicodemo, patriarca cristiano della città, per cui poterono studiare, con eccellenti risultati. Verso il 1203, attorno ai diciott’anni, spinti entrambi da una robusta vocazione religiosa, entrarono nel convento di Sant’Anna, presso la Porta Aurea di Gerusalemme, appartenente all’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (sorto nell’XI secolo sul vicino Monte Carmelo come ordine eremitico contemplativo, i cui frati sono detti “Carmelitani”). Dopo il noviziato, Angelo fu destinato al convento innalzato dall’Ordine proprio sul Monte Carmelo, ove praticò un ascetismo integrale, ricco di digiuni, preghiere e penitenze, venendovi ordinato sacerdote nel 1210. Secondo le fonti agiografiche, da quel momento e fino a circa il 1213 - 1214, visse come eremita sul Monte Carmelo. Si ritiene che dopo abbia trascorso un periodo di tempo nel deserto (forse sul monte Tabor o in altre zone della Palestina) in stretta ascesi.
La missione a Roma: la Regola, i miracoli e l'incontro con i grandi Fondatori
Verso il 1218 - 1219, ricevette dai superiori l'ordine di recarsi a Roma per incontrare il pontefice Onorio III (dal 1216 al 1227). Lo scopo era ottenere la conferma della Regola dei Carmelitani - già scritta da Alberto di Vercelli (1149-1214), patriarca di Gerusalemme e futuro santo, tra il 1206 e il 1214 - e chiedere aiuto contro le persecuzioni dei Saraceni in Terra Santa. Egli partì subito alla volta di Roma. Durante il viaggio - narra la tradizione - fece miracolosamente ritirare le acque del fiume Giordano, attraversandolo a piedi senza minimamente bagnarsi, giungendo infine nel grande porto mediterraneo di Alessandria d’Egitto, dove s’imbarcò per l’Italia. Dopo una tappa a Messina (Sicilia), giunse nel porto di Civitavecchia, nell’alto Lazio appartenente allo Stato Pontificio, dove consegnò al destinatario Federico di Chiaramonte, nobile siciliano che in quel periodo si trovava in quella città, alcune preziose reliquie che il patriarca di Gerusalemme Alberto di Vercelli gli aveva in affidato allo scopo. La missione con il Santo Padre andò a buon fine e la novella norma fu approvata nel 1226, trasformando l’Ordine dei Carmelitani da contemplativo a mendicante. Nella Città Eterna ebbe modo di incontrare due grandi futuri santi, Domenico di Guzman (1170-1221), fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori (detti poi in suo onore Domenicani) e Francesco d’Assisi (1181-1226), che gli profetizzò il martirio. Intanto Angelo cominciò a predicare al popolo, migliorando e raffinando la sua oratoria di giorno in giorno, con enfasi paragonata dagli esperti alla potenza taumaturgica dei grandi profeti biblici Elia ed Eliseo, compiendo anche alcuni miracoli.
L'apostolato in Sicilia: un baluardo contro l'eresia catara
Angelo fu inviato a predicare anche in Campania, in Puglia e in molti altri luoghi d’Italia. Istituì diversi conventi, che accolsero i Carmelitani allontanatisi dal Monte Carmelo per via delle guerre scaturenti dalle imperversanti Crociate. Dopo un’ulteriore breve permanenza a Roma, dove svolse intensa attività di predicatore, fu inviato in Sicilia verso il 1220, quale capo dei confratelli che, in fuga dal Monte Carmelo, giunsero nell’isola. Qui Predicò in diverse città e paesi delle zone di Palermo e Agrigento, particolarmente attivo contro l’infuriante eresia “Catara” (Il “Catarismo” è stato un movimento ereticale cristiano, diffuso in diverse zone dell'Europa durante il Medioevo, attivo dal X al XIV secolo. I “Catari” - termine di origine greca che significa “puro” - in polemica con la Chiesa, predicavano un rinnovamento morale fondato sull'antitesi tra bene e male, spirito e materia ed erano organizzati in una vera e propria gerarchia ecclesiastica). Giunto a Licata (Agrigento), città portuale chiusa da mura per difendersi dagli assalti dei pirati islamici, andò ad abitare in una casa messagli probabilmente a disposizione dall’arcivescovo di Agrigento, Goffredo. Qui, era solito celebrare la Messa e predicare presso la piccola chiesa intitolata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo, non lontana dal fiume Salso. Con le sue fervidissime prediche catturava l’attenzione di tutto il popolo, che pendeva letteralmente dalle sue labbra. Nessuno poteva trattenere le lacrime di dolore o di gioia. Non era mai stato ascoltato un predicatore così capace e convincente come lui.
Il Martirio a Licata: il perdono estremo sotto i colpi di Berengario
Fu in questa chiesa che Angelo incontrò per la prima volta Berengario, un signorotto locale d’origine normanna, che, oltre ad essere un caparbio sostenitore dell’eresia Catara, da dodici anni, con indicibile scandalo del popolo, viveva una vita incestuosa con la propria sorella Margherita, dalla quale aveva avuto tre figli. Nessun sacerdote era riuscito a fargli cambiare vita e anzi, come il nobile sosteneva pubblicamente, riteneva di non commettere nessuna colpa a convivere con la germana. Toccò ad Angelo porre fine a questo scandalo. Tante volte egli aveva parlato paternamente con Berengario e con la sorella convivente, giungendo, mediante accese prediche sul peccato, a convincere almeno la donna a ravvedersi, ponendo fine alla convivenza e dando inizio all’opera ardua, ma non impossibile, della redenzione. Giunse così il momento in cui Margherita manifestò pubblicamente, in chiesa, il proprio pentimento, davanti a lui e a una moltitudine di fedeli. Berengario, che non era presente, quando lo venne a sapere montò su tutte le furie e, colmo d’ira, decise di vendicarsi dell’affronto subito, uccidendo Angelo. Il momento opportuno giunse la mattina del 5 maggio 1220, durante la messa celebrata da Angelo nella sua chiesa. Durante l’omelia, all’improvviso, ci fu un grande scompiglio tra i fedeli tra urla di spavento e disapprovazione. Infatti, Berengario, brandendo un ben affilato pugnale, protetto da una banda di ribaldi suoi pari, si fece largo prepotentemente tra la devota folla e, con un balzo, raggiunse Angelo intento a predicare sul pulpito. Poi, sotto gli occhi del popolo esterrefatto e inorridito, vibrò ben cinque mortali colpi su di lui, che stramazzò al suolo in un lago di sangue. Prima di morire, fece in tempo a chiedere ai fedeli di non vendicare il suo omicidio e di perdonare il suo assassino. Angelo fu sepolto nella stessa chiesa del martirio, che divenne presto meta di pellegrinaggi. Berengario, resosi conto di quanto aveva fatto e braccato dalla giustizia, pose fine alle sue scelleratezze e ai suoi infelici giorni impiccandosi nella propria casa. Poi, per unanime deliberazione del popolo, il suo corpo fu gettato in aperta campagna, agli animali selvatici.
Il profumo della santità: miracoli, sorgenti e il culto nei secoli
La tradizione racconta che nella chiesetta del martirio, oggi santuario a lui intitolato, nel punto dove riposava il corpo di Angelo, scorreva una specie di olio che dava salute agli infermi che ci si ungevano, mentre molti miracoli avvenivano. Ancora nel 1223, il corpo di Angelo, riesumato per essere deposto in una cassa di legno, emanava un soavissimo profumo. Come raccontano altre fonti, rimossi i resti mortali, scaturì nel luogo dov'era stato collocato il corpo una sorgente di acqua fresca e chiarissima che, per i suoi effetti miracolosi, era spedita in anfore sigillate col sigillo del Magistrato di Licata, alle città e alle province vicine. Negli anni 1625-1627, durante il processo per la santificazione, molti testimoni asserirono di avere ricevuto benefici dall’acqua che scaturiva dal pozzo. L’approvazione del suo culto fu concessa da papa Pio II.
… Che l’esempio luminoso di Sant’Angelo, pellegrino instancabile tra la Terra Santa e la Sicilia, ottenga per tutti noi il dono di una fede coraggiosa e la forza del perdono. Per sua intercessione, possa il Signore trasformare ogni amarezza in misericordia e ogni deserto dell'anima in una sorgente di grazia.
Immagine. "Sant'Angelo di Gerusalemme", olio su tela dipinto, nel 1667 circa, dal pittore spagnolo Antonio de Pereda y Salgado (1611-1678). L'opera si trova presso il Museo del Prado, a Madrid (Spagna).
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