Santa Giovanna d’Arco

LA “PULZELLA DI DIO”: LA VERGINE CHE SFIDO’ I REGNI DELLA TERRA

Oggi - 30 maggio 2026 - sabato della VIII settimana del Tempo Ordinario, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Giovanna d’Arco, vergine. 

Le origini a Domrémy e la famiglia d'Arc


Jeanne d’Arc (Giovanna d’Arco) - questi rispettivamente il suo nome di battesimo ed il cognome in francese (d’Arco è l’italianizzazione del nome di famiglia) - nacque il 6 gennaio 1412 a Domrémy, nella regione Lorena dell’allora Regno di Francia (oggi - in suo onore - Domrémy-la-Pucelle, con l’aggiunta del soprannome che lei stessa si scelse). I suoi genitori, Jacques (Giacomo) d'Arc e Isabelle (Isabella) Romée (nota anche come Isabelle de Vouthon), appartenevano alla bassa borghesia rurale e possedevano circa venti ettari di terra, tra campi lavorabili, pascoli e un bosco, oltre a greggi di pecore e mandrie di bovini. Il padre Jacques era una figura importante a Domrémy, dove ricopriva la carica di esattore delle tasse e capo della milizia locale per la difesa del villaggio, dove la famiglia viveva in una solida casa di pietra, situata proprio accanto alla chiesa del paese, un segno di benessere per l'epoca. Era la quartogenita dei cinque figli della coppia.

La Francia ferita e il Trattato di Troyes

Quando venne al mondo, il Regno di Francia, sul cui trono sedeva re Carlo VI, da oltre cinquant'anni era in subbuglio, a causa dei feudatari che miravano a superare in potenza il sovrano e, ancora, della monarchia inglese, prima del re Enrico IV e poi del successore Enrico V, che puntavano a impadronirsene. Nel 1420, dopo anni di lotte sanguinose, quest’ultimo re aveva conquistato vasti territori francesi unitamente ai suoi alleati della Borgogna, un potente ducato situato al confine tra il Regno di Francia e i territori tedeschi de Sacro Romano Impero. A questo punto, il 21 maggio 1420, con la firma del celebre “Trattato di Troyes”, Enrico V d'Inghilterra si fece riconoscere erede legittimo e reggente al trono di Francia. Infatti, il Trattato di Troyes non nominò Enrico V immediatamente re di Francia, ma lo designò come reggente e successore ufficiale alla morte dell'allora sovrano francese Carlo VI (che soffriva di gravi disturbi mentali). Enrico V, però, morì improvvisamente nell'agosto del 1422, appena due mesi prima di Carlo VI. Per questo motivo, Enrico V non divenne mai materialmente re di Francia; fu invece suo figlio neonato, Enrico VI, a essere proclamato formalmente re delle due corone unite (“Regno Unito di Francia e Inghilterra”) alla fine del 1422.

La chiamata divina e l'incontro con il Delfino

Questo cambio dinastico e la creazione del nuovo stato, sino ad allora inesistente, fu attuato con la forza, senza che il nuovo potenziale monarca Carlo VII di Francia, detto “il Delfino”, legittimato alla successione al trono, riuscisse a opporsi. Fu in questo clima che, nel 1429, sostenendo di avere ricevuto una chiamata direttamente da Dio per salvare il Regno, Giovanna, umile contadina analfabeta diciassettenne, dopo aver percorso con mezzi di fortuna le centinaia di chilometri (circa cinquecento) che separavano il suo paesino dalla sede provvisoria del re a Chinon, nella Loira, al centro del Paese, si presentò alla corte di Carlo VII, chiedendo di parlare personalmente col sovrano. Qui avvenne il famoso evento prodigioso noto come "Segreto di Chinon": per metterla alla prova, Carlo VII si era nascosto tra i cortigiani vestito umilmente, ma Giovanna, che non lo aveva mai visto, lo individuò subito senza esitazione, guidata dalle sue "voci spirituali interiori". Così poté spiegargli quanto il Signore le aveva manifestato e gli chiese di poter cavalcare - senza pretesa alcuna di comando - alla testa dell'esercito che andava a combattere ad Orléans (Valle della Loira), stretta d'assedio dall'esercito inglese, poiché - a suo dire - questo sarebbe stato un segno molto importante e propizio al successo. Nonostante la diffidenza dei consiglieri del monarca, riuscì a convincere il Delfino che cedette alle sue richieste. 

Le gloriose vittorie: da Orléans a Patay

In questo contesto, all'inizio della sua missione, Giovanna preferì non farsi identificare pubblicamente con il cognome paterno. Preferendo, per umiltà, farsi chiamare ufficialmente "Jeanne la Pucelle" (Giovanna la Pulzella, nel senso di Vergine o Fanciulla). Usava questo termine per rivendicare formalmente il suo voto di castità come prova della purezza della sua missione divina. L'aggiunta di "d'Orléans" le fu attribuita solo molto tempo dopo la sua morte per distinguerla storicamente. Le prime varianti come "Vergine di Orléans" apparvero nel XVI secolo, mentre il soprannome definitivo si consacrò ufficialmente nel 1630 con la pubblicazione della sua prima grande biografia scritta da Edmond Richer: “Histoire de Jeanne, la Pucelle d'Orléans”. Così Giovanna, reggendo un bianco stendardo sul quale erano scritti i nomi di Gesù e Maria, oltre che impressi due angeli che offrivano un giglio a Dio, simbolo della purezza di Giovanna stessa, si pose alla testa dell'esercito. La notte tra il 4 e il 5 maggio 1429 scoppiò la battaglia, durante la quale Giovanna e la sua armata ruppero l'assedio d’Orléans e sconfissero i nemici, liberando completamente la città l’8 maggio successivo. Il 18 giugno 1429, la Pulzella guidò l’armata a un’altra clamorosa vittoria nella battaglia di Patay (Loira), dove la tradizione narra che morirono oltre duemila soldati inglesi e solo tre francesi. Dopo Patay, le guarnigioni di diverse altre città francesi in mano agli inglesi si arresero senza colpo ferire.

Il trionfo di Reims, il tradimento e il finto processo 

Il 17 luglio 1429, nella cattedrale di Reims (Champagne), Carlo VII poté essere finalmente formalmente consacrato e incoronato re di Francia. Tra alterne vicende, segnate dalle divisioni interne alla nobiltà francese vicina alla corte, parte della quale cercava il compromesso con i Borgognoni (uno dei due partiti che si combatterono durante la “Guerra dei Cent'anni”, i cui avversari furono gli Armagnacchi) e a un mutato atteggiamento verso la Pulzella, si arrivò così al 23 maggio 1430. Giovanna fu catturata dai borgognoni, che alcuni mesi dopo la consegnarono ai loro alleati inglesi. Le autorità dell’università di Parigi, timorose di questi ultimi, dietro le forti pressioni ricevute in tal senso, decisero di processarla per eresia e fu presto istituito un “Tribunale Inquisitorio”, composto di ecclesiastici per lo più al soldo degli inglesi e dei borgognoni, con in testa il vescovo Pierre Cauchon. Il 3 gennaio 1431, re Enrico VI d’Inghilterra, scrisse ai giudici che se non avessero condannato Giovanna come eretica e strega, si sarebbe riservato il diritto di trattenerla. Dopo un estenuante processo, durante il quale Giovanna rispose con sapienza e disse di sottomettersi in tutto al giudizio della Chiesa, nella quale non riconosceva però quei giudici, fu infine condannata con accuse false. Chiese di essere condotta dal Papa (all’epoca Eugenio IV, dal 1431 al 1447), ma i giudici glielo negarono e a nulla valse il tentativo d’intercessione operato da vari uomini di Chiesa. 

Il martirio nel fuoco e il trionfo della verità

Gli inglesi, infatti, avevano già deciso tutto e volevano condannare Giovanna, detenuta in un castello da loro controllato, per screditare al contempo il re francese che si era fidato dei doni mistici della ragazza. Questi doni, proseguirono anche in carcere e la ragazza sarebbe stata confortata da apparizioni. Il 30 maggio 1431, dopo aver chiesto e ottenuto di confessarsi e ricevere l’Eucaristia, Giovanna fu condannata al rogo e bruciata viva sulla pubblica piazza di Rouen (Normandia). La tradizione cattolica ricorda un dettaglio straordinario: mentre le fiamme la avvolgevano, Giovanna continuò a gridare ad alta voce "Gesù!" fino all'ultimo respiro, e perfino i soldati inglesi presenti rimasero terrorizzati, tanto che uno di essi esclamò: "Siamo perduti, abbiamo bruciato una santa!". Nel 1455, dopo che i sovrani francesi ebbero riconquistato tutto il regno, Papa Callisto III autorizzò una revisione del processo: l’anno seguente Giovanna fu riconosciuta del tutto innocente e fu dichiarato nullo il processo che l’aveva condannata. Benedetto XV la canonizzò nel 1920 e due anni più tardi fu proclamata patrona di Francia. Non esistono reliquie corporee di lei, poiché il suo corpo fu completamente distrutto. Gli inglesi ordinarono intenzionalmente di bruciare il suo corpo per ben tre volte consecutive sul rogo di Rouen. Volevano evitare a tutti i costi che i fedeli o i nazionalisti francesi potessero raccogliere e venerare le sue ceneri, le sue ossa o il suo cuore. Tutti i resti del rogo vennero caricati su un carro e gettati nel fiume Senna dal ponte di Rouen.

… Possa Santa Giovanna d’Arco, splendido modello di fortezza, purezza e totale abbandono alla volontà del Padre, guidare e proteggere tutti coloro che volgono lo sguardo a Dio. Che il suo esempio di fede incrollabile, capace di splendere anche nelle prove più buie, sia di ispirazione per camminare sempre con coraggio sulla via della Verità e dell'amore di Cristo.
Immagine: "L'entrata di Santa Giovanna d'Arco a Orleans", olio su tela dipinto, nel 1887, dal pittore alsaziano Jean Jacques Scherrer (1855-1916). L'opera si trova presso il Musée des Beaux-Arts di Orléans, in Francia.
Roberto Moggi
Home page   ARGOMENTI

Commenti