Santa Domitilla

LA PORPORA IMPERIALE AL SERVIZIO DEL VANGELO

Oggi - 7 maggio 2026 - giovedì della V settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Domitilla, martire.


Tra stirpe imperiale e fede nascente

Di lei si conosce poco. La forma latina originale completa del suo nome è Flavia Domitilla (comunemente nota solo col secondo), che in questo caso è identica all'italiano perché i nomi femminili della prima declinazione terminano in “a” in entrambe le lingue. Flavia è il “nomen” (che indica l'appartenenza alla gens Flavia, la famiglia imperiale), mentre Domitilla è il “cognomen” (il nome di famiglia specifico). Le fonti antiche citano spesso due figure distinte con questo nome (una nipote dell’imperatore Domiziano e l’altra nipote acquisita del medesimo), ma la tradizione agiografica tende a fonderle nel racconto del martirio avvenuto nell'isola di Ponza.

Il seme della Grazia e la scelta di Cristo

Le principali notizie che la riguardano provengono da un passio non anteriore al V secolo, di autore ignoto e giudicato non pienamente attendibile. Si ritiene che Domitilla sia nata a Roma attorno al 60 d.C., dalla nobile famiglia imperiale dei Flavi, di religione pagana. Nipote del console Flavio Clemente, lo sarebbe stata anche dell'Imperatore Vespasiano (dal 69 al 79), suo nonno materno, e dei futuri Imperatori Tito (dal 79 all’81) e Domiziano (dall’81 al 96), suoi zii materni (anche se, secondo altre fonti, quest’ultimo era suo cugino). La tradizione parla delle importanti figure di due fedelissimi schiavi eunuchi al suo servizio, Nereo e Achilleo, nascostamente cristiani, che - benché lei fosse una patrizia pagana e loro padrona - a loro rischio e pericolo le parlarono di Gesù e la introdussero nel mondo cristiano. La sua anima, terreno purissimo e fertile, rimase affascinata dalla figura di Cristo e dal Vangelo, al punto da divenire segretamente un’assidua frequentatrice della Chiesa locale, fino alla radicale conversione al cristianesimo e alla consacrazione privata a Dio, con voto individuale di castità. 

Il rifiuto del mondo e l'esilio a Ponza

Essa, però, era prossima a convolare alle nozze pagane impostele dai familiari, come consuetudine dell’epoca, con l’aristocratico Aureliano, anch’esso figlio di un console. Messa di fronte a una scelta così importante, che avrebbe avuto serie ripercussioni sulla sua vita, ormai forte nella fede, decise coraggiosamente di rifiutare l’unione nuziale e di manifestare apertamente la propria fede nel Signore Gesù, coprendosi il capo del candido velo che indossavano le vergini consacrate a Dio. L'imperatore Domiziano, suo nonno o cugino a seconda delle fonti, per altro istigato dal nobile pretendente respinto, si adirò e la esiliò nell'isola di Ponza, la maggiore del piccolo gruppo delle Isole Pontine, di fronte alla cittadina portuale di Gaeta, nel basso Lazio (oggi in provincia di Latina, regione Lazio). Aureliano, pretendente respinto, dopo aver cercato invano di convincere i due servi Nereo e Achilleo, immediatamente incarcerati perché cristiani e colpevoli della conversione di Domitilla, a farla desistere dalla sua consacrazione a Dio, ottenne di farli decapitare entrambi. Egli pagò presto il fio della sua crudeltà, poiché morì, forse per sfinimento, durante i bagordi di una festa da lui organizzata a Ponza, ennesimo tentativo di far breccia nel cuore di Domitilla. 

Il "Lungo Martirio" e la testimonianza dei secoli

A quel punto, però, un fratello del pretendente defunto, per vendicarne la morte attribuita al diniego della nobile esiliata, fece appiccare il fuoco alla sua casa. Ne scaturì un immane rogo nel quale, in data imprecisata compresa verosimilmente tra gli anni 95 e 100 circa, Domitilla fu arsa viva, vittima incontaminata del suo amore per Cristo. Nel Martirologio Romano, che la riporta nella data odierna al primo posto, Domitilla: “… consumò un lungo martirio …”, probabilmente inteso come sofferenza continua nell’esilio, terminata con la morte violenta per la sua fede a Cristo. In merito dice, infatti, San Girolamo (347-420): “… longum martyrium duxerat …” (“condusse un lungo martirio”), riferendo anche, a conferma del passio, che la matrona e vedova Paola, in occasione di un suo viaggio in Oriente, passò nell'isola per visitarvi i luoghi in cui visse in esilio Domitilla. Il suggestivo racconto, trova un certo riscontro nelle cronache di alcuni importanti storici, come nella “Storia Ecclesiastica” del vescovo e scrittore greco Eusebio di Cesarea (265-340), che afferma: “… Tramandano che nell'anno quindicesimo (di regno) di Domiziano (quindi il 95), Flavia Domitilla, nipote, per parte della sorella, di Flavio Clemente, che era allora uno dei consoli di Roma, insieme con numerose altre persone fu deportata nell'isola di Ponza per avere confessato Cristo …”. Lo storico romano di lingua greca Dione Cassio (155-235), dichiara a sua volta che l'Imperatore Domiziano: “… tolse la vita, con molti altri, anche a Flavio Clemente, benché fosse suo cugino …”. Questo avvenne con l'accusa di “ateismo”, dato che atei erano considerati i cristiani per il loro rifiuto di adorare gli dei di Roma. Lo stesso autore soggiunge al riguardo che: “… Molti (cristiani), sviatisi dietro le costumanze dei giudei, ebbero la condanna chi di morte, chi di confisca dei beni …”. Dopo mezzo secolo di vita della fiorente comunità cristiana romana, infatti, si faceva ancora un tutt'uno tra cristiani e giudei, che, agli occhi dei pagani, erano una sola cosa. 

Il riposo della Martire: dalle catacombe alla Basilica urbana

I resti di Santa Domitilla hanno seguito un percorso storico che li ha portati dall’isola di Ponza alle catacombe suburbane e poi nel cuore della città di Roma. Inizialmente, il suo corpo fu sepolto in un terreno di sua proprietà sulla via Ardeatina, dove in seguito si svilupparono le vaste Catacombe di Domitilla. In quel sito, verso la fine del IV secolo, papa Damaso fece costruire una basilica semi-ipogea in onore dei martiri. Tuttavia, a causa delle incursioni barbariche e dell'insicurezza delle zone fuori dalle mura, il pontefice Leone III (attorno all'814) decise di proteggere le reliquie. I resti di Santa Domitilla furono traslati, insieme a quelli dei Santi Nereo e Achilleo, all'interno delle Mura Aureliane ed oggi le sue spoglie riposano nella Basilica dei Santi Nereo e Achilleo, sita nel centralissimo viale delle Terme di Caracalla. Si trovano precisamente sotto l'altare maggiore, custodite in un'urna di porfido che proviene originariamente dalle vicine terme.

… Per l'intercessione di Santa Domitilla, che non esitò a scambiare gli onori del Palatino con l'asprezza dell'esilio per amore di Cristo, il Signore ci conceda la stessa fortezza nelle prove e la purezza del cuore. Che l'esempio di questa coraggiosa testimone illumini il cammino di fede di ciascuno di noi.
Immagine: "Santa Domitilla con i Santi Nereo e Achilleo ", olio su tela realizzato, tra il 1598 e il 1599 circa, dal pittore toscano Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (1552-1626). L'opera si trova all'interno della basilica dei Santi Nereo e Achilleo, nel centro di Roma.
Roberto Moggi
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