IL MERCANTE DI LIBERTA’ CHE SI FECE SCHIAVO PER CRISTO
Oggi - 6 maggio 2026 - mercoledì della V settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Pietro Nolasco, fondatore.
Le radici e la giovinezza: tra nobiltà e commercio
Pere o Pedro (Pietro) - questo il suo nome di battesimo rispettivamente in catalano e spagnolo - nacque verosimilmente tra il 1180 e il 1182 (ma secondo altre fonti nel 1189), a Mas de Saintes Puelles vicino a Carcassona, nella regione catalana della Linguadoca-Rossiglione, all’epoca appartenente al Regno d’Aragona (oggi Mas-Saintes-Puelles nel dipartimento dell’Aude, presso Carcassonne, nel sud-est della Francia vicino al confine con la Spagna). Sebbene molti dettagli biografici siano frutto della tradizione, si ritiene comunemente che la sua famiglia d’origine, quella dei Nolasco, fosse di rango elevato e molto facoltosa. Le fonti non concordano univocamente sul nome del padre (alcune tradizioni indicano un certo Henri de Nolasque, descritto come cavaliere normanno), ma combinano sul suo ruolo e status, descrivendolo come un nobile o un facoltoso mercante che morì quando il figlio aveva circa quindici anni. Pietro inizialmente seguì le orme paterne dedicandosi al commercio, un'attività che gli permise di viaggiare e conoscere la tragica realtà dei cristiani prigionieri dei Mori, nella Penisola Iberica da questi occupata. Nonostante il nome della madre non sia menzionato frequentemente nelle cronache principali, viene descritta come una donna di grande virtù e pietà. Dopo la morte del marito, si dedicò interamente all'educazione del figlio e al servizio di Dio, rifiutando di risposarsi.
Nella Spagna della Reconquista: un cammino tra regni e califfati
Ancora fanciullo, si trasferì con la famiglia a Barcellona, capoluogo della Catalogna, dove cominciò ad esercitare con successo il commercio ambulante, attraverso apposito “lasciapassare” che gli permetteva di percorrere in lungo e largo i vari stati cristiani e musulmani esistenti in quel periodo nella Penisola Iberica. Quest’ultima, infatti, era divisa complessivamente tra sei entità politiche principali: cinque regni cristiani a nord e un unico grande impero musulmano a sud. I regni cristiani erano chiaramente definiti, anche se spesso in conflitto tra loro: il Regno di Castiglia, sotto l’autorità di re Alfonso VIII, era la potenza militare trainante; il Regno di León: indipendente dalla Castiglia in questo periodo (si riuniranno definitivamente solo nel 1230); il Regno di Portogallo: già consolidato come regno indipendente; il Regno di Navarra: un reame più piccolo situato a ridosso dei Pirenei e infine la Corona d'Aragona: nata dall'unione del Regno d’Aragona con la Contea di Barcellona (Catalogna). Lo Stato Musulmano era il cosiddetto Impero Almohade, comprendente piccoli regni (taifas) unificati sotto il controllo dei califfi Almohadi, una dinastia berbera proveniente dal Nord Africa che aveva Siviglia come capitale iberica.
Il riscatto dei fratelli: dai primi compagni all’eroismo laicale
Nel suo girovagare commerciale nel vasto territorio islamico, scoprì con orrore la triste realtà della schiavitù in cui erano ridotti molti cristiani. Con la sua indole profondamente religiosa ne rimase profondamente inorridito e, da allora, mosso a compassione per la sofferenza di quei prigionieri, decise fermamente di dedicare la propria vita a Cristo e utilizzò i suoi beni per restituire a quegli infelici la libertà. Attorno al 1203 radunò alcuni compagni ferventi cattolici, partecipi delle sue inquietudini, che, con ammirevole slancio, si liberarono con lui dei propri averi, dandoli in riscatto per la liberazione degli schiavi. Da quel momento, non tralasciando mai la preghiera, il gruppo di laici raccoltosi attorno a lui si dedicò ogni giorno a raccogliere elemosine e donazioni, nella provincia della Catalogna e nel regno d’Aragona, per riscattare i fratelli in cattività. Questa caritatevole attività proseguì negli anni seguenti, con risultati sempre migliori in termine di cristiani liberati. Il vecchio mestiere di Pietro, in questo primo periodo, fu di grande utilità per il gruppo di evangelici “riscattatori”, poiché i mercanti erano conosciuti alle frontiere e avevano più facile accesso nei paesi governati dai mussulmani. Per lungo tempo, il gruppo capeggiato da Pietro fu quasi l’unico intermediario per il riscatto dei cristiani prigionieri in terra islamica e anche, all’occorrenza, dei mori in terra di cristiani.
La notte della Mercede: l’ispirazione mariana del 1218
Questo raggruppamento di giovani ben motivati, saggiamente guidato da Pietro, era formato solo da laici che avevano una grande devozione a Cristo Redentore, caratteristica della spiritualità del sodalizio. Dopo quindici anni di ammirevole e instancabile attività nella liberazione dei cristiani schiavi, Pietro e i suoi compagni notavano però con preoccupazione che, giorno dopo giorno, anziché diminuire, aumentava il numero delle vittime della schiavitù. Pietro, però, da coraggioso capo, non si sentì mai spaventato di fronte alla grandezza della missione intrapresa e alla sua personale piccolezza. Nella sua fervorosa preghiera, cercò l’ispirazione divina per continuare al meglio e più efficacemente l’opera iniziata. Questa illuminazione puntualmente arrivò la notte tra il 1° e il 2 agosto 1218, attraverso un intervento speciale di Maria Santissima nella sua vita, una sorprendente esperienza mariana che rischiarò la sua intelligenza e mosse la sua volontà per trasformare il suo gruppo di laici redentori in un vero e proprio Ordine religioso.
Il Quarto Voto: morire per la libertà altrui
Così, il 10 agosto 1218, dopo accurata opera di preparazione e compiuti tutti i formali adempimenti con le autorità religiose e civili, si giunse alla fondazione ufficiale della nuova formazione religiosa, denominata “Ordine della Vergine Maria della Mercede della redenzione degli schiavi”, con una cerimonia solenne tenuta sull’altare maggiore della cattedrale della Santa Croce di Barcellona. Il vescovo titolare Berenguer de Palou II (dal 1212 al 1241), consegnò a Pietro e ai suoi compagni la Regola di Sant’Agostino come norma di vita comune e, dinanzi a lui, i primi “Mercedari”, come furono chiamati, emisero la professione religiosa. Da parte sua, re Giacomo I d’Aragona (dal 1213 al 1276) costituì il nuovo Ordine come istituzione riconosciuta dal diritto civile del suo regno. La finalità dell’Ordine era molto chiara, come si vede nelle “Prime Costituzioni dell’Ordine” del 1272, che recitano: “… visitare e liberare i cristiani che si trovano in schiavitù e in potere dei saraceni o di altri nemici della nostra Legge ... per la quale opera di mercede o misericordia ... tutti i frati di quest’Ordine, come figli di vera obbedienza, siano gioiosamente disposti a sacrificare la propria vita, se fosse necessario, come Gesù Cristo la diede per noi …”. I modi pratici di attuazione si esprimevano nella raccolta delle elemosine tra i fedeli cristiani, con il fine di portarle nella terra dei mori per riscattare i cristiani schiavi che si trovano in loro potere. Ogni frate mercedario, in forza della sua professione di fede, si convertiva in un autentico “elemosiniere della redenzione” e, dove non c’erano frati, costituiva confraternite e convocava i fedeli riunendoli nella neo costituita “Confraternita dell’elemosina degli schiavi”. Quando veniva meno il denaro, il “redentore”, frate o laico, era tenuto a darsi in ostaggio e a esporsi addirittura alla morte, al fine di liberare ugualmente lo schiavo.
L’eredità del Santo: dalla conferma papale alla gloria degli altari
Nello stesso tempo, Pietro sollecitò a Roma la Sede Apostolica, per ottenere la conferma della sua opera. Fu così che papa Gregorio IX (dal 1227 al 1241), il 17 gennaio 1235, a Perugia (Umbria), con la bolla “Devotionis vestrae” (“La vostra devozione”) incorporò canonicamente il nuovo ordine alla Chiesa universale (oggi “Ordine di Santa Maria della Mercede”, i cui frati sono detti “Padri Mercedari”). Nel periodo compreso dalla sua istituzione fino alla morte del fondatore, furono riscattati ben 3.920 schiavi. Il 6 maggio 1245, nella casa madre dell’Ordine a Barcellona, Pietro, fondatore dell’Ordine della Mercede, morì santamente. Il suo corpo fu inizialmente sepolto nella chiesa del convento dei Mercedari della città. Tuttavia, le sue spoglie andarono disperse nei secoli successivi e, nonostante accurate ricerche effettuate tra il 1400 e il 1800, anche all'interno della Cattedrale di Barcellona, non sono mai state ritrovate. Il suo ricordo, come fedele imitatore di Cristo Redentore, continuò non solo tra i religiosi ma anche nel popolo che lo venerò subito come santo. La Sacra Congregazione dei Riti, dopo un regolare processo canonico, il 30 settembre del 1628, approvò il culto che gli era stato tributato fin dalla sua morte. Il 19 giugno del 1655 fu introdotto il suo nome nel Martirologio Romano. Il Pontefice Alessandro VII, l’11 giugno 1664, estese poi il suo culto a tutta la Chiesa.
… Che l'esempio eroico di San Pietro Nolasco ci insegni a non restare indifferenti davanti alle catene moderne che imprigionano l'uomo. Per sua intercessione, la Vergine della Mercede ci ottenga la grazia di una carità operosa, capace di donarci per la libertà dei fratelli.
Immagine: "San Pietro Nolasco si imbarca per riscattare i prigionieri", olio su tela dipinto, attorno al 1600, dal pittore spagnolo Francisco Pacheco del Río (1564-1644). L'opera si trova presso il Museo de Bellas Artes di Siviglia (Spagna).
Roberto Moggi
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Oggi - 6 maggio 2026 - mercoledì della V settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Pietro Nolasco, fondatore.
Le radici e la giovinezza: tra nobiltà e commercio
Pere o Pedro (Pietro) - questo il suo nome di battesimo rispettivamente in catalano e spagnolo - nacque verosimilmente tra il 1180 e il 1182 (ma secondo altre fonti nel 1189), a Mas de Saintes Puelles vicino a Carcassona, nella regione catalana della Linguadoca-Rossiglione, all’epoca appartenente al Regno d’Aragona (oggi Mas-Saintes-Puelles nel dipartimento dell’Aude, presso Carcassonne, nel sud-est della Francia vicino al confine con la Spagna). Sebbene molti dettagli biografici siano frutto della tradizione, si ritiene comunemente che la sua famiglia d’origine, quella dei Nolasco, fosse di rango elevato e molto facoltosa. Le fonti non concordano univocamente sul nome del padre (alcune tradizioni indicano un certo Henri de Nolasque, descritto come cavaliere normanno), ma combinano sul suo ruolo e status, descrivendolo come un nobile o un facoltoso mercante che morì quando il figlio aveva circa quindici anni. Pietro inizialmente seguì le orme paterne dedicandosi al commercio, un'attività che gli permise di viaggiare e conoscere la tragica realtà dei cristiani prigionieri dei Mori, nella Penisola Iberica da questi occupata. Nonostante il nome della madre non sia menzionato frequentemente nelle cronache principali, viene descritta come una donna di grande virtù e pietà. Dopo la morte del marito, si dedicò interamente all'educazione del figlio e al servizio di Dio, rifiutando di risposarsi.
Nella Spagna della Reconquista: un cammino tra regni e califfati
Ancora fanciullo, si trasferì con la famiglia a Barcellona, capoluogo della Catalogna, dove cominciò ad esercitare con successo il commercio ambulante, attraverso apposito “lasciapassare” che gli permetteva di percorrere in lungo e largo i vari stati cristiani e musulmani esistenti in quel periodo nella Penisola Iberica. Quest’ultima, infatti, era divisa complessivamente tra sei entità politiche principali: cinque regni cristiani a nord e un unico grande impero musulmano a sud. I regni cristiani erano chiaramente definiti, anche se spesso in conflitto tra loro: il Regno di Castiglia, sotto l’autorità di re Alfonso VIII, era la potenza militare trainante; il Regno di León: indipendente dalla Castiglia in questo periodo (si riuniranno definitivamente solo nel 1230); il Regno di Portogallo: già consolidato come regno indipendente; il Regno di Navarra: un reame più piccolo situato a ridosso dei Pirenei e infine la Corona d'Aragona: nata dall'unione del Regno d’Aragona con la Contea di Barcellona (Catalogna). Lo Stato Musulmano era il cosiddetto Impero Almohade, comprendente piccoli regni (taifas) unificati sotto il controllo dei califfi Almohadi, una dinastia berbera proveniente dal Nord Africa che aveva Siviglia come capitale iberica.
Il riscatto dei fratelli: dai primi compagni all’eroismo laicale
Nel suo girovagare commerciale nel vasto territorio islamico, scoprì con orrore la triste realtà della schiavitù in cui erano ridotti molti cristiani. Con la sua indole profondamente religiosa ne rimase profondamente inorridito e, da allora, mosso a compassione per la sofferenza di quei prigionieri, decise fermamente di dedicare la propria vita a Cristo e utilizzò i suoi beni per restituire a quegli infelici la libertà. Attorno al 1203 radunò alcuni compagni ferventi cattolici, partecipi delle sue inquietudini, che, con ammirevole slancio, si liberarono con lui dei propri averi, dandoli in riscatto per la liberazione degli schiavi. Da quel momento, non tralasciando mai la preghiera, il gruppo di laici raccoltosi attorno a lui si dedicò ogni giorno a raccogliere elemosine e donazioni, nella provincia della Catalogna e nel regno d’Aragona, per riscattare i fratelli in cattività. Questa caritatevole attività proseguì negli anni seguenti, con risultati sempre migliori in termine di cristiani liberati. Il vecchio mestiere di Pietro, in questo primo periodo, fu di grande utilità per il gruppo di evangelici “riscattatori”, poiché i mercanti erano conosciuti alle frontiere e avevano più facile accesso nei paesi governati dai mussulmani. Per lungo tempo, il gruppo capeggiato da Pietro fu quasi l’unico intermediario per il riscatto dei cristiani prigionieri in terra islamica e anche, all’occorrenza, dei mori in terra di cristiani.
La notte della Mercede: l’ispirazione mariana del 1218
Questo raggruppamento di giovani ben motivati, saggiamente guidato da Pietro, era formato solo da laici che avevano una grande devozione a Cristo Redentore, caratteristica della spiritualità del sodalizio. Dopo quindici anni di ammirevole e instancabile attività nella liberazione dei cristiani schiavi, Pietro e i suoi compagni notavano però con preoccupazione che, giorno dopo giorno, anziché diminuire, aumentava il numero delle vittime della schiavitù. Pietro, però, da coraggioso capo, non si sentì mai spaventato di fronte alla grandezza della missione intrapresa e alla sua personale piccolezza. Nella sua fervorosa preghiera, cercò l’ispirazione divina per continuare al meglio e più efficacemente l’opera iniziata. Questa illuminazione puntualmente arrivò la notte tra il 1° e il 2 agosto 1218, attraverso un intervento speciale di Maria Santissima nella sua vita, una sorprendente esperienza mariana che rischiarò la sua intelligenza e mosse la sua volontà per trasformare il suo gruppo di laici redentori in un vero e proprio Ordine religioso.
Il Quarto Voto: morire per la libertà altrui
Così, il 10 agosto 1218, dopo accurata opera di preparazione e compiuti tutti i formali adempimenti con le autorità religiose e civili, si giunse alla fondazione ufficiale della nuova formazione religiosa, denominata “Ordine della Vergine Maria della Mercede della redenzione degli schiavi”, con una cerimonia solenne tenuta sull’altare maggiore della cattedrale della Santa Croce di Barcellona. Il vescovo titolare Berenguer de Palou II (dal 1212 al 1241), consegnò a Pietro e ai suoi compagni la Regola di Sant’Agostino come norma di vita comune e, dinanzi a lui, i primi “Mercedari”, come furono chiamati, emisero la professione religiosa. Da parte sua, re Giacomo I d’Aragona (dal 1213 al 1276) costituì il nuovo Ordine come istituzione riconosciuta dal diritto civile del suo regno. La finalità dell’Ordine era molto chiara, come si vede nelle “Prime Costituzioni dell’Ordine” del 1272, che recitano: “… visitare e liberare i cristiani che si trovano in schiavitù e in potere dei saraceni o di altri nemici della nostra Legge ... per la quale opera di mercede o misericordia ... tutti i frati di quest’Ordine, come figli di vera obbedienza, siano gioiosamente disposti a sacrificare la propria vita, se fosse necessario, come Gesù Cristo la diede per noi …”. I modi pratici di attuazione si esprimevano nella raccolta delle elemosine tra i fedeli cristiani, con il fine di portarle nella terra dei mori per riscattare i cristiani schiavi che si trovano in loro potere. Ogni frate mercedario, in forza della sua professione di fede, si convertiva in un autentico “elemosiniere della redenzione” e, dove non c’erano frati, costituiva confraternite e convocava i fedeli riunendoli nella neo costituita “Confraternita dell’elemosina degli schiavi”. Quando veniva meno il denaro, il “redentore”, frate o laico, era tenuto a darsi in ostaggio e a esporsi addirittura alla morte, al fine di liberare ugualmente lo schiavo.
L’eredità del Santo: dalla conferma papale alla gloria degli altari
Nello stesso tempo, Pietro sollecitò a Roma la Sede Apostolica, per ottenere la conferma della sua opera. Fu così che papa Gregorio IX (dal 1227 al 1241), il 17 gennaio 1235, a Perugia (Umbria), con la bolla “Devotionis vestrae” (“La vostra devozione”) incorporò canonicamente il nuovo ordine alla Chiesa universale (oggi “Ordine di Santa Maria della Mercede”, i cui frati sono detti “Padri Mercedari”). Nel periodo compreso dalla sua istituzione fino alla morte del fondatore, furono riscattati ben 3.920 schiavi. Il 6 maggio 1245, nella casa madre dell’Ordine a Barcellona, Pietro, fondatore dell’Ordine della Mercede, morì santamente. Il suo corpo fu inizialmente sepolto nella chiesa del convento dei Mercedari della città. Tuttavia, le sue spoglie andarono disperse nei secoli successivi e, nonostante accurate ricerche effettuate tra il 1400 e il 1800, anche all'interno della Cattedrale di Barcellona, non sono mai state ritrovate. Il suo ricordo, come fedele imitatore di Cristo Redentore, continuò non solo tra i religiosi ma anche nel popolo che lo venerò subito come santo. La Sacra Congregazione dei Riti, dopo un regolare processo canonico, il 30 settembre del 1628, approvò il culto che gli era stato tributato fin dalla sua morte. Il 19 giugno del 1655 fu introdotto il suo nome nel Martirologio Romano. Il Pontefice Alessandro VII, l’11 giugno 1664, estese poi il suo culto a tutta la Chiesa.
… Che l'esempio eroico di San Pietro Nolasco ci insegni a non restare indifferenti davanti alle catene moderne che imprigionano l'uomo. Per sua intercessione, la Vergine della Mercede ci ottenga la grazia di una carità operosa, capace di donarci per la libertà dei fratelli.
Immagine: "San Pietro Nolasco si imbarca per riscattare i prigionieri", olio su tela dipinto, attorno al 1600, dal pittore spagnolo Francisco Pacheco del Río (1564-1644). L'opera si trova presso il Museo de Bellas Artes di Siviglia (Spagna).
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