LA VOCE DEL MAESTRO E L’APOSTOLO DELL’ANDALUSIA
Oggi - 10 maggio 2026 - VI domenica di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Giovanni d’Avila, presbitero e dottore della Chiesa (che, quando questa data non cade di domenica, è celebrato come memoria facoltativa).
Le origini e la formazione tra Salamanca e Alcalá
Juan - questo il suo nome di battesimo nella materna lingua spagnola - ricordato come “Apostolo dell'Andalusia”, nacque ad Almodóvar del Campo, nella regione Castiglia del Regno di Spagna, il 6 gennaio 1499 o 1500, dai pii genitori Alonso e Catalina, entrambi discendenti da famiglie di cosiddetti “Cristiani nuovi”, ossia neo convertiti dall’ebraismo al cristianesimo. Nella giovinezza ebbe modo di studiare e si dimostrò giovane dalla grande intelligenza e capacità di apprendere, mentre fioriva in lui la vocazione religiosa. Dal 1520 al 1526, studiò filosofia e teologia nell’ateneo della città di Alcalà, non lontana dalla capitale spagnola Madrid. Qui. subito si fece notare quale eccellente studente, tanto che il celebre professore e teologo Domingo de Soto (1494-1560), sacerdote Domenicano, lo volle sotto la sua personale direzione didattica e spirituale e, sebbene non sia mai entrato nell'Ordine dei Frati Predicatori, ebbe da allora legami strettissimi con esso. Nel 1525 (o 1526 secondo alcune fonti), dopo aver terminato gli studi ad Alcalá, fu ordinato sacerdote secolare (ovvero del clero diocesano) e celebrò la sua prima Messa solenne nel proprio villaggio natale. In quell'occasione, diede prova di grande distacco materiale vendendo i beni di famiglia e distribuendo il ricavato ai poveri.
La vocazione missionaria e l'evangelizzazione dell'Andalusia
Nel 1526, subito dopo l'ordinazione, cercò di partire come missionario per il Messico, ma nel mentre incontrò l’avventuriero Hernando de Contreras (XVI secolo) il quale, cogliendo subito in lui le pregevoli doti umane e culturali, dalle quali contava di trarre profitto, lo segnalò a monsignor Alonso de Manrique arcivescovo di Siviglia, città nella regione dell’Andalusia sita nella parte meridionale della Penisola Iberica, affinché lo convincesse ad essere evangelizzatore in loco. Così, mentre aspettava di imbarcarsi a Siviglia, l'arcivescovo della città lo convinse a restare in Andalusia, dove la sua predicazione era considerata necessaria per contrastare l'ignoranza religiosa dell'epoca. Non fu facile dissuaderlo dal partire per l’America, ma alla fine la sua condizione di “Cristiano nuovo” (all'epoca c'era molta diffidenza verso chi aveva origini ebraiche), attraverso gli interventi di chi non lo voleva fare espatriare, gli impedì di partire. Restò così a Siviglia e in altre città di quella diocesi, insegnando catechismo ai bambini e agli adulti. La fama della sua bravura cresceva a dismisura e, ben presto, anche diversi sacerdoti cominciarono a unirsi ai suoi uditori e molti si affiancavano a lui per la direzione spirituale. Di fronte alle folle che sempre più, attratte dal suo carisma, si riunivano attorno a lui e al grande numero di persone che chiedevano solo lui per la propria guida spirituale, non mancarono, però, le gelosie e le conseguenti denunce di plagio del popolo, ancor più in un tempo in cui andava moltiplicandosi il rancore tra cattolici e protestanti.
La prova del carcere e la nascita dell'«Audi Filia»
Nel 1532, dalle denunce si passò ai processi, al primo arresto e alla condanna al carcere, da parte niente meno che dell’Inquisizione. Tuttavia, per grazia di Dio non tutti i mali vengono per nuocere e, così, sarà proprio durante il periodo trascorso in prigione che Giovanni poté meglio concentrarsi, dando vita alle basi della sua opera più nota: “Audi Filia” (“Ascolta figlia”, dal Salmo 45, 11-12), un'opera spirituale che raccoglie consigli rivolti alla giovane discepola Sancha Carrillo su come seguire la via del Signore, ma che è una guida spirituale per tutti. Sempre durante la reclusione, inoltre, scrisse numerose importanti lettere e tradusse in spagnolo il famoso trattato “Imitazione di Cristo” (“Imitatio Christi”), libro di pietà celebre fin dal basso Medioevo e solitamente ascritto a Tommaso da Kempis (1380-1471). Il 16 giugno 1533 fu finalmente assolto e, nonostante il male ricevuto, non proferì accuse o recriminazioni contro nessuno, approfondendo, anzi, il tema della carità di Dio. In seguito, da Siviglia si trasferì a Cordova, sempre in Andalusia, dove incontrò il sacerdote Domenicano fra Luis de Sarria noto come Luis de Granada (1504-1588), che diventerà suo biografo.
Il Maestro d'Avila: guida delle anime e delle grandi conversioni
Quando predicava nelle piazze o nelle chiese, era sempre molta la gente che accorreva ai suoi sermoni, con grandi frutti in termini di conversioni. Tra queste, meritano menzione quella di colui che diventerà San Giovanni di Dio (1495-1550), fissata dagli agiografi al 20 gennaio 1537, e quella del futuro San Francesco Borgia (1510-1572). Significative sono alcune missive che egli indirizzo proprio a San Giovanni di Dio, dove dice: “Mi avete dato molto conforto con l’aver ben osservato quanto avevamo concordato voi ed io circa l’obbedire a Padre Portillo nell’amministrazione dei poveri… perché ho gran paura che v’inganni il diavolo, procedendo di vostra testa; ché quando non può sopraffare uno facendogli compiere opere cattive, ci riesce facendogli compiere disordinatamente le buone… Pertanto, fratello, abbiate gran cura di sottomettervi al parere altrui, e non v’ingannerà il diavolo”. E ancora, in un’altra lettera: “Per restare fedele, bisogna mostrarsi prudente, come ha detto Nostro Signore perché, per mancanza di prudenza, l’uomo commette mille infrazioni che dispiacciono a Nostro Signore e Lo obbligano a castigarlo. Cosi, un solo errore deve servire da lezione per la vita. Un cane bastonato non ci ritorna due volte, né un uccello nella gabbia da cui è scappato. I saggi traggono vantaggio dagli errori degli altri e gli stolti dai propri”. Dalla fine del 1536, si recò spesso nella vicina città andalusa di Granada, dove ottenne, verso il 1537, i più alti titoli in sacra teologia, venendo chiamato “Maestro d’Avila”.
Formatore del clero e l'amicizia con la Compagnia di Gesù
Nel suo peregrinare da una città all’altra, fondava collegi minori e maggiori, per dare istruzione ai bambini e ai giovani, compresi i sacerdoti di fresca nomina, che non potevano accostarsi alle facoltà universitarie se non dopo aver fatto esperienza pastorale. Tra il 1535 e il 1551 vari presbiteri si legarono a lui ponendosi sotto la sua direzione spirituale, creando una sorta di “Fraternità spirituale e teologica” di sacerdoti. A questi ultimi, ricordava che “nella messa ci poniamo sull’altare nella persona di Cristo a fare l’ufficio dello stesso Redentore” (Lettera 157), Questa “Fraternità” attirò subito l’attenzione di Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore della Compagnia di Gesù, il quale confidava di veder fondersi questa realtà con la sua Compagnia: cosa che non avvenne, ma che non intaccò mai l’amicizia tra i due, tanto che Giovanni d’Avila spesso mandava i migliori allievi proprio nella Compagnia di Gesù. Non mancò di incoraggiare a voce e per iscritto la religiosa e mistica Santa Teresa d’Avila (1515-1582), la quale si sottomise a lui per il giudizio sul manoscritto della propria famosa Autobiografia.
Il transito a Montilla e l'eredità spirituale per la Chiesa universale
Morì il 10 maggio 1569 a Montilla presso Cordova (Andalusia), dove venne sepolto nella locale chiesa dell’Incarnazione, allora appartenente ai Gesuiti (fino alla loro espulsione dalla Spagna nel XVIII secolo), oggi basilica pontificia minore a lui intitolata, dove ancora riposa all’interno di un'urna artistica chiamata "Arca del Testamento". La sua causa di beatificazione fu avviata nel 1623, ma solo il 6 aprile 1864 fu beatificato. Nel 1946, il Servo di Dio papa Pio XII lo dichiarò “Apostolo dell’Andalusia” e principale patrono del clero secolare di Spagna. Il 31 maggio 1970, il pontefice San Paolo VI lo ha proclamato santo e, il 7 ottobre 2012, papa Benedetto XVI lo elesse Dottore della Chiesa.
… Che l'esempio e l'intercessione di San Giovanni d'Avila, instancabile cercatore della gloria di Dio e sapiente guida dei cuori, ottengano per tutti noi la grazia di una fede operosa e di una carità ardente. Per sua intercessione, il Signore conceda ai sacerdoti di conformarsi sempre più a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote e a ogni fedele la gioia di annunciare il Vangelo con la propria vita.
Immagine: "San Giovanni d'Avila", olio su tela dipinto, nel 1746 circa, dal pittore francese Pierre Subleyras (1699-1749). L'opera si trova nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma.
Roberto Moggi
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Oggi - 10 maggio 2026 - VI domenica di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Giovanni d’Avila, presbitero e dottore della Chiesa (che, quando questa data non cade di domenica, è celebrato come memoria facoltativa).
Le origini e la formazione tra Salamanca e Alcalá
Juan - questo il suo nome di battesimo nella materna lingua spagnola - ricordato come “Apostolo dell'Andalusia”, nacque ad Almodóvar del Campo, nella regione Castiglia del Regno di Spagna, il 6 gennaio 1499 o 1500, dai pii genitori Alonso e Catalina, entrambi discendenti da famiglie di cosiddetti “Cristiani nuovi”, ossia neo convertiti dall’ebraismo al cristianesimo. Nella giovinezza ebbe modo di studiare e si dimostrò giovane dalla grande intelligenza e capacità di apprendere, mentre fioriva in lui la vocazione religiosa. Dal 1520 al 1526, studiò filosofia e teologia nell’ateneo della città di Alcalà, non lontana dalla capitale spagnola Madrid. Qui. subito si fece notare quale eccellente studente, tanto che il celebre professore e teologo Domingo de Soto (1494-1560), sacerdote Domenicano, lo volle sotto la sua personale direzione didattica e spirituale e, sebbene non sia mai entrato nell'Ordine dei Frati Predicatori, ebbe da allora legami strettissimi con esso. Nel 1525 (o 1526 secondo alcune fonti), dopo aver terminato gli studi ad Alcalá, fu ordinato sacerdote secolare (ovvero del clero diocesano) e celebrò la sua prima Messa solenne nel proprio villaggio natale. In quell'occasione, diede prova di grande distacco materiale vendendo i beni di famiglia e distribuendo il ricavato ai poveri.
La vocazione missionaria e l'evangelizzazione dell'Andalusia
Nel 1526, subito dopo l'ordinazione, cercò di partire come missionario per il Messico, ma nel mentre incontrò l’avventuriero Hernando de Contreras (XVI secolo) il quale, cogliendo subito in lui le pregevoli doti umane e culturali, dalle quali contava di trarre profitto, lo segnalò a monsignor Alonso de Manrique arcivescovo di Siviglia, città nella regione dell’Andalusia sita nella parte meridionale della Penisola Iberica, affinché lo convincesse ad essere evangelizzatore in loco. Così, mentre aspettava di imbarcarsi a Siviglia, l'arcivescovo della città lo convinse a restare in Andalusia, dove la sua predicazione era considerata necessaria per contrastare l'ignoranza religiosa dell'epoca. Non fu facile dissuaderlo dal partire per l’America, ma alla fine la sua condizione di “Cristiano nuovo” (all'epoca c'era molta diffidenza verso chi aveva origini ebraiche), attraverso gli interventi di chi non lo voleva fare espatriare, gli impedì di partire. Restò così a Siviglia e in altre città di quella diocesi, insegnando catechismo ai bambini e agli adulti. La fama della sua bravura cresceva a dismisura e, ben presto, anche diversi sacerdoti cominciarono a unirsi ai suoi uditori e molti si affiancavano a lui per la direzione spirituale. Di fronte alle folle che sempre più, attratte dal suo carisma, si riunivano attorno a lui e al grande numero di persone che chiedevano solo lui per la propria guida spirituale, non mancarono, però, le gelosie e le conseguenti denunce di plagio del popolo, ancor più in un tempo in cui andava moltiplicandosi il rancore tra cattolici e protestanti.
La prova del carcere e la nascita dell'«Audi Filia»
Nel 1532, dalle denunce si passò ai processi, al primo arresto e alla condanna al carcere, da parte niente meno che dell’Inquisizione. Tuttavia, per grazia di Dio non tutti i mali vengono per nuocere e, così, sarà proprio durante il periodo trascorso in prigione che Giovanni poté meglio concentrarsi, dando vita alle basi della sua opera più nota: “Audi Filia” (“Ascolta figlia”, dal Salmo 45, 11-12), un'opera spirituale che raccoglie consigli rivolti alla giovane discepola Sancha Carrillo su come seguire la via del Signore, ma che è una guida spirituale per tutti. Sempre durante la reclusione, inoltre, scrisse numerose importanti lettere e tradusse in spagnolo il famoso trattato “Imitazione di Cristo” (“Imitatio Christi”), libro di pietà celebre fin dal basso Medioevo e solitamente ascritto a Tommaso da Kempis (1380-1471). Il 16 giugno 1533 fu finalmente assolto e, nonostante il male ricevuto, non proferì accuse o recriminazioni contro nessuno, approfondendo, anzi, il tema della carità di Dio. In seguito, da Siviglia si trasferì a Cordova, sempre in Andalusia, dove incontrò il sacerdote Domenicano fra Luis de Sarria noto come Luis de Granada (1504-1588), che diventerà suo biografo.
Il Maestro d'Avila: guida delle anime e delle grandi conversioni
Quando predicava nelle piazze o nelle chiese, era sempre molta la gente che accorreva ai suoi sermoni, con grandi frutti in termini di conversioni. Tra queste, meritano menzione quella di colui che diventerà San Giovanni di Dio (1495-1550), fissata dagli agiografi al 20 gennaio 1537, e quella del futuro San Francesco Borgia (1510-1572). Significative sono alcune missive che egli indirizzo proprio a San Giovanni di Dio, dove dice: “Mi avete dato molto conforto con l’aver ben osservato quanto avevamo concordato voi ed io circa l’obbedire a Padre Portillo nell’amministrazione dei poveri… perché ho gran paura che v’inganni il diavolo, procedendo di vostra testa; ché quando non può sopraffare uno facendogli compiere opere cattive, ci riesce facendogli compiere disordinatamente le buone… Pertanto, fratello, abbiate gran cura di sottomettervi al parere altrui, e non v’ingannerà il diavolo”. E ancora, in un’altra lettera: “Per restare fedele, bisogna mostrarsi prudente, come ha detto Nostro Signore perché, per mancanza di prudenza, l’uomo commette mille infrazioni che dispiacciono a Nostro Signore e Lo obbligano a castigarlo. Cosi, un solo errore deve servire da lezione per la vita. Un cane bastonato non ci ritorna due volte, né un uccello nella gabbia da cui è scappato. I saggi traggono vantaggio dagli errori degli altri e gli stolti dai propri”. Dalla fine del 1536, si recò spesso nella vicina città andalusa di Granada, dove ottenne, verso il 1537, i più alti titoli in sacra teologia, venendo chiamato “Maestro d’Avila”.
Formatore del clero e l'amicizia con la Compagnia di Gesù
Nel suo peregrinare da una città all’altra, fondava collegi minori e maggiori, per dare istruzione ai bambini e ai giovani, compresi i sacerdoti di fresca nomina, che non potevano accostarsi alle facoltà universitarie se non dopo aver fatto esperienza pastorale. Tra il 1535 e il 1551 vari presbiteri si legarono a lui ponendosi sotto la sua direzione spirituale, creando una sorta di “Fraternità spirituale e teologica” di sacerdoti. A questi ultimi, ricordava che “nella messa ci poniamo sull’altare nella persona di Cristo a fare l’ufficio dello stesso Redentore” (Lettera 157), Questa “Fraternità” attirò subito l’attenzione di Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore della Compagnia di Gesù, il quale confidava di veder fondersi questa realtà con la sua Compagnia: cosa che non avvenne, ma che non intaccò mai l’amicizia tra i due, tanto che Giovanni d’Avila spesso mandava i migliori allievi proprio nella Compagnia di Gesù. Non mancò di incoraggiare a voce e per iscritto la religiosa e mistica Santa Teresa d’Avila (1515-1582), la quale si sottomise a lui per il giudizio sul manoscritto della propria famosa Autobiografia.
Il transito a Montilla e l'eredità spirituale per la Chiesa universale
Morì il 10 maggio 1569 a Montilla presso Cordova (Andalusia), dove venne sepolto nella locale chiesa dell’Incarnazione, allora appartenente ai Gesuiti (fino alla loro espulsione dalla Spagna nel XVIII secolo), oggi basilica pontificia minore a lui intitolata, dove ancora riposa all’interno di un'urna artistica chiamata "Arca del Testamento". La sua causa di beatificazione fu avviata nel 1623, ma solo il 6 aprile 1864 fu beatificato. Nel 1946, il Servo di Dio papa Pio XII lo dichiarò “Apostolo dell’Andalusia” e principale patrono del clero secolare di Spagna. Il 31 maggio 1970, il pontefice San Paolo VI lo ha proclamato santo e, il 7 ottobre 2012, papa Benedetto XVI lo elesse Dottore della Chiesa.
… Che l'esempio e l'intercessione di San Giovanni d'Avila, instancabile cercatore della gloria di Dio e sapiente guida dei cuori, ottengano per tutti noi la grazia di una fede operosa e di una carità ardente. Per sua intercessione, il Signore conceda ai sacerdoti di conformarsi sempre più a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote e a ogni fedele la gioia di annunciare il Vangelo con la propria vita.
Immagine: "San Giovanni d'Avila", olio su tela dipinto, nel 1746 circa, dal pittore francese Pierre Subleyras (1699-1749). L'opera si trova nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma.
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