L'APOSTOLO DELLA PAROLA E RADIOSO TESTIMONE DEL TRIGRAMMA DI CRISTO
Oggi - 20 maggio 2026 - mercoledì della VII settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Bernardino da Siena, sacerdote.
Le origini nobili a Massa e la prima formazione spirituale a Siena
Bernardino - questo il suo nome di battesimo - nacque l'8 settembre 1380 a Massa (in quel periodo anche chiamata “Massa di Maremma” o “Massa nelle Maremme Senesi”), nella regione della Maremma toscana appartenente all’allora Repubblica di Siena (oggi Massa Marittima, in provincia di Grosseto, nella regione Toscana), dove si trovava la sua famiglia in quanto il padre, il nobile senese Tollo degli Albizzeschi, era governatore della città. Perse la madre, Albertigina, nel 1383, quando aveva solo tre anni, e il padre nel 1386, a sei anni. Rimasto orfano, fu inizialmente accudito a Massa dalla zia materna Diana. Nel 1391, all'età di undici anni, dopo la morte di zia Diana, Bernardino fu fatto tornare a Siena dai familiari, venendo cresciuto come un figlio dalla zia paterna Bartolomea e dalla cugina Tobia, entrambe nubili, che lo fecero studiare in modo adeguato al suo lignaggio, mentre nel tempo libero frequentava assiduamente la chiesa e una pia confraternita del luogo, dando segno di una precoce accesa spiritualità.
La prova della peste del 1400: l'eroismo della carità e l'offerta di sé
Sul finire dell’estate del 1400, quando aveva vent’anni, Siena fu colpita da una terribile pestilenza, nel corso della quale moltissime furono le vittime. Morirono o furono gravemente contagiati anche la maggior parte dei medici e infermieri del locale ospedale “Santa Maria della Scala”, adibito al ricovero degli appestati, che sorgeva nel pieno centro cittadino, esattamente in piazza del Duomo, di fronte alla cattedrale. Il responsabile del nosocomio, di fronte all’imminente tracollo della struttura, si vide costretto a domandare aiuto alla popolazione, chiedendo volontari disposti a trasportare, accudire e curare i contagiati sempre in aumento. Bernardino non se lo fece ripetere due volte. Rispose prontamente alla chiamata e si offrì volentieri come aiutante, seguito dai compagni della confraternita alla quale apparteneva, sui quali esercitava un forte ascendente. La sua encomiabile quanto rischiosissima opera di assistenza durò ben quattro mesi, fino all’inizio dell’inverno, quando, con il primo freddo, il morbo cominciò a scemare, ma poi dovette trascorrere altri quattro mesi tra la vita e la morte, essendosi anch’egli contagiato. Riuscì a guarire e, una volta riprese le forze, assistette amorevolmente per un anno la zia Bartolomea, diventata cieca e sorda, fino alla morte.
La vocazione francescana, la riforma dell'Osservanza e l'inizio della predicazione
Dopo queste esperienze di vita, segnale di pura carità evangelica, profondamente maturato e consolidato nella fede, seguì finalmente la propria latente vocazione spirituale e abbandonò la vita mondana per vestire l’umile saio francescano. L’8 settembre 1402 entrò come novizio nel convento senese di San Francesco, per poi completare il noviziato nel convento del Colombaio, sito in territorio di Seggiano, sul monte Amiata (oggi in provincia di Grosseto, regione Toscana), che, nel corso del XV secolo, era un centro nevralgico di diffusione dello stile di vita dei frati francescani detti “Osservanti”, caratterizzata dall'aspirazione a una vita più ritirata e a un più rigoroso controllo sull'uso dei beni. Bernardino ne fu entusiasta e diventò parimenti, in seno ai Francescani, uno dei principali propugnatori della riforma dell'Osservanza, che grazie a lui conobbe una straordinaria popolarità. Nel 1404 fu ordinato sacerdote e, nel 1417, iniziò una brillantissima carriera di predicatore itinerante, muovendosi dappertutto, a cominciare dalla sua zona. Per raggiungere tutto il popolo, soprattutto quello più ignorante, predicava in “volgare”, l’italiano del suo tempo di uso comune, con stile vivace e commovente, sottolineando la necessità della penitenza e della scelta di povertà, denunciando il gioco d'azzardo, il lusso, l'usura, le stregonerie, la superstizione, le faziosità e tutti i peggiori vizi della sua epoca.
La forza della predicazione in volgare: la condanna dell'avarizia e dell'usura
Le sue prediche in volgare furono provvidenzialmente “stenografate”, con il celebre metodo di scrittura rapida (tavolette cerate e segni abbreviati), a cura del suo fedele discepolo senese Benedetto di Maestro Bartolomeo. Bernardino parlava a braccio e Benedetto inventò e usò questo sistema di "cronaca" medievale per non perdere una sola parola del Santo. Così esse sono giunte fino a noi in tutta la naturalezza con cui erano pronunciate sulle varie piazze italiane. A rileggerle oggi, se ne scopre l'attualità dei temi, tra i quali i più ricorrenti erano quelli della carità, dell'unità, della concordia e della giustizia. Fustigava l'avarizia dei nuovi ricchi: i mercanti, i banchieri, gli usurai e i sensali (che erano principalmente intermediari commerciali, che fungevano da tramite tra venditori e acquirenti, specialmente in settori come l'agricoltura, l'allevamento e il commercio di prodotti agricoli, occupandosi di negoziare prezzi, combinare affari e gestire transazioni, con grande abilità e conoscenza del mercato). Per questi ultimi, ricorreva a un gioco di parole chiamandoli “senz'ali”, incapaci cioè di spiccare il volo e di sollevarsi di un palmo dalla loro “robba” o “masserizia”, come allora si definivano i beni. A costoro diceva: “… Lo so bene che la robba che tu tieni non è tua propria, anche l'ha data Iddio al mondo, per sovvenire al bisogno dell'uomo: non è dell'uomo, no, ma per lo bisogno dell'uomo…”. Aveva parole durissime per quanti “… rinnegano Iddio per un capo d'aglio …” e per “… le belve dalle zanne lunghe che rodono le ossa del povero …”. Diceva ancora: “… Se tu hai della robba assai e non n'hai bisogno, e tu non la dispensi e muori, tu te ne vai a casa calda (l’Inferno) …”. Oppure: “… O tu che hai tanti spogli (vestiti) più che non ha la cipolla, ricuopri la carne del povero, quando tu il vedi così stracciato e ignudo: la sua carne e la tua è una medesima carne …”.
Il miracolo del mantello sul lago di Mantova e il Nome di Gesù
Nelle sue prediche, per spiegare la necessità dell'unione e della concordia, ricorreva a esempi familiari come quello, visto poc’anzi, della cipolla tenuta insieme foglia a foglia. La sua predicazione era mobile e per questo si spostava in lungo e largo per tutta la Penisola, accompagnato e corroborato da numerosi episodi prodigiosi e miracoli, attraverso i quali gli era dato di superare ogni problema che lo potesse “frenare” nella sua immane opera di evangelizzazione. Nel 1420, mentre si trovava in territorio della Signorìa di Mantova (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Lombardia), prese alloggio con i suoi frati accompagnatori nel convento francescano di Santa Maria delle Grazie, fuori città e di là dal fiume Mincio, che formava un lago attorno al centro abitato. La mattina i confratelli si alzarono di buon’ora per attraversare lo specchio d’acqua ed entrare a Mantova, ma trovarono Bernardino ancora addormentato, stanco per le tante fatiche. Sapendolo molto indebolito, decisero di non svegliarlo e sfruttarono il passaggio di un barcaiolo per arrivare nel capoluogo. Quando Bernardino si svegliò, avvedutosi della partenza dei confratelli, vide che non c’erano barche che lo potessero trasportare dall’altra parte del lago nel centro abitato, in tempo per la predica che vi doveva tenere, ma non si perse d’animo. Dopo avere pregato, stese il suo mantello sullo specchio d'acqua e lo usò come zattera, riuscendo miracolosamente ad arrivare a Mantova in tempo per la catechesi. Bernardino, tra le altre cose, propagò con immane slancio la devozione al Santissimo Nome di Gesù e ne inculcò la venerazione alle moltitudini.
Il trigramma del Sole, la dottrina economica e il rifiuto dell'Episcopato
Per rendere più efficace la sua parola durante i vari sermoni, faceva preventivamente scolpire, incidere o dipingere con colore dorato, su tavolette lignee o superfici dì vari materiali, il cosiddetto “trigramma” del nome di Gesù, “IHS” o “YHS” e “JHS”, cioè “Jesus Hominum Salvator” (trascrizione latina dell’abbreviazione del nome greco di Gesù, traslitterato nel nostro alfabeto), circondato da raggi a guisa di sole, che è divenuto il suo attributo iconografico principale. Questa idea è un punto affascinante della sua vita. Originariamente, “IHS” (o “YHS”) non era un acronimo di parole latine, ma semplicemente la traslitterazione in lettere latine delle prime tre lettere del nome di Gesù in greco antico (lettere elleniche: Iota-Eta-Sigma). Fu proprio la devozione popolare successiva (e in particolare l'ordine dei Gesuiti nel XVI secolo) a reinterpretare quelle tre lettere come l'acronimo latino Iesus Hominum Salvator (Gesù Salvatore degli Uomini). Bernardino usava il simbolo principalmente nella sua accezione cristologica greca originale, ma la lettura latina è diventata universale nella tradizione cattolica. Sul pulpito, mentre predicava, esponeva sempre una simile tavoletta o “formella”, com’era chiamata, con il predetto simbolo disegnato, scolpito o pitturato sopra, che poi dava da baciare al pubblico al termine del discorso. Bernardino non mancò di attenzione neanche riguardo agli aspetti pratici della vita lavorativa del popolo, con un'analisi innovativa e decisamente moderna. Il suo pensiero è ricordato nella storia del ragionamento economico poiché fu uno dei primi teologi a scrivere un'intera opera sull'economia, intitolata “Sui contratti e l'usura”. Nel trattato, egli condanna aspramente l'usura e affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell'etica del commercio e della determinazione del valore e del prezzo. Tanta attività apostolica gli fece preferire sempre il chiostro all'Episcopio e, durante la sua vita, per amore della semplicità, per ben tre volte rifiutò la carica di vescovo, offertagli rispettivamente per le diocesi di Siena, Ferrara (Emilia) e Urbino (Marche), onde dedicarsi appieno alla sua vocazione di missionario. Nel 1437 divenne vicario generale dei frati Minori Osservanti e, nel 1438, fu nominato vicario generale di tutti i francescani italiani. Tuttavia, nonostante questi incarichi gravosi e delicati, non smise mai di dedicarsi all'evangelizzazione tramite la predicazione.
L'ultimo viaggio di pace all'Aquila, il prodigio di Montefranco e la glorificazione
Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo dell’Aquila Amico Agnifili, partì per la città abruzzese per tentare di riconciliare due fazioni che si affrontavano apertamente con violenza. Tra il 12 e il 13 maggio di quell’anno, attraversando l’Umbria per giungere in Abruzzo, giunse nel piccolo paese di Montefranco (oggi in provincia di Terni, regione Umbria) Qui, dopo aver ottenuto ospitalità nella casa di un'anziana donna del posto, le chiese del pane e del vino per sé e per i suoi frati. La donna però non poteva accontentarli perché era poverissima e non aveva nulla da condividere. Bernardino, senza perdersi d’animo, le suggerì allora di cercare con cura in cucina. La contadina lo assecondò e vi trovò prodigiosamente una botte colma di vino squisito e una grande quantità di pane bianco profumato e ancora caldo sul tavolo. Bernardino giunse infine nel capoluogo abruzzese il 20 maggio 1444, giusto in tempo per morirvi, spossato dalle fatiche apostoliche e dalla febbre, senza riuscire a tenervi il corso di prediche sulla riappacificazione cittadina che si era prefisso. Ciò nonostante, anche dopo la morte, Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Infatti, persistendo le lotte tra le opposte fazioni cittadine, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue come una fontanella zampillante e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si riappacificarono. Per riconoscenza, gli fu dedicata in città una grande chiesa (oggi basilica minore), eretta, con l'adiacente convento, fra il 1454 e il 1472. Le spoglie del Santo sono custodite al suo interno in un apposito mausoleo. Alcune sue reliquie sono anche presso la chiesa “della Compagnia” a Seggiano sul monte Amiata. Di lui ci restano molte opere, tra cui i “Sermones” in latino e le “Prediche” in volgare. Fu canonizzato da papa Niccolò V (dal 1447 al 1455) appena sei anni più tardi, nel 1450. Per la sua intensa e specifica opera predicatoria, San Bernardino è diventato il patrono dei pubblicitari italiani.
… Per intercessione di San Bernardino, instancabile operatore di pace e araldo del Vangelo, il Signore conceda a noi, alle nostre comunità e famiglie il dono della concordia, la fermezza nella fede e lo zelo operoso nella carità verso i più bisognosi.
Immagine: "San Bernardino da Siena tra due angeli", tecnica mista su tela dipinta, nel 1460 circa, dal pittore veneziano Andrea Mantegna (1431-1506). L'opera si trova presso la Pinacoteca di Brera, a Milano.
Roberto Moggi
Home page ARGOMENTI
Oggi - 20 maggio 2026 - mercoledì della VII settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Bernardino da Siena, sacerdote.
Le origini nobili a Massa e la prima formazione spirituale a Siena
Bernardino - questo il suo nome di battesimo - nacque l'8 settembre 1380 a Massa (in quel periodo anche chiamata “Massa di Maremma” o “Massa nelle Maremme Senesi”), nella regione della Maremma toscana appartenente all’allora Repubblica di Siena (oggi Massa Marittima, in provincia di Grosseto, nella regione Toscana), dove si trovava la sua famiglia in quanto il padre, il nobile senese Tollo degli Albizzeschi, era governatore della città. Perse la madre, Albertigina, nel 1383, quando aveva solo tre anni, e il padre nel 1386, a sei anni. Rimasto orfano, fu inizialmente accudito a Massa dalla zia materna Diana. Nel 1391, all'età di undici anni, dopo la morte di zia Diana, Bernardino fu fatto tornare a Siena dai familiari, venendo cresciuto come un figlio dalla zia paterna Bartolomea e dalla cugina Tobia, entrambe nubili, che lo fecero studiare in modo adeguato al suo lignaggio, mentre nel tempo libero frequentava assiduamente la chiesa e una pia confraternita del luogo, dando segno di una precoce accesa spiritualità.
La prova della peste del 1400: l'eroismo della carità e l'offerta di sé
Sul finire dell’estate del 1400, quando aveva vent’anni, Siena fu colpita da una terribile pestilenza, nel corso della quale moltissime furono le vittime. Morirono o furono gravemente contagiati anche la maggior parte dei medici e infermieri del locale ospedale “Santa Maria della Scala”, adibito al ricovero degli appestati, che sorgeva nel pieno centro cittadino, esattamente in piazza del Duomo, di fronte alla cattedrale. Il responsabile del nosocomio, di fronte all’imminente tracollo della struttura, si vide costretto a domandare aiuto alla popolazione, chiedendo volontari disposti a trasportare, accudire e curare i contagiati sempre in aumento. Bernardino non se lo fece ripetere due volte. Rispose prontamente alla chiamata e si offrì volentieri come aiutante, seguito dai compagni della confraternita alla quale apparteneva, sui quali esercitava un forte ascendente. La sua encomiabile quanto rischiosissima opera di assistenza durò ben quattro mesi, fino all’inizio dell’inverno, quando, con il primo freddo, il morbo cominciò a scemare, ma poi dovette trascorrere altri quattro mesi tra la vita e la morte, essendosi anch’egli contagiato. Riuscì a guarire e, una volta riprese le forze, assistette amorevolmente per un anno la zia Bartolomea, diventata cieca e sorda, fino alla morte.
La vocazione francescana, la riforma dell'Osservanza e l'inizio della predicazione
Dopo queste esperienze di vita, segnale di pura carità evangelica, profondamente maturato e consolidato nella fede, seguì finalmente la propria latente vocazione spirituale e abbandonò la vita mondana per vestire l’umile saio francescano. L’8 settembre 1402 entrò come novizio nel convento senese di San Francesco, per poi completare il noviziato nel convento del Colombaio, sito in territorio di Seggiano, sul monte Amiata (oggi in provincia di Grosseto, regione Toscana), che, nel corso del XV secolo, era un centro nevralgico di diffusione dello stile di vita dei frati francescani detti “Osservanti”, caratterizzata dall'aspirazione a una vita più ritirata e a un più rigoroso controllo sull'uso dei beni. Bernardino ne fu entusiasta e diventò parimenti, in seno ai Francescani, uno dei principali propugnatori della riforma dell'Osservanza, che grazie a lui conobbe una straordinaria popolarità. Nel 1404 fu ordinato sacerdote e, nel 1417, iniziò una brillantissima carriera di predicatore itinerante, muovendosi dappertutto, a cominciare dalla sua zona. Per raggiungere tutto il popolo, soprattutto quello più ignorante, predicava in “volgare”, l’italiano del suo tempo di uso comune, con stile vivace e commovente, sottolineando la necessità della penitenza e della scelta di povertà, denunciando il gioco d'azzardo, il lusso, l'usura, le stregonerie, la superstizione, le faziosità e tutti i peggiori vizi della sua epoca.
La forza della predicazione in volgare: la condanna dell'avarizia e dell'usura
Le sue prediche in volgare furono provvidenzialmente “stenografate”, con il celebre metodo di scrittura rapida (tavolette cerate e segni abbreviati), a cura del suo fedele discepolo senese Benedetto di Maestro Bartolomeo. Bernardino parlava a braccio e Benedetto inventò e usò questo sistema di "cronaca" medievale per non perdere una sola parola del Santo. Così esse sono giunte fino a noi in tutta la naturalezza con cui erano pronunciate sulle varie piazze italiane. A rileggerle oggi, se ne scopre l'attualità dei temi, tra i quali i più ricorrenti erano quelli della carità, dell'unità, della concordia e della giustizia. Fustigava l'avarizia dei nuovi ricchi: i mercanti, i banchieri, gli usurai e i sensali (che erano principalmente intermediari commerciali, che fungevano da tramite tra venditori e acquirenti, specialmente in settori come l'agricoltura, l'allevamento e il commercio di prodotti agricoli, occupandosi di negoziare prezzi, combinare affari e gestire transazioni, con grande abilità e conoscenza del mercato). Per questi ultimi, ricorreva a un gioco di parole chiamandoli “senz'ali”, incapaci cioè di spiccare il volo e di sollevarsi di un palmo dalla loro “robba” o “masserizia”, come allora si definivano i beni. A costoro diceva: “… Lo so bene che la robba che tu tieni non è tua propria, anche l'ha data Iddio al mondo, per sovvenire al bisogno dell'uomo: non è dell'uomo, no, ma per lo bisogno dell'uomo…”. Aveva parole durissime per quanti “… rinnegano Iddio per un capo d'aglio …” e per “… le belve dalle zanne lunghe che rodono le ossa del povero …”. Diceva ancora: “… Se tu hai della robba assai e non n'hai bisogno, e tu non la dispensi e muori, tu te ne vai a casa calda (l’Inferno) …”. Oppure: “… O tu che hai tanti spogli (vestiti) più che non ha la cipolla, ricuopri la carne del povero, quando tu il vedi così stracciato e ignudo: la sua carne e la tua è una medesima carne …”.
Il miracolo del mantello sul lago di Mantova e il Nome di Gesù
Nelle sue prediche, per spiegare la necessità dell'unione e della concordia, ricorreva a esempi familiari come quello, visto poc’anzi, della cipolla tenuta insieme foglia a foglia. La sua predicazione era mobile e per questo si spostava in lungo e largo per tutta la Penisola, accompagnato e corroborato da numerosi episodi prodigiosi e miracoli, attraverso i quali gli era dato di superare ogni problema che lo potesse “frenare” nella sua immane opera di evangelizzazione. Nel 1420, mentre si trovava in territorio della Signorìa di Mantova (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Lombardia), prese alloggio con i suoi frati accompagnatori nel convento francescano di Santa Maria delle Grazie, fuori città e di là dal fiume Mincio, che formava un lago attorno al centro abitato. La mattina i confratelli si alzarono di buon’ora per attraversare lo specchio d’acqua ed entrare a Mantova, ma trovarono Bernardino ancora addormentato, stanco per le tante fatiche. Sapendolo molto indebolito, decisero di non svegliarlo e sfruttarono il passaggio di un barcaiolo per arrivare nel capoluogo. Quando Bernardino si svegliò, avvedutosi della partenza dei confratelli, vide che non c’erano barche che lo potessero trasportare dall’altra parte del lago nel centro abitato, in tempo per la predica che vi doveva tenere, ma non si perse d’animo. Dopo avere pregato, stese il suo mantello sullo specchio d'acqua e lo usò come zattera, riuscendo miracolosamente ad arrivare a Mantova in tempo per la catechesi. Bernardino, tra le altre cose, propagò con immane slancio la devozione al Santissimo Nome di Gesù e ne inculcò la venerazione alle moltitudini.
Il trigramma del Sole, la dottrina economica e il rifiuto dell'Episcopato
Per rendere più efficace la sua parola durante i vari sermoni, faceva preventivamente scolpire, incidere o dipingere con colore dorato, su tavolette lignee o superfici dì vari materiali, il cosiddetto “trigramma” del nome di Gesù, “IHS” o “YHS” e “JHS”, cioè “Jesus Hominum Salvator” (trascrizione latina dell’abbreviazione del nome greco di Gesù, traslitterato nel nostro alfabeto), circondato da raggi a guisa di sole, che è divenuto il suo attributo iconografico principale. Questa idea è un punto affascinante della sua vita. Originariamente, “IHS” (o “YHS”) non era un acronimo di parole latine, ma semplicemente la traslitterazione in lettere latine delle prime tre lettere del nome di Gesù in greco antico (lettere elleniche: Iota-Eta-Sigma). Fu proprio la devozione popolare successiva (e in particolare l'ordine dei Gesuiti nel XVI secolo) a reinterpretare quelle tre lettere come l'acronimo latino Iesus Hominum Salvator (Gesù Salvatore degli Uomini). Bernardino usava il simbolo principalmente nella sua accezione cristologica greca originale, ma la lettura latina è diventata universale nella tradizione cattolica. Sul pulpito, mentre predicava, esponeva sempre una simile tavoletta o “formella”, com’era chiamata, con il predetto simbolo disegnato, scolpito o pitturato sopra, che poi dava da baciare al pubblico al termine del discorso. Bernardino non mancò di attenzione neanche riguardo agli aspetti pratici della vita lavorativa del popolo, con un'analisi innovativa e decisamente moderna. Il suo pensiero è ricordato nella storia del ragionamento economico poiché fu uno dei primi teologi a scrivere un'intera opera sull'economia, intitolata “Sui contratti e l'usura”. Nel trattato, egli condanna aspramente l'usura e affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell'etica del commercio e della determinazione del valore e del prezzo. Tanta attività apostolica gli fece preferire sempre il chiostro all'Episcopio e, durante la sua vita, per amore della semplicità, per ben tre volte rifiutò la carica di vescovo, offertagli rispettivamente per le diocesi di Siena, Ferrara (Emilia) e Urbino (Marche), onde dedicarsi appieno alla sua vocazione di missionario. Nel 1437 divenne vicario generale dei frati Minori Osservanti e, nel 1438, fu nominato vicario generale di tutti i francescani italiani. Tuttavia, nonostante questi incarichi gravosi e delicati, non smise mai di dedicarsi all'evangelizzazione tramite la predicazione.
L'ultimo viaggio di pace all'Aquila, il prodigio di Montefranco e la glorificazione
Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo dell’Aquila Amico Agnifili, partì per la città abruzzese per tentare di riconciliare due fazioni che si affrontavano apertamente con violenza. Tra il 12 e il 13 maggio di quell’anno, attraversando l’Umbria per giungere in Abruzzo, giunse nel piccolo paese di Montefranco (oggi in provincia di Terni, regione Umbria) Qui, dopo aver ottenuto ospitalità nella casa di un'anziana donna del posto, le chiese del pane e del vino per sé e per i suoi frati. La donna però non poteva accontentarli perché era poverissima e non aveva nulla da condividere. Bernardino, senza perdersi d’animo, le suggerì allora di cercare con cura in cucina. La contadina lo assecondò e vi trovò prodigiosamente una botte colma di vino squisito e una grande quantità di pane bianco profumato e ancora caldo sul tavolo. Bernardino giunse infine nel capoluogo abruzzese il 20 maggio 1444, giusto in tempo per morirvi, spossato dalle fatiche apostoliche e dalla febbre, senza riuscire a tenervi il corso di prediche sulla riappacificazione cittadina che si era prefisso. Ciò nonostante, anche dopo la morte, Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Infatti, persistendo le lotte tra le opposte fazioni cittadine, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue come una fontanella zampillante e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si riappacificarono. Per riconoscenza, gli fu dedicata in città una grande chiesa (oggi basilica minore), eretta, con l'adiacente convento, fra il 1454 e il 1472. Le spoglie del Santo sono custodite al suo interno in un apposito mausoleo. Alcune sue reliquie sono anche presso la chiesa “della Compagnia” a Seggiano sul monte Amiata. Di lui ci restano molte opere, tra cui i “Sermones” in latino e le “Prediche” in volgare. Fu canonizzato da papa Niccolò V (dal 1447 al 1455) appena sei anni più tardi, nel 1450. Per la sua intensa e specifica opera predicatoria, San Bernardino è diventato il patrono dei pubblicitari italiani.
… Per intercessione di San Bernardino, instancabile operatore di pace e araldo del Vangelo, il Signore conceda a noi, alle nostre comunità e famiglie il dono della concordia, la fermezza nella fede e lo zelo operoso nella carità verso i più bisognosi.
Immagine: "San Bernardino da Siena tra due angeli", tecnica mista su tela dipinta, nel 1460 circa, dal pittore veneziano Andrea Mantegna (1431-1506). L'opera si trova presso la Pinacoteca di Brera, a Milano.
Roberto Moggi
Home page ARGOMENTI

Commenti
Posta un commento
Non inserire link cliccabili altrimenti il commento verrà eliminato. Metti la spunta a Inviami notifiche per essere avvertito via email di nuovi commenti al post.