LA MARCHESA CHE SCELSE IL GRIDO DEI POVERI
Oggi - 10 aprile 2026 - venerdì fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Maddalena di Canossa, vergine.
Dallo splendore del Palazzo al dolore dell'abbandono
Maddalena Gabriella - questi i suoi due nomi di battesimo, ma chiamata solo col primo - nacque il 1° marzo 1774 a Verona, città nel nord-est della Penisola Italiana, allora appartenente alla Repubblica di Venezia (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Veneto). Era la terzogenita dei cinque figli dell’aristocratica e ricca famiglia del marchese Ottavio di Canossa e della contessa di origine ungherese Teresa Szluha. Si trattava di uno dei casati più nobili e ricchi dell'epoca, originario di Canossa (località oggi in provincia di Reggio Emilia, regione Emilia-Romagna), che vantava una storia illustre: Maddalena era infatti una discendente della celebre Matilde di Canossa (1046-1115), figura chiave della storia medievale italiana. La sua famiglia risiedeva in un prestigioso palazzo a Verona (Palazzo Canossa), che ebbe l'onore di ospitare sovrani e figure di altissimo rango dell'epoca. Ciò nonostante, Maddalena ebbe un’infanzia infelice, segnata da luttuosi e tristi avvenimenti. Restò orfana del padre quando aveva solo cinque anni, mentre la madre, dopo due anni di vedovanza, anche per contrasti familiari, abbandonò figli e casa e passò a seconde nozze. Fu lo zio Gerolamo, celibe, che si prese cura di lei e dei fratelli. A quindici anni fu travagliata prima da una febbre maligna, poi da una dolorosa sciatica e quindi dal vaiolo.
Il fuoco della Carità tra le macerie della storia
Trovato conforto nell'amore di Dio, decise ben presto di consacrarsi come religiosa e, a partire dal 1791, per due volte tentò l'esperienza del Carmelo. Tuttavia, si rese conto che non era quella la strada alla quale era chiamata e capì di dover stare nel mondo percorrendo una via nuova, quella di donarsi totalmente ai fratelli afflitti dalle tante povertà del mondo. Così ritornò in famiglia, ma - costretta nuovamente da avvenimenti dolorosi e da tragiche situazioni storiche, tra le quali l’invasione francese della Repubblica di Venezia e della stessa Verona nel 1796 - fu obbligata ad accantonare provvisoriamente la propria chiamata e ad inserirsi nella vita di Palazzo Canossa, la nobile dimora di famiglia, della quale curava l'amministrazione del vasto patrimonio. Maddalena assolveva i suoi doveri quotidiani con impegno e dedizione, rimanendo però sempre aperta all'azione misteriosa dello Spirito Santo, che gradualmente plasmava il suo cuore e la rendeva partecipe dell'amore del Padre per l'uomo. Accesa dal fuoco di questa Carità, Maddalena si aprì al grido di dolore dei fratelli e sorelle più poveri e miserabili, malati, abbandonati, affamati di pane, di istruzione, d’amore, di comprensione e della Parola di Dio, che scoprì nei quartieri più periferici e nei bassifondi di Verona, soprattutto in quello di San Zeno. Qui cominciò a esercitare ogni forma di carità e di aiuto sociale che le fosse possibile, tutti i giorni, senza sosta, nell’amore più incondizionato verso gli “ultimi”, che riteneva vera immagine di Cristo. Spesso veniva chiamata dai poveri di San Zeno la "Marchesa dei poveri" o la "Baronessa scalza", soprannomi che ben ne indicano lo spessore umano. Il cuore della sua spiritualità era la contemplazione di Gesù Crocifisso e di Maria Addolorata. Per lei, la carità era un "incendio" che derivava direttamente dalle piaghe di Cristo.
Un'eredità senza confini: Figlie e Figli della Carità
Alla fine, nel 1808, superate le ultime resistenze della sua famiglia, Maddalena lasciò definitivamente Palazzo Canossa per dedicarsi totalmente alle opere di carità, nel quartiere più povero di Verona dove si era trasferita. Raccolte al suo fianco alcune pie donne animate dalla medesima vocazione, le sue opere crebbero e con esse il suo amore per gli “ultimi”, fino a quando lo Spirito Santo non la guidò anche tra i poveri di altre città del settentrione della Penisola, come Venezia, Milano, Bergamo e Trento. Le comunità da lei fondate si moltiplicavano e sempre nuove compagne la raggiungevano. Tutto era frutto dell’Amore di Dio che ardeva nel cuore di Maddalena, ed essa, con le compagne, ne divenne testimone in cinque ambiti specifici, la carità per la promozione integrale della persona; la catechesi per tutte le categorie sociali, privilegiando i lontani; l'assistenza rivolta soprattutto alle inferme sole e negli ospedali; seminari per formare giovani maestre di campagna e preziose collaboratrici dei parroci nelle attività pastorali; Esercizi spirituali annuali per le dame dell'alta nobiltà, allo scopo di animarle spiritualmente e coinvolgerle nelle varie opere caritative. Queste comunità femminili si trasformarono alla fine, per intuizione della stessa Maddalena, nell’Istituto delle “Figlie della Carità”, finalizzato alla promozione della formazione cristiana della gioventù femminile, che tra il 1819 e il 1820 ottenne l'approvazione ecclesiastica nelle varie Diocesi dove le comunità erano presenti, mentre papa Leone XII ne approvò la regola il 23 dicembre 1828. Le religiose assunsero fin da subito la denominazione di “Canossiane”, in suo onore. Il 23 maggio 1831, dopo ripetuti falliti tentativi con due famosi educatori dell’epoca, il Beato don Antonio Rosmini e don Antonio Provolo, Maddalena riuscì a dare avvio anche all'Istituto maschile da lei progettato sin dal 1799. Infatti a Venezia aprì il primo oratorio dei “Figli della Carità” o anch’essi “Canossiani”, per la formazione cristiana dei ragazzi e degli uomini, affidandolo al sacerdote veneziano don Francesco Luzzo, coadiuvato da due pii laici bergamaschi, Giuseppe Carsana e Benedetto Belloni. Dopo una vita attivissima alla sequela di Cristo, spesa per il prossimo, Maddalena tornò alla Casa del Padre a soli sessantuno anni, spegnendosi nella sua Verona il 10 aprile 1835. Venne sepolta nella casa madre delle Figlie della Carità Canossiane nella stessa città, dove i suoi resti riposano tuttora. Fu beatificata il 7 dicembre 1941 da papa Pio XII e canonizzata il 2 ottobre 1988 dal pontefice San Giovanni Paolo II.
… L'esempio luminoso di Santa Maddalena ci ricordi che non esiste nobiltà più grande di quella del cuore speso per il prossimo. Per sua intercessione, il Signore accenda in noi quel medesimo “fuoco di carità” che non conosce barriere, affinché sappiamo scorgere il volto di Cristo in ogni fratello sofferente.
"Santa Maddalena di Canossa", statua in marmo bianco di Carrara realizzata, nel 2003, dallo scultore veronese vivente Novello Finotti (nato nel 1939). L'opera si trova all'interno della chiesa di San Lorenzo, a Verona (capoluogo dell'omonima provincia della regione Veneto).
Oggi - 10 aprile 2026 - venerdì fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Maddalena di Canossa, vergine.
Dallo splendore del Palazzo al dolore dell'abbandono
Maddalena Gabriella - questi i suoi due nomi di battesimo, ma chiamata solo col primo - nacque il 1° marzo 1774 a Verona, città nel nord-est della Penisola Italiana, allora appartenente alla Repubblica di Venezia (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Veneto). Era la terzogenita dei cinque figli dell’aristocratica e ricca famiglia del marchese Ottavio di Canossa e della contessa di origine ungherese Teresa Szluha. Si trattava di uno dei casati più nobili e ricchi dell'epoca, originario di Canossa (località oggi in provincia di Reggio Emilia, regione Emilia-Romagna), che vantava una storia illustre: Maddalena era infatti una discendente della celebre Matilde di Canossa (1046-1115), figura chiave della storia medievale italiana. La sua famiglia risiedeva in un prestigioso palazzo a Verona (Palazzo Canossa), che ebbe l'onore di ospitare sovrani e figure di altissimo rango dell'epoca. Ciò nonostante, Maddalena ebbe un’infanzia infelice, segnata da luttuosi e tristi avvenimenti. Restò orfana del padre quando aveva solo cinque anni, mentre la madre, dopo due anni di vedovanza, anche per contrasti familiari, abbandonò figli e casa e passò a seconde nozze. Fu lo zio Gerolamo, celibe, che si prese cura di lei e dei fratelli. A quindici anni fu travagliata prima da una febbre maligna, poi da una dolorosa sciatica e quindi dal vaiolo.
Il fuoco della Carità tra le macerie della storia
Trovato conforto nell'amore di Dio, decise ben presto di consacrarsi come religiosa e, a partire dal 1791, per due volte tentò l'esperienza del Carmelo. Tuttavia, si rese conto che non era quella la strada alla quale era chiamata e capì di dover stare nel mondo percorrendo una via nuova, quella di donarsi totalmente ai fratelli afflitti dalle tante povertà del mondo. Così ritornò in famiglia, ma - costretta nuovamente da avvenimenti dolorosi e da tragiche situazioni storiche, tra le quali l’invasione francese della Repubblica di Venezia e della stessa Verona nel 1796 - fu obbligata ad accantonare provvisoriamente la propria chiamata e ad inserirsi nella vita di Palazzo Canossa, la nobile dimora di famiglia, della quale curava l'amministrazione del vasto patrimonio. Maddalena assolveva i suoi doveri quotidiani con impegno e dedizione, rimanendo però sempre aperta all'azione misteriosa dello Spirito Santo, che gradualmente plasmava il suo cuore e la rendeva partecipe dell'amore del Padre per l'uomo. Accesa dal fuoco di questa Carità, Maddalena si aprì al grido di dolore dei fratelli e sorelle più poveri e miserabili, malati, abbandonati, affamati di pane, di istruzione, d’amore, di comprensione e della Parola di Dio, che scoprì nei quartieri più periferici e nei bassifondi di Verona, soprattutto in quello di San Zeno. Qui cominciò a esercitare ogni forma di carità e di aiuto sociale che le fosse possibile, tutti i giorni, senza sosta, nell’amore più incondizionato verso gli “ultimi”, che riteneva vera immagine di Cristo. Spesso veniva chiamata dai poveri di San Zeno la "Marchesa dei poveri" o la "Baronessa scalza", soprannomi che ben ne indicano lo spessore umano. Il cuore della sua spiritualità era la contemplazione di Gesù Crocifisso e di Maria Addolorata. Per lei, la carità era un "incendio" che derivava direttamente dalle piaghe di Cristo.
Un'eredità senza confini: Figlie e Figli della Carità
Alla fine, nel 1808, superate le ultime resistenze della sua famiglia, Maddalena lasciò definitivamente Palazzo Canossa per dedicarsi totalmente alle opere di carità, nel quartiere più povero di Verona dove si era trasferita. Raccolte al suo fianco alcune pie donne animate dalla medesima vocazione, le sue opere crebbero e con esse il suo amore per gli “ultimi”, fino a quando lo Spirito Santo non la guidò anche tra i poveri di altre città del settentrione della Penisola, come Venezia, Milano, Bergamo e Trento. Le comunità da lei fondate si moltiplicavano e sempre nuove compagne la raggiungevano. Tutto era frutto dell’Amore di Dio che ardeva nel cuore di Maddalena, ed essa, con le compagne, ne divenne testimone in cinque ambiti specifici, la carità per la promozione integrale della persona; la catechesi per tutte le categorie sociali, privilegiando i lontani; l'assistenza rivolta soprattutto alle inferme sole e negli ospedali; seminari per formare giovani maestre di campagna e preziose collaboratrici dei parroci nelle attività pastorali; Esercizi spirituali annuali per le dame dell'alta nobiltà, allo scopo di animarle spiritualmente e coinvolgerle nelle varie opere caritative. Queste comunità femminili si trasformarono alla fine, per intuizione della stessa Maddalena, nell’Istituto delle “Figlie della Carità”, finalizzato alla promozione della formazione cristiana della gioventù femminile, che tra il 1819 e il 1820 ottenne l'approvazione ecclesiastica nelle varie Diocesi dove le comunità erano presenti, mentre papa Leone XII ne approvò la regola il 23 dicembre 1828. Le religiose assunsero fin da subito la denominazione di “Canossiane”, in suo onore. Il 23 maggio 1831, dopo ripetuti falliti tentativi con due famosi educatori dell’epoca, il Beato don Antonio Rosmini e don Antonio Provolo, Maddalena riuscì a dare avvio anche all'Istituto maschile da lei progettato sin dal 1799. Infatti a Venezia aprì il primo oratorio dei “Figli della Carità” o anch’essi “Canossiani”, per la formazione cristiana dei ragazzi e degli uomini, affidandolo al sacerdote veneziano don Francesco Luzzo, coadiuvato da due pii laici bergamaschi, Giuseppe Carsana e Benedetto Belloni. Dopo una vita attivissima alla sequela di Cristo, spesa per il prossimo, Maddalena tornò alla Casa del Padre a soli sessantuno anni, spegnendosi nella sua Verona il 10 aprile 1835. Venne sepolta nella casa madre delle Figlie della Carità Canossiane nella stessa città, dove i suoi resti riposano tuttora. Fu beatificata il 7 dicembre 1941 da papa Pio XII e canonizzata il 2 ottobre 1988 dal pontefice San Giovanni Paolo II.
… L'esempio luminoso di Santa Maddalena ci ricordi che non esiste nobiltà più grande di quella del cuore speso per il prossimo. Per sua intercessione, il Signore accenda in noi quel medesimo “fuoco di carità” che non conosce barriere, affinché sappiamo scorgere il volto di Cristo in ogni fratello sofferente.
"Santa Maddalena di Canossa", statua in marmo bianco di Carrara realizzata, nel 2003, dallo scultore veronese vivente Novello Finotti (nato nel 1939). L'opera si trova all'interno della chiesa di San Lorenzo, a Verona (capoluogo dell'omonima provincia della regione Veneto).

Io ho sempre avuto il massimo rispetto per i santi come questa Maddalena, perché penso che sia meno semplice per persone privilegiate e con notevoli mezzi economici, rinunciare a tutto per dedicarsi esclusivamente al prossimo
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