IL GIGLIO DI LUCCA FIORITO TRA LE SPINE DELLA PASSIONE
Oggi - 11 aprile 2026 - sabato fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Gemma Galgani, vergine.
L’alba di un’anima: tra l’amore di Aurelia e il presagio del Calvario
Gemma, questo il suo nome di battesimo, nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano (oggi, in suo onore, Camigliano Santa Gemma), frazione del comune di Capannori, alle porte della città di Lucca (capoluogo dell’omonima provincia della regione Toscana), nell’allora Regno d’Italia. Era la quinta degli otto figli di una famiglia benestante, formata dal padre Enrico, farmacista, e dalla mamma Aurelia Landi, che si occupava principalmente della casa e dell'educazione religiosa e civile dei suoi bambini. Aurelia ebbe un ruolo fondamentale nella vita spirituale di Gemma, trasmettendole l'amore profondo per Gesù e per la Vergine Maria. Insegnava ai figli a pregare quotidianamente e li portava regolarmente a Messa, nonostante la sua salute cagionevole. Gemma stessa dichiarò che doveva alla madre la sua conoscenza di Dio e il desiderio del Paradiso. A breve distanza dalla sua nascita, probabilmente dal 1879, la sua famiglia si trasferì nella vicina Lucca, dove il padre sperava di avere una migliore situazione economica, con maggiori possibilità di cura per la moglie, affetta da una grave tisi tubercolare.
Dalla polvere della prova al sigillo della Grazia: la guarigione prodigiosa
Nel 1885, tramite le catechesi di un ritiro spirituale preliminare alla cresima, benchè piccola, ebbe la grazia di “comprendere perfettamente” e amare profondamente la Passione di Nostro Signore, sentendo un fortissimo desiderio di rimanere unita a Dio, che le fece prendere la decisione di diventare suora. Il 26 maggio di quello stesso anno, a soli sette anni, mentre riceveva la cresima nella parrocchia di San Michele in Foro, nel centro storico di Lucca, per la prima volta Gesù le parlò al cuore, chiedendole di accettare - e volentieri - il sacrificio di quella che le annunciò essere l’imminente morte della mamma. Dopo che Gemma ebbe accettato l’immenso dolore ed acconsentito per amore del Signore, il 17 settembre 1885 la malattia portò effettivamente alla prematura scomparsa della madre a soli trentanove anni, senza che potesse nemmeno vederla per l’ultima volta, poiché ospite, in quel frangente, di uno zio materno nel vicino borgo di San Gennaro. Il 17 giugno 1887, festa del Sacro Cuore, due anni dopo la Cresima, presso il convento lucchese delle Suore Oblate dello Spirito Santo (le "Zitine") ricevette a 9 anni la prima comunione. Infatti all'epoca (prima del decreto di papa Pio X del 1910 che abbassò l'età della Comunione), non era raro che la Cresima venisse amministrata molto presto e la Comunione diversi anni dopo. L’11 settembre 1894, a sedici anni, Gemma patì anche la morte dell’amato fratello Gino, giovane seminarista non ancora diciottenne, dolore con il quale il Signore la preparava alla missione di “Sposa del Crocefisso”, attraverso eventi dolorosi della vita e grazie soprannaturali che s’intensificavano di pari passo. Un giorno, mentre indossava un orologio di valore che aveva ricevuto in regalo, le apparve l’angelo custode, dicendole che “i gioielli di una sposa del Crocefisso sono solo le spine e la croce”. Dopo questa visione, Gemma promise di non possedere e portare più cose costose che incentivassero sia pur minimamente la vanità. Intanto, mentre la situazione economica familiare andava progressivamente peggiorando, a causa di tutta una serie di eventi negativi, nel 1896, a diciotto anni, subì senza anestesia una dolorosa operazione al piede e, nel giorno di Natale dello stesso anno, emise voto di castità. L’11 novembre 1897 morì anche il padre e, a seguito di ciò, la condizione finanziaria familiare precipitò definitivamente e la casa fu sottoposta a sequestro. Orfana, ora anche nella più squallida miseria e con la salute cagionevole, fu ospitata da una zia paterna a Camaiore, nella stessa provincia, ove negli anni precedenti era stata ospite per un certo periodo. La sua bellezza semplice e non ricercata, unita a quella luminosità spirituale che la contraddistingueva, non passò certo inosservata e un paio di giovani di buona famiglia si fecero avanti per fidanzarsi, prospettiva che lei rifiutò. Nel 1898, ormai ventenne, rifiutò ogni ulteriore proposta di matrimonio per essere “tutta di Gesù”. Dal marzo 1898 allo stesso mese del 1899, per un anno intero, Gemma fu ancora provata da molteplici gravi malattie, tra cui una meningite, una paralisi alle gambe e la “Tabe dorsale” (malattia del sistema nervoso centrale e soprattutto del midollo spinale). Il suo stato di salute peggiorò a tal punto che, il 2 febbraio 1899, i medici la diedero per spacciata. Tuttavia, il 3 marzo 1899, primo venerdì del mese, a seguito delle sue preghiere, per intercessione del frate Passionista Venerabile Gabriele dell’Addolorata (1838-1862) e della monaca e mistica francese Beata Margherita Maria Alacoque (1647-1690), oggi entrambi santi, fu guarita miracolosamente da tutte le sue infermità. Da quel momento si accese un fortissimo legame spirituale con Gabriele dell’Addolorata, che più volte le apparve ancora e la confortò, chiamandola affettuosamente “sorella mia”. Iniziarono per lei fitte esperienze mistiche, tanto che nella cittadina del lucchese la chiamavano “la ragazzina della grazia”. Dopo essere tornata a Lucca, cercò più volte di entrare in convento, ma inutilmente, poiché non possedeva la salute né tantomeno la dote, all’epoca necessarie. Fu allora che gli avvenimenti le fecero scoprire la sua vocazione: quella di partecipare alla Passione di Cristo, contribuendo così alla salvezza dei peccatori.
L’altare del sacrificio: le stimmate, il nascondimento e la via del silenzio
Arrivarono poi le apparizioni di Gesù Crocefisso, che, un giorno, mostrandole le proprie piaghe, le sussurrò: “Guarda figlia e impara come si ama!”. Le sue esperienze mistiche diventarono sempre più frequenti e sensibili, fino al dono delle stimmate (negli stessi punti del Crocefisso), che Cristo le impresse la sera dell’8 giugno 1899, Ottava del Corpus Domini e vigilia della festa del Sacro Cuore. Guanti neri e abiti scuri e accollati nascondevano al mondo i “Sigilli della Passione” che, insieme ai segni della flagellazione, da quel momento si manifestavano sul suo corpo e sanguinavano da ogni sera del giovedì, fino alle ore 15,00 del successivo venerdì. Veramente ora era “Sposa del Crocefisso”. Nello stesso anno, Gemma incontrò i Missionari Passionisti (la congregazione religiosa alla quale apparteneva Gabriele dell’Addolorata), che dal 25 giugno al 9 luglio 1899 tenevano le Missioni, in preparazione all’Anno Santo del 1900, nella cattedrale lucchese di San Martino. Tramite loro, fu progressivamente introdotta in casa dei Giannini, famiglia agiata e religiosa, legata da stretta amicizia con i frati Passionisti, che la accolse come una figlia, dandole modo di condurre da loro una vita ritirata tra casa e Chiesa. In ogni caso, le mirabili manifestazioni della sua santità superarono le mura dell’abitazione borghese. Gemma operava conversioni, prediceva avvenimenti futuri, cadeva in estasi, durante la preghiera sudava sangue e sul suo corpo, oltre ai segni dei chiodi, apparivano le piaghe della flagellazione di Gesù. In questa casa di buoni cristiani, conobbe il Passionista padre Germano [in religione Germano di San Stanislao, nato Vincenzo Ruoppolo (1850-1909), oggi Venerabile], distaccato a Roma, figura molto importante che la guiderà come direttore spirituale dal 28 gennaio 1900 fino alla sua morte, raccogliendo tutte le sue confidenze mistiche. Gemma, che parlava abitualmente col suo angelo custode, come fosse una cosa normale, “di ordinaria amministrazione”, affidava alla celeste creatura anche incarichi delicati, come quello di recapitare nella Capitale la corrispondenza proprio con il suo direttore spirituale. Lei consegnava la lettera all’angelo non appena l’aveva terminata, ed essa, prodigiosamente, giungeva a destinazione senza passare attraverso le Poste del Regno. A padre Germano indirizzò ben centoquarantaquattro lettere e, su suo consiglio tenne un diario, in cui raccontava gli eventi prodigiosi della propria vita. Il diavolo cercò di distruggere il suo diario bruciandone le pagine (che presentano ancora oggi segni di bruciature), un dettaglio che enfatizza le "vessazioni diaboliche" che Gemma dovette subire. Le sue numerose estasi furono invece raccontate in forma scritta da alcuni membri della famiglia Giannini, testimoni oculari, permettendo a noi di conoscerne i contenuti. Davanti a lei gli scienziati non riuscivano a nascondere il loro imbarazzo e talvolta l’aperto scetticismo scientifico. Perfino qualche sacerdote e confessore non sapeva come giudicare la straordinaria ragazza, sospettandola di mistificazione, parlando d'isterismo, di suggestione, chiedendo prove ed esigendo obbedienza. Soltanto lei, l’umile Gemma, in mezzo ai lancinanti dolori fisici sopportati senza un lamento, alle vessazioni diaboliche e alle prove morali, non diceva nulla, o meglio diceva sempre di sì. Non chiedeva nulla, o meglio chiedeva solo a Gesù: per sé più dolore per conformarsi a Lui e per gli altri la conversione e la salvezza. Nell'anno 1901, all'età di ventitré anni, Gemma scrisse per ordine di padre Germano, sulla scorta del suo diario, la propria “Autobiografia” o “Il quaderno dei miei peccati”, come lei lo volle definire. L'anno successivo, il 1902, si offrì vittima al Signore per la salvezza dei peccatori. Gesù le chiese di fondare un monastero di claustrali Passioniste in Lucca e lei rispose con entusiasmo. Nel mese di settembre dello stesso anno, però, di nuovo si ammalò gravemente di tubercolosi. La sua vita era segnata profondamente dal dolore e si avviò il periodo più buio della sua giovane vita. Le conseguenze del peccato, che lei assumeva innocentemente su di sé, gravavano pesantemente sul suo corpo e sulla sua anima, per salvare i peccatori, quale incolpevole vittima sacrificale.
L’ultimo transito: il sabato della sposa e il trionfo nella gloria dei santi
Infine, l’11 aprile 1903, Sabato Santo, Gemma si spense all’età di appena venticinque anni divorata dal male, ma chiedendo sino all'ultimo ancora dolore. La dipartita avvenne in un appartamento preso in affitto dai Giannini proprio di fronte alla loro abitazione, in via dell'Annunziata a Lucca. Infatti Gemma era malata di tubercolosi (malattia all'epoca contagiosa e letale) e, per proteggere i numerosi figli della famiglia Giannini, fu necessario trasferirla in un ambiente isolato. Sul petto le fu messo dal sacerdote il distintivo passionista, perché pur non essendo potuta diventare una religiosa Passionista, per cause indipendenti dalla sua volontà, lo fu sempre col cuore e col desiderio più vivo. Morì placidamente, assistita da vari sacerdoti, dalla zia superstite Elisa e da quasi tutta la famiglia Giannini. Spirò intorno alle 13:45, dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Testimoni raccontarono che morì con un sorriso, quasi in estasi. La salma fu trasportata nel cimitero comunale di Sant'Anna, nel pomeriggio di Pasqua. Quindici giorni dopo, padre Germano chiese e ottenne di fare l'autopsia del corpo della giovane. Fu trovato il sangue ancora vivo e fluido. Il cuore, fresco, leggermente schiacciato ai lati, fu espiantato e portato a Roma dal già suo confessore padre Germano. Ora si trova nel santuario a lei dedicato nella capitale spagnola Madrid, esposto alla venerazione dei fedeli. I suoi resti mortali furono poi posti in venerazione nel santuario di Lucca, fuori Porta Elisa, iniziato nel 1935 e terminato nel 1953, cinquantesimo della sua morte. Ha la caratteristica di essere un santuario-monastero, poiché circondato dagli edifici monastici delle Claustrali Passioniste che ne curano il culto e ne diffondono la devozione. Dopo la sua morte, nello stesso anno 1903, il pontefice San Pio X firmò il decreto di fondazione del Monastero Passionista in Lucca e, nel 1905, le claustrali passioniste iniziarono la loro stabile presenza a Lucca, realizzando così l'antico desiderio che Gesù aveva espresso a Gemma. È significativo notare che il papa firmò il decreto di fondazione del monastero appena pochi mesi dopo la morte di Gemma, quasi a confermare immediatamente la veridicità delle sue visioni. Lei stessa aveva detto in vita: "Io non vi entrerò da viva, ma vi entrerò da morta", cosa che si avverò con la traslazione delle sue spoglie nel Santuario che oggi ospita le monache. Nel 1933 Gemma fu dichiarata Beata dal papa Pio XI e, il 2 maggio 1940, il pontefice Pio XII la innalzò alla gloria dei Santi, additandola a modello della Chiesa universale per la pratica eroica delle sue virtù cristiane.
… Possa l'esempio luminoso di Santa Gemma, il “Giglio di Lucca”, ispirare i nostri cuori a una carità senza riserve. Che la sua intercessione ci ottenga la grazia di saper scorgere, anche nelle ferite e nelle prove della nostra vita, i segni preziosi dell'amore di Cristo e che la nostra vita possa sempre profumare della purezza e della fortezza che resero Gemma icona vivente del Crocefisso.
Immagine: “Gemma Galgani", foto ufficiale in bianco e nero scattata nel 1899, quando lei aveva ventun'anni, all'interno di Casa Giannini, a Lucca, da parte di Padre Giovanni Zubiani, un religioso Passionista. L'originale si trova nel piccolo museo dedicato alla Santa all'interno del Ritiro dei Santi Giovanni e Paolo, la Casa Generalizia dei Passionisti al Celio, a Roma.
Roberto Moggi
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Oggi - 11 aprile 2026 - sabato fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Gemma Galgani, vergine.
L’alba di un’anima: tra l’amore di Aurelia e il presagio del Calvario
Gemma, questo il suo nome di battesimo, nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano (oggi, in suo onore, Camigliano Santa Gemma), frazione del comune di Capannori, alle porte della città di Lucca (capoluogo dell’omonima provincia della regione Toscana), nell’allora Regno d’Italia. Era la quinta degli otto figli di una famiglia benestante, formata dal padre Enrico, farmacista, e dalla mamma Aurelia Landi, che si occupava principalmente della casa e dell'educazione religiosa e civile dei suoi bambini. Aurelia ebbe un ruolo fondamentale nella vita spirituale di Gemma, trasmettendole l'amore profondo per Gesù e per la Vergine Maria. Insegnava ai figli a pregare quotidianamente e li portava regolarmente a Messa, nonostante la sua salute cagionevole. Gemma stessa dichiarò che doveva alla madre la sua conoscenza di Dio e il desiderio del Paradiso. A breve distanza dalla sua nascita, probabilmente dal 1879, la sua famiglia si trasferì nella vicina Lucca, dove il padre sperava di avere una migliore situazione economica, con maggiori possibilità di cura per la moglie, affetta da una grave tisi tubercolare.
Dalla polvere della prova al sigillo della Grazia: la guarigione prodigiosa
Nel 1885, tramite le catechesi di un ritiro spirituale preliminare alla cresima, benchè piccola, ebbe la grazia di “comprendere perfettamente” e amare profondamente la Passione di Nostro Signore, sentendo un fortissimo desiderio di rimanere unita a Dio, che le fece prendere la decisione di diventare suora. Il 26 maggio di quello stesso anno, a soli sette anni, mentre riceveva la cresima nella parrocchia di San Michele in Foro, nel centro storico di Lucca, per la prima volta Gesù le parlò al cuore, chiedendole di accettare - e volentieri - il sacrificio di quella che le annunciò essere l’imminente morte della mamma. Dopo che Gemma ebbe accettato l’immenso dolore ed acconsentito per amore del Signore, il 17 settembre 1885 la malattia portò effettivamente alla prematura scomparsa della madre a soli trentanove anni, senza che potesse nemmeno vederla per l’ultima volta, poiché ospite, in quel frangente, di uno zio materno nel vicino borgo di San Gennaro. Il 17 giugno 1887, festa del Sacro Cuore, due anni dopo la Cresima, presso il convento lucchese delle Suore Oblate dello Spirito Santo (le "Zitine") ricevette a 9 anni la prima comunione. Infatti all'epoca (prima del decreto di papa Pio X del 1910 che abbassò l'età della Comunione), non era raro che la Cresima venisse amministrata molto presto e la Comunione diversi anni dopo. L’11 settembre 1894, a sedici anni, Gemma patì anche la morte dell’amato fratello Gino, giovane seminarista non ancora diciottenne, dolore con il quale il Signore la preparava alla missione di “Sposa del Crocefisso”, attraverso eventi dolorosi della vita e grazie soprannaturali che s’intensificavano di pari passo. Un giorno, mentre indossava un orologio di valore che aveva ricevuto in regalo, le apparve l’angelo custode, dicendole che “i gioielli di una sposa del Crocefisso sono solo le spine e la croce”. Dopo questa visione, Gemma promise di non possedere e portare più cose costose che incentivassero sia pur minimamente la vanità. Intanto, mentre la situazione economica familiare andava progressivamente peggiorando, a causa di tutta una serie di eventi negativi, nel 1896, a diciotto anni, subì senza anestesia una dolorosa operazione al piede e, nel giorno di Natale dello stesso anno, emise voto di castità. L’11 novembre 1897 morì anche il padre e, a seguito di ciò, la condizione finanziaria familiare precipitò definitivamente e la casa fu sottoposta a sequestro. Orfana, ora anche nella più squallida miseria e con la salute cagionevole, fu ospitata da una zia paterna a Camaiore, nella stessa provincia, ove negli anni precedenti era stata ospite per un certo periodo. La sua bellezza semplice e non ricercata, unita a quella luminosità spirituale che la contraddistingueva, non passò certo inosservata e un paio di giovani di buona famiglia si fecero avanti per fidanzarsi, prospettiva che lei rifiutò. Nel 1898, ormai ventenne, rifiutò ogni ulteriore proposta di matrimonio per essere “tutta di Gesù”. Dal marzo 1898 allo stesso mese del 1899, per un anno intero, Gemma fu ancora provata da molteplici gravi malattie, tra cui una meningite, una paralisi alle gambe e la “Tabe dorsale” (malattia del sistema nervoso centrale e soprattutto del midollo spinale). Il suo stato di salute peggiorò a tal punto che, il 2 febbraio 1899, i medici la diedero per spacciata. Tuttavia, il 3 marzo 1899, primo venerdì del mese, a seguito delle sue preghiere, per intercessione del frate Passionista Venerabile Gabriele dell’Addolorata (1838-1862) e della monaca e mistica francese Beata Margherita Maria Alacoque (1647-1690), oggi entrambi santi, fu guarita miracolosamente da tutte le sue infermità. Da quel momento si accese un fortissimo legame spirituale con Gabriele dell’Addolorata, che più volte le apparve ancora e la confortò, chiamandola affettuosamente “sorella mia”. Iniziarono per lei fitte esperienze mistiche, tanto che nella cittadina del lucchese la chiamavano “la ragazzina della grazia”. Dopo essere tornata a Lucca, cercò più volte di entrare in convento, ma inutilmente, poiché non possedeva la salute né tantomeno la dote, all’epoca necessarie. Fu allora che gli avvenimenti le fecero scoprire la sua vocazione: quella di partecipare alla Passione di Cristo, contribuendo così alla salvezza dei peccatori.
L’altare del sacrificio: le stimmate, il nascondimento e la via del silenzio
Arrivarono poi le apparizioni di Gesù Crocefisso, che, un giorno, mostrandole le proprie piaghe, le sussurrò: “Guarda figlia e impara come si ama!”. Le sue esperienze mistiche diventarono sempre più frequenti e sensibili, fino al dono delle stimmate (negli stessi punti del Crocefisso), che Cristo le impresse la sera dell’8 giugno 1899, Ottava del Corpus Domini e vigilia della festa del Sacro Cuore. Guanti neri e abiti scuri e accollati nascondevano al mondo i “Sigilli della Passione” che, insieme ai segni della flagellazione, da quel momento si manifestavano sul suo corpo e sanguinavano da ogni sera del giovedì, fino alle ore 15,00 del successivo venerdì. Veramente ora era “Sposa del Crocefisso”. Nello stesso anno, Gemma incontrò i Missionari Passionisti (la congregazione religiosa alla quale apparteneva Gabriele dell’Addolorata), che dal 25 giugno al 9 luglio 1899 tenevano le Missioni, in preparazione all’Anno Santo del 1900, nella cattedrale lucchese di San Martino. Tramite loro, fu progressivamente introdotta in casa dei Giannini, famiglia agiata e religiosa, legata da stretta amicizia con i frati Passionisti, che la accolse come una figlia, dandole modo di condurre da loro una vita ritirata tra casa e Chiesa. In ogni caso, le mirabili manifestazioni della sua santità superarono le mura dell’abitazione borghese. Gemma operava conversioni, prediceva avvenimenti futuri, cadeva in estasi, durante la preghiera sudava sangue e sul suo corpo, oltre ai segni dei chiodi, apparivano le piaghe della flagellazione di Gesù. In questa casa di buoni cristiani, conobbe il Passionista padre Germano [in religione Germano di San Stanislao, nato Vincenzo Ruoppolo (1850-1909), oggi Venerabile], distaccato a Roma, figura molto importante che la guiderà come direttore spirituale dal 28 gennaio 1900 fino alla sua morte, raccogliendo tutte le sue confidenze mistiche. Gemma, che parlava abitualmente col suo angelo custode, come fosse una cosa normale, “di ordinaria amministrazione”, affidava alla celeste creatura anche incarichi delicati, come quello di recapitare nella Capitale la corrispondenza proprio con il suo direttore spirituale. Lei consegnava la lettera all’angelo non appena l’aveva terminata, ed essa, prodigiosamente, giungeva a destinazione senza passare attraverso le Poste del Regno. A padre Germano indirizzò ben centoquarantaquattro lettere e, su suo consiglio tenne un diario, in cui raccontava gli eventi prodigiosi della propria vita. Il diavolo cercò di distruggere il suo diario bruciandone le pagine (che presentano ancora oggi segni di bruciature), un dettaglio che enfatizza le "vessazioni diaboliche" che Gemma dovette subire. Le sue numerose estasi furono invece raccontate in forma scritta da alcuni membri della famiglia Giannini, testimoni oculari, permettendo a noi di conoscerne i contenuti. Davanti a lei gli scienziati non riuscivano a nascondere il loro imbarazzo e talvolta l’aperto scetticismo scientifico. Perfino qualche sacerdote e confessore non sapeva come giudicare la straordinaria ragazza, sospettandola di mistificazione, parlando d'isterismo, di suggestione, chiedendo prove ed esigendo obbedienza. Soltanto lei, l’umile Gemma, in mezzo ai lancinanti dolori fisici sopportati senza un lamento, alle vessazioni diaboliche e alle prove morali, non diceva nulla, o meglio diceva sempre di sì. Non chiedeva nulla, o meglio chiedeva solo a Gesù: per sé più dolore per conformarsi a Lui e per gli altri la conversione e la salvezza. Nell'anno 1901, all'età di ventitré anni, Gemma scrisse per ordine di padre Germano, sulla scorta del suo diario, la propria “Autobiografia” o “Il quaderno dei miei peccati”, come lei lo volle definire. L'anno successivo, il 1902, si offrì vittima al Signore per la salvezza dei peccatori. Gesù le chiese di fondare un monastero di claustrali Passioniste in Lucca e lei rispose con entusiasmo. Nel mese di settembre dello stesso anno, però, di nuovo si ammalò gravemente di tubercolosi. La sua vita era segnata profondamente dal dolore e si avviò il periodo più buio della sua giovane vita. Le conseguenze del peccato, che lei assumeva innocentemente su di sé, gravavano pesantemente sul suo corpo e sulla sua anima, per salvare i peccatori, quale incolpevole vittima sacrificale.
L’ultimo transito: il sabato della sposa e il trionfo nella gloria dei santi
Infine, l’11 aprile 1903, Sabato Santo, Gemma si spense all’età di appena venticinque anni divorata dal male, ma chiedendo sino all'ultimo ancora dolore. La dipartita avvenne in un appartamento preso in affitto dai Giannini proprio di fronte alla loro abitazione, in via dell'Annunziata a Lucca. Infatti Gemma era malata di tubercolosi (malattia all'epoca contagiosa e letale) e, per proteggere i numerosi figli della famiglia Giannini, fu necessario trasferirla in un ambiente isolato. Sul petto le fu messo dal sacerdote il distintivo passionista, perché pur non essendo potuta diventare una religiosa Passionista, per cause indipendenti dalla sua volontà, lo fu sempre col cuore e col desiderio più vivo. Morì placidamente, assistita da vari sacerdoti, dalla zia superstite Elisa e da quasi tutta la famiglia Giannini. Spirò intorno alle 13:45, dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti. Testimoni raccontarono che morì con un sorriso, quasi in estasi. La salma fu trasportata nel cimitero comunale di Sant'Anna, nel pomeriggio di Pasqua. Quindici giorni dopo, padre Germano chiese e ottenne di fare l'autopsia del corpo della giovane. Fu trovato il sangue ancora vivo e fluido. Il cuore, fresco, leggermente schiacciato ai lati, fu espiantato e portato a Roma dal già suo confessore padre Germano. Ora si trova nel santuario a lei dedicato nella capitale spagnola Madrid, esposto alla venerazione dei fedeli. I suoi resti mortali furono poi posti in venerazione nel santuario di Lucca, fuori Porta Elisa, iniziato nel 1935 e terminato nel 1953, cinquantesimo della sua morte. Ha la caratteristica di essere un santuario-monastero, poiché circondato dagli edifici monastici delle Claustrali Passioniste che ne curano il culto e ne diffondono la devozione. Dopo la sua morte, nello stesso anno 1903, il pontefice San Pio X firmò il decreto di fondazione del Monastero Passionista in Lucca e, nel 1905, le claustrali passioniste iniziarono la loro stabile presenza a Lucca, realizzando così l'antico desiderio che Gesù aveva espresso a Gemma. È significativo notare che il papa firmò il decreto di fondazione del monastero appena pochi mesi dopo la morte di Gemma, quasi a confermare immediatamente la veridicità delle sue visioni. Lei stessa aveva detto in vita: "Io non vi entrerò da viva, ma vi entrerò da morta", cosa che si avverò con la traslazione delle sue spoglie nel Santuario che oggi ospita le monache. Nel 1933 Gemma fu dichiarata Beata dal papa Pio XI e, il 2 maggio 1940, il pontefice Pio XII la innalzò alla gloria dei Santi, additandola a modello della Chiesa universale per la pratica eroica delle sue virtù cristiane.
… Possa l'esempio luminoso di Santa Gemma, il “Giglio di Lucca”, ispirare i nostri cuori a una carità senza riserve. Che la sua intercessione ci ottenga la grazia di saper scorgere, anche nelle ferite e nelle prove della nostra vita, i segni preziosi dell'amore di Cristo e che la nostra vita possa sempre profumare della purezza e della fortezza che resero Gemma icona vivente del Crocefisso.
Immagine: “Gemma Galgani", foto ufficiale in bianco e nero scattata nel 1899, quando lei aveva ventun'anni, all'interno di Casa Giannini, a Lucca, da parte di Padre Giovanni Zubiani, un religioso Passionista. L'originale si trova nel piccolo museo dedicato alla Santa all'interno del Ritiro dei Santi Giovanni e Paolo, la Casa Generalizia dei Passionisti al Celio, a Roma.
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