LA SPOSA DI CRISTO E L'ALBA DELLA FEDE
Oggi - 29 aprile 2026 - mercoledì della IV settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa.
L'infanzia nel cuore di Siena: i primi segni della vocazione
Caterina - questo il suo nome di battesimo - nacque il 25 marzo 1347 a Siena, all’epoca capitale dell’omonima repubblica nel centro della Toscana, penultima dei ben venticinque figli del facoltoso tintore e commerciante di stoffe Jacopo Benincasa e della popolana Lapa Piagenti o Piacenti. La sua famiglia apparteneva a quella che oggi definiremmo la media borghesia produttiva di Siena. Ebbe una sorella gemella, chiamata Giovanna, che però morì poco dopo la nascita. Le principali notizie su di lei provengono dalla cosiddetta “Legenda Maior” (Leggenda Maggiore), il racconto della sua vita scritto dal suo direttore spirituale, il frate domenicano e presbitero Beato Raimondo delle Vigne da Capua (1330-1399). Da quest’opera sappiamo che Caterina manifestò fin dalla più tenera età una forte propensione al sacro, avendo una prima apparizione mistica già all’età di sei anni, quando vide, all’interno della basilica senese di San Domenico nella quale si era recata a pregare con i genitori, Gesù Cristo assiso in trono che la guardava sorridente, in compagnia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. A soli sette anni fece segretamente voto di castità e, nello stesso tempo, cominciò a praticare varie forme di penitenza da offrire al Signore, spesso astenendosi dal mangiare carne e pietanze elaborate. Benché di famiglia benestante, Caterina non poté studiare e resto analfabeta per gran parte della vita. All'epoca, infatti, l'istruzione formale (leggere e scrivere in latino) era riservata quasi esclusivamente ai maschi destinati a carriere giuridiche o ecclesiastiche, oppure a donne di altissima nobiltà. Per una figlia di artigiani, per quanto ricchi, ci si aspettava che imparasse a gestire la casa e a tessere. Era, inoltre, la ventiquattresima di venticinque figli. In un nucleo familiare così numeroso, l'attenzione dei genitori era rivolta alla gestione pratica e al collocamento matrimoniale delle figlie, non alla loro cultura letteraria. Attratta dalla vita spirituale, invece di frequentare i luoghi della socialità o della formazione, scelse la “cella interiore” e il silenzio, rifiutando il percorso normale che l'avrebbe portata a un matrimonio vantaggioso. Così, si dedicò esclusivamente ai lavori di casa, alla preghiera e alla frequenza ai Sacramenti, sebbene i genitori non condividessero quello che trovavano un suo eccessivo attaccamento alla religione.
La "cella interiore" e la vittoria sulla volontà del mondo
Nel 1359 circa, quando aveva dodici anni, in conformità alle consuetudini dell’epoca, i familiari si diedero da fare per farla sposare con un qualche giovane di buon partito, senza nemmeno interpellarla. Lei si oppose coraggiosamente e seppe resistere, desiderosa solo di consacrarsi a Dio, sebbene in casa la obbligassero a lavorare continuamente e in modo pesante, sperando di fiaccarne la resistenza e costringerla ad accettare il matrimonio. Nel 1362, intorno ai quindici anni, scelse come confessore e padre spirituale il frate domenicano Padre Tommaso della Fonte (circa 1337-1390), cui i suoi genitori si rivolsero quando la figlia cominciò a dire che non voleva altro sposo in terra che Gesù Cristo, chiedendogli di dissuaderla. Inizialmente il confessore accontentò i genitori, ma poco a poco cominciò a capire di trovarsi di fronte ad una grande vocazione religiosa. Per saggiarne la sincerità, tuttavia, le consigliò di tagliarsi i capelli, cosa che lei fece senza esitazione, attirandosi le ire del padre e della madre. Quest’ostracismo familiare nei suoi confronti, perdurò fino al giorno in cui il genitore la sorprese assorta in profonda preghiera con una colomba prodigiosamente aleggiante sul capo. Ravvedutosi, si convinse allora a lasciarla libera di scegliere la propria strada. Così, nel 1363, a sedici anni, Caterina entrò nel Terz’Ordine delle Domenicane, dette Suore del Terz’Ordine “della Penitenza” o “Mantellate”, per via del mantello nero sull'abito bianco, restando presso la sua abitazione. Queste suore, infatti, conducevano nelle proprie case una vita quasi claustrale e s’incontravano tra loro per la preghiera comune nella Cappella delle Volte, sita all’interno della Basilica di San Domenico a Siena.
Il sigillo dello Spirito: il miracolo della lettura e lo Sposalizio Mistico
Intorno al 1367, all'età di circa vent’anni, sentì il forte desiderio di poter leggere l'Ufficio divino per lodare Dio. Nonostante i tentativi di farsi insegnare a leggere da una consorella non avessero dato frutti, la tradizione narra che ricevette il dono della lettura per miracolo. Secondo il suo biografo Raimondo da Capua, dopo aver pregato intensamente, Caterina fu improvvisamente in grado di leggere testi sacri con una velocità e una comprensione prodigiose, pur non avendo mai studiato l'alfabeto in modo convenzionale. Nel 1367, come raccontò lei stessa, le apparve Gesù con sua Madre e altri santi, per sposarla a sé nelle “nozze mistiche” (in ambito teologico, la Chiesa definisce tale “matrimonio spirituale” come il grado più alto di unione che l'anima può raggiungere con Dio durante la vita terrena). In tale occasione, Gesù le infilò al dito un meraviglioso anello adorno di pietre preziose, pegno d’amore, che ella portò per tutta la vita, ma era visibile soltanto ai suoi occhi. Caterina, forte nella fede, non ebbe mai paura, non si mostrò mai intimorita al cospetto dei potenti e si rivolse sempre loro da pari a pari. Verso il 1372, espose al Legato Pontificio in Italia (inviato del Papa e suo stabile rappresentante presso le Chiese locali, le autorità statali e le istituzioni ecclesiastiche), il Cardinale e giurista francese Pierre d'Estaing (1320-1377), la necessità di riformare i costumi del clero, di far tornare la Santa Sede a Roma (trasferendola da Avignone dove risiedeva dal 1309) e di organizzare una Crociata contro i musulmani, che minacciavano con le armi l’Europa cristiana e impedivano il libero transito in Terra Santa. Nel 1374, le autorità ecclesiastiche, indispettite dal fatto che Caterina, analfabeta e ai loro occhi visionaria, si rivolgesse con questi toni a personaggi di tale rango, la convocarono a Firenze di fronte al Capitolo Generale dei Frati Predicatori (Domenicani). L'Ordine, però, dopo averla ascoltata ne riconobbe l'ortodossia e la affidò alla direzione spirituale di Padre Raimondo delle Vigne da Capua, che come detto sarà il suo principale biografo. Tuttavia, anche se dopo questa data il nome di Padre Tommaso della Fonte non ricorre più nella “Legenda Maior”, egli continuò a vivere accanto a Caterina sino alla sua morte, come testimoniano altre fonti note.
Dalle stimmate al ritorno del Papa: Caterina "Dolce Cristo in terra"
Il 1º aprile 1375, secondo la tradizione, ricevette le stimmate nella chiesa di Santa Cristina a Pisa, dove si trovava su invito di papa Gregorio XI (dal 1370 al 1378) al fine di preparare proprio la Crociata da lei sollecitata. Le stimmate sarebbero rimaste invisibili fino alla sua morte. Il progetto della Crociata fu abbandonato quando la Repubblica di Firenze, dopo aver stretto alleanza con la Signoria dei Visconti di Milano e avere incitato le città dello Stato Pontificio a ribellarsi contro il papa, dichiarò guerra al “papa francese” Gregorio XI, come veniva chiamato in quanto nato Pierre Roger de Beaufort, in Francia. In nome dei fiorentini, allora, Caterina andò alla corte del papa in Avignone in missione di pace, accompagnata da altre ventitré persone, incluso il Beato Raimondo da Capua. Il pontefice, in ogni caso, seppure affascinato dalla spiritualità e dalla purezza di Caterina, non si fidava dei governanti fiorentini e rifiutò la pace. Ciononostante, lei continuò con la sua opera di convincimento e non interruppe l'invio di lettere al pontefice in cui lo invitava a tornare a Roma. Tanta coraggiosa tenacia, con l’aiuto di Dio, fu premiata e infine riuscì nel suo intento. Il 17 gennaio 1377, invero, il papa rientrò finalmente nella Città Eterna, ponendo definitivamente fine alla cosiddetta “cattività avignonese” del papato. Nell’ottobre 1377, durante un suo soggiorno alla Rocca di Tentennano nel comune di Castiglion d'Orcia, ad una cinquantina di chilometri da Siena, quando erano trascorsi più di dieci anni dal “dono della lettura”, ricevette prodigiosamente anche quello della scrittura. Caterina stessa racconta in una lettera a Padre Raimondo da Capua di aver iniziato a scrivere "di propria mano" quasi inconsapevolmente, mentre era in uno stato di astrazione mistica. Prima di questo evento, lei utilizzava esclusivamente la dettatura ai suoi "segretari" (definita la "Bella Brigata"). Ella attribuì questa nuova facoltà allo Spirito Santo, descrivendola come un dono ricevuto per poter comunicare più intimamente e direttamente il messaggio divino. All'inizio del 1378, fu incaricata dalla Curia Romana di ristabilire i rapporti tra la Santa Sede e Firenze, ma, dopo aver rischiato la vita nella città sull’Arno, la missione fallì. Il 28 luglio 1378, però, il nuovo papa Urbano VI (dal 1378 al 1389) riuscì finalmente a siglare una pace con la città toscana. Questo stato di cose non durò comunque a lungo.
L'ultimo sacrificio: lo scisma e l'eredità eterna
Il 20 settembre dello stesso anno, difatti, nella cittadina di Fondi, nel sud del Lazio, la Chiesa dovette subire un ennesimo scisma, causato dall’elezione dell'antipapa Clemente VII. Caterina definì i tredici cardinali scismatici, che avevano votato l’antipapa, come “demoni incarnati”. Nonostante la vittoria militare dell’esercito del legittimo pontefice Urbano VI, contro truppe fedeli all’usurpatore, avvenuta a Marino (presso Roma) il 30 aprile 1379, lo scisma si protrasse per quarant'anni circa. Provata da una vita interamente vissuta al servizio della Chiesa e dei fratelli, senza riposo, con digiuni e astinenze, addolorata per lo scisma e le guerre, Caterina morì a Roma il 29 aprile 1380, a soli trentatré anni, dopo avere prodigiosamente, come narrano le cronache, cessato di bere per un intero mese. A tal proposito, nella già citata “Legenda Maior”, è riportato che: “… dopo l'apparizione di Nostro Signore, che le fece dono di bere al suo costato, lo stomaco di Santa Caterina si chiuse ... non ebbe più bisogno di cibo né poté più digerire. Nessuno se ne meravigliava, perché accostandosi alla fonte della Vita, lei aveva bevuto a sazietà una bevanda vitale, che le tolse per sempre il bisogno di mangiare …”. Caterina da Siena fu canonizzata da papa Pio II nel 1461 e dichiarata patrona principale d'Italia dal pontefice Servo di Dio Pio XII, il 18 giugno 1939, insieme a San Francesco d'Assisi, mentre papa San Paolo VI l’ha iscritta tra i dottori della Chiesa il 4 ottobre 1970. Infine, è compatrona d'Europa per nomina di papa San Giovanni Paolo II del 1º ottobre 1999 (con San Benedetto da Norcia, Santa Brigida di Svezia, i Santi Cirillo e Metodio e Santa Teresa Benedetta della Croce-Edith Stein). Particolarmente ingarbugliate, sono le vicende legate alle sue reliquie. Ella fu sepolta a Roma, nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva, ma, tre anni dopo, nel 1384, le fu staccato il capo per portarlo a Siena, dove è tuttora conservato nella Basilica di San Domenico unitamente ad un suo dito. Il corpo è ancora conservato nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, mentre il piede sinistro è conservato a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.
… Che l'esempio di Santa Caterina da Siena possa accendere nei nostri cuori lo stesso fuoco d'amore per la Chiesa e per la Verità che guidò ogni sua parola. In questo giorno di festa, interceda per noi la Santa senese affinché, come lei, possiamo camminare con coraggio sulla via della santità, diventando strumenti di pace e di unità nel mondo.
Immagine: "Estasi di Santa Caterina da Siena", olio su tela dipinto, nel 1590, dal pittore bolognese Agostino Carracci (1557-1602). L'opera si trova presso la Galleria Borghese, a Roma.
Oggi - 29 aprile 2026 - mercoledì della IV settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa.
L'infanzia nel cuore di Siena: i primi segni della vocazione
Caterina - questo il suo nome di battesimo - nacque il 25 marzo 1347 a Siena, all’epoca capitale dell’omonima repubblica nel centro della Toscana, penultima dei ben venticinque figli del facoltoso tintore e commerciante di stoffe Jacopo Benincasa e della popolana Lapa Piagenti o Piacenti. La sua famiglia apparteneva a quella che oggi definiremmo la media borghesia produttiva di Siena. Ebbe una sorella gemella, chiamata Giovanna, che però morì poco dopo la nascita. Le principali notizie su di lei provengono dalla cosiddetta “Legenda Maior” (Leggenda Maggiore), il racconto della sua vita scritto dal suo direttore spirituale, il frate domenicano e presbitero Beato Raimondo delle Vigne da Capua (1330-1399). Da quest’opera sappiamo che Caterina manifestò fin dalla più tenera età una forte propensione al sacro, avendo una prima apparizione mistica già all’età di sei anni, quando vide, all’interno della basilica senese di San Domenico nella quale si era recata a pregare con i genitori, Gesù Cristo assiso in trono che la guardava sorridente, in compagnia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. A soli sette anni fece segretamente voto di castità e, nello stesso tempo, cominciò a praticare varie forme di penitenza da offrire al Signore, spesso astenendosi dal mangiare carne e pietanze elaborate. Benché di famiglia benestante, Caterina non poté studiare e resto analfabeta per gran parte della vita. All'epoca, infatti, l'istruzione formale (leggere e scrivere in latino) era riservata quasi esclusivamente ai maschi destinati a carriere giuridiche o ecclesiastiche, oppure a donne di altissima nobiltà. Per una figlia di artigiani, per quanto ricchi, ci si aspettava che imparasse a gestire la casa e a tessere. Era, inoltre, la ventiquattresima di venticinque figli. In un nucleo familiare così numeroso, l'attenzione dei genitori era rivolta alla gestione pratica e al collocamento matrimoniale delle figlie, non alla loro cultura letteraria. Attratta dalla vita spirituale, invece di frequentare i luoghi della socialità o della formazione, scelse la “cella interiore” e il silenzio, rifiutando il percorso normale che l'avrebbe portata a un matrimonio vantaggioso. Così, si dedicò esclusivamente ai lavori di casa, alla preghiera e alla frequenza ai Sacramenti, sebbene i genitori non condividessero quello che trovavano un suo eccessivo attaccamento alla religione.
La "cella interiore" e la vittoria sulla volontà del mondo
Nel 1359 circa, quando aveva dodici anni, in conformità alle consuetudini dell’epoca, i familiari si diedero da fare per farla sposare con un qualche giovane di buon partito, senza nemmeno interpellarla. Lei si oppose coraggiosamente e seppe resistere, desiderosa solo di consacrarsi a Dio, sebbene in casa la obbligassero a lavorare continuamente e in modo pesante, sperando di fiaccarne la resistenza e costringerla ad accettare il matrimonio. Nel 1362, intorno ai quindici anni, scelse come confessore e padre spirituale il frate domenicano Padre Tommaso della Fonte (circa 1337-1390), cui i suoi genitori si rivolsero quando la figlia cominciò a dire che non voleva altro sposo in terra che Gesù Cristo, chiedendogli di dissuaderla. Inizialmente il confessore accontentò i genitori, ma poco a poco cominciò a capire di trovarsi di fronte ad una grande vocazione religiosa. Per saggiarne la sincerità, tuttavia, le consigliò di tagliarsi i capelli, cosa che lei fece senza esitazione, attirandosi le ire del padre e della madre. Quest’ostracismo familiare nei suoi confronti, perdurò fino al giorno in cui il genitore la sorprese assorta in profonda preghiera con una colomba prodigiosamente aleggiante sul capo. Ravvedutosi, si convinse allora a lasciarla libera di scegliere la propria strada. Così, nel 1363, a sedici anni, Caterina entrò nel Terz’Ordine delle Domenicane, dette Suore del Terz’Ordine “della Penitenza” o “Mantellate”, per via del mantello nero sull'abito bianco, restando presso la sua abitazione. Queste suore, infatti, conducevano nelle proprie case una vita quasi claustrale e s’incontravano tra loro per la preghiera comune nella Cappella delle Volte, sita all’interno della Basilica di San Domenico a Siena.
Il sigillo dello Spirito: il miracolo della lettura e lo Sposalizio Mistico
Intorno al 1367, all'età di circa vent’anni, sentì il forte desiderio di poter leggere l'Ufficio divino per lodare Dio. Nonostante i tentativi di farsi insegnare a leggere da una consorella non avessero dato frutti, la tradizione narra che ricevette il dono della lettura per miracolo. Secondo il suo biografo Raimondo da Capua, dopo aver pregato intensamente, Caterina fu improvvisamente in grado di leggere testi sacri con una velocità e una comprensione prodigiose, pur non avendo mai studiato l'alfabeto in modo convenzionale. Nel 1367, come raccontò lei stessa, le apparve Gesù con sua Madre e altri santi, per sposarla a sé nelle “nozze mistiche” (in ambito teologico, la Chiesa definisce tale “matrimonio spirituale” come il grado più alto di unione che l'anima può raggiungere con Dio durante la vita terrena). In tale occasione, Gesù le infilò al dito un meraviglioso anello adorno di pietre preziose, pegno d’amore, che ella portò per tutta la vita, ma era visibile soltanto ai suoi occhi. Caterina, forte nella fede, non ebbe mai paura, non si mostrò mai intimorita al cospetto dei potenti e si rivolse sempre loro da pari a pari. Verso il 1372, espose al Legato Pontificio in Italia (inviato del Papa e suo stabile rappresentante presso le Chiese locali, le autorità statali e le istituzioni ecclesiastiche), il Cardinale e giurista francese Pierre d'Estaing (1320-1377), la necessità di riformare i costumi del clero, di far tornare la Santa Sede a Roma (trasferendola da Avignone dove risiedeva dal 1309) e di organizzare una Crociata contro i musulmani, che minacciavano con le armi l’Europa cristiana e impedivano il libero transito in Terra Santa. Nel 1374, le autorità ecclesiastiche, indispettite dal fatto che Caterina, analfabeta e ai loro occhi visionaria, si rivolgesse con questi toni a personaggi di tale rango, la convocarono a Firenze di fronte al Capitolo Generale dei Frati Predicatori (Domenicani). L'Ordine, però, dopo averla ascoltata ne riconobbe l'ortodossia e la affidò alla direzione spirituale di Padre Raimondo delle Vigne da Capua, che come detto sarà il suo principale biografo. Tuttavia, anche se dopo questa data il nome di Padre Tommaso della Fonte non ricorre più nella “Legenda Maior”, egli continuò a vivere accanto a Caterina sino alla sua morte, come testimoniano altre fonti note.
Dalle stimmate al ritorno del Papa: Caterina "Dolce Cristo in terra"
Il 1º aprile 1375, secondo la tradizione, ricevette le stimmate nella chiesa di Santa Cristina a Pisa, dove si trovava su invito di papa Gregorio XI (dal 1370 al 1378) al fine di preparare proprio la Crociata da lei sollecitata. Le stimmate sarebbero rimaste invisibili fino alla sua morte. Il progetto della Crociata fu abbandonato quando la Repubblica di Firenze, dopo aver stretto alleanza con la Signoria dei Visconti di Milano e avere incitato le città dello Stato Pontificio a ribellarsi contro il papa, dichiarò guerra al “papa francese” Gregorio XI, come veniva chiamato in quanto nato Pierre Roger de Beaufort, in Francia. In nome dei fiorentini, allora, Caterina andò alla corte del papa in Avignone in missione di pace, accompagnata da altre ventitré persone, incluso il Beato Raimondo da Capua. Il pontefice, in ogni caso, seppure affascinato dalla spiritualità e dalla purezza di Caterina, non si fidava dei governanti fiorentini e rifiutò la pace. Ciononostante, lei continuò con la sua opera di convincimento e non interruppe l'invio di lettere al pontefice in cui lo invitava a tornare a Roma. Tanta coraggiosa tenacia, con l’aiuto di Dio, fu premiata e infine riuscì nel suo intento. Il 17 gennaio 1377, invero, il papa rientrò finalmente nella Città Eterna, ponendo definitivamente fine alla cosiddetta “cattività avignonese” del papato. Nell’ottobre 1377, durante un suo soggiorno alla Rocca di Tentennano nel comune di Castiglion d'Orcia, ad una cinquantina di chilometri da Siena, quando erano trascorsi più di dieci anni dal “dono della lettura”, ricevette prodigiosamente anche quello della scrittura. Caterina stessa racconta in una lettera a Padre Raimondo da Capua di aver iniziato a scrivere "di propria mano" quasi inconsapevolmente, mentre era in uno stato di astrazione mistica. Prima di questo evento, lei utilizzava esclusivamente la dettatura ai suoi "segretari" (definita la "Bella Brigata"). Ella attribuì questa nuova facoltà allo Spirito Santo, descrivendola come un dono ricevuto per poter comunicare più intimamente e direttamente il messaggio divino. All'inizio del 1378, fu incaricata dalla Curia Romana di ristabilire i rapporti tra la Santa Sede e Firenze, ma, dopo aver rischiato la vita nella città sull’Arno, la missione fallì. Il 28 luglio 1378, però, il nuovo papa Urbano VI (dal 1378 al 1389) riuscì finalmente a siglare una pace con la città toscana. Questo stato di cose non durò comunque a lungo.
L'ultimo sacrificio: lo scisma e l'eredità eterna
Il 20 settembre dello stesso anno, difatti, nella cittadina di Fondi, nel sud del Lazio, la Chiesa dovette subire un ennesimo scisma, causato dall’elezione dell'antipapa Clemente VII. Caterina definì i tredici cardinali scismatici, che avevano votato l’antipapa, come “demoni incarnati”. Nonostante la vittoria militare dell’esercito del legittimo pontefice Urbano VI, contro truppe fedeli all’usurpatore, avvenuta a Marino (presso Roma) il 30 aprile 1379, lo scisma si protrasse per quarant'anni circa. Provata da una vita interamente vissuta al servizio della Chiesa e dei fratelli, senza riposo, con digiuni e astinenze, addolorata per lo scisma e le guerre, Caterina morì a Roma il 29 aprile 1380, a soli trentatré anni, dopo avere prodigiosamente, come narrano le cronache, cessato di bere per un intero mese. A tal proposito, nella già citata “Legenda Maior”, è riportato che: “… dopo l'apparizione di Nostro Signore, che le fece dono di bere al suo costato, lo stomaco di Santa Caterina si chiuse ... non ebbe più bisogno di cibo né poté più digerire. Nessuno se ne meravigliava, perché accostandosi alla fonte della Vita, lei aveva bevuto a sazietà una bevanda vitale, che le tolse per sempre il bisogno di mangiare …”. Caterina da Siena fu canonizzata da papa Pio II nel 1461 e dichiarata patrona principale d'Italia dal pontefice Servo di Dio Pio XII, il 18 giugno 1939, insieme a San Francesco d'Assisi, mentre papa San Paolo VI l’ha iscritta tra i dottori della Chiesa il 4 ottobre 1970. Infine, è compatrona d'Europa per nomina di papa San Giovanni Paolo II del 1º ottobre 1999 (con San Benedetto da Norcia, Santa Brigida di Svezia, i Santi Cirillo e Metodio e Santa Teresa Benedetta della Croce-Edith Stein). Particolarmente ingarbugliate, sono le vicende legate alle sue reliquie. Ella fu sepolta a Roma, nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva, ma, tre anni dopo, nel 1384, le fu staccato il capo per portarlo a Siena, dove è tuttora conservato nella Basilica di San Domenico unitamente ad un suo dito. Il corpo è ancora conservato nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, mentre il piede sinistro è conservato a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.
… Che l'esempio di Santa Caterina da Siena possa accendere nei nostri cuori lo stesso fuoco d'amore per la Chiesa e per la Verità che guidò ogni sua parola. In questo giorno di festa, interceda per noi la Santa senese affinché, come lei, possiamo camminare con coraggio sulla via della santità, diventando strumenti di pace e di unità nel mondo.
Immagine: "Estasi di Santa Caterina da Siena", olio su tela dipinto, nel 1590, dal pittore bolognese Agostino Carracci (1557-1602). L'opera si trova presso la Galleria Borghese, a Roma.

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