LA LUCE DELL’IMMACOLATA NEL BUIO DEL “CACHOT”
Oggi - 16 aprile 2026 - giovedì della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Bernardette Soubirous, vergine.
Umili origini ai piedi dei Pirenei
Marie-Bernarde detta Bernadette o Maria Bernarda detta Bernardeta (Maria Bernarda detta Bernardetta) - questi i suoi nomi rispettivamente in francese e nella materna lingua locale (il bigordà, una varietà dell’occitano guascone) - nacque il 7 gennaio 1844 a Lourdes (Lorda nell’idioma del posto), piccolo paesino dell’estremo sud-ovest dell’allora Regno di Francia, ai piedi della catena montuosa dei Pirenei vicino al confine con la Spagna. Era una ragazza di salute fragile, soggetta a crisi asmatiche, che dimostrava meno anni di quelli che aveva, la prima dei sette figli della povera famiglia Soubirous (Sobiros o Sobeirons nella lingua locale). Suo padre mugnaio gestiva un mulino ad acqua in località Boly, per la macinazione di grano e sementi, col ricavato della quale riusciva, nonostante il durissimo lavoro, appena a sfamare il proprio nucleo familiare, fino a quando una grave crisi economica non lo rovinò economicamente, facendogli perdere il lavoro. La famiglia visse da allora in estrema miseria, conoscendo la fame, tanto che Bernadette non poté frequentare la scuola, restando analfabeta e non sapendo nemmeno esprimersi bene in francese. La sua spiritualità era molto forte ed era dedita alla preghiera e ai Sacramenti, sebbene non fosse mai stata istruita sul catechismo né sulla Sacra Scrittura. Nonostante l’estrema indigenza, in casa regnava un'armonia fuori dal comune, che si basava sull’amore reciproco, il vicendevole sostegno e sulla grande devozione religiosa.
L'inverno del 1858 e l'appuntamento a Massabielle
Nel 1857 la sua famiglia, ridotta alla fame più nera, non poté permettersi neppure l’affitto di una stalla per trascorrervi la notte e dovette trasferirsi in un’umida, tetra e malsana cella nel seminterrato del vecchio carcere cittadino in disuso, chiamato popolarmente “Le Cachot” (“La segreta” o “La prigione”). A questo punto, per contribuire al sostentamento familiare e avere al contempo una bocca in meno da sfamare, i genitori furono costretti ad affidarla a una famiglia di contadini benestanti della vicina località Bartrès, dalla quale fu incaricata di pascolare il loro gregge e di fare la cameriera nella taverna che essi possedevano. L’11 febbraio 1858 faceva molto freddo e nel loro malsano ricovero non c’era più legna da ardere. Allora, di primo mattino, la quattordicenne Bernadette, con la sorella Antoinette e una compagna, andò in un boschetto vicino alla rupe della località Massabielle, che, sul costone roccioso a ridosso del fiume Gave, formava una grotta naturale, al fine di raccogliere rami secchi caduti. In quell’antro si trovavano dei bei pezzi di legno, portati dalle acque del fiume durante le piene, ma per raccoglierli bisognava attraversare un canale d’acqua proveniente da un mulino, che si gettava nel Gave. Antoinette e l’amica, che calzavano zoccoli senza calze, se li tolsero ed entrarono nell’acqua fredda. Bernardette, invece, essendo di salute delicata e soffrendo d’asma, portava le calze e, nell’indecisione sul da farsi, restò indietro da sola, mentre si apprestava a togliersi zoccoli e calze.
Il primo incontro: una nube d'oro e il silenzio
Ma mentre si accingeva a far questo, udì un suono strano, mai sentito prima, che riuscì solo a definire come “un grande rumore”. Alzò gli occhi e vide che la quercia abbarbicata a un grosso masso del costone roccioso si agitava violentemente in modo innaturale, per quanto non spirasse un solo alito di vento. Poi improvvisamente la grotta s’illuminò e si riempì come di “una nube d’oro”, mentre una giovane e bellissima donna splendente di luce apparve improvvisamente in una rientranza della parete rocciosa della grotta. Stupita e spaventata al contempo da quella visione che capì essere sopranaturale, istintivamente s’inginocchiò, tirando fuori la coroncina del Rosario che portava sempre con sé, cominciando a recitare la preghiera. La giovane “Signora”, come lei ebbe l’ispirazione di chiamarla, la lasciò pregare senza interromperla e, anzi, essa stessa faceva passare tra le sue dita, in perfetta sincronia con Bernadette, i grani della Corona che anch’essa teneva in mano, senza però mormorare le “Ave Maria”, ma unendosi a Bernadette solo per recitare il “Gloria al Padre”. Quando la preghiera terminò, la “Bella Signora”, come lei la indicò successivamente ancor meglio, scomparve senza dire nulla unitamente alla “nuvola d’oro” e la grotta tornò buia quasi più di prima, dopo tanto splendore. La sorella e l’amica - che assolutamente nulla avevano visto o sentito di tale apparizione - vedendola “frastornata” e confusa, le si avvicinarono preoccupate, apprendendo dalle sue labbra quanto era accaduto, mentre incredule le dissero di non aver visto o sentito nulla.
L’ostilità del mondo e la fedeltà di "Aquero"
Bernardette descrisse l’apparizione come quella di una “piccola e giovane Signora”, di una bellezza sconvolgente e inimagginabile, apparsa dal nulla in una nicchia della roccia, dentro la quale stava in piedi in modo “raccolto” con addosso una tunica e un velo bianchi. Aveva un nastro celeste annodato alla vita con le estremità lunghe fin quasi ai piedi, una rosa dorata su ogni piede e teneva nelle mani il Rosario. Aggiunse che la bellissima visione le aveva chiesto di tornare alla grotta ogni giorno per un po’ di tempo, per incontrarla ancora. Bernadette accettò volentieri e, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, assistette così a ben diciotto nuove apparizioni della "Bella Signora" nella stessa grotta di Massabielle, anche se l’identità dell’apparizione le rimase sconosciuta fino alla diciassettesima comparsa, tanto che fino ad allora si limitò a chiamarla semplicemente “Aquero” (pronunciato “acherò”, che nella lingua locale significa pressappoco “quella là”), una maniera semplice di riferirsi a una generica figura femminile di cui non conosceva nulla. La storia vissuta da Bernadette, che immancabilmente si diffuse a macchia d’olio in tutto il circondario e oltre, giungendo fino ai “Palazzi del potere” del territorio prima e poi di Parigi, creò scompiglio tra gli abitanti del villaggio e dintorni, che si divisero in due fazioni circa il fatto che la ragazza dicesse o meno la verità. Il suo stesso parroco Padre Peyramale, cui per primo si era rivolta, dubitava della veridicità del racconto. Presto un gran numero di persone cominciò a seguirla quotidianamente nel suo tragitto verso la grotta, alcune per curiosità, altre perché credevano fermamente di assistere ad un miracolo. L’afflusso di popolo era talmente aumentato che, dai primi giorni di marzo del 1858, le Autorità, preoccupate per l’ordine pubblico, cominciarono a impedire l'accesso alla grotta. Bernadette fu interrogata e minacciata più volte dalla polizia, ma non cambiò mai le sue dichiarazioni, né si contraddisse una sola volta, continuando a dire "La Signora" o "Aquero" per indicare l’apparizione.
Il nome svelato: "Io sono l’Immacolata Concezione"
Si voleva che lei confessasse di avere mentito o che almeno, in alternativa, dicesse di avere visto la Santa Vergine, cosa che avrebbe aggravato la sua posizione da un punto di vista penale, dando modo alle Autorità di farla arrestare, mentre le era proibito di recarsi alla grotta, per non meglio specificati “motivi di sicurezza”. Giovedì 25 marzo 1858, tuttavia, riuscì a tornarvi e, puntualmente, fu beneficiata dall’apparizione, la sedicesima. Bernadette in questa circostanza, così come le aveva detto Padre Peyramale, chiese il nome alla Signora, la quale le rispose nella sua stessa lingua: "Que soy era Immaculada Councepciou” (“Io sono l'Immacolata Concezione”). Bernadette, che ovviamente, non poté capire il senso di quel nome così strano per lei, corse subito a riferirlo al parroco e, per non dimenticarla, la ripeté continuamente lungo l’intero percorso. Don Peyramale, dopo averla ascoltata, trasalì e finalmente si convinse che Bernadette non poteva avere inventato tutto. Il termine “Immacolata concezione” era in quel momento, infatti, sconosciuto ai più, figuriamoci agli analfabeti. Si trattava dell’esatta definizione della Vergine Maria di cui al relativo dogma proclamato l'8 dicembre 1854 da papa Pio IX, appena quattro anni prima, e la ragazza non poteva assolutamente averlo mai sentito né tanto meno comprenderlo. Lei stessa raccontò di non saperne il significato e di essere stata capace di riferire quel nome solo perché nel correre dal parroco le aveva continuamente ripetute tra sé e sé. Il fatto fu perciò prova che le apparizioni erano reali, mentre le autorità ecclesiastiche ritenevano che la Madonna stessa avesse voluto confermare il dogma, dando così piena credibilità alla decisione del papa.
Il sacrificio di Nevers e la gloria degli altari
Da allora in poi, attorno alla grotta di Masabielle si accesero le devozioni più fervide e le discussioni più clamorose, mentre su Bernardette si appuntarono curiosità e ammirazione. Lei però soffriva dì tanta attenzione e, dando spazio alla sua vocazione, chiese di ritirarsi in un convento. Si trasferì inizialmente presso la scuola-ospizio delle Suore della Carità e dell'Istruzione Cristiana di Nevers, in Borgogna, nel centro della Francia, dove imparò a leggere e scrivere in francese. In seguito, nel 1866, entrò nel convento delle stesse suore, dove trascorse gli ultimi anni della sua breve esistenza lavorando come assistente infermiera, sacrestana e ricamatrice, creando bellissimi ricami per abiti liturgici d'altare e vesti religiose. Qui, durante un grave attacco d'asma, chiese l'acqua della sorgente di Lourdes e i suoi sintomi regredirono per non tornare più. Tuttavia non cercò di curarsi nello stesso modo prodigioso, quando più tardi si ammalò di tubercolosi ossea al ginocchio destro. Bisognava che soffrisse, per restare degna del privilegio che aveva ricevuto, quello di vedere la Vergine Immacolata. Soffrì tanto e in silenzio, fino a quando tornò alla Casa del Padre, nel convento di Nevers, il 16 aprile 1879, all’età di soli trentacinque anni. Intanto alla grotta di Massabielle accorrevano ormai migliaia di fedeli in preghiera e, dal fianco della montagna, scaturiva il più copioso fiume di miracoli che mai si fosse conosciuto. I ciechi riacquistavano la vista, i sordi riavevano l’udito, gli storpi erano raddrizzati e anche gli scienziati più scettici dovettero arrendersi all’evidenza del sopranaturale. Nella nicchia sulla parete della grotta miracolosa, luogo indicato da Bernadette come punto preciso delle apparizioni, fu posta nel 1864 una statua della Madonna, con le fattezze descritte da Bernardette, ancora oggi presente. Intorno alla grotta delle apparizioni è andato nel tempo sviluppandosi un imponente santuario, meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Fu proclamata beata da papa Pio XI il 14 giugno 1925 e santa l'8 dicembre 1933 dal medesimo pontefice. La Chiesa ricorda Santa Bernadetta in date differenti a seconda del calendario liturgico e della località. Il 16 aprile è la data principale, celebrata nella Chiesa universale (Italia ompresa), poiché corrisponde al giorno della sua “nascita al cielo” (la morte avvenuta il 16 aprile 1879); mentre il 18 febbraio, invece, è il giorno nel quale la si ricorda in Francia e in particolare presso il Santuario di Lourdes. Questa data ricorda il giorno in cui, durante la terza apparizione (1858), la Vergine Maria le promise: "Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro".
… Che l'esempio di Santa Bernadette, la piccola “messaggera della Signora”, insegni ai nostri cuori la via dell'umiltà e della fiducia incrollabile. Possa la sua intercessione ottenerci la grazia di scorgere la luce di Maria anche nelle grotte più buie della nostra esistenza e di comprendere che la vera felicità, come promesso a lei, ci attende nello splendore dell'eternità. Che la nostra fede sia limpida come l'acqua della sorgente di Lourdes.
Immagine: "Santa Bernardette Soubirous", fotografia ufficiale scattata a Lourdes, nel 1858 o tra il 1861 e il 1862, dal fotografo francese Paul Bernadou (XIX secolo). L'originale si trova presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, a Lourdes (Francia).
Roberto Moggi
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Oggi - 16 aprile 2026 - giovedì della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, Santa Bernardette Soubirous, vergine.
Umili origini ai piedi dei Pirenei
Marie-Bernarde detta Bernadette o Maria Bernarda detta Bernardeta (Maria Bernarda detta Bernardetta) - questi i suoi nomi rispettivamente in francese e nella materna lingua locale (il bigordà, una varietà dell’occitano guascone) - nacque il 7 gennaio 1844 a Lourdes (Lorda nell’idioma del posto), piccolo paesino dell’estremo sud-ovest dell’allora Regno di Francia, ai piedi della catena montuosa dei Pirenei vicino al confine con la Spagna. Era una ragazza di salute fragile, soggetta a crisi asmatiche, che dimostrava meno anni di quelli che aveva, la prima dei sette figli della povera famiglia Soubirous (Sobiros o Sobeirons nella lingua locale). Suo padre mugnaio gestiva un mulino ad acqua in località Boly, per la macinazione di grano e sementi, col ricavato della quale riusciva, nonostante il durissimo lavoro, appena a sfamare il proprio nucleo familiare, fino a quando una grave crisi economica non lo rovinò economicamente, facendogli perdere il lavoro. La famiglia visse da allora in estrema miseria, conoscendo la fame, tanto che Bernadette non poté frequentare la scuola, restando analfabeta e non sapendo nemmeno esprimersi bene in francese. La sua spiritualità era molto forte ed era dedita alla preghiera e ai Sacramenti, sebbene non fosse mai stata istruita sul catechismo né sulla Sacra Scrittura. Nonostante l’estrema indigenza, in casa regnava un'armonia fuori dal comune, che si basava sull’amore reciproco, il vicendevole sostegno e sulla grande devozione religiosa.
L'inverno del 1858 e l'appuntamento a Massabielle
Nel 1857 la sua famiglia, ridotta alla fame più nera, non poté permettersi neppure l’affitto di una stalla per trascorrervi la notte e dovette trasferirsi in un’umida, tetra e malsana cella nel seminterrato del vecchio carcere cittadino in disuso, chiamato popolarmente “Le Cachot” (“La segreta” o “La prigione”). A questo punto, per contribuire al sostentamento familiare e avere al contempo una bocca in meno da sfamare, i genitori furono costretti ad affidarla a una famiglia di contadini benestanti della vicina località Bartrès, dalla quale fu incaricata di pascolare il loro gregge e di fare la cameriera nella taverna che essi possedevano. L’11 febbraio 1858 faceva molto freddo e nel loro malsano ricovero non c’era più legna da ardere. Allora, di primo mattino, la quattordicenne Bernadette, con la sorella Antoinette e una compagna, andò in un boschetto vicino alla rupe della località Massabielle, che, sul costone roccioso a ridosso del fiume Gave, formava una grotta naturale, al fine di raccogliere rami secchi caduti. In quell’antro si trovavano dei bei pezzi di legno, portati dalle acque del fiume durante le piene, ma per raccoglierli bisognava attraversare un canale d’acqua proveniente da un mulino, che si gettava nel Gave. Antoinette e l’amica, che calzavano zoccoli senza calze, se li tolsero ed entrarono nell’acqua fredda. Bernardette, invece, essendo di salute delicata e soffrendo d’asma, portava le calze e, nell’indecisione sul da farsi, restò indietro da sola, mentre si apprestava a togliersi zoccoli e calze.
Il primo incontro: una nube d'oro e il silenzio
Ma mentre si accingeva a far questo, udì un suono strano, mai sentito prima, che riuscì solo a definire come “un grande rumore”. Alzò gli occhi e vide che la quercia abbarbicata a un grosso masso del costone roccioso si agitava violentemente in modo innaturale, per quanto non spirasse un solo alito di vento. Poi improvvisamente la grotta s’illuminò e si riempì come di “una nube d’oro”, mentre una giovane e bellissima donna splendente di luce apparve improvvisamente in una rientranza della parete rocciosa della grotta. Stupita e spaventata al contempo da quella visione che capì essere sopranaturale, istintivamente s’inginocchiò, tirando fuori la coroncina del Rosario che portava sempre con sé, cominciando a recitare la preghiera. La giovane “Signora”, come lei ebbe l’ispirazione di chiamarla, la lasciò pregare senza interromperla e, anzi, essa stessa faceva passare tra le sue dita, in perfetta sincronia con Bernadette, i grani della Corona che anch’essa teneva in mano, senza però mormorare le “Ave Maria”, ma unendosi a Bernadette solo per recitare il “Gloria al Padre”. Quando la preghiera terminò, la “Bella Signora”, come lei la indicò successivamente ancor meglio, scomparve senza dire nulla unitamente alla “nuvola d’oro” e la grotta tornò buia quasi più di prima, dopo tanto splendore. La sorella e l’amica - che assolutamente nulla avevano visto o sentito di tale apparizione - vedendola “frastornata” e confusa, le si avvicinarono preoccupate, apprendendo dalle sue labbra quanto era accaduto, mentre incredule le dissero di non aver visto o sentito nulla.
L’ostilità del mondo e la fedeltà di "Aquero"
Bernardette descrisse l’apparizione come quella di una “piccola e giovane Signora”, di una bellezza sconvolgente e inimagginabile, apparsa dal nulla in una nicchia della roccia, dentro la quale stava in piedi in modo “raccolto” con addosso una tunica e un velo bianchi. Aveva un nastro celeste annodato alla vita con le estremità lunghe fin quasi ai piedi, una rosa dorata su ogni piede e teneva nelle mani il Rosario. Aggiunse che la bellissima visione le aveva chiesto di tornare alla grotta ogni giorno per un po’ di tempo, per incontrarla ancora. Bernadette accettò volentieri e, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, assistette così a ben diciotto nuove apparizioni della "Bella Signora" nella stessa grotta di Massabielle, anche se l’identità dell’apparizione le rimase sconosciuta fino alla diciassettesima comparsa, tanto che fino ad allora si limitò a chiamarla semplicemente “Aquero” (pronunciato “acherò”, che nella lingua locale significa pressappoco “quella là”), una maniera semplice di riferirsi a una generica figura femminile di cui non conosceva nulla. La storia vissuta da Bernadette, che immancabilmente si diffuse a macchia d’olio in tutto il circondario e oltre, giungendo fino ai “Palazzi del potere” del territorio prima e poi di Parigi, creò scompiglio tra gli abitanti del villaggio e dintorni, che si divisero in due fazioni circa il fatto che la ragazza dicesse o meno la verità. Il suo stesso parroco Padre Peyramale, cui per primo si era rivolta, dubitava della veridicità del racconto. Presto un gran numero di persone cominciò a seguirla quotidianamente nel suo tragitto verso la grotta, alcune per curiosità, altre perché credevano fermamente di assistere ad un miracolo. L’afflusso di popolo era talmente aumentato che, dai primi giorni di marzo del 1858, le Autorità, preoccupate per l’ordine pubblico, cominciarono a impedire l'accesso alla grotta. Bernadette fu interrogata e minacciata più volte dalla polizia, ma non cambiò mai le sue dichiarazioni, né si contraddisse una sola volta, continuando a dire "La Signora" o "Aquero" per indicare l’apparizione.
Il nome svelato: "Io sono l’Immacolata Concezione"
Si voleva che lei confessasse di avere mentito o che almeno, in alternativa, dicesse di avere visto la Santa Vergine, cosa che avrebbe aggravato la sua posizione da un punto di vista penale, dando modo alle Autorità di farla arrestare, mentre le era proibito di recarsi alla grotta, per non meglio specificati “motivi di sicurezza”. Giovedì 25 marzo 1858, tuttavia, riuscì a tornarvi e, puntualmente, fu beneficiata dall’apparizione, la sedicesima. Bernadette in questa circostanza, così come le aveva detto Padre Peyramale, chiese il nome alla Signora, la quale le rispose nella sua stessa lingua: "Que soy era Immaculada Councepciou” (“Io sono l'Immacolata Concezione”). Bernadette, che ovviamente, non poté capire il senso di quel nome così strano per lei, corse subito a riferirlo al parroco e, per non dimenticarla, la ripeté continuamente lungo l’intero percorso. Don Peyramale, dopo averla ascoltata, trasalì e finalmente si convinse che Bernadette non poteva avere inventato tutto. Il termine “Immacolata concezione” era in quel momento, infatti, sconosciuto ai più, figuriamoci agli analfabeti. Si trattava dell’esatta definizione della Vergine Maria di cui al relativo dogma proclamato l'8 dicembre 1854 da papa Pio IX, appena quattro anni prima, e la ragazza non poteva assolutamente averlo mai sentito né tanto meno comprenderlo. Lei stessa raccontò di non saperne il significato e di essere stata capace di riferire quel nome solo perché nel correre dal parroco le aveva continuamente ripetute tra sé e sé. Il fatto fu perciò prova che le apparizioni erano reali, mentre le autorità ecclesiastiche ritenevano che la Madonna stessa avesse voluto confermare il dogma, dando così piena credibilità alla decisione del papa.
Il sacrificio di Nevers e la gloria degli altari
Da allora in poi, attorno alla grotta di Masabielle si accesero le devozioni più fervide e le discussioni più clamorose, mentre su Bernardette si appuntarono curiosità e ammirazione. Lei però soffriva dì tanta attenzione e, dando spazio alla sua vocazione, chiese di ritirarsi in un convento. Si trasferì inizialmente presso la scuola-ospizio delle Suore della Carità e dell'Istruzione Cristiana di Nevers, in Borgogna, nel centro della Francia, dove imparò a leggere e scrivere in francese. In seguito, nel 1866, entrò nel convento delle stesse suore, dove trascorse gli ultimi anni della sua breve esistenza lavorando come assistente infermiera, sacrestana e ricamatrice, creando bellissimi ricami per abiti liturgici d'altare e vesti religiose. Qui, durante un grave attacco d'asma, chiese l'acqua della sorgente di Lourdes e i suoi sintomi regredirono per non tornare più. Tuttavia non cercò di curarsi nello stesso modo prodigioso, quando più tardi si ammalò di tubercolosi ossea al ginocchio destro. Bisognava che soffrisse, per restare degna del privilegio che aveva ricevuto, quello di vedere la Vergine Immacolata. Soffrì tanto e in silenzio, fino a quando tornò alla Casa del Padre, nel convento di Nevers, il 16 aprile 1879, all’età di soli trentacinque anni. Intanto alla grotta di Massabielle accorrevano ormai migliaia di fedeli in preghiera e, dal fianco della montagna, scaturiva il più copioso fiume di miracoli che mai si fosse conosciuto. I ciechi riacquistavano la vista, i sordi riavevano l’udito, gli storpi erano raddrizzati e anche gli scienziati più scettici dovettero arrendersi all’evidenza del sopranaturale. Nella nicchia sulla parete della grotta miracolosa, luogo indicato da Bernadette come punto preciso delle apparizioni, fu posta nel 1864 una statua della Madonna, con le fattezze descritte da Bernardette, ancora oggi presente. Intorno alla grotta delle apparizioni è andato nel tempo sviluppandosi un imponente santuario, meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Fu proclamata beata da papa Pio XI il 14 giugno 1925 e santa l'8 dicembre 1933 dal medesimo pontefice. La Chiesa ricorda Santa Bernadetta in date differenti a seconda del calendario liturgico e della località. Il 16 aprile è la data principale, celebrata nella Chiesa universale (Italia ompresa), poiché corrisponde al giorno della sua “nascita al cielo” (la morte avvenuta il 16 aprile 1879); mentre il 18 febbraio, invece, è il giorno nel quale la si ricorda in Francia e in particolare presso il Santuario di Lourdes. Questa data ricorda il giorno in cui, durante la terza apparizione (1858), la Vergine Maria le promise: "Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro".
… Che l'esempio di Santa Bernadette, la piccola “messaggera della Signora”, insegni ai nostri cuori la via dell'umiltà e della fiducia incrollabile. Possa la sua intercessione ottenerci la grazia di scorgere la luce di Maria anche nelle grotte più buie della nostra esistenza e di comprendere che la vera felicità, come promesso a lei, ci attende nello splendore dell'eternità. Che la nostra fede sia limpida come l'acqua della sorgente di Lourdes.
Immagine: "Santa Bernardette Soubirous", fotografia ufficiale scattata a Lourdes, nel 1858 o tra il 1861 e il 1862, dal fotografo francese Paul Bernadou (XIX secolo). L'originale si trova presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, a Lourdes (Francia).
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