IL NOBILE EREMITA DELLA CASA DI DIO
Oggi - 17 aprile 2026 - venerdì della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Roberto di La Chaise-Dieu, abate e fondatore.
Di Robertus (Roberto) - questo il suo nome in latino - noto anche con la specificazione “di Turlande” (che indica il castello ed il casato della nobile famiglia materna), si hanno pochissime notizie prima del suo ingresso nella vita religiosa.
Dalla nascita prodigiosa al servizio dei sofferenti
La sua vita ebbe un inizio singolare: nato intorno all’anno 1000 nei boschi presso Aurillac, in Alvernia, durante un viaggio della madre, fu presto affidato al clero della Basilica di San Giuliano a Brioude. Qui Roberto non solo si distinse per l'intelligenza e la cultura, ma maturò una carità ardente che lo portò al sacerdozio. Divenuto canonico, trasformò la sua missione in un servizio continuo verso i poveri e i malati, per i quali fondò un ospedale, curando personalmente le piaghe più infette. Già in questo periodo, la sua umiltà profonda veniva coronata da numerosi prodigi e guarigioni che operava con il solo tocco delle mani, pur considerandosi sempre un "servo inutile".
La fondazione di "Casa Dei" e l’eredità spirituale
Attratto dal rigore della Regola Benedettina, Roberto trascorse circa quarant'anni nell’Abbazia di Cluny, ma il desiderio di una solitudine ancora più radicale lo spinse, con il beneplacito di papa Benedetto IX, a ritirarsi in una zona selvaggia dell'Alvernia, regione all’epoca appartenente al Regno dei Franchi (oggi nella parte centro-meridionale della Francia). Insieme a due compagni, in un vecchio convento in rovina e inizialmente osteggiato dalla popolazione locale, diede vita a una comunità di preghiera e lavoro. La sua santità divenne presto un faro: nel 1050 nacque l'Abbazia di Casa Dei (La Chaise-Dieu), che arrivò a ospitare trecento monaci. Roberto non si limitò alla vita monastica, ma restaurò oltre cinquanta chiese distrutte dalle guerre. Consumato dalle fatiche e avvisato da Dio della fine imminente, celebrò la sua ultima Messa sorretto dai discepoli e spirò il 17 aprile 1067. La sua anima fu vista salire al cielo come un globo di fuoco, segno della luce che aveva portato nel mondo. Fu sepolto nella stessa abbazia dove ancora oggi i suoi resti riposano in un prezioso reliquiario a forma di busto. Per i grandi miracoli che avvenivano sulla sua tomba, papa Clemente VI, che era stato abate della stessa abbazia, lo canonizzò nel 1351 ad Avignone, all’epoca sede del papato.
… Che l'esempio di San Roberto di La Chaise-Dieu ci insegni a trovare Dio nel silenzio e nel servizio agli ultimi, trasformando ogni nostra fatica in una "Casa di Dio".
Immagine: "San Roberto di La Chaise-Dieu", busto-reliquiario in legno policromo e dorato, realizzato, nel XVII secolo, da ignoto autore di ambito culturale locale. L'opera si trova all'interno della sacrestia dell' Abbaye de Saint-Robert (Abbazia di San Roberto), a La Chaise-Dieu (Alta Loira, Francia).
Roberto Moggi
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Oggi - 17 aprile 2026 - venerdì della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Roberto di La Chaise-Dieu, abate e fondatore.
Di Robertus (Roberto) - questo il suo nome in latino - noto anche con la specificazione “di Turlande” (che indica il castello ed il casato della nobile famiglia materna), si hanno pochissime notizie prima del suo ingresso nella vita religiosa.
Dalla nascita prodigiosa al servizio dei sofferenti
La sua vita ebbe un inizio singolare: nato intorno all’anno 1000 nei boschi presso Aurillac, in Alvernia, durante un viaggio della madre, fu presto affidato al clero della Basilica di San Giuliano a Brioude. Qui Roberto non solo si distinse per l'intelligenza e la cultura, ma maturò una carità ardente che lo portò al sacerdozio. Divenuto canonico, trasformò la sua missione in un servizio continuo verso i poveri e i malati, per i quali fondò un ospedale, curando personalmente le piaghe più infette. Già in questo periodo, la sua umiltà profonda veniva coronata da numerosi prodigi e guarigioni che operava con il solo tocco delle mani, pur considerandosi sempre un "servo inutile".
La fondazione di "Casa Dei" e l’eredità spirituale
Attratto dal rigore della Regola Benedettina, Roberto trascorse circa quarant'anni nell’Abbazia di Cluny, ma il desiderio di una solitudine ancora più radicale lo spinse, con il beneplacito di papa Benedetto IX, a ritirarsi in una zona selvaggia dell'Alvernia, regione all’epoca appartenente al Regno dei Franchi (oggi nella parte centro-meridionale della Francia). Insieme a due compagni, in un vecchio convento in rovina e inizialmente osteggiato dalla popolazione locale, diede vita a una comunità di preghiera e lavoro. La sua santità divenne presto un faro: nel 1050 nacque l'Abbazia di Casa Dei (La Chaise-Dieu), che arrivò a ospitare trecento monaci. Roberto non si limitò alla vita monastica, ma restaurò oltre cinquanta chiese distrutte dalle guerre. Consumato dalle fatiche e avvisato da Dio della fine imminente, celebrò la sua ultima Messa sorretto dai discepoli e spirò il 17 aprile 1067. La sua anima fu vista salire al cielo come un globo di fuoco, segno della luce che aveva portato nel mondo. Fu sepolto nella stessa abbazia dove ancora oggi i suoi resti riposano in un prezioso reliquiario a forma di busto. Per i grandi miracoli che avvenivano sulla sua tomba, papa Clemente VI, che era stato abate della stessa abbazia, lo canonizzò nel 1351 ad Avignone, all’epoca sede del papato.
… Che l'esempio di San Roberto di La Chaise-Dieu ci insegni a trovare Dio nel silenzio e nel servizio agli ultimi, trasformando ogni nostra fatica in una "Casa di Dio".
Immagine: "San Roberto di La Chaise-Dieu", busto-reliquiario in legno policromo e dorato, realizzato, nel XVII secolo, da ignoto autore di ambito culturale locale. L'opera si trova all'interno della sacrestia dell' Abbaye de Saint-Robert (Abbazia di San Roberto), a La Chaise-Dieu (Alta Loira, Francia).
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