L’APOSTOLO DEL “TOTUS TUUS” E IL COMBATTENTE DELLA FEDE
Oggi - 28 aprile 2026 - martedì della IV settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Luigi Maria Grignion de Montfort, sacerdote.
Dalla Bretagna alla Sorbona: Gli anni della formazione e il primato della carità
Louis-Marie (Luigi Maria), questo il suo nome nella natia lingua francese, nacque il 31 gennaio 1673 a Montfort-la-Cane, in Bretagna, nel Regno di Francia (oggi Montfort-sur-Meu, presso Rennes, regione Bretagna, Francia). Era figlio di Jean-Baptiste Grignion, avvocato presso il locale tribunale, e di Jeanne Robert, casalinga, secondogenito dei ben diciotto figli della coppia, dei quali sette si spensero a pochi mesi dalla nascita. Dal 1684, all’età di undici anni, fu educato nel collegio dei Padri Gesuiti di Rennes, dove si specializzò particolarmente nelle materie classiche, umanistiche e filosofiche. Nel 1692, completati gli studi, lasciò l’istituto per Parigi, dove intendeva laurearsi in teologia, assecondando la propria vocazione spirituale. Già durante il viaggio diede segno della sua intrinseca carità, donando tutto il denaro che la famiglia gli aveva affidato per mantenersi nella capitale, ai numerosi poveri che incontrava lungo il cammino. Giunto a Parigi senza un soldo, per mantenersi dovette adattarsi a vari lavori e ad essere ospitato in un convitto per seminaristi poveri, mentre frequentava il seminario di Saint-Sulpice, che si appoggiava all’Università della Sorbona.
Il ministero tra i poveri e la nascita delle famiglie monfortine
Il 5 giugno 1700, ordinato sacerdote nell’anno del Giubileo, avrebbe voluto partire missionario per il Canada, ma non ci riuscì, per cui, rifiutato l’incarico di maestro dei novizi nello stesso seminario Saint-Sulpice, come primo incarico fu destinato a Nantes, nella Francia occidentale, lungo l'estuario della Loira a circa 50 chilometri dall'Oceano Atlantico (oggi capoluogo della regione Paesi della Loira), per unirsi a una comunità di sacerdoti (la comunità di Saint-Clément) al fine di dedicarsi alle missioni popolari. Tuttavia, si accorse presto che anche questo incarico non faceva per lui, che desiderava un’attività pastorale mai disgiunta dall’esercizio della carità. Nel 1701 conobbe la Marchesa de Montespan, che ne apprezzò subito le doti umane e spirituali, facendosi carico del mantenimento delle sue tre sorelle. Questa, venuta a sapere dei suoi progetti e dell’insoddisfazione per l’incarico di Nantes, lo presentò al suo amico Monsignor Claude de La Poype de Vertrieu, vescovo di Poitiers, nella Francia centro-occidentale, a circa 220 chilometri a sud-est di Nantes (oggi capoluogo della regione Nuova Aquitania). Dietro interessamento di quest’ultimo, nel medesimo anno, Luigi Maria fu nominato cappellano di quell’ospedale (conosciuto come "La Babilonia" per il disordine che vi regnava), dove, finalmente trovato l’ambiente a lui congeniale, benché caratterizzato da grande sofferenza e scontri, si dedicò alla pastorale sanitaria e alla carità verso gli infermi. Proprio in questo nosocomio conobbe la pia Marie-Louise Trichet, con la quale nel 1703 fondò la congregazione delle “Figlie della Sapienza” per assistere i malati e i poveri e successivamente il corrispettivo ramo maschile, la “Compagnia di Maria” (che però prese una forma più definita solo verso la fine della sua vita). Sacerdoti e suore di queste congregazioni sono oggi detti anche “Monfortini” in suo onore. Dopo alcuni contrasti con l'amministrazione dell'ospedale, iniziò a predicare missioni popolari in tutta la diocesi di Poitiers su incarico del vescovo.
Il pellegrinaggio verso il cuore della Chiesa e il mandato di Missionario Apostolico
Un giorno, mentre si trovava a Poitiers a predicare gli esercizi spirituali alle Suore di Santa Caterina, il vescovo, sobillato e influenzato dai tanti nemici che la purezza spirituale di Luigi Maria suscitava, gli ordinò di lasciare immediatamente la diocesi senza proferire parola con alcuno. Egli obbedì prontamente e tornò a Parigi, dove, forte dell’esperienza appena fatta, volle occuparsi dei malati dell’ospedale generale Salpêtrière, ma, anche qui, a causa delle tante calunnie dei nemici, non fu gradito dall’amministrazione e fu allontanato. Amareggiato per l’ingiusto licenziamento da Poitiers e per la pessima accoglienza ricevuta nella capitale, si recò dagli eremiti di Mont-Valérien, non troppo lontano da Parigi, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera, divenendone il confessore, autorizzato dal competente arcivescovo di Parigi. Ben presto, tuttavia, fu reclamato a gran voce dal popolo di Poitiers che aveva imparato ad amarlo. Così, tornò ancora in questa città, senza che però potesse restarvi a lungo, a causa dell’astio nei suoi confronti da parte di tanti sacerdoti poco degni. Molti dei suoi oppositori erano vicini alle idee del “giansenismo”, che all'epoca erano molto diffuse nel clero francese e contrastavano con la spiritualità monfortiana. Si trattava di un movimento religioso e teologico del XVII-XVIII secolo basato sulle idee del vescovo Cornelio Giansenio (Jansen). Sostenente una visione pessimistica dell'uomo, ritenuto corrotto dal peccato originale e incapace di salvarsi senza la Grazia divina, riservata solo ai predestinati. Decise allora di chiedere giustizia direttamente al Papa e, nel marzo 1706, partì a piedi per Roma, come un umile pellegrino. Giunto nella Città Eterna nel successivo mese di maggio, riuscì a incontrare il Pontefice Clemente XI (dal 1700 al 1721), al quale espose le proprie ragioni e la sua aspirazione alla vita missionaria. Clemente XI ne rimase talmente positivamente colpito da nominarlo missionario apostolico in Francia. Negli anni a seguire, in tali vesti, Luigi Maria si dedicò instancabilmente all’evangelizzazione, spostandosi frequentemente nelle varie diocesi francesi e organizzando anche numerosissime missioni popolari. Infine, il 1º aprile 1716, iniziò quella che fu la sua ultima missione a Saint-Laurent-sur-Sèvre, nella regione della Vandea.
L'ultimo sacrificio, il segreto di Maria e la gloria degli altari
Dopo avere ricevuto la visita del vescovo di quella diocesi il 22 aprile, purtroppo, essendo già debole nel fisico per gli incessanti sforzi compiuti, quando era quasi al termine della missione, si ammalò di polmonite, morendo a soli quarantatré anni, la sera del 28 aprile 1716. Fu sepolto nella stessa Saint-Laurent-sur-Sèvre, nella basilica che oggi porta il suo nome. Luigi Maria era morto “in fama di santità” e la gente iniziò ad andare in pellegrinaggio alla sua tomba. Gli furono attribuiti diversi miracoli di guarigione, i devoti lo pregavano per ottenere grazie, ma soprattutto continuavano a partecipare numerosi alle missioni organizzate con frequenza dai missionari della Compagnia di Maria da lui fondata, secondo il suo metodo. Luigi Maria fu un grande innamorato della Madonna, che profuma tutti i suoi scritti, ed è questa la sua più grande gloria. Non si può omettere, a questo proposito, di citare quella che è la sua più grande opera, il “Trattato della vera devozione a Maria”, il cui manoscritto rimase nascosto per ben centotrenta anni. Fu ritrovato nel 1842 e pubblicato l'anno seguente. Da allora ha fatto il giro del mondo, tradotto in tutte le lingue. Egli aveva, per così dire, il dono di attirarsi molti nemici tra i mediocri e nullafacenti e d’ispirare l’odio di molti indegni peccatori che cospiravano uniti contro di lui. I potenti di turno erano quelli che più lo combattevano. Lo dice esplicitamente lui stesso: erano i potenti a unirsi e a complottare contro la sua azione. Questi potenti rappresentavano l’amministrazione pubblica, l’aristocrazia, la gerarchia ecclesiastica corrotta e una parte stessa del clero. I potenti del suo tempo lo odiavano perché difendeva i princìpi del Vangelo, spiegandoli in modo profondo e combattendo l’orgoglio e la sensualità, predicando con coraggio e presentando la vera devozione a Maria. Luigi Maria ci ha lasciato molti scritti e raccomandazioni. Ha raccomandato di combattere e di “non piegarsi passivamente a coloro che bestemmiano e imprecano, cantano canzoni immorali e si ubriacano”. Ha indicato ai suoi discepoli come reagire e protestare con fermezza di fronte a queste persone, in un atteggiamento da veri combattenti. Fu beatificato il 22 gennaio 1888 da papa Leone XIII, che apprezzò particolarmente la sua dottrina spirituale, che, da quel momento, divenne oggetto di studio e d’ispirazione per le molte congregazioni missionarie che nacquero tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, oltre che per la Chiesa intera. Nel 1947 fu proclamato santo dal Venerabile pontefice Pio XII, e nel 2000, sotto il pontificato di papa San Giovanni Paolo II, fu avviato l’iter procedurale, tuttora in corso, per proclamarlo Dottore della Chiesa. Sebbene non abbia ancora il titolo formale, è spesso definito informalmente come il "Dottore della Mediazione" (universale di Maria) per l'immensa influenza del suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine.
… Per l’intercessione di San Luigi Maria, ci conceda il Signore di riconoscere in lui un modello di vita e di saper camminare “per Maria a Gesù”. Ci ottenga egli il coraggio di essere veri “combattenti della fede” contro le lusinghe del mondo, affinché, consacrati pienamente alla Santa Vergine, possiamo giungere alla gloria della Risurrezione.
Immagine: "San Luigi Maria Grignion de Montfort", statua in marmo bianco scolpita, nel 1948, dallo scultore ferrarese Giacomo Parisini (1891-1964). L'opera si trova in una delle grandi nicchie della navata principale della Basilica di San Pietro in Vaticano, a Roma.
Roberto Moggi
Home page ARGOMENTI
Oggi - 28 aprile 2026 - martedì della IV settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Luigi Maria Grignion de Montfort, sacerdote.
Dalla Bretagna alla Sorbona: Gli anni della formazione e il primato della carità
Louis-Marie (Luigi Maria), questo il suo nome nella natia lingua francese, nacque il 31 gennaio 1673 a Montfort-la-Cane, in Bretagna, nel Regno di Francia (oggi Montfort-sur-Meu, presso Rennes, regione Bretagna, Francia). Era figlio di Jean-Baptiste Grignion, avvocato presso il locale tribunale, e di Jeanne Robert, casalinga, secondogenito dei ben diciotto figli della coppia, dei quali sette si spensero a pochi mesi dalla nascita. Dal 1684, all’età di undici anni, fu educato nel collegio dei Padri Gesuiti di Rennes, dove si specializzò particolarmente nelle materie classiche, umanistiche e filosofiche. Nel 1692, completati gli studi, lasciò l’istituto per Parigi, dove intendeva laurearsi in teologia, assecondando la propria vocazione spirituale. Già durante il viaggio diede segno della sua intrinseca carità, donando tutto il denaro che la famiglia gli aveva affidato per mantenersi nella capitale, ai numerosi poveri che incontrava lungo il cammino. Giunto a Parigi senza un soldo, per mantenersi dovette adattarsi a vari lavori e ad essere ospitato in un convitto per seminaristi poveri, mentre frequentava il seminario di Saint-Sulpice, che si appoggiava all’Università della Sorbona.
Il ministero tra i poveri e la nascita delle famiglie monfortine
Il 5 giugno 1700, ordinato sacerdote nell’anno del Giubileo, avrebbe voluto partire missionario per il Canada, ma non ci riuscì, per cui, rifiutato l’incarico di maestro dei novizi nello stesso seminario Saint-Sulpice, come primo incarico fu destinato a Nantes, nella Francia occidentale, lungo l'estuario della Loira a circa 50 chilometri dall'Oceano Atlantico (oggi capoluogo della regione Paesi della Loira), per unirsi a una comunità di sacerdoti (la comunità di Saint-Clément) al fine di dedicarsi alle missioni popolari. Tuttavia, si accorse presto che anche questo incarico non faceva per lui, che desiderava un’attività pastorale mai disgiunta dall’esercizio della carità. Nel 1701 conobbe la Marchesa de Montespan, che ne apprezzò subito le doti umane e spirituali, facendosi carico del mantenimento delle sue tre sorelle. Questa, venuta a sapere dei suoi progetti e dell’insoddisfazione per l’incarico di Nantes, lo presentò al suo amico Monsignor Claude de La Poype de Vertrieu, vescovo di Poitiers, nella Francia centro-occidentale, a circa 220 chilometri a sud-est di Nantes (oggi capoluogo della regione Nuova Aquitania). Dietro interessamento di quest’ultimo, nel medesimo anno, Luigi Maria fu nominato cappellano di quell’ospedale (conosciuto come "La Babilonia" per il disordine che vi regnava), dove, finalmente trovato l’ambiente a lui congeniale, benché caratterizzato da grande sofferenza e scontri, si dedicò alla pastorale sanitaria e alla carità verso gli infermi. Proprio in questo nosocomio conobbe la pia Marie-Louise Trichet, con la quale nel 1703 fondò la congregazione delle “Figlie della Sapienza” per assistere i malati e i poveri e successivamente il corrispettivo ramo maschile, la “Compagnia di Maria” (che però prese una forma più definita solo verso la fine della sua vita). Sacerdoti e suore di queste congregazioni sono oggi detti anche “Monfortini” in suo onore. Dopo alcuni contrasti con l'amministrazione dell'ospedale, iniziò a predicare missioni popolari in tutta la diocesi di Poitiers su incarico del vescovo.
Il pellegrinaggio verso il cuore della Chiesa e il mandato di Missionario Apostolico
Un giorno, mentre si trovava a Poitiers a predicare gli esercizi spirituali alle Suore di Santa Caterina, il vescovo, sobillato e influenzato dai tanti nemici che la purezza spirituale di Luigi Maria suscitava, gli ordinò di lasciare immediatamente la diocesi senza proferire parola con alcuno. Egli obbedì prontamente e tornò a Parigi, dove, forte dell’esperienza appena fatta, volle occuparsi dei malati dell’ospedale generale Salpêtrière, ma, anche qui, a causa delle tante calunnie dei nemici, non fu gradito dall’amministrazione e fu allontanato. Amareggiato per l’ingiusto licenziamento da Poitiers e per la pessima accoglienza ricevuta nella capitale, si recò dagli eremiti di Mont-Valérien, non troppo lontano da Parigi, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera, divenendone il confessore, autorizzato dal competente arcivescovo di Parigi. Ben presto, tuttavia, fu reclamato a gran voce dal popolo di Poitiers che aveva imparato ad amarlo. Così, tornò ancora in questa città, senza che però potesse restarvi a lungo, a causa dell’astio nei suoi confronti da parte di tanti sacerdoti poco degni. Molti dei suoi oppositori erano vicini alle idee del “giansenismo”, che all'epoca erano molto diffuse nel clero francese e contrastavano con la spiritualità monfortiana. Si trattava di un movimento religioso e teologico del XVII-XVIII secolo basato sulle idee del vescovo Cornelio Giansenio (Jansen). Sostenente una visione pessimistica dell'uomo, ritenuto corrotto dal peccato originale e incapace di salvarsi senza la Grazia divina, riservata solo ai predestinati. Decise allora di chiedere giustizia direttamente al Papa e, nel marzo 1706, partì a piedi per Roma, come un umile pellegrino. Giunto nella Città Eterna nel successivo mese di maggio, riuscì a incontrare il Pontefice Clemente XI (dal 1700 al 1721), al quale espose le proprie ragioni e la sua aspirazione alla vita missionaria. Clemente XI ne rimase talmente positivamente colpito da nominarlo missionario apostolico in Francia. Negli anni a seguire, in tali vesti, Luigi Maria si dedicò instancabilmente all’evangelizzazione, spostandosi frequentemente nelle varie diocesi francesi e organizzando anche numerosissime missioni popolari. Infine, il 1º aprile 1716, iniziò quella che fu la sua ultima missione a Saint-Laurent-sur-Sèvre, nella regione della Vandea.
L'ultimo sacrificio, il segreto di Maria e la gloria degli altari
Dopo avere ricevuto la visita del vescovo di quella diocesi il 22 aprile, purtroppo, essendo già debole nel fisico per gli incessanti sforzi compiuti, quando era quasi al termine della missione, si ammalò di polmonite, morendo a soli quarantatré anni, la sera del 28 aprile 1716. Fu sepolto nella stessa Saint-Laurent-sur-Sèvre, nella basilica che oggi porta il suo nome. Luigi Maria era morto “in fama di santità” e la gente iniziò ad andare in pellegrinaggio alla sua tomba. Gli furono attribuiti diversi miracoli di guarigione, i devoti lo pregavano per ottenere grazie, ma soprattutto continuavano a partecipare numerosi alle missioni organizzate con frequenza dai missionari della Compagnia di Maria da lui fondata, secondo il suo metodo. Luigi Maria fu un grande innamorato della Madonna, che profuma tutti i suoi scritti, ed è questa la sua più grande gloria. Non si può omettere, a questo proposito, di citare quella che è la sua più grande opera, il “Trattato della vera devozione a Maria”, il cui manoscritto rimase nascosto per ben centotrenta anni. Fu ritrovato nel 1842 e pubblicato l'anno seguente. Da allora ha fatto il giro del mondo, tradotto in tutte le lingue. Egli aveva, per così dire, il dono di attirarsi molti nemici tra i mediocri e nullafacenti e d’ispirare l’odio di molti indegni peccatori che cospiravano uniti contro di lui. I potenti di turno erano quelli che più lo combattevano. Lo dice esplicitamente lui stesso: erano i potenti a unirsi e a complottare contro la sua azione. Questi potenti rappresentavano l’amministrazione pubblica, l’aristocrazia, la gerarchia ecclesiastica corrotta e una parte stessa del clero. I potenti del suo tempo lo odiavano perché difendeva i princìpi del Vangelo, spiegandoli in modo profondo e combattendo l’orgoglio e la sensualità, predicando con coraggio e presentando la vera devozione a Maria. Luigi Maria ci ha lasciato molti scritti e raccomandazioni. Ha raccomandato di combattere e di “non piegarsi passivamente a coloro che bestemmiano e imprecano, cantano canzoni immorali e si ubriacano”. Ha indicato ai suoi discepoli come reagire e protestare con fermezza di fronte a queste persone, in un atteggiamento da veri combattenti. Fu beatificato il 22 gennaio 1888 da papa Leone XIII, che apprezzò particolarmente la sua dottrina spirituale, che, da quel momento, divenne oggetto di studio e d’ispirazione per le molte congregazioni missionarie che nacquero tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, oltre che per la Chiesa intera. Nel 1947 fu proclamato santo dal Venerabile pontefice Pio XII, e nel 2000, sotto il pontificato di papa San Giovanni Paolo II, fu avviato l’iter procedurale, tuttora in corso, per proclamarlo Dottore della Chiesa. Sebbene non abbia ancora il titolo formale, è spesso definito informalmente come il "Dottore della Mediazione" (universale di Maria) per l'immensa influenza del suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine.
… Per l’intercessione di San Luigi Maria, ci conceda il Signore di riconoscere in lui un modello di vita e di saper camminare “per Maria a Gesù”. Ci ottenga egli il coraggio di essere veri “combattenti della fede” contro le lusinghe del mondo, affinché, consacrati pienamente alla Santa Vergine, possiamo giungere alla gloria della Risurrezione.
Immagine: "San Luigi Maria Grignion de Montfort", statua in marmo bianco scolpita, nel 1948, dallo scultore ferrarese Giacomo Parisini (1891-1964). L'opera si trova in una delle grandi nicchie della navata principale della Basilica di San Pietro in Vaticano, a Roma.
Roberto Moggi
Home page ARGOMENTI

Commenti
Posta un commento
Non inserire link cliccabili altrimenti il commento verrà eliminato. Metti la spunta a Inviami notifiche per essere avvertito via email di nuovi commenti al post.