San Giorgio, martire

IL MEGALOMARTIRE TRA STORIA, FEDE E LEGGENDA

Oggi - 23 aprile 2026 - giovedì della III settimana di Pasqua, la Chiesa celebra la memoria facoltativa di San Giorgio, martire. 

Tra Cappadocia e carriera militare


Di Georgius (Giorgio), questo il suo nome in latino, si hanno quasi esclusivamente notizie del martirio, provenienti per lo più dalla “Passio Georgii” (“Passione di Giorgio”). L’opera, però, è scarsamente attendibile poiché ampliata nel corso dei secoli e classificata, dal “Decretum Gelasianum” (“Decreto Gelasiano”) del 496, quale opera apocrifa. Si ritiene che Giorgio nacque attorno alla seconda metà del 200, nella Provincia Imperiale Romana di Cappadocia (oggi nella parte centrale della Turchia asiatica, corrispondente alla Penisola Anatolica), dai genitori Geronzio, di origine persiana, e Policronia, cappadoce, probabilmente entrambi cristiani. Ebbe un’eccellente educazione, che gli aprì le strade verso le più alte e prestigiose cariche pubbliche, ma lui, a un certo punto, decise di intraprendere la carriera militare e si arruolò nell’esercito imperiale. 

Il soldato che divenne testimone della Luce

Fu destinato a un reparto di stanza a Lydda (detta anche Diospoli o Lidda), nella Provincia Romana di Palestina (oggi Lod, presso Jaffa-Tel Aviv, in Israele). La sua carriera militare fu esemplare e celere, tanto da divenire tribuno e ufficiale della guarnigione di stanza in Palestina. Nella sede di servizio, presto cominciò a frequentare la locale comunità cristiana e, a seguito di un profondo e travagliato discernimento spirituale, decise di farsi cristiano e di donare ai poveri tutti i suoi averi. Da quel momento, il suo amore per Gesù fu radicale e la sua condotta di vita esemplare, ricevendo anche il dono della profezia, così da acquisire la chiara consapevolezza dei tormenti che avrebbe dovuto sopportare per amore di Cristo, nel corso dei sette anni a venire. Infatti, durante la persecuzione scatenata contro i cristiani dall’imperatore Diocleziano (284-305), così come egli aveva prodigiosamente saputo in precedenza, fu arrestato e torturato più volte, superando sofferenze durate proprio sette anni, durante i quali rimase sempre saldo nella fede e fedele a Gesù. Solo alla fine di questo lungo periodo, si ritiene nel 303 (ma alcuni studiosi propendono per il 284), subì il martirio, venendo decapitato nella stessa Lydda, sul luogo in cui esiste ancora oggi un sepolcro e sorse un santuario a lui dedicato già nel IV secolo, che ne conterrebbe i resti. 

Il mistero di Nicomedia e le diverse datazioni

Esiste, tuttavia, una versione leggermente diversa, nella quale Giorgio sarebbe nato verso il 280 proprio a Lydda, dove in seguito entrò nelle forze armate, progredendo velocemente nella carriera e venendo nominato ufficiale. Divenuto cristiano attraverso la frequentazione delle locali comunità dei credenti, venne per questo perseguitato, arrestato e condannato a morte. Secondo questa versione, l’esecuzione sarebbe avvenuta a Nicomedia, città della Provincia Romana del Ponto, sempre in Anatolia (oggi İzmit, nella Turchia asiatica). Anche sull'anno del supplizio ci sono divergenze, essendo questo retrocesso tra il 249 e il 251.

Dal cuore della cristianità alla Basilica del Velabro

Sotto il pontificato di Papa Zaccaria (dal 741 al 752), nella Basilica Lateranense dell’Urbe ne fu ritrovato il cranio, probabilmente anticamente trasportato in Italia. Il Pontefice lo fece spostare nella basilica romana di San Giorgio in Velabro con una solenne processione. L’insigne resto, racchiuso in un busto d’argento, fu però poi custodito anche a San Pietro in Vaticano. Il 16 gennaio 1408 fu trasferito nuovamente a San Giorgio in Velabro, dove ancora è visibile il cofanetto-reliquiario presso l’altare maggiore. Nel 1600, una parte della reliquia fu donata alla città di Ferrara (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Emilia-Romagna). 

L'origine della leggenda del drago e le radici iconografiche

Solo parecchi secoli dopo, al tempo delle Crociate (dal 1095 al 1272), nacque e si diffuse la leggenda di San Giorgio che affronta e uccide un drago per liberare una ragazza, da quest’ultimo tenuta prigioniera. Questo mitizzato racconto scaturì, probabilmente, all'errata interpretazione di un’immagine dell'imperatore Costantino, poi andata perduta, un quadro o un affresco che si trovava allora a Costantinopoli, raffigurante l’imperatore mentre affrontava e sconfiggeva un demone. La fantasia popolare facilmente “ricamò” sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l'Egitto, dove Giorgio fu molto venerato ed ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante. Probabilmente, la diffusione del racconto di San Giorgio e il drago, nato all’ombra delle piramidi, fu ulteriormente facilitata anche da una scena riprodotta su un altro quadro (di cui un esemplare si trova tuttora al museo parigino del Louvre, Francia), raffigurante il dio Horu purificatore del Nilo, nelle sembianze di cavaliere dalla testa di falco in uniforme romana, in atto di trafiggere un coccodrillo tra le zampe del cavallo da lui montato. 

… Che l'esempio glorioso di San Giorgio, Cavaliere di Cristo, ottenga per tutti noi la grazia di una fede incrollabile. Come lui seppe sconfiggere il male non con la forza delle armi, ma con la potenza della Croce e il dono totale di sé, così ognuno di noi possa affrontare le sfide quotidiane con coraggio e carità.
Immagine: "San Giorgio martire", statua in marmo bianco di Carrara scolpita, tra il 1416 e il 1417, dallo scultore Donato di Niccolò di Betto Bardi, noto come Donatello (1386-1466). L'opera si trova nel Museo Nazionale del Bargello, a Firenze.
 

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