San Galdino di Milano, vescovo

SAN GALDINO DELLA SALA: IL VESCOVO DELLA RICOSTRUZIONE E DIFENSORE DELLA LIBERTA’

Oggi - 18 aprile 2026 - sabato della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Galdino di Milano, vescovo. 

Dalle origini nobili al trauma del Barbarossa: la formazione di un pastore in tempi di guerra


Di Galdinus (Galdino) - questo il suo nome in latino - indicato anche con la specificazione “di Milano”, prima della sua elezione alla cattedra episcopale, si conosce pochissimo. Nacque orientativamente tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII, forse verso il 1096, a Milano, città nella quale si viveva l’ultimo periodo del governo temporale del locale arcivescovo, nell’ambito del Regno Italico sottoposto al Sacro Romano Impero. La sua famiglia d’origine era quella di bassa nobiltà dei Della Sala, talvolta indicata come Valvassi Della Sala, che gli fece avere una buona istruzione e adeguata formazione religiosa. In seguito, seguendo la propria vocazione, egli si avviò alla vita religiosa e fu consacrato sacerdote. Nel 1160 fu nominato arcidiacono della cattedrale milanese di Santa Maria Maggiore (antecedente all’odierna, eretta a partire dal 1386 e dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria, il famoso Duomo). Da quell’anno, l’arcivescovo ambrosiano si avvicinò politicamente alle molte altre città italiane, specialmente del settentrione della penisola, che si erano costituite in Liberi Comuni o Signorie indipendenti, combattendo per affrancarsi dall’Impero, cui di fatto appartenevano. Ne nacque una lotta sanguinosa, nell’ambito della quale, nel 1162, Galdino ebbe la sventura di assistere alla terribile distruzione e saccheggio della propria città, ordinata per punizione dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico I “Barbarossa” (1122-1190). Era il periodo della cosiddetta “Lega Lombarda”, quando i Liberi Comuni lombardi si allearono tra loro contro il dominio imperiale, per conservare le loro libertà, sostenuti dai rispettivi vescovi. Lo scontro si estese anche all’interno della Chiesa, lacerata dalla divisione tra il legittimo papa Alessandro III (dal 1159 al 1181) e l'antipapa Vittore IV (dal 1159 al 1164), che, unitamente a una parte dei cardinali, sosteneva l'imperatore. 

Il ministero episcopale: tra carità per i poveri, lotta alle eresie e rinascita ambrosiana

Galdino visse pertanto, con grandissima sofferenza, anche questo scisma. Lui e l'arcivescovo meneghino Oberto (dal 1146 al 1166) erano schierati con il vero pontefice, appoggiando politicamente la Lega Lombarda. Nel 1165 Galdino fu nominato cardinale dal legittimo papa, che il successivo anno 1166, alla morte di Oberto, lo fece anche arcivescovo di Milano. Prese possesso della propria sede deponendo, come primo atto, ogni sacerdote nominato dall'antipapa Vittore IV. La città era in rovina ma Galdino, già dal 1167, forte del proprio potere temporale, incominciò a favorirne la ricostruzione a ritmi serrati. Riorganizzò la Chiesa in Lombardia e pianificò il soccorso ai molti poveri ridotti alla fame e alla disperazione. Nell’intera diocesi, rimise in piedi le strutture sociali fondamentali vecchie e nuove, occupandosi soprattutto dei più bisognosi, dei diseredati e dei tanti imprigionati per debiti. Predicò con grande energia, al contempo, contro l'orientale Eresia Catara (che sosteneva un rigido contrasto tra il principio del bene e quello del male, asserendo che a quest'ultimo e non a Dio appartenesse ogni forma di possesso e di potere). Infine restaurò la cattedrale cittadina, aiutato da tante donne milanesi di ogni ceto sociale, che donarono allo scopo i pochi gioielli salvati dai saccheggi del Barbarossa. Il legame tra lo sforzo della ricostruzione e la predicazione è infatti il cuore del suo mandato. Durante il proprio episcopato consacrò anche nuovi vescovi a Lodi, Cremona e Brescia, in Lombardia, e ad Alba, Vercelli, Asti, Torino, Novara e Alessandria, in Piemonte. Morì il 18 aprile 1176, sul pulpito della basilica milanese di Santa Tecla, al termine di un ennesimo sermone contro gli eretici e fu inumato nella cattedrale. Nel 1578, il cardinale San Carlo Borromeo (1538-1584) fece deporre le sue spoglie nella cripta sotto l'altare maggiore dell’odierno duomo (consacrato tra il 1418 e il 1577) dove i suoi resti riposano all’interno di una preziosa teca. Fu canonizzato da papa Alessandro III poco dopo la sua morte. Sebbene non sia indicata una data precisa, il riconoscimento della sua santità avvenne quasi per acclamazione popolare, confermata ufficialmente dal pontefice che era stato suo grande alleato politico e religioso. È compatrono della città di Milano, con San Carlo Borromeo e Sant'Ambrogio. 

… Per intercessione di San Galdino, pastore sollecito verso i poveri e instancabile cercatore di verità, il Signore conceda a tutti noi la forza di ricostruire con speranza ciò che il tempo e le prove hanno ferito, e di servire i fratelli con carità ardente. Che la sua benedizione accompagni il cammino della Chiesa e la sostenga.
Immagine: "San Galdino di Milano", olio su tela dipinto all'incirca tra il 1700 e il 1720, attribuito al pittore non meglio conosciuto Francesco Fabbrica (documentato come attivo a Milano e in Lombardia tra il 1680 e il 1718 circa). L'opera si trova nella Collezione Erba-Odescalchi del Museo dei Chiostri di Sant'Eustorgio, a Milano.
Roberto Moggi
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