L'AVVOCATO DELLA VERITÀ E IL MARTIRE DELLA REZIA
Oggi - 24 aprile 2026 - venerdì della III settimana di Pasqua, nella Chiesa ricorre la memoria facoltativa di San Fedele da Sigmaringen, martire.
Le origini e la formazione accademica
Mark o Markus (Marco) - questo il suo nome di battesimo rispettivamente in olandese e in tedesco - nacque il 1° ottobre del 1577 (ma secondo alcune fonti del 1578) a Sigmaringen, capitale della piccola e sovrana Contea di Hohenzollern-Sigmaringen, nella regione della Svevia posta nella parte meridionale dei territori germanofoni del Sacro Romano Impero (oggi nello stato federato Baden-Württemberg, sulle rive del fiume Danubio a sud di Stoccarda, nel meridione della Germania). La sua era una benestante famiglia cattolica originaria della regione olandese delle Fiandre (attualmente nel Belgio settentrionale), il cui cognome è stato tramandato come Reyd, oppure Roy o Rey. Dopo la prima istruzione culturale e religiosa ricevuta a casa, proseguì gli studi presso il collegio dei Padri Gesuiti di Friburgo (oggi nella Svizzera tedesca) e, in seguito, presso l'università della stessa città, dove conseguì brillantemente il dottorato in filosofia e diritto il 7 maggio 1611.
Dal foro al servizio del "Filosofo Cristiano"
Intraprese poi la professione di avvocato a Kolmer, nella regione dell’Alsazia (ora Colmar nella Francia del nord-est), rimanendone però presto deluso, dato che era più portato per gli studi filosofici che per le arringhe in tribunale, mentre era, al tempo stesso, molto attratto dalla vita religiosa. Fu così che accettò con entusiasmo la proposta del conte svevo Von Stotzingen, che gli propose di fare da istitutore ai propri figli e a quelli di un gruppo di nobili suoi amici, tutti residenti nella vicina Svevia. Così, chiuso lo studio legale di Kolmer, tornò nella sua terra e assunse l’incarico d’insegnante. In questo periodo visitò con gli studenti, a scopo culturale, diverse città d'Italia, Spagna e Francia, impartendo agli aristocratici discepoli utilissimi ammaestramenti mai disgiunti dalla morale cattolica, tanto da farlo conoscere come il "Filosofo cristiano". In ogni caso, non erano gli onori né tanto meno la ricchezza che egli cercava, bensì il Signore.
L'abito cappuccino e il cuore rivolto ai poveri
La sua ricerca di Dio maturò a tal punto che il 4 ottobre 1612, all'età di circa trentacinque anni, abbandonò ogni cosa e tornò a Friburgo, dove, nel locale convento dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, indossò l'umile saio di San Francesco e assunse il nome religioso di “Fra Fedele”. Fu poi ordinato sacerdote e, approfonditi gli studi teologici a Costanza, nel sud della Germania, divenne quindi padre guardiano dei conventi tra loro non lontani di Rheinfelden, Friburgo, Weltkirchen e infine Feldkirch. Mentre si trovava in queste comunità religiose, fu definito dal popolo come "Avvocato dei poveri", perché, forte della sua precedente esperienza legale, difendeva gratuitamente nei giudizi chi non aveva denaro a sufficienza per pagarsi un avvocato. Quando coprì l'ufficio di padre guardiano nel convento di Weltkirchen, inoltre, durante una terribile epidemia di peste, si prodigò con straordinaria carità ed eroico coraggio nell'assistenza ai colpiti dal morbo. Tuttavia, non tralasciava affatto l’attività di letterato, divenendo presto celebre in virtù di alcuni suoi scritti contro il protestantesimo, tanto che il vescovo della località alpina di Coira (oggi nel Cantone dei Grigioni, Svizzera), nel 1614 gli chiese di istruire un gruppo di frati missionari, che avrebbero dovuto contenere il dilagare delle idee protestanti nella sua diocesi, provenienti dai limitrofi territori germanofoni.
Missionario della fede nelle terre di confine
Fedele accolse la richiesta nel 1621 e, l'anno seguente, affinché potesse svolgerla autorevolmente, la neo istituita Sacra Congregazione “de Propaganda Fide” (“della Propaganda della Fede”), dicastero pontificio che si occupava dell'attività missionaria cattolica nel mondo, istituita a Roma dal Papa Gregorio XV il 22 giugno 1622, lo nominò Responsabile delle missioni nel territorio svizzero detto “delle Tre Leghe” (oggi Cantone dei Grigioni). Da quel momento, percorse tutta la regione predicando instancabilmente e suscitando molte conversioni. Dalla Congregazione ebbe anche l'incarico di recarsi nella Rezia, com’era chiamata la restante regione dell’arco alpino, che pure era in piena crisi di penetrazione protestante. In seguito al comportamento suo e dei suoi collaboratori, i “ritorni” e le conversioni al cattolicesimo furono numerosissimi, ma l'intolleranza di molti finì per creargli attorno una forte ostilità, soprattutto da parte dei contadini calvinisti svizzeri, in quel periodo scesi in guerra contro l’Imperatore d'Austria, cattolico. Più che scontata, quindi, l'accusa mossa a Fra Fedele d'essere al servizio dell'Imperatore cattolico. Ciò nonostante, per nulla intimorito dalle minacce, dalle ingiurie e dalle false accuse, egli continuava impavido la sua missione, recandosi di città in città e di villaggio in villaggio a tenere predicazioni, sostenendo sempre che avrebbe ritenuto una grazia il suo eventuale martirio.
Il supremo sacrificio e la gloria degli altari
Era poco meno di una profezia. Infatti, il 24 aprile 1622, a Seewis im Prättigau nella Rezia (adesso nel Cantone Grigioni, Svizzera), durante una sua accorata predica sulla pubblica piazza, si udirono improvvisamente alcuni spari, forse finalizzati a spaventare lui e il popolo che ascoltava numeroso, creando scompiglio. Fra Fedele, però, non tentennò un solo istante e portò a termine il sermone senza scomporsi minimamente, facendo sì che anche la gente restasse sul posto. Al termine dell’orazione, mentre lasciava la piazza e si avviava verso il suo alloggio, all'improvviso fu circondato da una ventina di soldati armati di tutto punto, capeggiati da un ministro della confessione calvinista (che in seguito si sarebbe convertito). Quest’ultimo, forte della soldataglia al suo seguito, gli intimò di rinnegare quanto aveva predicato poco prima, pena la morte. Fedele oppose un immediato e netto rifiuto, aggiungendo che avrebbe dato volentieri la propria vita per riportare il ministro e i suoi sgherri alla vera fede. A queste parole, immediatamente, senza alcun preavviso né motivazione, fu colpito pesantemente al capo con un’arma e stramazzò a terra, avendo appena il tempo di pronunciare parole di perdono per i suoi assassini, prima d’essere finito a colpi di spada, con una furia tale che la testa gli fu tagliata. Così rese la sua anima a Dio nella gloria del martirio. Il corpo fu inumato nella cripta della cattedrale cattolica Santa Maria Assunta di Coira e il capo in una cappella costruita in suo onore nella chiesa dei Cappuccini della non lontana Feldkirk, dove ancora oggi riposano. Fu beatificato il 24 marzo 1729 dal papa Benedetto XIII e canonizzato il 29 luglio 1746 dal pontefice Benedetto XIV.
… Per l'intercessione di San Fedele, coraggioso testimone del Vangelo, il Signore ci conceda una fede incrollabile e la forza di annunciare la Verità con carità e umiltà. Ci conceda di camminare sempre sulla via della pace, protetti dal patrocinio di colui che non ebbe timore di dare la vita per Cristo.
Immagine: "San Fedele da Sigmaringen e San Giuseppe da Leonessa calpestano l'Eresia" (dove San Fedele è in piedi sulla sinistra), olio su tela dipinto, fra il 1750 e il 1760 circa, dal pittore e incisore veneziano Giambattista Tiepolo (1696-1770). L'opera si trova presso il Museo-Galleria Nazionale all'interno del Palazzo della Pilotta, a Parma (capoluogo dell'omonima provincia della regione Emilia-Romagna).
Roberto Moggi
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Oggi - 24 aprile 2026 - venerdì della III settimana di Pasqua, nella Chiesa ricorre la memoria facoltativa di San Fedele da Sigmaringen, martire.
Le origini e la formazione accademica
Mark o Markus (Marco) - questo il suo nome di battesimo rispettivamente in olandese e in tedesco - nacque il 1° ottobre del 1577 (ma secondo alcune fonti del 1578) a Sigmaringen, capitale della piccola e sovrana Contea di Hohenzollern-Sigmaringen, nella regione della Svevia posta nella parte meridionale dei territori germanofoni del Sacro Romano Impero (oggi nello stato federato Baden-Württemberg, sulle rive del fiume Danubio a sud di Stoccarda, nel meridione della Germania). La sua era una benestante famiglia cattolica originaria della regione olandese delle Fiandre (attualmente nel Belgio settentrionale), il cui cognome è stato tramandato come Reyd, oppure Roy o Rey. Dopo la prima istruzione culturale e religiosa ricevuta a casa, proseguì gli studi presso il collegio dei Padri Gesuiti di Friburgo (oggi nella Svizzera tedesca) e, in seguito, presso l'università della stessa città, dove conseguì brillantemente il dottorato in filosofia e diritto il 7 maggio 1611.
Dal foro al servizio del "Filosofo Cristiano"
Intraprese poi la professione di avvocato a Kolmer, nella regione dell’Alsazia (ora Colmar nella Francia del nord-est), rimanendone però presto deluso, dato che era più portato per gli studi filosofici che per le arringhe in tribunale, mentre era, al tempo stesso, molto attratto dalla vita religiosa. Fu così che accettò con entusiasmo la proposta del conte svevo Von Stotzingen, che gli propose di fare da istitutore ai propri figli e a quelli di un gruppo di nobili suoi amici, tutti residenti nella vicina Svevia. Così, chiuso lo studio legale di Kolmer, tornò nella sua terra e assunse l’incarico d’insegnante. In questo periodo visitò con gli studenti, a scopo culturale, diverse città d'Italia, Spagna e Francia, impartendo agli aristocratici discepoli utilissimi ammaestramenti mai disgiunti dalla morale cattolica, tanto da farlo conoscere come il "Filosofo cristiano". In ogni caso, non erano gli onori né tanto meno la ricchezza che egli cercava, bensì il Signore.
L'abito cappuccino e il cuore rivolto ai poveri
La sua ricerca di Dio maturò a tal punto che il 4 ottobre 1612, all'età di circa trentacinque anni, abbandonò ogni cosa e tornò a Friburgo, dove, nel locale convento dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, indossò l'umile saio di San Francesco e assunse il nome religioso di “Fra Fedele”. Fu poi ordinato sacerdote e, approfonditi gli studi teologici a Costanza, nel sud della Germania, divenne quindi padre guardiano dei conventi tra loro non lontani di Rheinfelden, Friburgo, Weltkirchen e infine Feldkirch. Mentre si trovava in queste comunità religiose, fu definito dal popolo come "Avvocato dei poveri", perché, forte della sua precedente esperienza legale, difendeva gratuitamente nei giudizi chi non aveva denaro a sufficienza per pagarsi un avvocato. Quando coprì l'ufficio di padre guardiano nel convento di Weltkirchen, inoltre, durante una terribile epidemia di peste, si prodigò con straordinaria carità ed eroico coraggio nell'assistenza ai colpiti dal morbo. Tuttavia, non tralasciava affatto l’attività di letterato, divenendo presto celebre in virtù di alcuni suoi scritti contro il protestantesimo, tanto che il vescovo della località alpina di Coira (oggi nel Cantone dei Grigioni, Svizzera), nel 1614 gli chiese di istruire un gruppo di frati missionari, che avrebbero dovuto contenere il dilagare delle idee protestanti nella sua diocesi, provenienti dai limitrofi territori germanofoni.
Missionario della fede nelle terre di confine
Fedele accolse la richiesta nel 1621 e, l'anno seguente, affinché potesse svolgerla autorevolmente, la neo istituita Sacra Congregazione “de Propaganda Fide” (“della Propaganda della Fede”), dicastero pontificio che si occupava dell'attività missionaria cattolica nel mondo, istituita a Roma dal Papa Gregorio XV il 22 giugno 1622, lo nominò Responsabile delle missioni nel territorio svizzero detto “delle Tre Leghe” (oggi Cantone dei Grigioni). Da quel momento, percorse tutta la regione predicando instancabilmente e suscitando molte conversioni. Dalla Congregazione ebbe anche l'incarico di recarsi nella Rezia, com’era chiamata la restante regione dell’arco alpino, che pure era in piena crisi di penetrazione protestante. In seguito al comportamento suo e dei suoi collaboratori, i “ritorni” e le conversioni al cattolicesimo furono numerosissimi, ma l'intolleranza di molti finì per creargli attorno una forte ostilità, soprattutto da parte dei contadini calvinisti svizzeri, in quel periodo scesi in guerra contro l’Imperatore d'Austria, cattolico. Più che scontata, quindi, l'accusa mossa a Fra Fedele d'essere al servizio dell'Imperatore cattolico. Ciò nonostante, per nulla intimorito dalle minacce, dalle ingiurie e dalle false accuse, egli continuava impavido la sua missione, recandosi di città in città e di villaggio in villaggio a tenere predicazioni, sostenendo sempre che avrebbe ritenuto una grazia il suo eventuale martirio.
Il supremo sacrificio e la gloria degli altari
Era poco meno di una profezia. Infatti, il 24 aprile 1622, a Seewis im Prättigau nella Rezia (adesso nel Cantone Grigioni, Svizzera), durante una sua accorata predica sulla pubblica piazza, si udirono improvvisamente alcuni spari, forse finalizzati a spaventare lui e il popolo che ascoltava numeroso, creando scompiglio. Fra Fedele, però, non tentennò un solo istante e portò a termine il sermone senza scomporsi minimamente, facendo sì che anche la gente restasse sul posto. Al termine dell’orazione, mentre lasciava la piazza e si avviava verso il suo alloggio, all'improvviso fu circondato da una ventina di soldati armati di tutto punto, capeggiati da un ministro della confessione calvinista (che in seguito si sarebbe convertito). Quest’ultimo, forte della soldataglia al suo seguito, gli intimò di rinnegare quanto aveva predicato poco prima, pena la morte. Fedele oppose un immediato e netto rifiuto, aggiungendo che avrebbe dato volentieri la propria vita per riportare il ministro e i suoi sgherri alla vera fede. A queste parole, immediatamente, senza alcun preavviso né motivazione, fu colpito pesantemente al capo con un’arma e stramazzò a terra, avendo appena il tempo di pronunciare parole di perdono per i suoi assassini, prima d’essere finito a colpi di spada, con una furia tale che la testa gli fu tagliata. Così rese la sua anima a Dio nella gloria del martirio. Il corpo fu inumato nella cripta della cattedrale cattolica Santa Maria Assunta di Coira e il capo in una cappella costruita in suo onore nella chiesa dei Cappuccini della non lontana Feldkirk, dove ancora oggi riposano. Fu beatificato il 24 marzo 1729 dal papa Benedetto XIII e canonizzato il 29 luglio 1746 dal pontefice Benedetto XIV.
… Per l'intercessione di San Fedele, coraggioso testimone del Vangelo, il Signore ci conceda una fede incrollabile e la forza di annunciare la Verità con carità e umiltà. Ci conceda di camminare sempre sulla via della pace, protetti dal patrocinio di colui che non ebbe timore di dare la vita per Cristo.
Immagine: "San Fedele da Sigmaringen e San Giuseppe da Leonessa calpestano l'Eresia" (dove San Fedele è in piedi sulla sinistra), olio su tela dipinto, fra il 1750 e il 1760 circa, dal pittore e incisore veneziano Giambattista Tiepolo (1696-1770). L'opera si trova presso il Museo-Galleria Nazionale all'interno del Palazzo della Pilotta, a Parma (capoluogo dell'omonima provincia della regione Emilia-Romagna).
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