IL MEGALOMARTIRE E DIFENSORE DELLA FEDE
Oggi - 09 aprile 2026 - giovedì fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Demetrio di Tessalonica, martire.
Le radici greche e lo splendore della Tessalonica imperiale
Di Demetrios o Demetrius (Demetrio) - questo il suo nome rispettivamente nella natia lingua greca (traslitterata nel nostro alfabeto) e in latino - si conosce poco. È particolarmente venerato nella Chiesa greco-ortodossa, che gli attribuisce il titolo di “Megalomartire” (Grande martire) e lo considera santo “Miroblita” (uno di quelli il cui corpo, prima o dopo la morte, emana fragranza o lascia colare olio profumato). La principale tradizione, vuole che sia nato attorno al 270 nell’antica Tessalonica di Macedonia, nell’omonima regione della Grecia continentale (oggi Salonicco, Grecia). Tessalonica era la capitale della Provincia Romana della Macedonia e una delle città più floride dell'Impero. È interessante notare che, proprio in quegli anni, la città visse una fase di grande splendore monumentale, con la costruzione del Palazzo di Galerio e dell'Arco di Galerio, i cui resti sono tuttora visibili a Salonicco. Durante la vita di Demetrio, l'Impero era governato dal sistema della Tetrarchia e la città divenne la sede imperiale e la residenza ufficiale del Cesare (poi Augusto) Gaio Galerio Valerio Massimiano (dal 293 al 311). In questo importante centro, nella parte finale del III secolo e nei primi anni del IV si scatenarono violente persecuzioni contro i cristiani, a seguito degli editti emanati dall’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305) e, localmente, dallo stesso Galerio.
Il coraggio del testimone e la vittoria della Croce sull'arena
Secondo le agiografie, Demetrio apparteneva a una nobile famiglia senatoria della provincia e ricopriva un alto incarico militare o amministrativo (spesso citato come “proconsole” o “dux”) proprio per il distretto di Tessalonica, prima di essere arrestato per la sua fede. Era ritenuto molto pericoloso dalle locali autorità, poiché diacono della Chiesa locale, particolarmente attivo nella comunità dei credenti in Cristo e valente predicatore molto amato dal popolo. Fu pertanto arrestato, rinchiuso nel carcere delle vicine terme e condotto in catene davanti al prefetto o - secondo alcuni studiosi - allo stesso augusto Galerio Massimiano, che si trovava in città, venendo invitato senza successo ad abiurare la fede in Gesù e sacrificare agli dei pagani. Nell’arena cittadina, intanto, si tenevano i giochi gladiatori, nel corso dei quali l’ormai attempato combattente vandalo di nome Lyaeus, gladiatore di grandissima fama e favorito dalle autorità imperiali, doveva affrontare il giovane e forte Nestore. Nel timore che il prediletto Lyaeus potesse soccombere, le autorità, o forse lo stesso Massimiano, pensarono bene di corrompere il giovane avversario affinché rinunciasse allo scontro o perdesse, ma questo rifiutò il denaro offertogli, ben sapendo di guadagnare molto di più, unitamente a gloria, prestigio e fama, con la vittoria che sentiva sua. La tradizione agiografica più diffusa sottolinea che Nestore fece visita a Demetrio in carcere per ricevere la sua benedizione prima dello scontro. Demetrio lo segnò con la croce dicendo: “Vincerai e sarai martirizzato per Cristo”. Nestore, infatti, colpì a morte il più anziano avversario ed il prefetto (o può darsi lo stesso augusto) si allontanò incollerito. Quando poi gli fu comunicata la notizia che erano state le preghiere di Demetrio a guidare la mano del vincitore, vide nel gesto di Nestore una sfida spirituale supportata da Demetrio e ordinò che quest’ultimo fosse ucciso a colpi di lancia nel luogo stesso dove si trovava prigioniero.
Il culto nei secoli: dalle Terme al cielo di Salonicco
Il martirio ebbe luogo proprio nelle carceri delle terme verosimilmente intorno all’anno 306. Il suo corpo fu seppellito da alcuni compagni di fede nella sua città, sotto uno strato di sottile terra e a lungo dimenticato, fino a quando i resti furono ritrovati quasi due secoli dopo e inumati nella basilica sorta sul luogo del martirio, nell’odierna Salonicco (Grecia), città della quale è anche il patrono. Oggi le sue reliquie sono conservate nello stesso centro, nella celebre Basilica di San Demetrio (Hagios Demetrios), patrimonio UNESCO, costruita sopra le antiche terme romane. Demetrio, successivamente, fu adottato come santo protettore dai Crociati insieme a San Giorgio, durante il Medioevo. Il Martirologio Romano ne celebra la memoria il 9 aprile, riprendendo la tradizione del Martirologio Siriaco.
… Per intercessione di San Demetrio Megalomartire, il Signore ci conceda la fortezza dello Spirito e la gioia della Resurrezione. Possa l'esempio di questo santo testimone, che profumò il mondo con l'olio della fede, guidare i nostri passi sulla via della carità e del coraggio cristiano.
Immagine: "San Demetrio di Tessalonica", icona a tempera, olio e oro su legno, realizzata nel corso del XXI secolo da anonimo artista di scuola russa. Opera di pubblico dominio nella disponibilità di Casa d'Arte privata.
Roberto Moggi
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Oggi - 09 aprile 2026 - giovedì fra l’Ottava di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Demetrio di Tessalonica, martire.
Le radici greche e lo splendore della Tessalonica imperiale
Di Demetrios o Demetrius (Demetrio) - questo il suo nome rispettivamente nella natia lingua greca (traslitterata nel nostro alfabeto) e in latino - si conosce poco. È particolarmente venerato nella Chiesa greco-ortodossa, che gli attribuisce il titolo di “Megalomartire” (Grande martire) e lo considera santo “Miroblita” (uno di quelli il cui corpo, prima o dopo la morte, emana fragranza o lascia colare olio profumato). La principale tradizione, vuole che sia nato attorno al 270 nell’antica Tessalonica di Macedonia, nell’omonima regione della Grecia continentale (oggi Salonicco, Grecia). Tessalonica era la capitale della Provincia Romana della Macedonia e una delle città più floride dell'Impero. È interessante notare che, proprio in quegli anni, la città visse una fase di grande splendore monumentale, con la costruzione del Palazzo di Galerio e dell'Arco di Galerio, i cui resti sono tuttora visibili a Salonicco. Durante la vita di Demetrio, l'Impero era governato dal sistema della Tetrarchia e la città divenne la sede imperiale e la residenza ufficiale del Cesare (poi Augusto) Gaio Galerio Valerio Massimiano (dal 293 al 311). In questo importante centro, nella parte finale del III secolo e nei primi anni del IV si scatenarono violente persecuzioni contro i cristiani, a seguito degli editti emanati dall’imperatore Diocleziano (dal 284 al 305) e, localmente, dallo stesso Galerio.
Il coraggio del testimone e la vittoria della Croce sull'arena
Secondo le agiografie, Demetrio apparteneva a una nobile famiglia senatoria della provincia e ricopriva un alto incarico militare o amministrativo (spesso citato come “proconsole” o “dux”) proprio per il distretto di Tessalonica, prima di essere arrestato per la sua fede. Era ritenuto molto pericoloso dalle locali autorità, poiché diacono della Chiesa locale, particolarmente attivo nella comunità dei credenti in Cristo e valente predicatore molto amato dal popolo. Fu pertanto arrestato, rinchiuso nel carcere delle vicine terme e condotto in catene davanti al prefetto o - secondo alcuni studiosi - allo stesso augusto Galerio Massimiano, che si trovava in città, venendo invitato senza successo ad abiurare la fede in Gesù e sacrificare agli dei pagani. Nell’arena cittadina, intanto, si tenevano i giochi gladiatori, nel corso dei quali l’ormai attempato combattente vandalo di nome Lyaeus, gladiatore di grandissima fama e favorito dalle autorità imperiali, doveva affrontare il giovane e forte Nestore. Nel timore che il prediletto Lyaeus potesse soccombere, le autorità, o forse lo stesso Massimiano, pensarono bene di corrompere il giovane avversario affinché rinunciasse allo scontro o perdesse, ma questo rifiutò il denaro offertogli, ben sapendo di guadagnare molto di più, unitamente a gloria, prestigio e fama, con la vittoria che sentiva sua. La tradizione agiografica più diffusa sottolinea che Nestore fece visita a Demetrio in carcere per ricevere la sua benedizione prima dello scontro. Demetrio lo segnò con la croce dicendo: “Vincerai e sarai martirizzato per Cristo”. Nestore, infatti, colpì a morte il più anziano avversario ed il prefetto (o può darsi lo stesso augusto) si allontanò incollerito. Quando poi gli fu comunicata la notizia che erano state le preghiere di Demetrio a guidare la mano del vincitore, vide nel gesto di Nestore una sfida spirituale supportata da Demetrio e ordinò che quest’ultimo fosse ucciso a colpi di lancia nel luogo stesso dove si trovava prigioniero.
Il culto nei secoli: dalle Terme al cielo di Salonicco
Il martirio ebbe luogo proprio nelle carceri delle terme verosimilmente intorno all’anno 306. Il suo corpo fu seppellito da alcuni compagni di fede nella sua città, sotto uno strato di sottile terra e a lungo dimenticato, fino a quando i resti furono ritrovati quasi due secoli dopo e inumati nella basilica sorta sul luogo del martirio, nell’odierna Salonicco (Grecia), città della quale è anche il patrono. Oggi le sue reliquie sono conservate nello stesso centro, nella celebre Basilica di San Demetrio (Hagios Demetrios), patrimonio UNESCO, costruita sopra le antiche terme romane. Demetrio, successivamente, fu adottato come santo protettore dai Crociati insieme a San Giorgio, durante il Medioevo. Il Martirologio Romano ne celebra la memoria il 9 aprile, riprendendo la tradizione del Martirologio Siriaco.
… Per intercessione di San Demetrio Megalomartire, il Signore ci conceda la fortezza dello Spirito e la gioia della Resurrezione. Possa l'esempio di questo santo testimone, che profumò il mondo con l'olio della fede, guidare i nostri passi sulla via della carità e del coraggio cristiano.
Immagine: "San Demetrio di Tessalonica", icona a tempera, olio e oro su legno, realizzata nel corso del XXI secolo da anonimo artista di scuola russa. Opera di pubblico dominio nella disponibilità di Casa d'Arte privata.
Roberto Moggi
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