L’APOSTOLO DEI LEBBROSI E MARTIRE DELLA CARITÀ
Oggi - 15 aprile 2026 - mercoledì della II settimana di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Damiano de Veuster, sacerdote.
Le radici fiamminghe e il suo “eccomi” generoso
Jozef (Giuseppe) - questo il suo nome di battesimo nel materno fiammingo (un dialetto olandese) - nacque il 3 gennaio 1840 a Ninde, una frazione del comune di Tremelo, nelle Fiandre, regione settentrionale del Regno del Belgio al confine con l’Olanda. Penultimo degli otto figli della famiglia di contadini cattolici De Veuster, ebbe due sorelle suore ed il fratello maggiore August (in religione Padre Pamphile) prete della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (fondata il 24 dicembre 1800 a Parigi, Francia). Frequentò solo le prime classi della scuola del paese, poiché dovette assistere il padre anziano e malato, fino alla morte. A diciannove anni, chiamato irresistibilmente alla vita religiosa, si recò a Parigi, dove fu accolto nel seminario della stessa congregazione religiosa del germano. Qui, al termine degli studi teologici e filosofici, emise i voti perpetui il 7 ottobre 1860, assumendo il nome religioso di Damien (Damiano). Un evento inaspettato orientò poi, in senso missionario, la sua vocazione all’interno della Chiesa. Infatti, il fratello sacerdote Pamphile fu destinato dalla Congregazione a partire come evangelizzatore per le isole Hawaii, all’epoca un regno polinesiano indipendente sotto protettorato degli Stati Uniti d’America (dal 1959 cinquantesimo Stato degli U.S.A.), ma una grave e improvvisa malattia glielo impedì. Così - nonostante non fosse ancora stato ordinato sacerdote - dietro sua esplicita richiesta, ottenne il permesso di partire per le Hawaii al suo posto nel 1863.
Dalle coste di Honolulu al dolore di Kohala
Si preparò con grande cura ed entusiasmo all’opera di apostolato che si apprestava a compiere in una terra così lontana e, il 19 marzo 1864, dopo un lungo viaggio marittimo dal porto tedesco di Brema, raggiunse Honolulu, capitale dell’arcipelago delle Hawaii, situata nell'isola di Oahu, ove sorgeva la missione della propria Congregazione. A Honolulu completò la sua formazione e fu ordinato sacerdote il 24 maggio 1864, presso la locale Cattedrale di Nostra Signora della Pace, fondata dallo stesso Istituto. Da quel momento iniziò a compiere una continua e instancabile opera di evangelizzazione, anche insegnando agli indigeni un mestiere per potersi garantire una vita dignitosa. Addestrò la gente dei villaggi a coltivare la terra in modo moderno e ad allevare maiali, capre e galline, che facilmente di acclimatavano in loco. Prestò servizio pastorale presso diverse parrocchie sull'isola di Oahu proprio nel periodo in cui le Hawaii stavano affrontando un periodo particolarmente difficile dal punto di vista sanitario. I commercianti e i marinai stranieri che vi giungevano numerosi, infatti, avevano introdotto nell'arcipelago molte nuove malattie che la popolazione locale non era in grado di affrontare, non avendone gli anticorpi. Migliaia di persone morirono a causa di mali come l'influenza e la sifilide, ma anche a causa di una grave epidemia di lebbra. Per questo il re hawaiano Kamehameha IV, nel tentativo di frenare il contagio, relegò i lebbrosi del paese in alcune strutture chiuse situate nel nord della vicina isola di Molokai. Intanto Damiano, nel 1865, fu assegnato alla Missione di Kohala, nel nord della più grande isola dell’arcipelago, che porta lo stesso nome di Hawaii. Nel 1870, dopo aver studiato ed essersi per quanto più possibile erudito nella scienza medica, infermieristica e nella profilassi sanitaria, assunse il ruolo di cappellano e medico dei lebbrosi nelle varie colonie sanitarie del paese oceanico.
Molokai: La scelta del Calvario per amore dei fratelli
Un altro avvenimento provvidenziale per la sua vita missionaria accadde nel 1873, quando il vescovo e vicario apostolico delle Hawaii, Monsignor Louis Maigret, chiese ai preti che riteneva più adeguati di prestare servizio nella missione dell’isola lazzaretto di Molokai, luogo scelto dal governo locale per relegare tutti i malati di lebbra. Damiano accettò con passione, pur consapevole dei gravissimi rischi ai quali andava incontro e fu il primo a partire. Il 10 maggio 1873 arrivò alla colonia di Kalaupapa, in località Kalawao, nei pressi del lebbrosario, dove restò per il resto della vita, ad eccezione di un breve periodo trascorso a Honolulu per cause di forza maggiore indipendenti dalla sua volontà. Questo anche perché il governo, per timore della diffusione del contagio, impediva ai residenti dell’isola lebbrosario di abbandonare quel luogo contaminato ed emarginato. Tante erano le persone che morivano a causa della lebbra e altrettante quelle che continuamente arrivavano nell’isola lazzaretto. Damiano, davanti alla situazione di sofferenza e di necessità della popolazione locale, costretta a una rischiosissima convivenza con gli oltre seicento lebbrosi colà esiliati e da lui accuditi, pieno di zelo pastorale e di ardore apostolico, s’impegnò a curare le anime, a dare conforto ai sofferenti, a svolgere il servizio di medico e a occuparsi personalmente anche dell’aspetto manuale e più faticoso, dispensando medicine, curando e lavando le piaghe della lebbra. Non fu solo un sacerdote autenticamente alla sequela di Cristo, ma svolse bene anche il compito di dottore, curando ulcere e malattie d’ogni tipo. Inoltre, con l’aiuto di valenti volontari conquistati dal suo carisma, sempre lavorando duramente lui per primo, costruì una chiesa, fattorie, case, capanne, letti, bare e scavò tombe. Damiano non si limitò a curare i corpi, ma restituì ai malati la dignità di figli di Dio. Sotto la sua direzione, il lebbrosario si dotò di leggi che regolavano la vita comune e non tralasciò nulla di quello che c’era da fare in quella “Colonia di morte”, com’era definita, dove si lottava per sopravvivere dimenticati dal governo centrale.
L'offerta suprema, la malattia e la gloria degli altari
Questa fase della sua vita fu caratterizzata anche da diversi momenti di angoscia e solitudine. Ad esempio, egli dovette aspettare molto tempo l’arrivo di un sacerdote che, oltre ad aiutarlo, lo potesse confessare. Solo in seguito fu finalmente raggiunto da quattro collaboratori europei, un sacerdote, una suora e due laici consacrati, che lo aiutarono validamente. Purtroppo, però, il suo rimanere costantemente accanto ai lebbrosi lo condusse ad ammalarsi lui stesso del terribile Morbo di Hansen: una sera di dicembre del 1884, mettendo a bagno i suoi piedi nell'acqua calda, non poté sentirne il calore, accorgendosi così di aver contratto la tremenda malattia, della quale molto bene conosceva i sintomi. Nonostante la triste scoperta continuò a lavorare attivamente per portare a fine i suoi progetti umanitari, sempre alla sequela del Vangelo, fino all’ultimo istante. Durante la malattia si rese disponibile a sperimentare nuovi farmaci per la cura dell’infezione, che accettò con cristiana rassegnazione, unito intimamente alla sofferenza di Cristo. Infine, dopo un mese trascorso a letto, Damiano tornò alla Casa del Padre il 15 aprile 1889. Fu seppellito sotto un albero, nella stessa missione. Solo nel 1926 il suo corpo fu trasportato in Belgio, nella città di Leuven a est della capitale Brussel (Bruxelles), dove ancora oggi riposa nella Damiaancrypte (cripta a lui intitolata) all’interno della Sint-Antoniuskapel (cappella di Sant’Antonio). Papa San Giovanni Paolo II l’ha beatificato in quest’ultima città nel 1995 e il pontefice Benedetto XVI l’ha canonizzato in Piazza San Pietro di Roma l’11 ottobre 2009.
… Possa l'esempio luminoso di San Damiano de Veuster intercedere per tutti noi, insegnandoci a non temere le “lebbre” moderne dell'anima e del corpo. Che il suo coraggio nel baciare le piaghe degli emarginati ci ottenga dal Signore un cuore capace di carità concreta e senza riserve.
Immagine: "Padre Damiano de Veuster", foto ufficiale scattata, tra la fine di febbraio e marzo del 1889 (poche settimane prima della sua morte), dall'infermiere inglese William Brigham (vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX secolo). L'opera si trova negli Archivi di Stato delle Hawaii, a Honolulu (capitale dello stato delle Hawaii - U.S.A.).
Roberto Moggi
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