IL PASTORE CHE VEGLIO’ SULLA TOMBA DI PIETRO
Oggi - 26 aprile 2026 - IV domenica di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Cleto (o Anacleto), papa.
L'eredità liturgica: tra calendario universale e memoria diocesana
Sebbene per la Chiesa universale San Cleto sia iscritto nel Martirologio Romano alla data del 26 aprile come "commemorazione", per la diocesi di Roma la sua memoria specifica, in questa data, è stata assorbita dalla celebrazione collettiva di tutti i vescovi dell’Urbe del 7 luglio. Dal 7 luglio 2023, infatti, la diocesi di Roma ha introdotto un nuovo calendario proprio che ha accorpato la maggior parte dei pontefici. La memoria dei “Santi Vescovi della Chiesa di Roma” (come è stata chiamata) si celebra proprio il 7 luglio. Questa ricorrenza unisce la memoria di tutti i papi santi che non hanno una memoria obbligatoria o una solennità propria nel calendario diocesano, per evitare che la sovrabbondanza di feste di singoli pontefici oscuri i tempi liturgici ordinari.
L'enigma del nome: la storica identità tra Cleto e Anacleto
Di Cletus o Anacletus (Cleto o Anacleto) - questo il suo nome in latino - si hanno poche notizie prima dell’ascesa al Soglio Pontificio. Divenne il terzo papa in ordine cronologico, verso l’anno 80, succedendo a San Lino (dal 67 al 79), che a sua volta era a suo tempo subentrato all’apostolo Pietro. Ciò è ampiamente confermato in tutti i più antichi annali dei pontefici, come quelli dei vescovi Sant'Ireneo di Lione (135/140 circa - 202/203 circa) ed Eusebio di Cesarea (263-339), nonché indicato negli scritti di Sant'Epifanio di Salamina (315-403), San Girolamo (347-420) e Sant'Agostino d’Ippona (354-430). Tuttavia, il Martirologio Romano, che lo riporta al primo posto in data odierna, lo cita come secondo pontefice dopo l’apostolo Pietro. Più tardi, nel Catalogo Liberiano del 354 e nel Pontificale liberale del VI secolo, si cominciò a fare distinzione tra i nomi Cleto e Anacleto, come se appartenessero a due distinte persone e quindi ad altrettanti diversi pontefici. Si giunse così ad attribuire a Cleto il terzo posto e ad Anacleto il quinto, nella successione papale al Principe degli apostoli, intervallati da San Clemente I (dall’88 al 97), in una erronea distinzione dovuta probabilmente alle evidenziate varianti del nome. Oggi, comunque, seguendo l'opinione più diffusa tra gli agiografi moderni, si è tornati alle origini, considerando i nomi Cleto e Anacleto come indicanti entrambi il terzo papa.
Dall'ombra del Partenone al Soglio di Pietro
Cleto, unica variante con la quale è abitualmente indicato, secondo i documenti precedentemente indicati nacque verosimilmente ad Atene, nella Grecia sotto dominazione romana, nel corso del I secolo, da una famiglia pagana. Portato per lo studio, si distinse presto fra i coetanei per l’acutezza del suo ingegno, l’accesa spiritualità e la bontà del suo carattere. In giovanissima età si convertì alla fede cristiana, grazie alla predicazione di San Pietro apostolo, che ebbe modo di conoscere durante uno dei viaggi missionari che quest’ultimo fece ad Atene. Il Principe degli apostoli, apprezzatane la fede, ben presto lo consacrò diacono e più tardi sacerdote. Cleto probabilmente seguì San Pietro nei suoi ulteriori viaggi missionari, fino a quando arrivò con lui a Roma, dove fece parte, fin dal primo momento, del gruppo di fidati collaboratori che Pietro aveva nella Città Eterna. La sua considerazione agli occhi di Pietro crebbe a dismisura, tanto che questi gli affidò provvisoriamente il governo della Chiesa romana, di volta in volta, mentre egli viaggiava tra le varie altre comunità cristiane. Tra il 76 e il 79, morto papa Lino primo successore di San Pietro, Cleto fu scelto dalla comunità dei fedeli romani per succedergli, salendo al Soglio con un pontificato che durò fino alla sua morte, nell’88. I tempi in cui Cleto esercitò il suo ministero erano molto difficoltosi e veramente pericolosi, soprattutto a causa della persecuzione scatenata dall’imperatore Tito (dal 79 all’81).
L'architetto della memoria e la benedizione apostolica
Nonostante ciò, da buon Pastore, mentre moltiplicava gli sforzi finalizzati al consolidamento della prima comunità cristiana, osservava con scrupolo e carità i suoi doveri ed era in stretto contatto con i fedeli, che radunava nelle catacombe per celebrare gli uffici divini, nonostante i rischi altissimi. Fece decorare, inoltre, le tombe romane degli apostoli Pietro e Paolo, specialmente quella di San Pietro, che era stato sepolto sulla collina del Vaticano. In essa fece costruire una sorta di “tumulo” (chiamato anche "memoria”), che doveva servire a segnalare alle generazioni future l'esatta posizione della tomba del primo papa. Quale pontefice della Chiesa universale egli non dimenticava, d'altra parte, la guida della varie comunità dei credenti sparse nel mondo, anche le più lontane, emanando a tale scopo alcuni interessanti ed efficaci decreti, usando per la prima volta nella storia ecclesiastica, nelle sue lettere, un particolare saluto che finì per essere adottato dai suoi successori: “Salus et Benedictionem Apostolicam” (Salute e Benedizione Apostolica). Come quasi tutti i primi Pastori della Chiesa, dovette molto patire per amore del Popolo di Dio, dato che in quel tempo, il nuovo imperatore Domiziano (dall’81 al 96), si distinse come uno dei più sanguinari persecutori dei cristiani. È indubbio che Cleto terminò la sua vita terrena, dopo aver sofferto aspre persecuzioni, anche se non abbiamo notizie precise sul modo e sulla data in cui morì (sebbene la maggior parte degli agiografi propenda per il 92), tanto meno se da martire.
Il riposo del successore accanto al Principe degli Apostoli
La questione del martirio di papa Cleto è un esempio interessante di come la ricerca storica e la tradizione liturgica si siano evolute nel tempo. Secondo la tradizione antica, egli morì martire sotto l'imperatore Domiziano (intorno all'anno 92). Tuttavia, la critica storica moderna (e lo stesso Vaticano in alcuni approfondimenti) osserva che non esistono prove documentali certe del suo martirio. È probabile che nei primi secoli il titolo di martire venisse attribuito quasi "in automatico" ai primi pontefici per sottolineare la loro testimonianza di fede in tempi di persecuzione. Anche nell'edizione più recente del Martirologio Romano (del 2004), papa Cleto non è registrato quale martire. Secondo il “Liber Pontificalis” (Libro dei papi), Cleto fu sepolto sulla collina del Vaticano, nella Necropoli Vaticana, molto vicino alla tomba dell'apostolo Pietro. Questa era la consuetudine per i primi vescovi di Roma, che desideravano riposare accanto al "Principe degli Apostoli". Oggi le sue reliquie sono conservate sotto la Basilica Vaticana. Sebbene non abbia un monumento funebre visibile come i papi moderni nelle Grotte Vaticane, i suoi resti riposano nell'area sacra sotterranea che circonda la Confessione di San Pietro.
… Per l'intercessione di San Cleto, che con sapienza guidò la Chiesa nascente e con amore ne onorò le radici apostoliche, il Signore conceda a tutti noi la fermezza nella fede e la gioia della speranza. Voglia Dio che si possa camminare sempre sotto lo sguardo materno di Maria Salus Populi Romani e ricevere la pienezza della Benedizione Apostolica.
Immagine: "Papa Cleto", olio su tela dipinto, tra il 1592 e il 1593 circa, dal pittore veneziano Iacopo Negretti, meglio conosciuto come Jacopo o Giacomo Palma il Giovane o semplicemente Palma il Giovane (1550-1628). L'opera si trova nella sacrestia della chiesa di Santa Maria Assunta, detta dei Gesuiti, a Venezia.
Oggi - 26 aprile 2026 - IV domenica di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, San Cleto (o Anacleto), papa.
L'eredità liturgica: tra calendario universale e memoria diocesana
Sebbene per la Chiesa universale San Cleto sia iscritto nel Martirologio Romano alla data del 26 aprile come "commemorazione", per la diocesi di Roma la sua memoria specifica, in questa data, è stata assorbita dalla celebrazione collettiva di tutti i vescovi dell’Urbe del 7 luglio. Dal 7 luglio 2023, infatti, la diocesi di Roma ha introdotto un nuovo calendario proprio che ha accorpato la maggior parte dei pontefici. La memoria dei “Santi Vescovi della Chiesa di Roma” (come è stata chiamata) si celebra proprio il 7 luglio. Questa ricorrenza unisce la memoria di tutti i papi santi che non hanno una memoria obbligatoria o una solennità propria nel calendario diocesano, per evitare che la sovrabbondanza di feste di singoli pontefici oscuri i tempi liturgici ordinari.
L'enigma del nome: la storica identità tra Cleto e Anacleto
Di Cletus o Anacletus (Cleto o Anacleto) - questo il suo nome in latino - si hanno poche notizie prima dell’ascesa al Soglio Pontificio. Divenne il terzo papa in ordine cronologico, verso l’anno 80, succedendo a San Lino (dal 67 al 79), che a sua volta era a suo tempo subentrato all’apostolo Pietro. Ciò è ampiamente confermato in tutti i più antichi annali dei pontefici, come quelli dei vescovi Sant'Ireneo di Lione (135/140 circa - 202/203 circa) ed Eusebio di Cesarea (263-339), nonché indicato negli scritti di Sant'Epifanio di Salamina (315-403), San Girolamo (347-420) e Sant'Agostino d’Ippona (354-430). Tuttavia, il Martirologio Romano, che lo riporta al primo posto in data odierna, lo cita come secondo pontefice dopo l’apostolo Pietro. Più tardi, nel Catalogo Liberiano del 354 e nel Pontificale liberale del VI secolo, si cominciò a fare distinzione tra i nomi Cleto e Anacleto, come se appartenessero a due distinte persone e quindi ad altrettanti diversi pontefici. Si giunse così ad attribuire a Cleto il terzo posto e ad Anacleto il quinto, nella successione papale al Principe degli apostoli, intervallati da San Clemente I (dall’88 al 97), in una erronea distinzione dovuta probabilmente alle evidenziate varianti del nome. Oggi, comunque, seguendo l'opinione più diffusa tra gli agiografi moderni, si è tornati alle origini, considerando i nomi Cleto e Anacleto come indicanti entrambi il terzo papa.
Dall'ombra del Partenone al Soglio di Pietro
Cleto, unica variante con la quale è abitualmente indicato, secondo i documenti precedentemente indicati nacque verosimilmente ad Atene, nella Grecia sotto dominazione romana, nel corso del I secolo, da una famiglia pagana. Portato per lo studio, si distinse presto fra i coetanei per l’acutezza del suo ingegno, l’accesa spiritualità e la bontà del suo carattere. In giovanissima età si convertì alla fede cristiana, grazie alla predicazione di San Pietro apostolo, che ebbe modo di conoscere durante uno dei viaggi missionari che quest’ultimo fece ad Atene. Il Principe degli apostoli, apprezzatane la fede, ben presto lo consacrò diacono e più tardi sacerdote. Cleto probabilmente seguì San Pietro nei suoi ulteriori viaggi missionari, fino a quando arrivò con lui a Roma, dove fece parte, fin dal primo momento, del gruppo di fidati collaboratori che Pietro aveva nella Città Eterna. La sua considerazione agli occhi di Pietro crebbe a dismisura, tanto che questi gli affidò provvisoriamente il governo della Chiesa romana, di volta in volta, mentre egli viaggiava tra le varie altre comunità cristiane. Tra il 76 e il 79, morto papa Lino primo successore di San Pietro, Cleto fu scelto dalla comunità dei fedeli romani per succedergli, salendo al Soglio con un pontificato che durò fino alla sua morte, nell’88. I tempi in cui Cleto esercitò il suo ministero erano molto difficoltosi e veramente pericolosi, soprattutto a causa della persecuzione scatenata dall’imperatore Tito (dal 79 all’81).
L'architetto della memoria e la benedizione apostolica
Nonostante ciò, da buon Pastore, mentre moltiplicava gli sforzi finalizzati al consolidamento della prima comunità cristiana, osservava con scrupolo e carità i suoi doveri ed era in stretto contatto con i fedeli, che radunava nelle catacombe per celebrare gli uffici divini, nonostante i rischi altissimi. Fece decorare, inoltre, le tombe romane degli apostoli Pietro e Paolo, specialmente quella di San Pietro, che era stato sepolto sulla collina del Vaticano. In essa fece costruire una sorta di “tumulo” (chiamato anche "memoria”), che doveva servire a segnalare alle generazioni future l'esatta posizione della tomba del primo papa. Quale pontefice della Chiesa universale egli non dimenticava, d'altra parte, la guida della varie comunità dei credenti sparse nel mondo, anche le più lontane, emanando a tale scopo alcuni interessanti ed efficaci decreti, usando per la prima volta nella storia ecclesiastica, nelle sue lettere, un particolare saluto che finì per essere adottato dai suoi successori: “Salus et Benedictionem Apostolicam” (Salute e Benedizione Apostolica). Come quasi tutti i primi Pastori della Chiesa, dovette molto patire per amore del Popolo di Dio, dato che in quel tempo, il nuovo imperatore Domiziano (dall’81 al 96), si distinse come uno dei più sanguinari persecutori dei cristiani. È indubbio che Cleto terminò la sua vita terrena, dopo aver sofferto aspre persecuzioni, anche se non abbiamo notizie precise sul modo e sulla data in cui morì (sebbene la maggior parte degli agiografi propenda per il 92), tanto meno se da martire.
Il riposo del successore accanto al Principe degli Apostoli
La questione del martirio di papa Cleto è un esempio interessante di come la ricerca storica e la tradizione liturgica si siano evolute nel tempo. Secondo la tradizione antica, egli morì martire sotto l'imperatore Domiziano (intorno all'anno 92). Tuttavia, la critica storica moderna (e lo stesso Vaticano in alcuni approfondimenti) osserva che non esistono prove documentali certe del suo martirio. È probabile che nei primi secoli il titolo di martire venisse attribuito quasi "in automatico" ai primi pontefici per sottolineare la loro testimonianza di fede in tempi di persecuzione. Anche nell'edizione più recente del Martirologio Romano (del 2004), papa Cleto non è registrato quale martire. Secondo il “Liber Pontificalis” (Libro dei papi), Cleto fu sepolto sulla collina del Vaticano, nella Necropoli Vaticana, molto vicino alla tomba dell'apostolo Pietro. Questa era la consuetudine per i primi vescovi di Roma, che desideravano riposare accanto al "Principe degli Apostoli". Oggi le sue reliquie sono conservate sotto la Basilica Vaticana. Sebbene non abbia un monumento funebre visibile come i papi moderni nelle Grotte Vaticane, i suoi resti riposano nell'area sacra sotterranea che circonda la Confessione di San Pietro.
… Per l'intercessione di San Cleto, che con sapienza guidò la Chiesa nascente e con amore ne onorò le radici apostoliche, il Signore conceda a tutti noi la fermezza nella fede e la gioia della speranza. Voglia Dio che si possa camminare sempre sotto lo sguardo materno di Maria Salus Populi Romani e ricevere la pienezza della Benedizione Apostolica.
Immagine: "Papa Cleto", olio su tela dipinto, tra il 1592 e il 1593 circa, dal pittore veneziano Iacopo Negretti, meglio conosciuto come Jacopo o Giacomo Palma il Giovane o semplicemente Palma il Giovane (1550-1628). L'opera si trova nella sacrestia della chiesa di Santa Maria Assunta, detta dei Gesuiti, a Venezia.
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