Pasqua di Risurrezione del Signore

IL MISTERO DELLA LUCE: CRISTO RISORTO, SPERANZA DEL MONDO

Oggi - domenica 05 aprile 2026 - la Chiesa celebra la solennità della Pasqua di Risurrezione del Signore.

L'annuncio che vince la morte: il fondamento della fede 


In questa liturgia si commemora il ritorno alla vita di Gesù il terzo giorno dopo la morte in croce e la deposizione del suo corpo nel sepolcro, compiendo così quanto annunciato nelle Scritture e testimoniato dai Vangeli. I cristiani di tutto il mondo festeggiano oggi questo grande evento, fondamento della nostra fede. La Risurrezione del Signore ci dona la fiducia della vita eterna, così che la Pasqua è anche chiamata dai credenti la festa della speranza. Essa riunisce in tutti i luoghi i discepoli di Cristo nella comunione con il loro Signore, vero Agnello di Dio, associandoli alla Sua morte e Risurrezione, con cui sono stati liberati dal peccato e dalla morte. Oggi c’è una grande gioia in tutto il mondo cristiano: Cristo è risorto! A Lui gloria, onore e potenza nei secoli eterni! L’odierna giornata è pervasa di gaudio spirituale, che nessuna sofferenza può cancellare o offuscare, perché scaturisce dalla certezza che Cristo, con la sua Risurrezione, ha definitivamente trionfato sul male e sulla morte. L’annuncio pasquale della Chiesa si diffonde oggi gioioso in tutto il mondo e risuona carico d’esultanza nel proclama: “Il Signore è risorto, alleluia!”, al quale è antica consuetudine rispondere “E’ veramente risorto, alleluia!”. 

Il cuore dell'anno liturgico: tempi, date e tradizioni

La Pasqua è culmine del Triduo Pasquale e cuore di tutto l’anno liturgico, la festa più importante e solenne della cristianità. Essa prosegue con l’Ottava di Pasqua, periodo di otto giorni che comprende l’odierna domenica e i sette giorni seguenti, culminando nella celebrazione della Seconda Domenica di Pasqua, anche detta “in Albis” e “della Divina Misericordia”, il prossimo 12 aprile. Queste due denominazioni ne raccontano la storia e la spiritualità:
-    La “Domenica in Albis" (la tradizione antica), ha il nome completo latino di “Dominica in albis vestibus depositis” (“Domenica in cui si depongono le vesti bianche”). Infatti, nei primi secoli della Chiesa, i “battezzandi” (catecumeni) ricevevano il sacramento durante la Veglia di Pasqua e indossavano una tunica bianca come simbolo di purezza e nuova vita. I neofiti portavano questa veste per tutta l'Ottava di Pasqua (otto giorni). La domenica successiva era il giorno in cui, finalmente, deponevano l'abito bianco per indossare quelli comuni, pronti a vivere la loro fede nella quotidianità del mondo.
-    La “Domenica della Divina Misericordia” (la tradizione moderna), è una denominazione molto più recente, legata a una figura contemporanea. Fu istituita ufficialmente dal papa San Giovanni Paolo II nell'anno 2000, durante la canonizzazione di suor Faustina Kowalska, che ne fu la grande apostola. La scelta della data non fu casuale. Il pontefice volle esaltare il legame stretto tra il Mistero Pasquale (morte e risurrezione) e la Misericordia di Dio. In effetti, come si legge nel Vangelo di quel giorno, Gesù risorto appare agli apostoli nel Cenacolo portando il dono della pace e l'istituzione del sacramento della Riconciliazione: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20, 19-23). 
La Pasqua continua poi con l’omonimo tempo liturgico, che dura cinquanta giorni, intesi come “un unico giorno di festa”. La data della Pasqua è “mobile” (cioè variabile), in quanto si calcola in base alle fasi lunari e si celebra la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera. La datazione della Pasqua, nel mondo cristiano fu motivo di gravi controversie fra le Chiese d’Oriente e d’Occidente. Infatti la prima, che era composta in massima parte da ebrei convertiti, la celebrava subito dopo la Pasqua ebraica e cioè nella sera della luna piena, il 14 Nisan, primo mese dell’anno ebraico. Solo con il Concilio di Nicea del 325 si stabilì una regola universale basata sul calcolo alessandrino (per evitare la coincidenza con la Pasqua ebraica), che poi divenne la prassi comune. Attualmente la sua celebrazione cade tra il 22 marzo e il 25 aprile e, essendo una festa mobile, determina la data delle altre celebrazioni a essa collegate: 
-    l’Ascensione: che si celebra giovedì 14 maggio 2026, ovvero 40 giorni dopo la Pasqua. Nella liturgia italiana, la solennità viene solitamente spostata alla domenica successiva, il 17 maggio 2026;
-    la Pentecoste: che cade domenica 24 maggio 2026, esattamente 50 giorni dopo la risurrezione;
-    il tempo forte della Quaresima e la Settimana Santa. 

Dall'Egitto al Calvario: il significato del "passaggio"

Il termine Pasqua deriva dalla parola ebraica “Pesach”, a sua volta scaturente dall'aramaico “Pasah”, passata attraverso il greco “Pascha” (nelle loro traslitterazioni nel nostro alfabeto), uguale al latino, con il significato di “passare oltre” o “tralasciare”, riferita ai fatti di cui al racconto biblico della decima piaga inviata da Dio contro l’Egitto, durante la schiavitù d’Israele in quella nazione. Il Signore, in quell’occasione, vedendo il sangue dell'agnello asperso per sua direttiva sulle porte delle case degli ebrei, come segnale per farsi riconoscere, “passò oltre”, dardo ordine “allo sterminatore” di colpire solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del Faraone (Cf. Esodo 12, 21-34). La “Pesach”, Pasqua ebraica, ricorda quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani, l'inizio di una nuova libertà con Dio e il suo cammino verso la Terra Promessa. Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio dalla morte alla vita di Gesù Cristo e, di conseguenza, il passaggio a una vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio di Gesù sulla croce e chiamati a risorgere con Lui. La Pasqua cristiana è quindi la chiave interpretativa della “Nuova alleanza”. Nel Cristo risorto l’umanità accede progressivamente a una “vita nuova” purificata dal vecchio fermento del peccato. Questa vita è tutta da costruire nell’oggi, non da proiettare in un futuro dai contorni imprecisi. Pasqua è oggi, è il presente, è ogni singolo giorno dell’esistenza umana. 

Il Sepolcro vuoto: testimonianza e realtà storica

La Risurrezione, essenza di questo giorno speciale, riecheggia nelle parole che l’Angelo rivolse alle pie donne recatesi al sepolcro di Gesù e rimaste sconvolte dall’averlo trovato aperto e vuoto, riportate dagli evangelisti Matteo (Cf. Mt 28, 6-7), Marco (Mc 16, 6) e Luca (Lc 24, 6). Infatti, la celeste creatura vestita di bianco splendente, seduta sulla tomba, si rivolse loro comunicando una notizia sbalorditiva: “… Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocefisso. È risorto, non è qui …” (Mc 16, 6). È risorto, cioè è risuscitato, ha ripreso a vivere, questo è l’annuncio che anche oggi è rivolto a noi. Tale notizia antica e sempre nuova, relativa allo straordinario avvenimento realizzatosi a Gerusalemme più di venti secoli fa, che la Chiesa continua a far risuonare in tutto il mondo, fonda su di sé la fede dei cristiani, certi della testimonianza di Maria di Magdala, dei discepoli di Emmaus e di tutti gli Undici riuniti nel Cenacolo, che videro Gesù risorto (Cf. Mc 16, 9-14). La Pasqua è dunque l’annuncio della Risurrezione, della vittoria di Cristo sulla morte, della vita che non sarà mai distrutta. Questa fu già la realtà testimoniata dagli Apostoli, ma la notizia che Cristo è vivo deve risuonare continuamente. La Chiesa la custodisce e la trasmette a ogni generazione, nei sacramenti la rende attuale e contemporanea a ogni comunità riunita nel nome del Signore e, con la propria vita di comunione e di servizio, si sforza di testimoniarla davanti al mondo. Al contempo, la parola di Dio, che illumina i cuori, insiste sul fatto storico del "Cristo risuscitato" e sulla fede che nasce davanti alla "tomba vuota", sottolineando che la Risurrezione del Signore è un fatto sempre attuale. 

Vivere la Pasqua nell'oggi: una missione che continua

Nella Veglia Pasquale della scorsa notte, gli eventuali catecumeni hanno ricevuto il battesimo e tutti i fedeli hanno rinnovato gli impegni del medesimo sacramento, scegliendo ancora una volta di aderire a Cristo. A Pasqua, quindi, dobbiamo dare espressione pubblica a quello che è il cuore della nostra fede: il Crocefisso, morto sul Golgota è veramente, realmente, corporalmente risorto e vivo. Nel Tempo Pasquale, la Chiesa prega ed esulta. Dobbiamo ringraziare il Signore, perché con la Sua Risurrezione l’esistenza umana è stata riscattata dalla disperazione e dall’assurdità, dal buio e dalla morte. Al riguardo scrive San Paolo nella sua Prima lettera ai Corinzi: “… Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini …” (1 Cor 15, 17-19). La Pasqua è anche il cuore della missione della Chiesa, quella di portare la notizia della Risurrezione a tutte le genti. Il Signore è Risorto e resterà con noi fino alla fine del mondo, come ci ha promesso. Oggi il papa impartisce per antica consuetudine la benedizione pasquale detta “Urbi et Orbi” [espressione latina che significa “Alla città (di Roma) e al mondo”] alla folla riunita in Piazza San Pietro di Roma. La benedizione, solitamente accompagnata da un messaggio, non conferisce direttamente l'assoluzione dei peccati (che richiede sempre il sacramento della Confessione), ma l'Indulgenza Plenaria. L'indulgenza rimette la pena temporale per i peccati già confessati e perdonati nel sacramento, sia per tutti i presenti nella piazza che per coloro che la ricevono tramite i vari mezzi di comunicazione. 

… Che la luce folgorante del Risorto possa dissipare le tenebre dei nostri cuori e delle nostre menti. In questo giorno radioso, in cui la vita ha sconfitto la morte, l’augurio è che la gioia pasquale non sia un sentimento passeggero, ma una presenza viva che trasformi ogni nostro gesto in testimonianza di speranza. Cristo è risorto: sia Lui il compagno di ogni nostro cammino. Buona e Santa Pasqua di Risurrezione!
Immagine: "La Risurrezione di Gesù Cristo", olio su tavola dipinto, tra il 1499 e il 1502, dal pittore marchigiano Raffaello Sanzio da Urbino, noto come Raffaello (1483-1520). L'opera si trova attualmente presso il Museu de Arte de São Paulo (MASP), a San Paolo del Brasile.

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