IL TRIONFO DELL’AMORE CHE RIGENERA IL MONDO
Oggi - 12 aprile 2026 - II domenica del Tempo di Pasqua, la Chiesa celebra la Domenica della Divina Misericordia.
Dalle vesti bianche dell'antichità al decreto di San Giovanni Paolo II
L’odierna ricorrenza, che cade sempre la prima domenica dopo Pasqua, è tradizionalmente chiamata anche “in Albis”, perché nell'antichità era il giorno in cui i neo-battezzati deponevano la loro veste bianca. Infatti, l'espressione latina completa è “Dominica in albis depositis”, letteralmente "Domenica in cui si depongono le vesti bianche". Questa festa che - come chiaramente indica il nome - celebra la Divina Misericordia, fu introdotta ufficialmente nella Chiesa universale dal papa San Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000, nel giorno della canonizzazione di Suor Maria Faustina Kowalska (1905-1938), della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, propagatrice della devozione a Gesù Misericordioso e Apostola della Divina Misericordia. In precedenza, era officiata lo stesso giorno, fin dal 1944, nel santuario Lagiewniki di Cracovia (Polonia). Nel 1951, data la copiosa partecipazione popolare, quei sacerdoti ottennero per essa la concessione settennale di un’indulgenza plenaria. Nel 1985 fu iscritta per la prima volta nel calendario liturgico dell’Arcidiocesi di Cracovia e, successivamente, da alcuni altri vescovi polacchi, nelle proprie diocesi. Su richiesta dell’episcopato di quel Paese, il Santo Padre San Giovanni Paolo II, nel 1995, la introdusse in ognuna delle diocesi polacche e infine, a Roma, nel 2000, in tutta la Chiesa.
Il "Diario" di Santa Faustina: l'origine del culto nelle rivelazioni di Płock
Tuttavia, Santa Faustina fu la prima in assoluto a celebrare questa festa, seppur privatamente previo permesso del proprio confessore, come si apprende dalle pagine del suo famoso Diario, scritto in forma di memorie negli ultimi quattro anni della sua vita (dal 1934 al 1938). Queste memorie rivelano l’intima unione della sua anima con Dio e la profondità della sua vita spirituale. Il Signore, infatti, aveva elargito a Santa Faustina grandi grazie: il dono della contemplazione e della conoscenza profonda del mistero della Divina Misericordia, visioni, rivelazioni, stigmate nascoste, il dono della profezia e della conoscenza delle anime ed anche il dono rarissimo delle “nozze mistiche” (il più alto grado di unione con Dio che una persona possa sperimentare su questa terra, così chiamate perché l’anima è unita a Dio con la stessa profondità dello sposo con la sposa). Santa Faustina ci dice nel suo famoso diario che il Signore Gesù, in una rivelazione privata del 22 febbraio 1931, avvenuta nella cittadina di Płock (nel centro della Polonia), le espresse per la prima volta l’intenzione di istituire tale celebrazione, dicendole: “… Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia …”. Le chiese anche di dipingere un’immagine della Divina Misericordia, con le parole: “… Io desidero che vi sia una festa della Misericordia, voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua. Questa domenica deve essere la festa della Misericordia …”.
La genesi dell'opera: la visione e il pennello
L’elemento centrale di questa devozione è l'immagine di Gesù Misericordioso, che ricalca fedelmente la visione avuta da Santa Faustina: un quadro a olio su tela in cui il Salvatore, vestito di una tunica bianca, solleva la mano destra per benedire, mentre la sinistra tocca il petto, da cui scaturiscono due grandi raggi, uno rosso e l’altro pallido. Gesù stesso ne spiegò a suor Faustina il significato profondo: il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime (il Battesimo), mentre il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime (l’Eucaristia). Questi raggi non sono semplici decorazioni, ma simboli delle "viscere della Misericordia" aperte sulla Croce dal colpo di lancia. Ai piedi dell'effigie, come sigillo di un’alleanza d'amore, campeggia la firma richiesta dal Signore: la frase "Gesù, confido in Te", un atto di abbandono che trasforma l’immagine in un canale attraverso il quale le anime possono attingere alle sorgenti della grazia. La prima forma del quadro della Divina Misericordia fu realizzata nel 1934 a Wilno, allora parte della Seconda Repubblica di Polonia (oggi Vilnius, capitale della Lituania), dal pittore polacco Eugeniusz Kazimirowski (1873-1939), l'unico che lavorò sotto la guida diretta di Suor Faustina. La Santa, non sapendo dipingere, trascorse mesi a fornire istruzioni minuziose all'artista, piangendo spesso perché nessuna rappresentazione terrena riusciva a eguagliare la bellezza del Salvatore visto in visione. Nonostante le difficoltà tecniche e umane, il quadro fu ultimato rispettando ogni dettaglio richiesto: la mano benedicente, lo sguardo misericordioso rivolto verso il basso (come dalla Croce) e la firma "Gesù, confido in Te", diventando così il prototipo iconografico di questa devozione universale. Sebbene il prototipo sia questo, la versione oggi più diffusa al mondo è quella realizzata nel 1943 dal pittore, pure polacco, Adolf Hyła (1897-1965). Quest'ultimo la dipinse a Cracovia come ex-voto per ringraziare Dio della protezione ricevuta durante la guerra, donandola alle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Cracovia-Łagiewniki. La differenza principale risiede nello sfondo: mentre la prima versione ha uno sfondo neutro e scuro (come richiesto originariamente), quella di Hyła è più ricca di contrasti e colori. Entrambe le versioni sono considerate valide dalla Chiesa, poiché ciò che conta non è la perfezione artistica, ma il messaggio di fiducia veicolato dall'invocazione "Gesù, confido in Te" che entrambe contengono.
Un mare di grazie: il legame indissolubile tra Pasqua e Misericordia
Gesù aggiunse, in seguito, sempre come riportato nel celebre diario: “… Desidero che la Festa della Misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine …”. Negli anni successivi, in altre quattordici apparizioni, il Signore Gesù definì con lei non solo la collocazione della festa nel calendario liturgico della Chiesa, ma anche il motivo e lo scopo della sua istituzione, le modalità di preparazione e di celebrazione e le grandi promesse ad essa legate. Tra esse, la più grande è la grazia del “perdono totale delle colpe e delle pene”, vincolata all’accostarsi, in quel giorno, alla Santa Comunione dopo la confessione, senza alcun legame con il più piccolo peccato, nello spirito del culto della Divina Misericordia, ovvero con un atteggiamento di fiducia verso Dio e di amore attivo verso il prossimo. Questa grazia è definita dai teologi come una "seconda conversione" o un "secondo battesimo", poiché cancella non solo le colpe ma anche le pene temporali. Gesù spiegò a Faustina anche la ragione - immensamente amorevole e misericordiosa verso gli uiomini - per cui aveva chiesto l’istituzione della festa, come riportato nel suo diario: “… Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione … Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre …”. Per quanto riguarda il modo di celebrare la festività, Gesù espresse due desideri: che l’immagine della Divina Misericordia fosse quel giorno pubblicamente e solennemente benedetta e, quindi, venerata. Inoltre, che i sacerdoti parlassero alle anime della grande e insondabile Misericordia Divina e, in tal modo, risvegliassero nei fedeli la fiducia verso Dio. Chiese anche che, in preparazione alla festa, fosse fatta un’apposita novena, con inizio il Venerdì Santo, consistente nella recita della Coroncina alla Divina Misericordia e altre preghiere ogni giorno, alle tre del pomeriggio. La scelta liturgica della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico. Indica infatti lo stretto legame esistente tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa stessa della Misericordia, così come scrive Faustina: “… Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore …”. Oltre alla Festa, Gesù affidò a Santa Faustina due pilastri della devozione: l’Ora della Misericordia e la relativa omonima Coroncina. Le ore 15:00, momento della morte di Cristo in croce, sono indicate come l'istante di "misericordia infinita per il mondo intero", in cui il Signore ha promesso di non negare nulla all'anima che prega per i meriti della Sua Passione. Per implorare perdono e pace, fu dettata anche la Coroncina alla Divina Misericordia, da recitarsi preferibilmente proprio alle tre del pomeriggio o durante la novena di preparazione. Attraverso questa preghiera, il fedele offre al Padre "il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità" del Suo dilettissimo Figlio, legando indissolubilmente il sacrificio eucaristico alla speranza di salvezza per l'umanità intera.
… In questa domenica benedetta, possa il raggio della Divina Misericordia raggiungere le profondità del nostro cuore, portando pace dove c’è turbamento e speranza dove c’è timore. Lasciamoci avvolgere dall'abbraccio del Padre, ricordando che non esiste miseria umana che possa superare la Sua infinita bontà. Che il motto “Gesù, confido in Te” non sia solo una preghiera, ma lo stile di ogni nostro giorno. Buona Festa della Divina Misericordia!
Immagine: "Gesù Misericordioso", olio su tela dipinto, nel 1943, dal pittore polacco Adolf Hyła (1897-1965). L'opera si trova presso la Casa Madre delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Cracovia-Łagiewniki (Polonia).
Roberto Moggi
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Oggi - 12 aprile 2026 - II domenica del Tempo di Pasqua, la Chiesa celebra la Domenica della Divina Misericordia.
Dalle vesti bianche dell'antichità al decreto di San Giovanni Paolo II
L’odierna ricorrenza, che cade sempre la prima domenica dopo Pasqua, è tradizionalmente chiamata anche “in Albis”, perché nell'antichità era il giorno in cui i neo-battezzati deponevano la loro veste bianca. Infatti, l'espressione latina completa è “Dominica in albis depositis”, letteralmente "Domenica in cui si depongono le vesti bianche". Questa festa che - come chiaramente indica il nome - celebra la Divina Misericordia, fu introdotta ufficialmente nella Chiesa universale dal papa San Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000, nel giorno della canonizzazione di Suor Maria Faustina Kowalska (1905-1938), della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, propagatrice della devozione a Gesù Misericordioso e Apostola della Divina Misericordia. In precedenza, era officiata lo stesso giorno, fin dal 1944, nel santuario Lagiewniki di Cracovia (Polonia). Nel 1951, data la copiosa partecipazione popolare, quei sacerdoti ottennero per essa la concessione settennale di un’indulgenza plenaria. Nel 1985 fu iscritta per la prima volta nel calendario liturgico dell’Arcidiocesi di Cracovia e, successivamente, da alcuni altri vescovi polacchi, nelle proprie diocesi. Su richiesta dell’episcopato di quel Paese, il Santo Padre San Giovanni Paolo II, nel 1995, la introdusse in ognuna delle diocesi polacche e infine, a Roma, nel 2000, in tutta la Chiesa.
Il "Diario" di Santa Faustina: l'origine del culto nelle rivelazioni di Płock
Tuttavia, Santa Faustina fu la prima in assoluto a celebrare questa festa, seppur privatamente previo permesso del proprio confessore, come si apprende dalle pagine del suo famoso Diario, scritto in forma di memorie negli ultimi quattro anni della sua vita (dal 1934 al 1938). Queste memorie rivelano l’intima unione della sua anima con Dio e la profondità della sua vita spirituale. Il Signore, infatti, aveva elargito a Santa Faustina grandi grazie: il dono della contemplazione e della conoscenza profonda del mistero della Divina Misericordia, visioni, rivelazioni, stigmate nascoste, il dono della profezia e della conoscenza delle anime ed anche il dono rarissimo delle “nozze mistiche” (il più alto grado di unione con Dio che una persona possa sperimentare su questa terra, così chiamate perché l’anima è unita a Dio con la stessa profondità dello sposo con la sposa). Santa Faustina ci dice nel suo famoso diario che il Signore Gesù, in una rivelazione privata del 22 febbraio 1931, avvenuta nella cittadina di Płock (nel centro della Polonia), le espresse per la prima volta l’intenzione di istituire tale celebrazione, dicendole: “… Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia …”. Le chiese anche di dipingere un’immagine della Divina Misericordia, con le parole: “… Io desidero che vi sia una festa della Misericordia, voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua. Questa domenica deve essere la festa della Misericordia …”.
La genesi dell'opera: la visione e il pennello
L’elemento centrale di questa devozione è l'immagine di Gesù Misericordioso, che ricalca fedelmente la visione avuta da Santa Faustina: un quadro a olio su tela in cui il Salvatore, vestito di una tunica bianca, solleva la mano destra per benedire, mentre la sinistra tocca il petto, da cui scaturiscono due grandi raggi, uno rosso e l’altro pallido. Gesù stesso ne spiegò a suor Faustina il significato profondo: il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime (il Battesimo), mentre il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime (l’Eucaristia). Questi raggi non sono semplici decorazioni, ma simboli delle "viscere della Misericordia" aperte sulla Croce dal colpo di lancia. Ai piedi dell'effigie, come sigillo di un’alleanza d'amore, campeggia la firma richiesta dal Signore: la frase "Gesù, confido in Te", un atto di abbandono che trasforma l’immagine in un canale attraverso il quale le anime possono attingere alle sorgenti della grazia. La prima forma del quadro della Divina Misericordia fu realizzata nel 1934 a Wilno, allora parte della Seconda Repubblica di Polonia (oggi Vilnius, capitale della Lituania), dal pittore polacco Eugeniusz Kazimirowski (1873-1939), l'unico che lavorò sotto la guida diretta di Suor Faustina. La Santa, non sapendo dipingere, trascorse mesi a fornire istruzioni minuziose all'artista, piangendo spesso perché nessuna rappresentazione terrena riusciva a eguagliare la bellezza del Salvatore visto in visione. Nonostante le difficoltà tecniche e umane, il quadro fu ultimato rispettando ogni dettaglio richiesto: la mano benedicente, lo sguardo misericordioso rivolto verso il basso (come dalla Croce) e la firma "Gesù, confido in Te", diventando così il prototipo iconografico di questa devozione universale. Sebbene il prototipo sia questo, la versione oggi più diffusa al mondo è quella realizzata nel 1943 dal pittore, pure polacco, Adolf Hyła (1897-1965). Quest'ultimo la dipinse a Cracovia come ex-voto per ringraziare Dio della protezione ricevuta durante la guerra, donandola alle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Cracovia-Łagiewniki. La differenza principale risiede nello sfondo: mentre la prima versione ha uno sfondo neutro e scuro (come richiesto originariamente), quella di Hyła è più ricca di contrasti e colori. Entrambe le versioni sono considerate valide dalla Chiesa, poiché ciò che conta non è la perfezione artistica, ma il messaggio di fiducia veicolato dall'invocazione "Gesù, confido in Te" che entrambe contengono.
Un mare di grazie: il legame indissolubile tra Pasqua e Misericordia
Gesù aggiunse, in seguito, sempre come riportato nel celebre diario: “… Desidero che la Festa della Misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla Santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine …”. Negli anni successivi, in altre quattordici apparizioni, il Signore Gesù definì con lei non solo la collocazione della festa nel calendario liturgico della Chiesa, ma anche il motivo e lo scopo della sua istituzione, le modalità di preparazione e di celebrazione e le grandi promesse ad essa legate. Tra esse, la più grande è la grazia del “perdono totale delle colpe e delle pene”, vincolata all’accostarsi, in quel giorno, alla Santa Comunione dopo la confessione, senza alcun legame con il più piccolo peccato, nello spirito del culto della Divina Misericordia, ovvero con un atteggiamento di fiducia verso Dio e di amore attivo verso il prossimo. Questa grazia è definita dai teologi come una "seconda conversione" o un "secondo battesimo", poiché cancella non solo le colpe ma anche le pene temporali. Gesù spiegò a Faustina anche la ragione - immensamente amorevole e misericordiosa verso gli uiomini - per cui aveva chiesto l’istituzione della festa, come riportato nel suo diario: “… Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione … Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre …”. Per quanto riguarda il modo di celebrare la festività, Gesù espresse due desideri: che l’immagine della Divina Misericordia fosse quel giorno pubblicamente e solennemente benedetta e, quindi, venerata. Inoltre, che i sacerdoti parlassero alle anime della grande e insondabile Misericordia Divina e, in tal modo, risvegliassero nei fedeli la fiducia verso Dio. Chiese anche che, in preparazione alla festa, fosse fatta un’apposita novena, con inizio il Venerdì Santo, consistente nella recita della Coroncina alla Divina Misericordia e altre preghiere ogni giorno, alle tre del pomeriggio. La scelta liturgica della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico. Indica infatti lo stretto legame esistente tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa stessa della Misericordia, così come scrive Faustina: “… Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore …”. Oltre alla Festa, Gesù affidò a Santa Faustina due pilastri della devozione: l’Ora della Misericordia e la relativa omonima Coroncina. Le ore 15:00, momento della morte di Cristo in croce, sono indicate come l'istante di "misericordia infinita per il mondo intero", in cui il Signore ha promesso di non negare nulla all'anima che prega per i meriti della Sua Passione. Per implorare perdono e pace, fu dettata anche la Coroncina alla Divina Misericordia, da recitarsi preferibilmente proprio alle tre del pomeriggio o durante la novena di preparazione. Attraverso questa preghiera, il fedele offre al Padre "il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità" del Suo dilettissimo Figlio, legando indissolubilmente il sacrificio eucaristico alla speranza di salvezza per l'umanità intera.
… In questa domenica benedetta, possa il raggio della Divina Misericordia raggiungere le profondità del nostro cuore, portando pace dove c’è turbamento e speranza dove c’è timore. Lasciamoci avvolgere dall'abbraccio del Padre, ricordando che non esiste miseria umana che possa superare la Sua infinita bontà. Che il motto “Gesù, confido in Te” non sia solo una preghiera, ma lo stile di ogni nostro giorno. Buona Festa della Divina Misericordia!
Immagine: "Gesù Misericordioso", olio su tela dipinto, nel 1943, dal pittore polacco Adolf Hyła (1897-1965). L'opera si trova presso la Casa Madre delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Cracovia-Łagiewniki (Polonia).
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