Beata Gaetana (Nuccia) Tolomeo, laica

IL CALVARIO TRASFORMATO IN ALTARE

Oggi - 19 aprile 2026 - III domenica di Pasqua, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, la Beata Gaetana (Nuccia) Tolomeo, laica, testimone di fede e fortezza nella sofferenza.


Una vita segnata dalla Croce, ma vinta dall'Amore

Gaetana - questo il suo nome di battesimo - chiamata affettuosamente Nuccia, nacque il 10 aprile 1936, che quell'anno cadeva di Venerdì Santo, con una grave disabilità fisica. Tuttavia, la sua nascita fu registrata all'anagrafe solo nove giorni dopo, il 19 aprile, motivo per cui molte fonti riportano quest'ultima come data ufficiale. Vide la luce nel quartiere Sala di Catanzaro, all’epoca città capoluogo dell’omonima provincia della regione Calabria (oggi anche capoluogo della stessa regione), dai genitori Salvatore Tolomeo e Carmela Palermo. Il padre gestiva un'impresa di autotrasporti e le fonti riportano che la famiglia "economicamente stava bene". Tuttavia, il patrimonio familiare subì degli alti e bassi significativi a causa di alcuni comportamenti negativi del genitore. Il padre, infatti, ebbe enormi difficoltà ad accettare la disabilità dell'unica figlia, strutturando un dolore che si trasformò in rabbia, portandolo spesso a bestemmiare, ubriacarsi e diventare violento, causando grande sofferenza a Nuccia e a sua madre. Quest’ultima era una casalinga profondamente credente, descritta come una donna "piena di fede, buona e paziente". Si dedicò interamente alla cura di Nuccia con amore e dedizione totale, diventando il suo principale sostegno terreno. Nuccia ebbe anche un fratellino, Giacinto (o Gaetano secondo alcune fonti), che purtroppo morì a soli quattro anni nel 1944.

Fin dalla nascita, la vita di Nuccia fu contrassegnata dai problemi legati alla gracilità, ma, dalla tenera età di nove anni, il quadro clinico peggiorò e la sua esistenza fu segnata da una paralisi progressiva e deformante che la costrinse all'immobilità totale, trascorrendo da quel momento sessant’anni tra il letto e una sedia a rotelle. In un contesto dove la sofferenza avrebbe potuto generare solo disperazione, Nuccia - per grazia di Dio - seppe accettare la sua Croce e percorrere una strada diversa. Nonostante il corpo prigioniero, la sua anima divenne libera e feconda. Considerava la sua condizione non come una punizione, ma come una "missione": si offrì a Dio come vittima riparatrice per la salvezza delle anime, per i sacerdoti e per i lontani dalla fede, trasformando la sua stanza in un centro di irradiazione spirituale per chiunque andasse a trovarla.

L'apostolato del sorriso e la voce della Speranza

La forza di Nuccia risiedeva in un’unione mistica profonda con la Vergine Maria e nell’Eucaristia. Nonostante i dolori fisici lancinanti, non perse mai il sorriso e la capacità di ascoltare. Divenne nota a livello nazionale negli ultimi anni della sua vita grazie alla sua collaborazione con la nota emittente cattolica Radio Maria: attraverso i microfoni, la sua voce debole ma ferma raggiungeva migliaia di ascoltatori, portando parole di consolazione ai carcerati, ai malati e ai giovani in difficoltà. Il suo messaggio era chiaro: la vita è un dono prezioso, qualunque sia la forma in cui si presenta. Morì il 24 gennaio 1997, lasciando un meraviglioso testamento spirituale in cui ringraziava Dio per il "dono della sofferenza", vedendo in essa il bacio di Gesù sulla sua anima. È stata proclamata Beata da papa Francesco, che il 29 settembre 2020 ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito alla sua intercessione. La cerimonia solenne di beatificazione si è svolta il 3 ottobre 2021 nella Basilica dell'Immacolata a Catanzaro. A presiedere la celebrazione, in rappresentanza del pontefice, è stato il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.

… Che l’esempio della Beata Nuccia Tolomeo ci insegni a trovare la luce anche nelle ore più buie e che la sua intercessione ci ottenga la grazia di una fede incrollabile. 
Immagine: Gaetana (Nuccia) Tolomeo, fotografia scattata nella sua abitazione di Catanzaro in data imprecisata, probabilmente antecedente di poco la sua morte (24 gennaio 1997). L'originale si trova nella disponibilità della famiglia.
Roberto Moggi 
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