Transito di Santa Rosa da Viterbo

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Oggi - ๐ŸŽ๐Ÿ” ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ ๐Ÿ๐ŸŽ๐Ÿ๐Ÿ” - venerdรฌ della II settimana di Quaresima, la Chiesa ricorda, tra i vari testimoni della fede, il ๐“๐ซ๐š๐ง๐ฌ๐ข๐ญ๐จ ๐๐ข ๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐‘๐จ๐ฌ๐š ๐๐š ๐•๐ข๐ญ๐ž๐ซ๐›๐จ, ๐ฏ๐ž๐ซ๐ ๐ข๐ง๐ž.
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Con il termine “Transito” (dal latino “Transitus”, passaggio), la Chiesa indica specificamente il giorno della morte di un santo, inteso come il passaggio dalla vita terrena alla gloria del Cielo. Tale data, pertanto, viene anche chiamata in latino “Dies Natalis” (Giorno Natale, della nascita), proprio perchรฉ si tratta della sua “nascita al Cielo”, come avvenuto per Santa Rosa, che morรฌ il 6 marzo 1251 a soli diciotto anni, nella sua casa natale.
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Rosa - questo il suo nome di battesimo - nacque probabilmente il 9 luglio 1233 - ma secondo altre fonti nel 1230 o 1234 - a Viterbo, importante centro del Lazio settentrionale, nel territorio della Tuscia allora appartenente allo Stato della Chiesa con la denominazione di “Provincia del Patrimonio” (oggi capoluogo dell’omonima provincia della regione Lazio), ma aspramente contesa tra il papa Innocenzo IV (dal 1242 al 1254) e l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia (1194-1250). La sua famiglia era composta dai poveri quanto virtuosi genitori Giovanni e Caterina, probabilmente legati agli ambienti della chiesa di Santa Maria in Poggio (detta "della Crocetta"), che era il cuore pulsante della devozione francescana nel loro quartiere, i quali la educarono nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo devotamente gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. Venne al mondo con una rarissima e grave malformazione fisica, caratterizzata dalla mancanza dello sterno (osso collegato alle costole che forma con esse la gabbia toracica), scientificamente riconosciuta dall’autopsia eseguita sul suo corpo incorrotto nel 1921. Quest’imperfezione, in medicina denominata “Agenesia totale dello sterno”, di solito porta il soggetto colpito a una morte precoce entro i primi tre anni di vita, poichรฉ lo scheletro non riesce a sostenere il corpo. Invece, temprata dalla sofferenza, Rosa rimase inaspettatamente in vita e crebbe nella virtรน. Fin dagli anni piรน teneri i suoi genitori si accorsero che quella non era una ragazza “comune”, constatando come la Grazia lavorasse in lei in modo veramente straordinario. Prova ne era il suo aborrire ogni specie di vanitร  nell'abbigliamento e il fuggire le compagnie frivole, mentre crescevano a dismisura il suo amore per il Signore e la Santissima Vergine.
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Come visto, crebbe in un contesto storico molto travagliato, che vedeva l’Impero impegnato a ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato Pontificio. In quel periodo, le strade della cittร  e del contado facevano da scenario a cruenti combattimenti fratricidi tra due grandi fazioni rivali, i “Ghibellini” che appoggiavano l'Impero, e i “Guelfi” che lo contrastavano sostenendo il papato. Tali scontri, in un clima di guerra civile, si concretizzavano con assedi, imboscate, assassini, scontri tra bande armate rivali e trattati di pace non rispettati. La situazione sociale e spirituale di Viterbo era davvero in tristissime condizioni, mentre eretici, miscredenti e uomini senza timor di Dio aumentavano continuamente di numero e i cristiani si erano talmente intiepiditi che la loro vita poco si distingueva da quella degli altri. La casa dove Rosa viveva con i propri genitori, nel centro cittadino, era vicina al Monastero di Santa Maria delle Rose (oggi in suo onore Santuario di Santa Rosa), delle suore Clarisse, dove lei cercรฒ di entrare giovanissima seguendo la propria vocazione spirituale. Purtroppo, perรฒ, a causa dei suoi seri problemi di salute e dell’estrema povertร  della sua famiglia, che non poteva fornire alcuna dote, seppur minima, richiesta per l'ingresso, questo le fu negato. Le Clarisse, d’altra parte, temevano che una ragazza cosรฌ fragile non potesse reggere la rigida disciplina e i digiuni della regola di Santa Chiara.
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In seguito cadde gravemente malata e giร  si disperava per la sua vita, quando fu visitata dalla Madonna che, guaritala, la invitรฒ a vestire l’abito del Terz'Ordine di San Francesco e a percorrere le strade della cittร  incitando a penitenza. Rosa acconsentรฌ e nel 1250 divenne Terziaria Francescana. La vestizione non avvenne in un convento, poichรฉ Rosa era una secolare: questo significa che, pur avendo abbracciato la regola francescana, continuรฒ a vivere nel mondo, ovvero nella propria casa paterna viterbese. Da allora si mise a percorrere in lungo e in largo le vie cittadine con un crocifisso in mano, conducendo una vita di contrizione ed esercitando la caritร  verso poveri e ammalati. La sua non era una predicazione "dottrinale" (riservata ai sacerdoti), ma un'esortazione alla penitenza e alla fedeltร  al papa, cosa che rendeva il suo carisma ancora piรน "popolare" e pericoloso per le autoritร  ghibelline. Rosa professava apertamente la pace e la invocava a tutte le fazioni, spendendosi in opere di caritร  verso chiunque ne avesse bisogno, senza distinzioni di sorta. Questo suo modo di avvicinare la gente e predicare, in un tempo in cui imperversavano le predette aspre lotte fra opposte fazioni politiche, creรฒ gelosia e malumore tra i capi dei vari partiti, tanto che questi la denunciarono alle autoritร  imperiali, le quali la bandirono da Viterbo con tutta la sua famiglia. Durante l'esilio, visse prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano, entrambi paesi della Tuscia (oggi ambedue nella provincia di Viterbo). Mentre si trovava in quest’ultimo centro, Rosa ricevette in visione la rivelazione della morte di Federico II e la annunciรฒ al popolo prima che la notizia ufficiale arrivasse. Quindi, nello stesso anno 1250, potรฉ fare rientro nella propria cittร .
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Intanto le sue condizioni di salute si erano aggravate e, a causa della gravissima disfunzione congenita (che normalmente - come visto - avrebbe dovuto condurla alla morte entro i primissimi anni di vita), morรฌ il 6 marzo 1251 all’etร  di diciotto anni. Venne sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia Santa Maria in Poggio, detta “della Crocetta”. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla sua tomba per pregare, come guarigioni da cecitร , da rovinose cadute e da malattie gravi. Nel 1252, a circa diciotto mesi dalla sua morte, visto il notevole afflusso di pellegrini alla sua tomba e il clamore sempre piรน crescente per i prodigi e i miracoli ottenuti dai fedeli, le autoritร  cittadine e la Chiesa locale chiesero congiuntamente a papa Innocenzo IV di promuoverne il processo di canonizzazione. Il Pontefice acconsentรฌ e ne ordinรฒ la riesumazione della salma disponendone la preventiva e canonica ispezione. Il corpo apparve miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali la ragazza era stata inghirlandata alla sua morte, apparvero ancora fresche e profumate. Fu allora deciso di darle piรน onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio, dove rimase per sei anni. Nel 1257, papa Alessandro IV (dal 1254 al 1261), non sentendosi piรน sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie della nobiltร  in lotta per il predominio, decise di trasferire provvisoriamente la sede papale proprio a Viterbo, che da allora sarร  denominata “Cittร  dei papi”. Poco tempo dopo la sua venuta nel capoluogo della Tuscia, il pontefice sognรฒ Rosa per tre volte consecutive. In questi sogni, la giovane gli chiese di far trasferire il proprio corpo nel vicino monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione onirica, il papa considerรฒ l’evento straordinario e, accompagnato dai cardinali in solenne processione, fece trasferire i resti incorrotti di Rosa nella vicina chiesa del Monastero delle Clarisse, affidandone a loro la custodia e il culto. Il corpo della giovane fu chiuso in una preziosa urna dotata di un’anta apribile, in modo che i fedeli potessero baciarne la mano. Nel 1357, un secolo dopo, a causa di una candela accesa caduta, scoppiรฒ un furioso incendio all’interno della cappella dov’era custodito il corpo. L’urna fu completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che erano lรฌ conservati, ma il suo corpo rimase assolutamente indenne, solo un poco annerito dal fumo, tanto che fu possibile collocarlo in una nuova urna.
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Oggi, a piรน di settecentocinquant'anni dalla sua morte, all’interno del bellissimo santuario nel frattempo dedicatole nel centro di Viterbo, giร  Monastero di San Damiano, รจ possibile venerarla, perchรฉ il suo corpo, custodito con amorevole cura dalle religiose Clarisse del monastero, รจ tuttora ben conservato. Sono ben mantenuti il cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro con le ossa tutte in connessione anatomica. I viterbesi, devoti concittadini, onorano Rosa ogni anno, fin dal lontano 1258, quale Santa patrona della cittร  e compatrona della diocesi, con grandi festeggiamenti tenuti il 4 settembre. In questa data, infatti, รจ la sua festa liturgica principale, che ricorda la traslazione del suo corpo incorrotto, avvenuta nel 1258. Fu papa Alessandro IV in persona che guidรฒ lo spostamento dalla chiesa di Santa Maria in Poggio (detta anche della Crocetta) al Cenobio di San Damiano (oggi Monastero di Santa Rosa) delle suore Clarisse, dove ancora oggi riposa. Alla vigilia della festa, la sera del 3 settembre di ogni anno, viene trasportata in processione sulle spalle di cento robusti portatori, denominati “Facchini”, la cosiddetta “Macchina di Santa Rosa”, una sorta di campanile artistico illuminato, rinnovato di norma ogni cinque anni, con un'altezza di ventotto metri e un peso di circa cinquanta quintali, sormontato dalla statua della santa (dal 2013 Patrimonio Immateriale dell'Umanitร  UNESCO). Rosa da Viterbo รจ una cosiddetta “Santa per culto immemorabile”, ovvero a cui la Chiesa riconosce la santitร  in base alla venerazione ininterrotta dei fedeli iniziata subito dopo la sua morte, nel 1251.
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Roberto Moggi
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